Per offrire informazioni e servizi, questo portale utilizza cookie tecnici, analitici e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su qualunque altro link nella pagina o, comunque, proseguendo nella navigazione del portale si acconsente all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni sui cookie e su come eventualmente disabilitarli consultare l'informativa sulla Privacy.

Domenica, 26 Settembre 2021

La "Zes" di Gioia Tauro? Si farà, parola di ministro

Sul porto di Gioia Tauro, ormai alla deriva, si accendono le... parole. Sono quelle pronunciate pochi giorni fa a Cosenza, intervenendo al Cantiere Calabria, dal ministro per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno Claudio De Vincenti: <La Zes si farà>. Sul porto di Gioia Tauro, ormai alla deriva, si accendono le... parole. Sono quelle pronunciate pochi giorni fa a Cosenza, intervenendo al Cantiere Calabria, dal ministro per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno Claudio De Vincenti: <La Zes si farà>. Aggiungendo che è cosa ormai certa e certificata. Sfortunatamente il suo annuncio, che in altri tempi avrebbe suscitato reazioni entusiastiche, è caduto nella quasi generale indifferenza. E si spiega: al Porto degli Inganni si sono accumulate nel tempo troppe delusioni e i cittadini sono ormai allergici alle promesse dei politici, non ci credono più.

Il porto di Gioia Tauro Il porto di Gioia Tauro


Della Zes, Zona economica speciale, si parla da decenni. Più volte, i vari ministri l'hanno data per imminente. In alcuni momenti sembrava vicina, vicinissima. Poi, ogni volta, la soluzione si allontanava e l'argomento spariva dall'agenda di governo. Perché adesso si dovrebbe immaginare un epilogo diverso? Secondo il ministro De Vincenti, il motivo c'è: è mutato lo scenario. Espressione cara alle classi dirigenti di  questo Paese per spiegare che tutto è cambiato mentre nulla cambia. E tuttavia, ancora una volta, un'altra volta, non ci è concesso liquidare la questione sbattendo la porta in faccia alla dichiarazione del titolare del Mezzogiorno. Ci sarebbero tutte le ragioni per farlo, alla luce dell'esperienza, ma non si può. Una cauta, limitata, piccolissima apertura di credito alle parole del ministro va fatta. Per non perdere definitivamente la speranza che, un giorno, qualcosa succeda davvero e quel giorno il cielo della Lamia possa apparire meno scuro. Del resto, a pensarci bene, malgrado le disillusioni e le amarezze ingoiate lungo il cammino del porto, sperare è l'ultima cosa che resta. E' più che una necessità: è una condanna. I calabresi sono condannati a sperare perché non hanno alternativa. Che non significa, intendiamoci, tendere la mano in attesa del gesto caritatevole dello Stato elemosiniere, significa immaginare che ci sia un limite anche agli imbrogli e ai tradimenti, significa ostinarsi a pretendere che almeno qualcuno dei diritti calpestati venga riconosciuto e rispettato.
Al porto di Gioia Tauro, fin dalla sua nascita, si è giocata una partita sporca. Che purtroppo ha visto in prima fila i governi della Repubblica.  Dal Centro siderurgico mai nato a tutti gli altri insediamenti che dovevano segnare l'avvio di un processo di sviluppo economico per la Piana e la Calabria, ogni iniziativa è miseramente fallita. E alla fine, sopra le macerie è rimasto saldo al comando solo Medcenter, il colosso che gestisce da potenza occupante l'attività di transhipment e, dopo averne ricavato lauti profitti, alle prime difficoltà ha cinicamente scaricato la "crisi" sui lavoratori licenziandone quasi quattrocento nel silenzio dell'informazione nazionale e con la complicità di una politica debole, incapace di far sentire la sua voce. Storia di una pagina drammatica, già finita nell'archivio della memoria. Quei lavoratori,gettati sul lastrico assieme alle loro famiglie, sono dei fantasmi. Resta negli occhi l'immagine di quel bambino di dieci anni che, di ritono dal faticoso viaggio a Roma dove aveva accompagnato il padre alla manifestazione di protesta decisa nel tentativo - vano - di scongiurare i licenziamenti, manifestò davanti alla telecamera di ReggioTv la sua infinita tristezza per una vicenda che sentiva come profondamente ingiusta.
Se la Zes si farà, come giura De Vincenti, certo non basterà a risolvere i problemi dell'area e la ressa dei bisogni dei cittadini. Ma sarebbe un seme importante, il segno di una consapevolezza diversa, la volontà,  forse, di ricucire un rapporto lacerato e avviare una nuova stagione.
Sperare o disperare? Sperare. E' una condanna.