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Domenica, 18 Agosto 2019

Alla “Mediterranea” lectio magistralis del “neolaureato” Salvatore Settis

E’ inutile continuare a ripetere, con Dostoevskij, che la Bellezza salverà il mondo: la Bellezza non salverà nulla, se noi non salveremo la Bellezza!” Così Salvatore Settis, durante la sua lectio magistralis nell’Aula Magna della Facoltà di Architettura della Università “Mediterranea” di Reggio Calabria che  oggi gli ha conferito la laurea honoris causa in architettura.

Il Prof. Salvatore Settis (photo Adriana Sapone)


Un’esortazione vibrata, quella del grande intellettuale, il quale non si stanca mai di esortare uomini e donne alla cittadinanza attiva, e la cui dimensione civile e culturale “incarna gli articoli 2 e 9 della nostra Costituzione”: parola di Ministro dell’Istruzione, dell’Università, della Ricerca, Maria Chiara Carrozza. E’ lei , infatti, a consegnare a Settis la pergamena di laurea. La titolare del dicastero di Viale Trastevere è visibilmente colpita dalla solennità che la “Mediterranea” ha saputo imprimere alla cerimonia, aperta dall’intervento del Rettore e  accompagnata dal coro della “Mediterranea”, che ha eseguito, in sintonia con quel richiamo alla tradizione colta così caro a Settis, Gaudeamus igitur,  l’ inno internazionale della goliardia (di origine medievale, ma il cui testo attuale risale al diciottesimo secolo), e Canticorum Jubilo  su musica di George Friedrich  Händel.
Anche se - ha dichiarato Settis a chi scrive, a margine della cerimonia – devo riconoscere che è un po’ tardino, per laurearsi, alla mia età ..! ”. Intellettuale rigoroso, ma con un garbatissimo sense of humour. E, anche, profondamente legato, seppur col pungente spirito critico che mai lo abbandona, alla sua terra, la Calabria, alla provincia di Reggio in modo particolare, di cui è figlio, e in cui ha compiuto gli studi liceali, al “Tommaso Campanella”. Studi classici ferrei, quelli della grande tradizione italiana, la cui impronta lo ha sempre accompagnato nel corso della sua prestigiosa attività.  “La sua libertà di pensiero, il suo coraggio, il suo rigore, sono riferimento per tutta la comunità scientifica”, riconosce Gianfranco Neri, Direttore del Dipartimento di Architettura e Territorio. E al parlar chiaro di Settis, alla sua austerità coraggiosa, si riferisce anche la ministro Carrozza, quando, professando un’antica amicizia col “neolaureato”, confessa di non temere di essere da lui “fustigata”.

Il ministro Maria Chiara Carrozza consegna la pergamena di laurea al prof. Salvatore Settis alla presenza del rettore dell'università Mediterranea prof. Pasquale Catanoso  (photo Adriana Sapone)


Il Nostro, non manca mai di insistere sulla “funzione insostituibile di un’educazione diffusa, di un forte spirito civico, di una robusta coscienza storica e civile, a cui, però, la  scuola non ha dato il giusto contributo, indirizzata a educare esecutori di ordini”. Un “Giudizio impietoso”, che, come afferma nella laudatio la professoressa  Laura Thermes, “deve far riflettere, chi opera nelle scuole e nelle università, sui contenuti fondamentali del nostro mandato educativo”.
Nel corso della cerimonia, si avverte, intenso, il richiamo alla classicità, che Settis considera non come categoria atemporale ma come “stimolo a un serrato confronto, non solo tra Antichi e Moderni, ma anche tra culture nostre e altre, un confronto giocato in funzione del presente.” Da parte del Nostro  non mancano strali acuminati  contro “elezioni troppo spesso truccate”, contro il “presentismo, che è provincialismo del tempo”, contro la frattura che esiste tra “tutela e gestione del territorio”, nella forte convinzione “che il nostro patrimonio culturale rappresenta il fulcro della nostra identità nazionale”. E dunque va difeso.
E’ da lì, dalla Cultura, che bisogna ripartire, per trainare il riscatto dell’Italia e della Calabria.
Settis “interviene per curare ferite aperte”, afferma nella sua relazione Gianfranco Neri, ferite di cui egli parla con riferimenti chiari, dati alla mano, che, purtroppo, riguardano tanta parte del territorio nazionale, e che fanno venire in mente il «fenomeno della copertura professiona­le di grandi architetti in occasione di operazioni speculative”. Fa nomi e cognomi Settis, senza esitazioni.

