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Martedì, 28 Gennaio 2020

Il “Tonno” in serie A1. Cinque lustri di pallavolo raccontati da Pippo Callipo

Davide contro tanti Golia. La Calabria dello sport vanta ormai da tempo una propria eccellenza a livello nazionale, una squadra capace di attirare simpatie in svariati angoli d’Italia e di battagliare, sul campo, in una massima serie composta quasi esclusivamente Davide contro tanti Golia. La Calabria dello sport vanta ormai da tempo una propria eccellenza a livello nazionale, una squadra capace di attirare simpatie in svariati angoli d’Italia e di battagliare, sul campo, in una massima serie composta quasi esclusivamente da compagini del centro-nord. È la Tonno Callipo Calabria, che staziona nella Serie A1 della pallavolo maschile quasi ininterrottamente da una dozzina d’anni. Con tre CoppeItalia di A2 in bacheca.

L'impenditore calabrese Pippo Callipo L'impenditore calabrese Pippo Callipo


Un’epopea che porta la firma di Pippo Callipo, imprenditore simbolo della Calabria pulita e produttiva. Dopo una regular season conclusa all’ottavo posto ed un playoff-scudetto dignitoso al cospetto della Lube Civitanova, prima della classe, il presidente della squadra pallavolistica di Vibo Valentia ha concesso a Calabriaonweb un’intervista a 360 gradi. Parlando di presente, di passato, di rilevanza sociale per il territorio, di gestione tecnica ma anche umana, di rapporto con la gente. Ma soprattutto di idee per rendere lo sport calabrese al passo con i tempi.

Come in ogni favola sportiva che si rispetti, l’approccio di un industriale come Callipo alla pallavolo avviene senza grossi obiettivi a lunga gittata: “L’inizio possiamo farlo risalire tra il 1992 ed il 1993. Alcuni amici giocatori oggi professionisti, ma all’epoca militanti in una squadretta di C2 a Vibo Marina, stimolarono il mio interesse per una piccola sponsorizzazione. Maglia, pantaloncini e tuta, termini molto minimali – ricorda il presidente Callipo -  Poi mi hanno gradualmente coinvolto nel direttivo. La squadra è andata sempre più avanti, cercando di trasferire i sistemi aziendali e manageriali anche lì, in una piccola associazione pallavolistica. Ognuno conosceva il proprio ruolo e le proprie responsabilità. Si è cominciato a guardare al futuro: dalla C2 alla C1, poi B2. In meno di 10 anni siamo arrivati in serie A2, ottenendo dopo un biennio il salto in A1”.

Nonostante i grandi risultati sul campo e la scalata categoria dopo categoria, la Callipo Volley incontra le prime difficoltà proprio al momento di confrontarsi con le massime realtà italiane. Spiega Pippo Callipo: volley_callipo4“Man mano che si andava avanti, crescevano responsabilità ed impegno finanziario. Mi ero ritrovato da solo in società, come si suol dire col cerino in mano, a mandare avanti la squadra. Il nome cambiò da Pallavolo Vibo Marina a Tonno Callipo Vibo, dato che ero solo io a sostenerla. Lepersone che mi erano rimaste vicine non avevano la possibilità di impegnarsi economicamente e lavoravano fuori dalla provincia. Successivamente, ci siamo costituiti in srl, con nuovi dirigenti come l’avvocato Michele Ferraro ed il direttore sportivo Chico Prestinenzi. Siamo ritornati in A2 per un solo anno, adesso siamo ancora in Superlega”.

Diversi i momenti emozionanti in cinque lustri di attività pallavolistica. E’ d’accordo Pippo Callipo per il quale “è difficile isolare un singolo ricordo. La prima promozione dalla A2 alla A1 è stata comunque particolare – aggiunge- perché il meridione non aveva una squadra in massima serie. Adesso c’è pure il Molfetta, all’epoca c’eravamo solo noi tra Campania, Puglia, Basilicata e Sicilia e un po’ tutti guardavano questa cenerentola di Vibo Valentia che aveva l’ardire di sfidare Trento o la storica Panini Modena, per non parlare di Macerata e Perugia. Tutte squadre blasonate e di vecchia data. Inutile precisare come siamo stati sempre in assoluta solitudine. Lo sport, al di là del calcio, non è concepito o apprezzato. Piccolissimi gli aiuti da parte di qualche nostro fornitore, più per questioni affettive nei miei riguardi che di vera a e propria sponsorizzazione. Siamo sempre riusciti a fare bella figura. Nondovrei dirlo io, ma siamo tra le società più apprezzate in campo nazionale per la serietà, oltre che per la sportività dei nostri tifosi che partecipano in buon numero alle trasferte e sostengono la propria squadra senza denigrare quella avversaria.volley_callipo Il pubblico è cresciuto assieme alla nostra dirigenza ed è una cosa molto bella per la Calabria. Troviamo corregionali ogni volta che andiamo a Trento, a Piacenza ma soprattutto a Perugia, dove risiedono tantissimi universitari oltre a professionisti affermati. Ogni tanto mi vengono a salutare. A Padova abbiamo un fan club. C’è questo amore per la propria terra che si riversa sulla squadra, quando ci rechiamo in queste città. Quando abbiamo vinto la Coppa Italia di A2 a Milano, volgendo lo sguardo verso gli spalti era pieno di striscioni inneggianti alla Calabria. È stato molto commovente”.

