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Venerdì, 06 Dicembre 2019

Quanto pesa la presenza delle organizzazioni mafiose e criminali nelle economie dei territori? È vero, come talvolta si afferma, che la presenza di mafia, ndrangheta, camorra e sacra corona unita ‘porta ricchezza’ alle popolazioni meridionali?

Nelle regionali meridionali spesso si sente dire che “la mafia è sviluppo” (forse un po' provocatoriamente, o per ignoranza, ma l’effetto non manca...) e che le misure di prevenzione emesse dai Tribunali di Campania, Sicilia e Calabria, con sequestri e confische definitive dei beni di ingente valore a danno di mafiosi o di loro prestanome, “portano disoccupazione”.

Paolo Pinotti, professore Associato di Economia della criminalità organizzata Università ‘Luigi Bocconi’

Una narrazione che però è contraddetta dall’analisi dei dati raccolti da uno studio reso noto dall’Università Bocconi, curato da alcuni ricercatori coordinati dal prof. Paolo Pinotti, docente di Economia delle organizzazioni criminali, corso di studi appena inaugurato lo scorso 18 novembre, alla presenza di numerosi studenti, ricercatori e magistrati.
Al prof. Pinotti – che ringraziamo per la sua disponibilità – abbiamo posto alcune domande sugli esiti della sua ricerca, come la crescita dell’inferenza delle organizzazioni mafiose nella vita democratica e nelle decisioni degli enti locali, una caratteristica ormai ben distribuita su tutto il territorio nazionale

“Professore ma è vero che la mafia è sviluppo?

“Dove è presente la criminalità organizzata è molto più facile assistere a episodi di corruzione e intimidazione dei politici. La perdita secca di benessere che questo comporta, in termini di Pil pro-capite, è del 15-20%. Nel 2018, il PIL pro-capite delle tre regioni con una presenza storica della criminalità organizzata (Sicilia, Campania e Calabria), era pari al 60% della media italiana, ed era meno della metà di quello lombardo. Questo dicono i numeri del nostro lavoro. Un risultato confermato anche in altri Paesi caratterizzati dalla presenza di organizzazioni criminali agguerrite”.   

Professore per validare i risultati della vostra ricerca avete analizzato la crescita dei fenomeni criminali nella Puglia”.

“Fino all’inizio degli anni ‘70, la Puglia ha rappresentato un esempio virtuoso tra le regioni del Mezzogiorno. Un’economia in forte espansione e con tassi di criminalità in linea con quelli delle regioni del Centro-Nord. Situazione che cambia radicalmente a metà degli anni ’70 quando, per effetto di cause esterne, la regione subisce una sorta di colonizzazione da parte di Ndrangheta e Camorra e, come reazione, sviluppa una propria organizzazione criminale autoctona, la Sacra Corona Unita”.

La presenza di questa nuova organizzazione come influenza l’economia e la vita sociale della Puglia?”

“Analizzando la dinamica del PIL pro-capite regionale e delle sue varie componenti – lavoro, capitale privato e pubblico, e produttività – prima e dopo tale momento storico è possibile isolare l’impatto del crimine organizzato da quello di altri fattori storici e geografici. L’analisi statistica suggerisce, infatti, che l’avvento della criminalità organizzata in Puglia ha determinato una riduzione tra il 15 ed il 20% del PIL pro-capite regionale su un arco di 30 anni. E l’effetto è principalmente riconducibile alla sostituzione di investimenti privati con capitale pubblico meno produttivo. Quest’ultimo dato chiama in causa il ruolo di politici locali e nazionali, responsabili dell’allocazione della spesa pubblica e di altre risorse. Una situazione sovrapponibile alle altre regioni del Mezzogiorno più colpite dal fenomeno criminale”.      

Professore Pinotti, il rapporto criminalità organizzata e politica come incide sull’andamento delle economie?

“Il dilemma ‘Plata o plombo’ (argento o piombo) proposto da Pablo Escobar ai politici colombiani negli anni ’80 -  al di là che si tratti di verità storica oppure di fiction cinematografica – riassume efficacemente i due principali strumenti attraverso cui le organizzazioni criminali possono influenzare pesantemente la politica. In una serie di lavori dimostriamo come tali organizzazioni non esitino ad accompagnare alla corruzione (‘plata’) le minacce, la violenza e, in casi estremi, l’omicidio (‘plomo’). In Italia, gli attacchi e le intimidazioni registrano sistematicamente dei picchi a cavallo delle elezioni, sia locali che nazionali. Utilizzando dati sull’attività parlamentare, mostriamo altresì che la violenza da parte delle organizzazioni criminali esercita un forte deterrente all’implementazione delle politiche di contrasto”.