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Mercoledì, 24 Aprile 2019

Le “perle” di Laruffa figlie della “Stella degli emigranti”

A colloquio con lo storico editore calabrese Domenico Laruffa che vanto al suo attivo un migliaio di monografie tutte incentrate sulla Calabria: “Dirigevo l’ufficio  sviluppo ‘Giuffrè’ a Milano quando decisi di tornare a Reggio Calabria nel 1973”. Poi, nonostante vari A colloquio con lo storico editore calabrese Domenico Laruffa che vanto al suo attivo un migliaio di monografie tutte incentrate sulla Calabria: “Dirigevo l’ufficio  sviluppo ‘Giuffrè’ a Milano quando decisi di tornare a Reggio Calabria nel 1973”. Poi, nonostante vari imprevisti, ha dato vita ad una delle più interessanti imprese editoriali del Mezzogiorno. Oggi, dopo aver analizzato il delicato momento che l’editoria attraversa a causa dei riflessi della crisi economica, afferma: “E’ importante approvare una legge regionale a favore dell’editoria minore per tutelare e diffondere la cultura calabrese”.

Domenico Laruffa


La diffusione delle nuove tecnologie, la diminuzione dell’interesse nei confronti della lettura e un indebolimento generale dell’approccio culturale, hanno generato ripercussioni che hanno trasformato il settore dell’editoria. Cosa ne pensa?

Stiamo attraversando un momento di particolare difficoltà. I motivi sono molteplici, innanzitutto negli ultimi 15 anni si è registrato un notevole calo dell’attenzione alla lettura. Internet, mentre da un lato ha enormemente facilitato l’accesso alle informazioni, dall’altro ha banalizzato la cultura senza approfondimenti escludendo la ricerca. Inoltre, si è verificato uno scadimento culturale generale dovuto soprattutto alla trasmissione di modelli inadeguati nella società che hanno incentivato   superficialità e approssimazione nell’approccio al sapere e alla conoscenza, soprattutto da parte dei più giovani. La limitatezza della nostra area linguistica poi, è stata sempre un significativo limite alla diffusione della produzione culturale nazionale nel mondo, con i relativi riflessi economici. Basta pensare alle nostre tirature che raramente superano le diecimila copie e a quelle americane che sono enormemente superiori. A ciò bisogna aggiungere che l’acuirsi della crisi economica generale, nel settore è stata incentivata anche dai tagli previsti ai finanziamenti alla scuola, all’università, agli enti pubblici,  alle biblioteche, naturali bacini di mercato del prodotto editoriale. Il libero mercato infine, ha risentito della recessione economica riflettendosi sugli acquisti dei cittadini dirottati su beni di prima necessità. Le librerie tradizionali vanno scomparendo ogni giorno di più.

La cultura regionale, resta un patrimonio da salvaguardare. Quali sono state le opere da lei prodotte al fine di conoscere e diffondere le tradizioni del territorio?

La cultura regionale sta iniziando a scomparire per un fatale processo di assimilazione di culture dominanti. I ragazzi poi, utilizzano il web per conoscere, informarsi e apprendere, entrano in contatto con realtà differenti dalla propria, disinteressandosi della loro cultura, spesso ignorata o sottostimata. Si tratta, a parer mio, di una questione grave, in quanto comporta la mancanza di conoscenza delle proprie radici e dunque, un indebolimento nell’attaccamento alle tradizioni del territorio, l’ignoranza della propria storia. Ciò, in parole povere si traduce in diminuzione degli spazi di autonomia e anche di democrazia per le nuove generazioni. Tra gli anni 70’ e 80’ in Calabria vi è stata una larga produzione di testi e studi di carattere storico e antropologico che ha consentito tra l’altro, spesso, di salvare dalla distruzione opere importanti, di diffonderle e di stimolare la ricerca d’archivio. Oggi questa produzione è assai diminuita e le case editrici si vanno orientando verso produzioni di libri di diverso genere.

Lei è stato tra i promotori insieme ad altri editori, di un progetto di legge sull’editoria minore, potrebbe essere un ulteriore incentivo alla diffusione di testi in Calabria e in Italia?

Abbiamo proposto un progetto di legge che non prevedeva l’elargizione di fondi, ma la pubblicizzazione, la distribuzione di libri per portarli nelle fiere, utilizzando dei meccanismi che consentissero di scegliere il meglio della produzione editoriale da proporre e sostenere. La legge potrebbe rappresentare un buon incentivo per rilanciare la cultura regionale e per dare vita a molte opere del patrimonio storico della Calabria. È  necessario promuovere l’editoria regionale in modo organico e democratico, consentendo di accedere ai benefici pubblici. Negli anni passati ho ripubblicato opere di illustri autori, tra queste il "Templum Apollinis Alaei" di Paolo Orsi, un testo veramente introvabile. Abbiamo realizzato poi, un’opera omnia che ha raccolto gli scritti del canonico Di Lorenzo, il vescovo che visse tra Reggio Calabria e Mileto, a cavallo tra la fine dell’’800 e l’inizio del ‘900. Era un attento storico, nei suoi libri, i “manipoli”, ha ricostruito la storia di Reggio, e in parte della Calabria, riportando i principali eventi avvenuti in regione durante quel periodo. E’ stato un lavoro lungo e laborioso, perché alcuni manipoli composti dal vescovo erano introvabili, ritrovare le varie parti è stato complicato, ma alla fine la ricostruzione è stata completata ed abbiamo pubblicato l’intera opera. Un altro personaggio di notevole caratura, che abbiamo pubblicato e di cui nessuno s’era interessato prima, è Bruno da Longobucco, fondatore della chirurgia moderna, vissuto nell’undicesimo secolo, professore di medicina e chirurgia nell’Università di Padova. E poiRaffaele Piria, deputato, professore,    soprattutto un chimico, fondatore della moderna industria e precursore degli studi sull’aspirina. L’autore del libro, il prof. Alfredo Focà, ha pubblicato nuovi elementi finora sconosciuti, frutto di una seria ricerca.

