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Martedì, 15 Ottobre 2019

Chi farà parte del Senato “imperfetto”? Regioni: presidente e due consiglieri. Sindaci e 21 cittadini. Chi dice “si” e chi dice “si però”…

Il governo Renzi vuole completare il testo della riforma del Senato della Repubblica entro la fine di marzo. L’idea del premier è quella di trasformare palazzo Madama in un organo non elettivo, che diventi una vera e propria Camera delle Il governo Renzi vuole completare il testo della riforma del Senato della Repubblica entro la fine di marzo. L’idea del premier è quella di trasformare palazzo Madama in un organo non elettivo, che diventi una vera e propria Camera delle Autonomie con funzioni ben distinte da quelle di Montecitorio.

L’Aula del Senato della Repubblica destinata a trasformarsi in Camera delle Autonomie


Una vera e propria rivoluzione, che spazzerebbe via il bicameralismo perfetto  fin qui conosciuto. In un primo momento, il premier aveva ipotizzato un Senato formato da 150 componenti, comprensivo di tutti i sindaci dei Comuni capoluogo, dei 20 presidenti di Regione e di 21 esponenti della società civile che il presidente della Repubblica dovrebbe scegliere tra persone che si sono contraddistinte per particolari meriti sociali o culturali.
Questa prima bozza ha già subito alcune modifiche. Il nuovo Senato, secondo l’ultima formulazione illustrata dal premier ai ministri, sarebbe composto dai presidenti di Regione, da due membri eletti dai Consigli regionali tra i propri componenti e da tre sindaci eletti da un’assemblea dei sindaci di ciascuna Regione e non più da tutti i sindaci delle città capoluogo. Le modalità di elezione le deciderebbe, con legge, la Camera. Il mandato di ciascuno finirebbe allo scadere dell’incarico negli enti locali. Anche nella seconda bozza rimane la facoltà per il Presidente della Repubblica di nominare 21 cittadini che abbiano illustrato la patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario che resterebbero in carica per sette anni.
Il Senato, inoltre, perderebbe le funzioni attuali e non voterebbe più la fiducia al governo e la legge di bilancio, per concentrarsi sulle autonomie locali. I suoi componenti, inoltre, non sarebbero retribuiti.

Vasco Errani è il presidente della Conferenza Stato-Regioni


Il bicameralismo paritario sopravviverebbe solo per le leggi costituzionali. Tutte le altre leggi, invece, sarebbero trasmesse da Montecitorio all’Assemblea delle autonomie, che entro dieci giorni, può decidere di esaminarlo ed entro trenta giorni emanare un parere: alla Camera spetterebbe comunque l'ultima parola. L’Assemblea delle autonomie parteciperebbe all’elezione del presidente della Repubblica. Tra le nuove competenze previste: la funzione di raccordo tra Stato e Regioni e l’attività di verifica dell’attuazione delle leggi dello Stato e di valutazione dell’impatto delle politiche pubbliche sul territorio.
La riforma, ancora in gestazione, ha provocato un’accesa discussione ed è stato lo stesso premier a chiedere un contributo a Regioni, Comuni e Province durante gli incontri che hanno avuto luogo a Roma durante gli scorsi giorni.
“Siamo d’accordo sulla creazione del Senato delle Autonomie. C'è un'intesa in tal senso tra le Regioni e tra queste e l'Anci” ha detto il presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province Vasco Errani, dopo aver incontrato il premier, il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi, il ministro degli Affari regionali Maria Carmela Lanzetta e il sottosegretario alla presidenza del consiglio Graziano Delrio. Sulla sostanza della riforma, però, esistono numerose perplessità che sono state racchiuse in un documento pubblicato sul sito delle Conferenza  presieduta da Errani che è già stato consegnato al governo.

La Conferenza dei Presidenti dei Consigli regionali (coordinata da Eros Brega) nel corso di una riunione


Le Regioni criticano in modo particolare “l’identico numero di rappresentanti previsto per ciascuna Regione e Provincia autonoma che determinerebbe uno squilibrio di rappresentatività territoriale, garantito invece dal criterio di proporzionalità rispetto alla popolazione residente”.
Inoltre, per i presidenti delle Regioni, “proprio per la necessità di garantire che l'Assemblea delle autonomie sia espressione autorevole delle istituzioni territoriali, non è condivisibile la previsione della nomina, da parte del presidente della Repubblica, di ulteriori 21 componenti dell'Assemblea. La previsione, che sembra peraltro riecheggiare la figura dei senatori a vita, semmai da prevedere all'interno della Camera”.
Sul tavolo del governo, infine, anche la proposta esposta dal coordinatore della Conferenza dei presidenti dei Consigli regionali, Eros Brega, che prevede un numerodi senatori da stabilire Regione per Regione, entro un numero complessivo da  compreso tra 150 e 200. I membri di diritto nel nuovo Senato, sempre secondo i Consigli regionali, dovrebbero essere: “i presidenti delle Regioni e delle Province autonome di Trento e Bolzano, i presidenti delle Assemblee legislative e un rappresentante dell’opposizione, i sindaci dei comuni capoluogo di Regione e i sindaci di Trento e Bolzano”.

Il presidente del Senato Pietro Grasso (foto Ansa)


Per la loro elezione i presidenti dei Consigli regionali propongono due alternative: “metà eletti dai Consigli regionali, in proporzione alla popolazione e metà da un collegio elettorale di sindaci della Regione per l’elezione indiretta con l’elezione diretta, membri eletti direttamente dai cittadini, contestualmente all’elezione dei Consigli regionali, seguendo un criterio di proporzionalità con gli abitanti e con il vincolo che i candidati abbiano già avuto significative esperienze di amministrazione locale”.
La bozza messa a punto dai presidenti dei Consigli regionali prevede, per quanto riguarda le funzioni, che il nuovo Senato delle Autonomie abbia potere di iniziativa legislativa nelle materie di interesse delle autonomie locali e che valuti le proposte normative dell’Unione europea. Il procedimento legislativo deve rimanere bicamerale, secondo i presidenti dei Consigli regionali, per le leggi costituzionali e di revisione della Costituzione, leggi elettorali e principi fondamentali delle leggi elettorali regionali, le leggi riguardanti i principi della legislazione concorrente e le leggi sulle funzioni fondamentali dei Comuni e delle Città metropolitane.
Errani e Brega, inoltre, stanno tentando di elaborare una proposta unitaria da sottoporre al governo nelle prossime sedute con l’obiettivo di arrivare alla creazione di un Senato delle Autonomie che possa contribuire al funzionamento della macchina legislativa statale e ridurre al minimo i contrasti tra Stato e Regioni che sono stati uno dei principali vulnus dell’assetto costituzionale italiano.