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Martedì, 22 Gennaio 2019

Storia dimenticata della marchesa Maria Elia De Seta Pignetelli…

Brutta costumanza la dimenticanza. Tradisce smarrimento di memoria storica e dunque arretramento di civiltà. A volte, poi, se la perdita di memoria è indotta da paure culturali e dal desiderio di rimuovere il passato, la dimenticanza si fa esasperata, miserevole Brutta costumanza la dimenticanza. Tradisce smarrimento di memoria storica e dunque arretramento di civiltà. A volte, poi, se la perdita di memoria è indotta da paure culturali e dal desiderio di rimuovere il passato, la dimenticanza si fa esasperata, miserevole e sconcia.

Il ritratto di Maria Elia De Seta Pignatelli realizzato dal pittore futurista Severini Il ritratto di Maria Elia De Seta Pignatelli realizzato dal pittore futurista Severini


Come per la marchesa Maria Elia, figlia di un talentuoso ammiraglio toscano (Giovanni), che D’Annunzio definì “la Madonna silana” e chi la conobbe “bellissima e affascinante”. Maria Elia de Seta (primo marito) Pignatelli ( il principe di Cerchiara che sposò a 48 anni), a dispetto del suo cursus honorum e dell’acume intellettuale che dispiegò (prima ispettrice onoraria delle antichità della Calabria e intensamente impegnata costituendo appositi gruppi di lavoro per la tutela dei beni culturali calabresi), vanta oggi la tomba più abbandonata d’Italia. Nel cimitero di Sersale, borgo d’inequivocabile vivacità (tante iniziative imprenditoriali, le “Valli Cupe” e una squadra di calcio in serie D), a un salto dalla Sila di Buturo, dove della villa della marchesa sopravvive una torre, e dalla costa ionica di Sellia Marina, dove Maria Elia andò a vivere sposata giovanissima al marchese Giuseppe de Seta, un pugno di cipressi antichi, che richiederebbero un urgente diradamento, sormonta l’entrata della tomba deplorevolmente senza alcuna citazione.

VITTORIO DE SETA, IL FIGLIO, E’ SEPELLITO A SELLIA MARINA

La dimenticanza incombe già dall’osservare la separatezza della tomba della marchesa dal resto del luogo: è nel cimitero, ma come se non ne facesse parte. Quasi la sua presenza fosse tollerata, ma sgradita; eppure, non avendo la forza di espellerla, non si trova neanche il coraggio d’integrarla. Così, un mondo appeso tra il passato che non si vuole archiviare e un presente indeciso a tutto, si è pensato di seppellire la sepoltura.

La marchesa Maria Elia de Seta Pignatelli con il ministro Michele Bianchi fotografati sulla terrazza di Palazzo de Seta a Palermo. La marchesa Maria Elia de Seta Pignatelli con il ministro Michele Bianchi fotografati sulla terrazza di Palazzo de Seta a Palermo.


Nel cimitero la marchesa è accanto ai figli Francesco ed Emanuela (Vittorio invece, il regista di “Un uomo a metà e “Banditi ad Orgosolo” i cui “corti” impressionarono Scorsese, è sepolto a Sellia Marina). Per visitarla, occorre l’energia per spostare un cancello di legno fradicio e la forza d’animo d’attraversare un breve corridoio ammuffito e ingombro d’insetti, ragnatele e polvere. Quando si giunge in fondo, appare lo spettacolo macabro, con il tetto scoperchiato dalle intemperie, delle due tombe che recano un’incisione sbiadita dei nomi e delle date di nascita e morte di madre e figli. Neppure una foto in memoria di una donna intrepida che fu in rapporti con Mussolini, col ministro dei Lavori pubblici del Regno d’Italia Michele Bianchi (il primo segretario del Partito nazionale fascista fondato nel 1921), amica di D’Annunzio, Marinetti, Paolo Orsi e Umberto Zanotti Bianco che sostenne e accompagnò negli scavi archeologici, Massimo Bontempelli, Mario Missiroli.