Domenico Laruffa nel suo studio


Francesco di Paola, come è noto, è un altro personaggio di livello mondiale, anche dal punto di vista laico; ha avuto un’influenza fortissima nella cultura europea, ai tempi di Luigi XIV e Carlo V, nonché un ruolo centrale nella politica francese ed europea del suo tempo. Ne abbiamo pubblicato, per primi, i cosiddetti “Fioretti”, le testimonianze trascritte dal notaio sui suoi miracoli. Abbiamo pubblicato alcune platee, che sono documenti contabili delle abbazie, dove gli amanuensi annotavano tutti i rendiconti e una, quella di San Giovanni in Castaneto in Aspromonte, l’ abbiamo riesumata da un archivio romano dove era destinata ad ammuffire. Si tratta di testi di interesse storico  perchè  dal  loro studio è possibile ricostruire la storia economica della Calabria. Inoltre, abbiamo pubblicato un libro corposo di dialoghi tra Greci di Calabria che certamente ha grande importanza, atteso che quella cultura è quasi scomparsa.

 Leiha fatto una scelta diversa dal solito. Nonostante fosse emigrato al Nord, ha deciso di ritornare in Calabria, dove ha fondato la sua  casa editrice...

Dopo il liceo mi sono trasferito a Perugia per frequentare l’Università, laureandomi  in scienze politiche.  Nel 1968 a Milano sono stato assunto alla case editrice “Giuffrè”, dirigendone l’ufficio sviluppo fino al 1973, quando ho deciso di ritornare a Reggio Calabria e di accettare la proposta dell’onorevole Giuseppe Reale di dirigere la casa editrice “Parallelo 38”. Una decisione difficile, perché ho dovuto sradicare da Milano anche la  famiglia che mi ha seguito nel mio percorso. Allora, come accadeva in molte regioni, m’aspettavo il balzo in avanti, una stagione di sviluppo e di conquista democratica di tutti i calabresi. C’erano risorse economiche, ma non fu facile. La 'ndrangheta mise radici ovunque, e l'apporto dato dalle istituzioni non fu adeguato. Dopo otto  anni, la casa editrice fu messa in liquidazione e mi trovai di fronte ad un bivio, se rientrare nella capitale lombarda o proseguire il mio lavoro in proprio, nella mia terra. Decisi  di fondare la casa editrice Laruffa Editore, seguendo anche le orme di Agostino Laruffa, membro della mia famiglia che negli 20’ e 30’ del secolo scorso aveva fondato una grande tipografia ed editrice a Polistena, pubblicando tra l’altro la rivista “Stella degli emigranti” diffusa in tutto il mondo. Inizialmente, la sede della casa editrice era il mio studio. E’ stato un percorso lungo e difficile, ma progressivamente sono riuscito ad espandermi e consolidare il mio impegno professionale. Una professione di grande interesse, ma anche di sacrificio, a cui ho dedicato la mia vita con passione e che viene portata avanti con altrettanto impegno da mio figlio Roberto. Finora, abbiamo pubblicato un migliaio di monografie in gran parte incentrate sulla Calabria.Ritengo che l’editore debba avere la capacità di prevedere le aspettative dei lettori, ma anche e soprattutto debba essere animato da sensibilità culturale, poiché deve essere anche custode della tradizione e responsabile, sul piano etico e sociale, delle idee che diffonde. Dunque, vi è nell’editoria una responsabilità sociale, ed è proprio per questo che le istituzioni dovrebbero sorreggerla e non considerarla mera attività di produzione come tante altre. Spesso, può accadere che l’esigenza economica e quella culturale non coincidano. In tal caso, se le ragioni culturali sono rilevanti, credo che l’editore debba avere il coraggio di rischiare. Una volta non esisteva la stampa digitale e i libri venivano realizzati in tipografia con tempi molto più lunghi e anche con maggiore attenzione. La velocizzazione della vita, nel tempo attuale, non consente più indugi e impieghi di tempi e professionalità come una volta, se non per casi eccezionali. La ragione economica non si concilia con i tempi; ed è per questo che ormai si notano anche su giornali dalla grande tradizione, errori nelle composizioni, dovuti all’insufficiente correzione delle bozze ed altro.  Cercare di immaginare il futuro non è facile. Sembra che l’ibook  debba espandersi, che le discipline scientifiche prendano il sopravvento sulle umanistiche. Io credo che una società priva di umanesimo non abbia futuro, credo che il libro di carta non morirà mai per molte ragioni, accompagnandosi con la lettura elettronica. Così avviene in un mondo che ci precede, quello americano.