Il presidente Callipo passa dai discorsi sull’isolamento geografico, a quelli sull’isolamento istituzionale. Dice: “Gli Enti locali sappiamo quel che rappresentano sul territorio. Ad onor del vero, abbiamo avuto un sostegno economico dalla Provincia di Vibo col presidente Gaetano Bruni. Lui era uno sportivo, aiutava sia noi che la Vibonese Calcio, oltre a realtà minori. È stato l’unico a capire di dover ritagliare un piccolo pezzettino del bilancio per lo sport, riconoscendone il valore sociale. Qui, attorno alla prima squadra, ruota una Serie B di giovani tutti calabresi: due di Praia a Mare, gli altri sono vibonesi o di zone limitrofe. Inoltre ci sono squadre Under 16 ed Under 14 tutti vibonesi, che si avvicinano alla disciplina sportiva. Abbiamo ricevuto ringraziamenti pubblici da genitori, i cui ragazzi si sono un po’ inquadrati venendo a giocare a pallavolo. Gli allenatori hanno preteso disciplina, rendendo orgogliosi i giovani di indossare una divisa. Il comportamento consono è stato una conseguenza. Lo stesso vale per il calcio. L’aspetto sociale è stato spesso trascurato o ignorato. Non bisogna guardare solo alla partita ed al tifo. Si parla del Catanzaro, della Reggina, del Cosenza o della Vibonese,  mentre non viene tenuta nella giusta considerazione la Tonno Callipo che l’indomani gioca in A1 contro Macerata, Trento o Perugia. Non può essere una disattenzione, in una regione in cui non ci sono mille squadre nella massima categoria. callipo 3Da tre anni ci chiamiamo Tonno Callipo Calabria, in segno di attaccamento alla mia terra e per dare dignità alla nostra regione. Ma le notizie vengono veicolate in modo da penalizzarci. Eppure, alcuni spettatori giungono da Praia a Mare, Mirto Crosia, Reggio Calabria, Melito Porto Salvo o Marina di Gioiosa. A fine partita, la pallavolo diventa come una grande famiglia: si scende in campo, ci si scattano fotografie, è una grande festa a prescindere dal risultato finale”.

L’impegno per il settore giovanile fa particolarmente onore a Pippo Callipo. Specie se si incastona la realtà di Vibo Valentia nel contesto della Fipav: “Per tre anni ho fatto parte del Consiglio all’interno della Federazione Italiana Pallavolo, che dà molta importanza alla tematica. Purtroppo in Calabria mancano le strutture. Ai miei tempi, per giocare a calcio era sufficiente mettere quattro sassi a mò di porte e si giocava in mezzo alla strada, anche perché di macchine non ne passavano molte. Per la pallavolo, non si mette una corda e si gioca. Va delineato un campo. Vale anche per la pallacanestro, non esistono molte strutture in cui i ragazzi possano allenarsi ed appassionarsi. In altre regioni sussistono tanti ragazzi tesserati, in Calabria soffriamo. Forse si trova qualcosa a Vibo, a Lamezia, a Cosenza o a Reggio. Ma negli altri paesi? Il calcio non manca mai, ma anche in comuni grossi non esistono basket e volley”.

Un industriale così importante e dall’immagine spendibile, peraltro già impegnato nel mondo dello sport, avrà fatto sicuramente gola a diverse realtà regionali. Alla domanda se sia stato metaforicamente tirato per la giacca da altre piazze calabresi, il presidente Callipo risponde in maniera sincera ma altrettanto netta: “Sì, è successo. Ma non dico dove. È accaduto per il calcio, ad esempio. Ma credo che nella vita bisogna misurarsi con le proprie possibilità e fare le cose per bene. callipo2Se con le proprie risorse si riesce a stento a fare la pallavolo, è giusto che ci si limiti a questo. Se esistessero proventi provenienti da altri settori o da altri imprenditori, allora ci si potrebbe organizzare per sport più impegnativi. Ma vedo che esistono pletore, tutti intenti a fare i dirigenti o gli allenatori, e le cose non funzionano bene. Noi siamo quattro persone, decidiamo all’unanimità ed andiamo avanti con le nostre scelte. Nel calcio il sistema è diverso, la gestione è affidata a tante teste, spesso intervengono i tifosi con polemiche o bocciature. Un’azienda o un’associazione sportiva non può andare avanti se persiste confusione nei ruoli e nelle decisioni”.