In primo piano: il presidente della Giunta Giuseppe Scopelliti e il presidente del Consiglio regionale Francesco Talarico


E’ chiaro e pungente nella sua analisi, che, a tratti è sferzante, ma rimane sempre propositiva, mai distruttiva.
Di fronte alla contingenza negativa, “non bisogna darsi per vinti” - ha dichiarato a chi scrive, alla fine della cerimonia – bisogna combattere sempre, cominciando dal piccolo. Le scuole, le università, il mondo delle associazioni, soprattutto, che è un’ enorme risorsa, un’autentica “bomba”, che può deflagrare positivamente, creando un’inversione di tendenza! Occorre fare cultura, occorre formare, e riacquistare una visione unitaria dei problemi e della vita!”.
Il Nostro non manca di ricordare un aforisma di Isaiah Berlin, “Menshen sind meine Landschaft”, il mio paese sono gli uomini. E dunque, per lui, “i migliori guardiani dell’eredità culturale dell’Italia devono essere i cittadini, in particolare i giovani … dinanzi al mondo noi siamo i custodi del più grande patrimonio artistico, che appartiene, come fatto spirituale, alla civiltà del mondo.”  In  merito a ciò, Laura Thermes precisa che il patrimonio culturale non è semplicemente “un insieme di manufatti architettonici prestigiosi che al loro interno hanno accolto opere d’arte magistrale: è, invece,un sistema di relazioni vitali tra ambiti diversi della realtà, di molteplici itinerari conoscitivi, di concezioni estetiche opposte e convergenti, un universo di valori, di idee, di modelli operativi”. Come diceva uno dei più intensi compositori del ‘900, Gustav Mahler, “rivolgersi alla tradizione non significa celebrare le ceneri del passato ma custodirne il fuoco”.

Un momento della cerimonia (photo Adriana Sapone)


Per Settis, il contesto in cui si vive non deve essere “il passivo teatro delle speculazioni edilizie e del voto di scambio” ma deve essere “l’incarnazione dei principi della vita civile” e deve essere caratterizzato dall’ “imperativo etico di lasciare alle generazioni future un ambiente e una trama di città degni di quello che abbiamo ereditato dalle generazioni passate”. Sotto i nostri occhi c’è una cultura, urbanistica e architettonica, “sgangherata”. Occorrono “architetti meglio attrezzati, assessori meno proni al volere d’ogni palazzinaro, cittadini capaci d’indignarsi!”, per evitare il degradante  urban sprawl.
Settis indica come necessaria “stella polare” il valore supremo del Bene Comune: “per come è stato tracciato nella Costituzione della Repubblica. La Costituzione va rispettata, non va modificata, come si vuole fare! ” E qui, mi saluta, con un sorriso che cerca di stemperare il furore con cui, indignato, ha affermato ciò.
Mentre si allontana, qualcuno gli dice: “Professore, lei è il Presidente della Repubblica che molti noi italiani vorremmo”, lui, sorridendo: “non credo che succederà mai …”.
Dalla laudatio della professoressa Thermes: “Salvatore Settis  …  storico di fama internazionale, membro di alcune delle più autorevoli accademie del mondo, già direttore del Getty Research Institute di Los Angeles e della Normale di Pisa, attuale presidente del Consiglio scientifico del Louvre,… reazione critica a quella deriva economicistica che considera come merci realtà che sono inalienabili, a partire prima di tutto dal paesaggio … da consumare  senza alcun condizionamento e al di fuori di ogni regola. …
La laurea honoris causa in Architettura che l’Università Mediterranea gli conferisce, oltre ad essere il doveroso riconoscimento per un lungo eroico viaggio attraverso i problemi dell’Italia di oggi, è un segnale importante per i giovani allievi, che, dalla lezione del grande maestro, che oggi entra a far parte della nostra comunità di architetti, potranno comprendere in tutta la loro pienezza le sfide che occorrerà accettare, e vincere, perché in Italia le intenzioni sulle quali nacque la Repubblica siano portate a termine, riconfermate, e rinnovate”.
In chiosa, dalla lectio magistralis del grande figlio della Calabria : “ occorre riconquistare un pieno diritto di cittadinanza, in nome della moralità, della legalità, della storia, del diritto”.