Per offrire informazioni e servizi, questo portale utilizza cookie tecnici, analitici e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su qualunque altro link nella pagina o, comunque, proseguendo nella navigazione del portale si acconsente all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni sui cookie e su come eventualmente disabilitarli consultare l'informativa sulla Privacy.

Domenica, 20 Ottobre 2019

Milano abbraccia Lea Garofalo. Don Ciotti: “Siamo tutti calabresi…”

Piazza Cesare Beccaria a Milano sabato mattina gremita di fiori e di bandiere raffiguranti il  volto, divenuto e nella memoria collettiva  simbolo di coraggio e giustizia, di  Lea Garofalo: uccisa per mano mafiosa a Milano, il 24 novembre del 2009, Piazza Cesare Beccaria a Milano sabato mattina gremita di fiori e di bandiere raffiguranti il  volto, divenuto e nella memoria collettiva  simbolo di coraggio e giustizia, di  Lea Garofalo: uccisa per mano mafiosa a Milano, il 24 novembre del 2009, dal suo ex compagno Carlo Cosco, dopo essere stata rapita e seviziata.
Un destino crudele quello di Lea, che ha avuto la forza di ribellarsi al sistema malavitoso e che ha sacrificato la sua vita per amore di sua figlia Denise.
Non è stato un sacrificio vano quello della Garofalo. Non è lo stato per i tanti milanesi che, inun sabato mattina autunnale dal cielo grigio e dalla temperatura mite, accantonando le questioni domestiche e il tram tram quotidiano hanno partecipato  ai funerali laici chiesto  proprio dalla figlia di Lea Garafolo, Denise,  che ha chiesto al presidente di Libera don Luigi Ciotti  ed al sindaco di Milano Giuliano Pisapia di poter dire “ciao” alla sua mamma. Di poter regalare a quella donna così speciale il suo “atto di amore”.
Il “ciao” di Denise è un saluto che ha commosso tutti i presenti, un “ciao” arrivato da lontano, dalle casse degli altoparlanti poste in Piazza Beccaria. Un “ciao” segreto, perché Denise vive da anni sotto protezione e ha dovuto seguire la celebrazione nascosta dietro le finestre della palazzina comunale che ospita il comando della polizia locale.
Da quelle finestre, Denise non ha perso un attimo della celebrazione, ha sentito gli appelli di don Ciotti e Pisapia, ha ascoltano le canzoni preferite della mamma, così come le letture, definite dal presidente di Libera “dure, scomode e provocanti”. Ha osservato una piazza che dalle nove di mattina ha iniziato  lentamente riempirsi di persone, di autorità e di gonfaloni tra cui spiccava quello di Petilia Policastro, città natale della mamma rappresentata dal sindaco.
Don Ciotti, che con la sua associazione è stato da sempre al fianco della giovane Denise nel suo percorso giudiziario e umano, si è rivolto alla piazza per ricordare che Calabria in greco significa “far sorgere il bene” e che tutti siamo «figli di quella terra meravigliosa e amara che è la Calabria».
Il sindaco di Milano Giuliano Pisapia, visibilmente commosso, ha gettato lo sguardo oltre i palazzi della piazza milanese, una piazza «piena di coraggio che ci dona la speranza di un futuro migliore. Ad un sindaco  - ha detto Pisapia - capita di parlare in pubblico davanti a tante persone e parlare di diversi argomenti e di salutare le persone che ci hanno lasciato e ogni volta sento l’angoscia e il dolore e la volontà di riscatto di andare avanti. Per me, è una prova difficile, anche se questa piazza così piena d’impegno civile mi dà la forza di andare avanti».