I TORTI DELLA MARCHESA? FASCISTA E DONNA DI CARATTERE

Lei, la marchesa, di cui ancora a Sellia Marina gli anziani ricordano l’austera postura alla guida del calesse con cavallo e il frustino al vento mentre attraversa le sue proprietà, è morta nel marzo del ’68 in un disastroso incidente stradale a Cosenza e ora i resti, decomposti e fetidi, delle sue ossa giacciono scordati peggio di un cane. Anzi, neppure di un cane, visto che a “Ruanzu”, il cane popolare di Sersale (usava presentarsi ad ogni funerale e ad ogni partita di calcio) scomparso nel 2014, hanno dedicato una tomba di tutto rispetto e corredata da foto all’entrata del cimitero. Cosa avrà fatto mai di così terribile la marchesa, per meritarsi l’oblio e il sovrappiù di frasi scortesi di chi le riconosce appena d’essere stata l’ispiratrice di alcune opere pubbliche realizzate dal fascistissimo ministro Bianchi di Belmonte, ma non per alleviare l’infelicità dei contadini. Vittorio de SetaCosa avrà fatto di così orribile, la marchesa Maria Elia, per guadagnarsi un’orribile damnatio memoriae? Decisamente, il suo essere stata fascista. E il desiderio collettivo di dimenticare la partecipazione al Ventennio di tantissimi che, fucilato Mussolini, sono zompati sul carro della democrazia e hanno voluto disperdere fatti e misfatti, storie di complicità, simboli. Decisamente, l’aver vissuto “una vita spericolata”, come tradurrebbe Vasco Rossi il “vivere pericolosamente” (ispirato da Nietzsche) tratto da un discorso di Mussolini al Gran Consiglio del Fascismo il 2 agosto 1924.

QUANDO LA MARCHESA INCONTRO’ MUSSOLINI

Ebbene sì: la marchesa nel fascismo ci ha creduto. E le sue gesta, accanto al principe Valerio Pignatelli, un alto che visse pericolosamente fino al punto di non tradire mai la sua “idea” di mondo nonostante le torture, non furono solo culturali. Fu fervente promotrice di discussioni e famosi e frequentati furono i suoi salotti nel palazzo Forcella de Seta di piazza Kalsa a Palermo, nella sua casa di Piazza Farnese a Roma, a Buturo e a Sellia Marina. Nel 1923 diresse la scuola di avviamento al lavoro di Catanzaro. Nel 1946 fondò il Movimento italiano femminile, incline ad esaltare l'immagine della donna e si diede da fare perché fosse riconosciuto il lavoro domestico, proponendo il diritto alla retribuzione per le casalinghe. Ma non si limitò solo a queste ‘quisquilie’ . Nel corso della seconda guerra mondiale, la marchesa, dopo aver avventurosamente bypassato il fronte di Cassino incontrò Mussolini a Gargnano, mettendolo al corrente dell'attività dei fascisti al Sud. Aveva, col gran capo in testa, confidenza e godeva di molto credito. Insomma, al tavolo della storia si sedette “dalla parte del torto”. E le masse contadine, che proprio in quel tempo diedero inizio alle lotte (’43-’53) per le terre in mano ad uno dei latifondi più retrivi pagando col sangue la riforma agraria, l’hanno avuta come controparte. Frattanto, però, Maria Elia de Seta Pignatelli, ricopriva l’incarico di vicepresidente dell'Istituto dei Castelli e donò, prima dell’incidente mortale, il suo fondo librario alla Biblioteca provinciale Bruno Chimirri di Catanzaro.

UN LIBRO SULLA CALABRIA E IL RITRATTO DI SEVERINI

Interessante lo sguardo originale sulla Calabria, in cui visse intensamente segnata dalle parole d’ordine della sua classe sociale, i tornanti tragici della storia mondiale, che si coglie nel suo libro “Introduzione alla Calabria” (1966, edito da Casa del Libro di Cosenza). Lo scritto di una donna che, nutrendosi appassionatamente del suo tempo, andrebbe letto, perché utile per capire la Calabria di ieri e di oggi, tuttora nella morsa di arretratezza e modernità. Uno sguardo curioso quanto gli occhi belli di Maria Elia, chiari e intelligenti, come li ha visti, nel 1937, il pittore futurista Gino Severini. Non c’è bisogno di recuperare quello splendido ritratto ad olio per riscattare la figura della marchesa dal buio in cui la si è cacciata, ma dare una sistemata alla sua tomba e impreziosirla con una foto (della marchesa e dei suoi figli) è un dovere imprescindibile. Nessuno pretende di rimodulare, o stravolgere, il corso degli eventi: ciò che è indigesta è la triturazione d’ ogni traccia degli uomini e delle donne dalle forte personalità che ne sono stati protagonisti. La dimenticanza non aiuta a capire, né offre chiavi per aprire porte che consentano di andare oltre le sabbie mobili di questo tempo difficile.