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Sabato, 29 Febbraio 2020

Dal legno giunto dal mare nascono sculture. L’intuizione di Giovanni Longo

Lo scultore di Locri ha un complice: il tempo che scava il legno.
Se si fa una passeggiata sulle spiagge della Locride durante il periodo che va da ottobre a maggio si può incontrare un giovane intento a raccogliere qualche  pezzo di legno che il mare ha riportato sulla spiaggia dopo chissà quale viaggio.

Giovanni Longo durante la raccolta del materiale (Ph Claudia Capogreco)


Sicuramente a chiunque verrebbe da pensare che quel ragazzo stia cercando un bastone con cui giocare sulla spiaggia col suo cane. E’ l’ipotesi più semplice. Quella a cui si arriverebbe se si seguisse la teoria filosofica del rasoio di Occam ovvero, sintetizzando, “a parità di fattori la spiegazione più semplice è da preferire”. Ma in questo caso non è così; a quel ragazzo i legnetti non servono per giocare col suo cane ma per costruire un cane. Uno dei più consolidati principi metodologici su cui si basa il pensiero moderno è infranto, ed inizia la storia artistica di uno scultore calabrese:  Giovanni Longo.
Nato a Locri nel 1985 si diploma in scultura presso l’Accademia di belle arti di Reggio Calabria. Nel 2005 concentra i suoi studi sul processo di invecchiamento, inizialmente umano, e passeggiando casualmente per la spiaggia incontra il materiale di recupero: il legno. “ Passeggiando sulla spiaggia notai quei legni così logorati dal tempo e dal mare, capii subito di aver trovato un materiale sincero e naturale, che non nascondeva nulla del proprio passato”. Nasce così la prima scultura del progetto Fragile skeletons, Scheletri fragili. Da allora sono nate istallazioni e sculture diverse: cani, uccelli, serpenti e molto altro.

Giovanni Longo, “Migratore stanziale”, 2012 (Courtesy Fondazione Rocco Guglielmo)


Cambiano i soggetti, ma la metodologia di lavoro rimane immutata. Si parte sempre dal progetto. Si sceglie il soggetto e lo si studiain quanto l’opera manterrà una certa esattezza anatomica. Fin qui la parte concettuale del lavoro, quella che Giovanni può tenere sotto il suo controllo. Poi subentra la ricerca del materiale. Dal quel momento si palesa l’aspirazione dell’artista a non imporsi sull’opera, ma ad accettare che essa sia, che essa nasca grazie a quello che il mare di Calabria gli concede di trovare. Un po’ come succede quando si decide di avere un figlio. Si prende la decisione ma poi si accetta che il risultato finale sia ciò che il destino ci vuole regalare. Così Longo inizia la sua ricerca del materiale di recupero sulla spiaggia, prediligendo le zone dove si trovano le foci dei torrenti. Una ricerca a cui cerca di aggiungere o togliere il meno possibile. Il materiale viene preso e lavorato il minimo indispensabile. Tagliato se l’esigenza lo richiede, ripulito dalla sabbia, e poi montato. Quei pezzi di legno, di legno di Calabria, vengono esposti ognuno con i segni che il tempo e l’usura gli hanno lasciato. Venature, nodi, buchi e crepe lasciati dai tarli. Tutto diventa scultura. I segni sono la storia di quel legno. Una storia sincera. Strappati da chissà quale argine e poi probabilmente finiti a mare e ritornati sulla spiaggia.

Giovanni Longo, “Twin Lizards”, 2013


Da questo passato turbolento, e dalla loro attuale condizione di materia inerme e, alla coscienza collettiva, di scarto, nasce la fragilità degli scheletri. Sculture composte da pezzi di legno invecchiati e malconci. Da qui però nasce anche la loro forza. Opere cariche di emotività, di vissuto, di realtà e di passato. Opere realizzate con materiale che il tempo ha indebolito, scavato, macchiato, e che proprio per il fatto di essere ancora lì, nonostante tutto, dimostrano tutta la loro grandezza. Il cambiamento, il logoramento, anche l’invecchiamento sono appannaggio solo di chi è ancora vivo, vitale. Di chi ha ancora molto da dire e da fare. Proprio come questi scheletri, nati da una spiaggia della Locride e il cui eco si sta diffondendo in molti angoli del mondo. Ieri materiale di scarto ed oggi venduti ed esposti come opere d’arte.   Longo infatti ottiene diversi riconoscimenti per il suo lavoro. Nel biennio 2009/2010 è selezionato in diversi premi internazionali: Arte Mondadori, Arte Laguna, Combat e vince il voto on-line nella sezione “installazione & scultura” al Premio Celeste per due anni consecutivi. Nel 2011 una sua opera viene esposta alla Tese di S. Cristoforo per il Padiglione Italia/ Accademie alla 54° Biennale di Venezia. Il blog newyorkese Daily Art Muse gli dedica un post.

Giovanni Longo, “Testa o croce?”, 2009


E Giovanni arriva addirittura in Cina, dove nel 2012 prende parte al workshop “Eurasia Wings”, nel quartiere M50 di Shanghai e ha modo di far conoscere le opere. Qualche giorno fa anche un gruppo di blogger di Pechino che gestiscono un profilo sul social network cinese “Weibo” (dal titolo Museo di Arte Contemporanea) ha segnalato il suo lavoro. Anche in Calabria le sue opere sono apprezzate e la Fondazione Rocco Guglielmo, che ha già acquistato uno “scheletro” si starebbe attivando per presentare una personale dell’artista nel 2014.

Negli Scheletri fragili si intravede anche altro materiale oltre al legno, che cos’è?

“Per alcuni dei miei progetti ho necessità di adottare anche altri materiali oltre al legno. Per esempio del ferro zincato, che utilizzo per le giunture degli scheletri. Anche la gomma piuma è un materiale che impiego perché mi aiuta a dare una certa flessibilità al legno. L’idea della gomma piuma mi è venuta direttamente sulla spiaggia, perché è un materiale che si trova spesso sulle spiagge accanto al legno, anch’essa restituita dal mare”.

Giovanni Longo, “Cane fragile”, 2007


La gomma piuma che adotti è quella che trovi in spiaggia?

“ No, purtroppo la gomma piuma che ritrovo vicino al legno e che è stata esposta alle intemperie è troppo fragile e tende a sbriciolarsi se troppo manipolata”.

Qual è il primo “scheletro” che hai creato?

“ L’archetipo è Alto fragile. All’epoca studiavo per un esame di anatomia artistica, poi sono venuti gli altri”.

Per quale motivo hai deciso di rimanere in Calabria a sviluppare il tuo lavoro?”

“ Nonostante sia fondamentale per me poter viaggiare, in Italia ed all’estero, attualmente ho deciso di rimanere in Calabria, perché la Calabria riesce a darmi ancora moltissimi stimoli”.
Così quei legnetti che il mare ha restituito alla terra ferma dopo un lungo viaggio, di cui nessuno conosce l’itinerario ma solo i segni che ha lasciato, partiranno dalla Calabria ed inizieranno a girare il mondo. La testimonianza concreta di quanta energia positiva sappia esprimere la Calabria. Quasi una metafora di quei milioni di calabresi che negli anni sono stati sradicati dai propri argini, magari con sofferenza e dolore, e, apparentemente fragilicome gli scheletri, hanno poi saputo essere forti e vitali dappertutto. Anche loro apprezzati e ammirati in tutto il mondo. Perché dalla propria storia, anche se ha lasciato qualche cicatrice, si può sempre ripartire; se si capisce che anche le sofferenze e le difficoltà del passato possono essere le basi concrete su cui costruirsi un brillante futuro.