L’impegno di Lea e di sua figlia Denise, ha spiegato  il primo cittadino milanese, andava condiviso con tutta la città di Milano ed è per questo “che  non ho esitato ad assecondare la richiesta della ragazza nell’organizzare, a quattro anni dalla morte, la commemorazione civile,quel funerale dignitoso che la Garofalo non ha mai avuto. E Milano ha risposto come sa fare il capoluogo meneghino nei momenti importanti, riempiendo la piazza con la sua pluralità migliore. Studenti, professionisti, gente comune, una Milano che non vuole lasciare sole due donne che hanno detto no al compromesso morale e ad una vita all’insegna dell’omertà. E’ evidente che il filo che hanno spezzato, con coraggio e forza queste due donne calabresi,  ha dato  frutti in tutta la cittadinanza, un simbolo  a tinte forti: i lineamenti di due donne diventano i confini di due terre, la Calabria e la Lombardia,  troppo spesso vivono di violenza e sopraffazione”.
E’ una piazza, quella di Milano,  che chiede perdono e lo fa attraverso le parole di don Ciotti: «Abbiamo cercato di accompagnarti Lea, ma non siamo stati capaci di salvarti dalla violenza, ti chiediamo perdono. Non siamo riusciti a salvarla”, ha urlato con dolore il presidente di Libera che rivolgendosi  alla figlia Denise ha detto: “Le sue ossa sono state bruciate, ma,  te lo dico ancora una volta Denise, in realtà oggi la tua mamma è ancora viva e non è morta. La memoria ci sfida tutti all’impegno, ci commuove e ci fa muovere, qui insieme per sentirci vivi, per costruire vita, perché la morte sia sconfitta, ma per far vincere la vita c’è bisogno che si ascolti il morso dell’impegno. Ricordiamo che le mafie, le corruzioni, le varie forme d’illegalità si nutrono di omissioni, di coscienze piene accomodate, indifferenti, voi, insegnate che il male non è solo di chi lo compie, ma anche di non lo vede, non lo sente e non lo fa”.
Don Ciotti ha poi puntato il dito verso le istituzioni presenti in piazza:« vedo deputati e senatori qua in Piazza. Datevi da fare, perché il decreto sulla corruzione passi in fretta, perché altrimenti noi tradiamo la nostra Lea e tutti gli altri. Perché la corruzione fa da viatico a tutti i giochi criminali. E’ giusto esserci - ha detto don Ciotti - così com’è giusto piangere, noi non temiamo di piangere - ha ricordato ancora e poi,  scorgendo con lo sguardo tra la folla il sindaco di Petilia Policastro ha detto: “Verremo sindaco Nicolazzi, verremmo io e il sindaco Pisapia, per stare al vostro fianco e per stare vicini a voi perché vogliamo dire che la Calabria è una terra stupenda e i calabresi sono persone stupende».
Tra le note di Rino Gaetano, Vasco Rossi, Franco Battiato, Antony & Jhonson e Vinicio Capossela arriva la benedizione. Un momento doloroso perché Lea non è viva e perché, come ha ricordato don Ciotti, «non c’è l’abbiamo fatta a salvarla». E l’appello forte e commuovente: “oggi diamo la benedizione a Lea, ora chiediamo la tua benedizione Lea, insegnaci a dire il bene, a fare il bene, e lo chiediamo a Lea con forza, benedici la nostra terra, la tua città, la tua Calabria, i nostri giovani, le associazioni, le persone che cambiano, benedici tutti, benedici tua figlia, che noi te l’abbiamo promesso che non la lasceremo mai e mai sola».
Le parole di Denise hanno chiuso la manifestazione, dal telefono ha salutato la mamma con la voce rotta dal pianto: «Per me é un giorno triste, ma la forza me l'hai data tu. Se è successo tutto questo è stato solo per il mio bene, e non smetterò mai di ringraziarti. Ciao mamma».
La bara, contenente i pochi resti di Lea, arsa con efferatezza in un bidone metallico, è stata presa in spalla da don Ciotti, dal sindaco Pisapia, da Nando Dalla Chiesa e dal direttore de La Stampa Mario Calabresi e sotto una pioggia di applausi e bandiere di Libera ha lasciato Piazza Beccaria. Infine l’intitolazione a Lea Garofalo dei giardini di Via Montello, dove aveva sede il quartier generale della ’ndrangheta e da dove partì l’ordine di ucciderla. Anche qui, ampia e vasta la partecipazione, in una giornata importante per Milano che, come ha ricordato Pisapia, è «una città dove la mafia non troverà più cittadinanza». Anche per la lezione di vita che Lea e sua figlia Denise hanno impartito a tutti noi, la Calabria che verrà dovrà essere figlia del loro coraggio e del loro amore per la vita.