Per offrire informazioni e servizi, questo portale utilizza cookie tecnici, analitici e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su qualunque altro link nella pagina o, comunque, proseguendo nella navigazione del portale si acconsente all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni sui cookie e su come eventualmente disabilitarli consultare l'informativa sulla Privacy.

Giovedì, 24 Maggio 2018

Algoritmi intelligenti. La sfida: progresso senza disumanizzazione

Riuscirà mai una macchina a sostituire l’uomo in un ruolo così delicato come quello del giudizio in cui il libero arbitrio è un elemento insostituibile ed essenziale?

E’ uno dei tanti e scottanti interrogativi posti in occasione del seminario sul tema “Ius ex machina, intelligenza artificiale e giustizia: il computer bouche de la loi?”.

dott.ssa Elda Sprizzi (direttore reggente della Filiale della Banca d’Italia RC), dott. Filippo Aragona (magistrato presso il Tribunale di Reggio Calabria), prof. Daniele Cananzi (docente di Filosofia del Diritto del Dipartimento Digiec dell’Università Mediterranea), prof. Domenico Marino (direttore del Master in “Politiche di Sviluppo e Gestione delle Risorse Culturali, Territoriali e Ambientali” dell’Università Mediterranea)
dott.ssa Elda Sprizzi (direttore reggente della Filiale della Banca d’Italia RC), dott. Filippo Aragona (magistrato presso il Tribunale di Reggio Calabria), prof. Daniele Cananzi (docente di Filosofia del Diritto del Dipartimento Digiec dell’Università Mediterranea), prof. Domenico Marino (direttore del Master in “Politiche di Sviluppo e Gestione delle Risorse Culturali, Territoriali e Ambientali” dell’Università Mediterranea)

L’incontro – promosso dal prof. Domenico Marino, direttore del Master in “Politiche di Sviluppo e Gestione delle Risorse Culturali, Territoriali e Ambientali” dell’Università “Mediterranea, – si è tenuto nella prestigiosa ed elegante sede della Banca d’Italia, filiale di Reggio Calabria, nel segno “dell’importanza di fare squadra e diffondere la conoscenza, confrontandosi sulle esperienze per accrescere tutte le realtà”. Sono le parole di Elda Sprizzi (direttore reggente della Filiale della Banca d’Italia RC), in apertura dell’evento.

Come immaginare gli scenari futuri?
“L’intelligenza artificiale oggi si è spinta oltre. Mentre prima, il modello di decisione scaturiva dall’inserimento di input a cura del programmatore, oggi – ha spiegato il professore Domenico Marino – i robot sono in grado, analizzando i dati in loro possesso, di prendere decisioni autonome e di imparare dall’esperienza. Parliamo delle reti neuronali (software) e di algoritmi sempre più evoluti in grado di riprodurre ragionamenti tipici degli esseri umani. Dunque, non solo processi automatici ma processi più complessi”.
Se il progresso ha grandi positive implicazioni, dietro l’angolo vi è anche il rischio di una pericolosa “disumanizzazione”.
Secondo Marino, (che è anche professore di Politica Economica; direttore del Centro Studi delle Politiche Economiche e Territoriali del Dipartimento Pau; presidente dell’Organismo Indipendente di Valutazione del Consiglio regionale e componente della TasK Force per le Applicazioni dell’Intelligenza Artificiale alla Pubblica Amministrazione dell’AGID: “L’avanzamento della scienza e della tecnologia se da un lato, suscita grandi interrogativi ed impone misure di cautela, dall’altro, schiude grandi prospettive per il miglioramento della vita delle persone. Si pensi alle neuroscienze, alla biogenetica, ed ancora alla robotica con l’impiego di braccia meccaniche per la chiusura delle porte; per caricare la lavastoviglie; fare la differenziata e soprattutto, alla possibilità di “governare un sistema di radioterapia in maniera precisa, colpendo preventivamente anche laddove l’occhio umano ancora non riesce a vedere”, con grandi risultati nella terapia oncologica”.
Il docente della Mediterranea ha richiamato quindi l’applicazione dell’intelligenza artificiale al diritto e alla giustizia con evidenti benefici in termini organizzativi e di celerità. Un po’ più problematico e controverso resta invece – ha detto – il suo impiego per la giustizia predittiva perché è in questo ambito che l’intelligenza artificiale si confronta con l’umanità e con il libero arbitrio. Vi è il rischio di nuovi totalitarismi: chi detiene questi strumenti ha un potere enorme”.

