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Lunedì, 02 Agosto 2021

San Tommaso, la politica e l’infelicità meridionale…

San Tommaso diceva che la politica è la più alta delle scienze, perché avvicina in senso verticale a Dio e in senso orizzontale al bisogno degli uomini. Certo, ricordarlo oggi, in un tempo nel quale lo scenario globale è dominato San Tommaso diceva che la politica è la più alta delle scienze, perché avvicina in senso verticale a Dio e in senso orizzontale al bisogno degli uomini. Certo, ricordarlo oggi, in un tempo nel quale lo scenario globale è dominato da altri poteri, a cominciare da quello  finanziario, potrebbe apparire un  esercizio ingenuo. Eppure, forse è proprio questo il momento giusto. Sapendo che il destino della politica non è solo un problema dei partiti, ma una questione decisiva per la democrazia e per qualunque prospettiva di sviluppo.

L'Incredulità di san Tommas:  dipinto a olio su tela di 107 × 146 cm realizzato tra il 1600 ed il 1601 dal pittore italiano Caravaggio. L'Incredulità di san Tommaso: dipinto a olio su tela di 107 × 146 cm realizzato tra il 1600 ed il 1601 dal pittore italiano Caravaggio.


Se questo è vero, lo è ancora di più in una regione come la Calabria, punta avanzata dell'infelicitàmeridionale, che per risollevarsi dalla sua antica condizione di subalternità economica e sociale ha bisogno di uno sforzo poderoso, capace di liberare le migliori energie e di riunirle dentro un'idea di progresso condivisa, ardita e visionaria.  E' la politica, bellezza. Anzi, è la bellezza della politica. Cercare il massimo inseguendo l'impossibile. Non c'è, al mondo, tecnico o burocrate o accademico che possa svolgere lo stesso ruolo. Lo dimostra anche la storia recente di questo Paese.
La politica però deve avere il coraggio di abbandonare i propri vizi e ritrovare quella tensione ideale che una volta consentiva agli amministratori di rivendicare con orgoglio il loro status di "magistrati del popolo". Sembra strano, quasi folle proporre un simile ragionamento in una Calabria alle prese con una ressa di bisogni,  assediata da una feroce criminalità mafiosa e attraversata da scosse telluriche sul versante politico-giudiziario. Ma nessuna Itaca è raggiungibile nuotando nelle placide acque del lago. Occorre affrontare il mare aperto ed essere disposti a sfidare la tempesta. Proprio come in quei racconti che ci hanno stregati da ragazzi: "(...) e le onde gemevano/ e scricchiolava il legname.../ e qualcuno, pavido, già pensava a gettarsi in mare./ Che importa se la salsedine ha inciso rughe anche profonde sui nostri volti?/ Il polso è stato fermo, lo sguardo vigile, il coraggio indomito".
Il politico che abbia senso di sé e della sua funzione non deve né temere né sperare. Non temere in ragione della  sua limpida coscienza e non sperare nell'indulgenza altrui. Non se ne può più di dichiarazioni del tipo "sono sereno" e "ho fiducia nella magistratura". Sono il segno di una subalternità che fa rima con pavidità. Il punto vero è che bisogna restituire alla politica l'onore, il decoro e il primato che "la più alta delle scienze" merita di diritto. Per farlo, non c'è bisogno di eroi o scienziati. E nemmeno di un travaso di classe dirigente. Serve - oltre, naturalmente, la necessità di tenere fuori della porta i politici all'amatriciana - una solida attrezzatura culturale e morale, la consapevolezza della nobiltà del compito  e la capacità di vedere arrivare i tempi nuovi. Una politica che sta sul limite tra realtà e sogno.

A prescindere.