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Venerdì, 24 Gennaio 2020

Fuga dall’inferno: ventimila migranti in Calabria (da gennaio ad oggi). Violenze, speranze e fallimenti

21.587 i migranti giunti in Calabria. 2.844 donne. 2.550 minori. 5 morti. 126 ricoverati una volta a terra. 87 donne incinte. 14.613 nella provincia di Reggio Calabria, 731 nel comune di Roccella Jonica. 4.864 ripartiti tra Crotone, Melissa, Strongoli marina, 21.587 i migranti giunti in Calabria. 2.844 donne. 2.550 minori. 5 morti. 126 ricoverati una volta a terra. 87 donne incinte. 14.613 nella provincia di Reggio Calabria, 731 nel comune di Roccella Jonica. 4.864 ripartiti tra Crotone, Melissa, Strongoli marina, Isola Capo Rizzuto e Capo Colonna. 2.039 nella provincia di Vibo Valentia, 71 in quella di Catanzaro (Badolato).immigrazione Terra di speranza e crocevia per rinascere e dare un senso alla propria esistenza. Questa la visione della Calabria per oltre ventimila migranti che hanno scelto come approdo la punta dello stivale, per fuggire dalle persecuzioni dei propri governi e raggiungere l’agognata salvezza. Nei giorni scorsi il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha dichiarato conclusa l’operazione umanitaria denominata “Mare Nostrum”, avviata il 18 ottobre 2013 dopo la strage di Lampedusa per fronteggiare lo stato di emergenza nello Stretto di Sicilia e costata all’Italia 9,5 milioni di euro al mese per un totale di 114 milioni. L’operazione si è posta come obiettivo quello di potenziare il controllo dei flussi migratori, garantendo la salvaguardia della vita in mare e assicurare alla giustizia coloro che lucrano sul traffico illegale di migranti. Una macchina organizzativa imponente che ha visto intervenire in modo sinergico e tempestivo personale e mezzi della Marina Militare, Aeronautica, Carabinieri, Guardia di Finanza, Capitaneria di Porto, Croce Rossa Italiana, Polizia di Stato e Protezione civile.
La nostra regione è stata la protagonista, insieme alla vicina Sicilia, della missione di controllo del flusso migratorio e di accoglienza di migliaia di persone che fuggono dalla terra di origine a causa delle persecuzioni interne e lotte intestine. Secondo i dati della Direzione marittima di Reggio Calabria, che ha competenza sull’intero territorio regionale, dal primo gennaio di quest’anno sono 21.587 i migranti che hanno sfidato, a volte con mezzi di fortuna, le acque del Mediterraneo. Di questi, 2.844 sono donne.

La nave "Vega" della Marina militare ha trasportato a Reggio Calabria i 555 Immigrati soccorsi al largo di Portopalo di Capo Passero. La nave "Vega" della Marina militare ha trasportato a Reggio Calabria i 555 Immigrati soccorsi al largo di Portopalo di Capo Passero.


Una fuga dall’inferno che non ha risparmiato i 2.550 minori (63 di sesso femminile, 2.487 maschile), in maggioranza non accompagnati, che hanno rischiato la vita per giungere sulle coste calabresi. Tra quei ventunomila c’è anche chi non è riuscito a reggere una traversata resa ancor più complicata dalle avverse condizioni atmosferiche, le forti correnti marine, gli stenti e le malattie. In cinque hanno perso la vita, mentre 126 migranti hanno avuto bisogno del ricovero una volta giunti a terra. A sfidare la sorte, per fortuna senza conseguenze, anche 87 donne incinte.
A fare da capofila nella distribuzione geografica degli sbarchi avvenuti lungo la costa regionale è la provincia di Reggio Calabria che ha accolto il maggior numero di migranti toccando quota 14.613, di cui 731 solo nel comune di Roccella Jonica. Il Crotonese ha dato ospitalità a 4.864 migranti ripartiti tra il capoluogo di provincia e i comuni di Melissa, Strongoli marina, Isola Capo Rizzuto e Capo Colonna. Segue la provincia di Vibo Valentia con 2.039 sbarchi, mentre, quella di Catanzaro ne ha registrati 71 nel solo comune di Badolato.
Una delle maggiori difficoltà a cui hanno dovuto far fronte le autorità è stata quella di risalire all’esatta nazionalità dei migranti. Per molti di essi, infatti, sono ancora in corso le procedure d’identificazione. Asia e Africa sono, invece, i continenti da cui provengono quelli già identificati. Il numero di migranti più elevato, ben 1.044, sono siriani. Una cifra giustificata soprattutto da una guerra interna logorante che continua a mietere vittime tra i civili. Condizione simile per i 415 profughi dell’Eritrea, seguiti da 136 afgani, 95 nigeriani, 77 pakistani, 52 bengalesi, 47 palestinesi, 40 marocchini, 27 malesi, 12 sudanesi, 6 iracheni, 5 tunisini, 4 iraniani, 4 zambiesi, 2 turchi, 1 libico, 1 georgiano.
immigrazione 2Particolarmente delicate sono state le procedure per il controllo sanitario dei migranti una volta giunti in porto e accolti dal personale medico e infermieristico del 118, della Misericordia e della Croce Rossa che ha dovuto gestire casi di scabbia, ustioni, fratture, contusioni e ferite d’arma da fuoco originate da colluttazioni al momento dell’imbarco. Nella rete di aiuto ai migranti accanto al supporto sanitario rientra anche quello socio-assistenziale diretto a fornire i beni di prima necessità, a cui hanno partecipato egregiamente oltre alla Croce rossa la Protezione civile e le associazioni di volontariato presenti nelle varie provincie.
Per alcune località calabresi che hanno accolto i migranti non sono mancate criticità infrastrutturali con cui si sono dovuti confrontare gli operatori, nonostante l’efficiente macchina organizzativa. Su tutti spicca la situazione reggina, come ci spiega il delegato alle attività in emergenza del comitato locale della Cri Gianpiero Velonà: <<Le problematiche maggiori chiaramente dipendono dal numero di migranti per ogni singolo sbarco, tuttavia, le difficoltà nella nostra provincia riguardano principalmente la carenza di strutture adeguate alla sistemazione di un quantitativo consistente di persone in attesa delle procedure di distribuzione sul territorio nazionale. A differenza di quanto accade in altri contesti calabresi, come ad esempio Crotone, che sono organizzati in tal senso, Reggio è impreparata nonostante la Prefettura abbia a suo tempo fatto apposita richiesta al Comune per l’individuazione di una struttura da adibire a centro di accoglienza>>.
Sul fronte delle forze dispiegate dallo Stato nelle sue articolazioni regionali il salvataggio dei naufraghi a largo delle coste calabresi ha comportato l’impiego di 68 unità navali, 6 velivoli, 96 mezzi terrestri della Guardia Costiera e delle Forze di polizia. A questi si aggiunge l’intervento di 20 navi della Marina Militare e 23 navi mercantili dirottate. L’intera operazione, inoltre, ha consentito di trarre in arresto 24 scafisti e di sequestrare 12 imbarcazioni.
L’operazione umanitaria “Mare nostrum”, anche se ufficialmente conclusa, continuerà a coordinare temporaneamente la fase di passaggio all’imminente avvio della missione “Triton”, che sarà gestita dall’agenzia europea delle frontiere “Frontex” e finanziata con fondi comunitari che si aggirano a poco più di tre milioni di euro al mese.