“Già oggi negli Stati Uniti – ha proseguito – il rischio di recidiva per i condannati viene calcolato sulla base di un software. Un’ipotesi che in Italia sarebbe inammissibile perché priverebbe il giudice di quella discrezionalità che invece nel nostro ordinamento è fondamentale ed essenziale nel giudizio. Però – ha rilanciato il docente – dobbiamo imparare a confrontarci con questi scenari in cui macchine che imparano e che si adattano, possono svolgere alcuni compiti che sono assegnati agli uomini. Stabilire quali compiti debbano essere assolti dalle macchine e quali dall’uomo sarà la sfida futura ed il problema delle generazioni che verranno. I vantaggi sono comunque enormi: si semplificano i processi, rendendoli più trasparenti ed efficienti con una riduzione dei costi, ma al contempo – rispetto ai Big Data e alla possibilità di raccogliere informazioni sensibili anche in grande quantità – s’innescano innegabili rischi legati alla tutela della privacy. In ogni caso, dovremo abituarci a convivere con questi rischi perché altrimenti – ha concluso – perderemmo benefici che, soprattutto in campo sanitario, probabilmente sono irrinunciabili”.
Secondo il dott. Filippo Aragona, magistrato presso il Tribunale di Reggio Calabria: Lo scenario futuribile di “un giudice-robot che possa sostituire un giudice in carne ed ossa, è una utopia. Anzi una distopia, qualcosa di terrificante. Il giudice deve conoscere l’animo umano, le inquietudini che si nascondono in ogni persona. Deve avere una cultura umanistica, essere in grado di bilanciare una serie di valori ed interessi e quindi di esprimere una sintesi, trovando un punto di equilibrio. Cosa che nessuna intelligenza artificiale potrà mai arrivare a fare. Come – per quanto super evoluto – un computer non avrà mai la capacità di essere pensante, di avere la percezione consapevole di sé.
Chiediamo al dott. Aragona: “Fino a che punto nel settore giustizia, si può spingere la competenza delle macchine?”.
Il magistrato risponde: “Esclusivamente fino al punto di aiutare ad organizzare i servizi: per esempio, a gestire il flusso dei fascicoli, dei turni e degli orari di servizio. Non potrà mai arrivare, certo, alla decisione, alla deliberazione, perché solo una giudice in carne ed ossa può decidere della vita delle persone”.
Un altro passaggio dell’intervento del giudice Aragona ha riguardato l’interpretazione giuridica che significa “mettere in crisi la norma, cioè andare alla ricerca di quello che vi è oltre, anche alla luce dell’esistenza di fonti multilivello (secondo una impostazione semantica, teleologica e logico-sistematica). Una macchina può interpretare la norma alla luce della storia e della cultura di quella comunità? Il dubbio – motore di tutte le scienze – è tipicamente umano. Come può un robot, che non ha una vita interiore, cogliere le nuances, lo sguardo, il silenzio di un testimone. Si rischia un approccio di tipo ragionieristico a danno dell’empatia. Senza dimenticare che un computer può essere programmato in maniera politica – per fare questo piuttosto che quello – con il rischio della perdita di indipendenza e l’avvento di nuovi totalitarismi”.
Per Daniele Cananzi, professore di Filosofia del Diritto  del Dipartimento Digiec dell’Università Mediterranea: “Inquieta il tema della giustizia predittiva: è come – ha detto – rivolgersi all’oracolo di Delfi”.
“Nella sua storia – ha aggiunto il docente – l’uomo ha sempre inseguito il mito della macchina. La tecnologia oggi ha toccato uno step superiore, quasi riducendo la distanza, i limiti tra il programmatore e il programmato; vi sono sistemi che autoimparano – pensiamo agli algoritmi che rendono la macchina in grado di imparare dai propri errori (il cosiddetto machine learning). Tutto questo – ha sottolineato – pone risvolti giuridici di non poco conto”.
Provocatoriamente, il docente ha parlato dello scenario delle macchine come uomini (robot, android che arriverebbero ad acquisire lo status di soggetto giuridico) e dello scenario degli uomini come macchine (innestando protesi e memoria stiamo trasformando l’uomo in macchina). Se la macchina senza pilota ha un incidente chi risponde, la macchina?
“Le nuove tecnologie – ha concluso Daniela Cananzi – pongono nuovi problemi ma anche nuove domande che poi sono le domante di sempre: problemi nuovi per questioni sempre antiche”.