Finì sulle prime pagine dei giornali la notizia dei bonus ai dipendenti dell’industria Callipo. Una gratificazione extra, fin qui non estesa ai pallavolisti: “Negli ultimi tempi no, ma alcune volte ho concesso dei premi in occasione di partite determinanti. Al di là della situazione contrattuale con ogni singolo. Quest’anno non si è reso necessario, proviamo a mantenere la A1. Vuoi per la crisi, vuoi per l’aumento del costo delle materie prime, non c’è grossa disponibilità economica. Premi soltanto ai miei dipendenti, che rendono grande la Tonno Callipo come industria”.

In campionato sono stati raggiunti i playoff scudetto e c’è stato modo di battagliare con la capolista Civitanova. Ma gli impegni non sono ancora terminati:  “A confronto di Civitanova, eravamo una barchetta di pescatori contro una portaerei – ironizza il re del volley calabrese- Non abbiamo sfigurato. callipo 4Adesso siamo impegnati nella Coppa Challenge, domenica 26 marzo giocheremo in casa gara 1 contro il Ravenna. La competizione è al meglio dei cinque match. Si tratterà di una sfida interessante, Ravenna  è una compagine seguitissima. Nel loro palazzetto non mancano mai tre o quattro mila persone, vantano una tradizione pallavolistica molto antica. Incrociamo le dita”.

Il programma sportivo per la stagione 2017/18, a prescindere se sia già esteso oppure solo a livello di bozza, rimane chiuso in un cassetto a Vibo Valentia: “So che solitamente si concedono anticipazioni sui programmi futuri nello sport, ma noi adesso siamo concentrati nel chiudere l’attuale stagione. Il giorno dopo, penseremo a cosa fare. Adesso rischieremmo di distrarre i giocatori, non l’abbiamo mai fatto. Chi sa già se la società lo trattiene o lo manda via, può scendere in campo senza le giuste motivazioni”.

Verrà probabilmente confermata la curiosa presenza nell’organigramma societario voluto da Callipo, che ha assegnato alla squadra un assistente spirituale: “Si tratta di don Enzo Varone. Sono stato il primo, anni fa, ad inserirlo. Si fa vedere al palazzetto, conosce gli atleti. Poi non so se si rivolgono per conto loro a don Enzo. Alcuni sono musulmani. Il rapporto è buono e cordiale con tutti, al di là della religione. Un bravo prete sa cogliere tutti gli aspetti, non solo per chi è cristiano. L’assistenza spirituale vale per chi ha qualche problema intimo. Spesso si rivolgono anche a me, per situazioni extratecniche: ma questo è un mio particolare lavoro anche in azienda”.

Dopo tanti anni alla guida di una delle eccellenze nello sport calabrese, il presidente Callipo può permettersi di dispensare qualche consiglio al territorio: “La mia esperienza non è maturata solo a Vibo. Per diversi anni sono stato consigliere nella Lega Volley a Bologna, successivamente in Federazione.volley_callipo2 Ho acquisito consapevolezza su certi aspetti. A mio avviso, la Regione Calabria dovrebbe dotarsi di un competente in materia sportiva. Una figura in grado di gestire ed aiutare quelle realtà che veicolano positivamente l’immagine della Calabria in tutta Italia, sia dal punto di vista sportivo che sociale. Servirebbe un vero e proprio Assessorato allo Sport, possibilmente non affidato a chi non ha mai nemmeno giocato a pallone per la strada. Serve un tecnico che programmi sviluppo per tutti gli sport, creando palazzetti fruibili dalla popolazione. Nella struttura di San Nicola da Crissa, ci giocavano i dipendenti comunali a calcetto la sera, non essendoci giovani. Nel palazzetto di Monte Poro non so se pascolino le pecore dentro: con quale criterio possa essere stato realizzato, non si sa. Addirittura, a fianco c’è anche una specie di teatro, ovviamente chiuso. Mi avevano chiesto di utilizzarlo, ma portare i ragazzi in un posto sperduto e distante dieci chilometri è impossibile. Forse è rimasto vuoto per una ventina d’anni. Ciò accade quando c’è assenza di competenza. Per costruire il palasport di Vibo Valentia si è reso necessario rompere i muri di cemento armato ed allargarlo di sette o otto metri, altrimenti non sarebbe entrato il campo. Chissà se l’ingegnere era parente, amico o amante di... – la stilettata finale di Pippo Callipo, Cavaliere del Lavoro - Progettare una casa colonica o una stalla è un conto. Per i palazzetti serve almeno la modestiadi chiedere in Federazione le misure minime per un campo da gioco. Questo è il sistema qua in Calabria, ecco perché le cose continuano ad andare male”.

La provincia più piccola della Calabria ha avuto bisogno del volley per sentirsi grande. Ma la Tonno Callipo non è soltanto la squadra di Vibo Valentia. È il vessillo di una regione in cui tante volte, in un passato non troppo remoto, ai successi nello sport è stato cucito addosso l’abito del riscatto sociale. Nell’epoca in cui le risorse scarseggiano, il territorio necessita di tanti Pippo Callipo: ossia di sane e lungimiranti gestioni imprenditoriali applicate anche allo sport, laddove la differenza è costituita dalle idee e dal modus operandi. La Calabria vuole vincere.