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Martedì, 15 Ottobre 2019

Alfano a Reggio: “Sconfiggere la mafia per rilanciare il Sud. Serve una rivolta culturale…”

Politica e magistratura a confronto sulle criminal economies e i metodi più efficaci per impedire le infiltrazioni della malavita nei circuiti legali della società e colpire i patrimoni dei clan. Un approccio metodologico nuovo è quello che è stato proposto Politica e magistratura a confronto sulle criminal economies e i metodi più efficaci per impedire le infiltrazioni della malavita nei circuiti legali della società e colpire i patrimoni dei clan. Un approccio metodologico nuovo è quello che è stato proposto dalla prima del ciclo di conferenze sul tema che si è svolta all’auditorium Calipari di palazzo Campanella e si concluderà a dicembre prossimo, all’interno di un programma più vasto stilato di concerto con l’organizzazione delle Nazioni Unite e l'Agenzia contro il crimine organizzato e la droga (Unodc-Onu).

La rivolta culturale di Alfano e l’importanza delle parole

Cominciare dalle parole. Il ministro dell’Interno né è convinto. Del resto, come ha ricordato dal palco, è stato proprio lui a far scrivere per la prima volta la parola‘ndrangheta all’interno del codice penale. “Un atto non solo simbolico – ha ricordato l’ex Guardasigilli – ma volto a dare conferma anche scritta dell’esistenza e della pericolosità delle cosche calabresi”. Adesso Alfano, rivolgendosispecialmente ai giovani, li invita a recuperare il senso e la forza di parole che sono state “rubate e violentate dalla criminalità organizzata. “Penso a parole come amicizia, onore, famiglia, rispetto che hanno perso il loro significato originario. Per rendere efficace la lotta alle organizzazioni criminali -  ha specificato Alfano - serve una rivolta culturale. Che onore hanno uomini che rubano un pezzo di fatica di un commerciante chiedendo il pizzo o che uccidono un altro uomo. Le loro non sono famiglie ma consorzi criminali. Dobbiamo riprenderci il presente per costruire meglio il futuro e contrastare quindi le mafie. Ma se non ci ripigliamo il senso di quelle parole, il ladrocinio delle parole e del futuro da parte della criminalità continuerà a produrre danni”.

I 3 pilastri della strategia anti-clan e il rilancio del Sud

“Non esiste sviluppo per il Sud senza una lotta efficace alla criminalità organizzata”. Non ha dubbi il ministro dell’Interno che ha illustrato alla qualificata platea di giudici, prefetti e politici la strategia del governo. “Arresto dei latitanti, carcere duro per i mafiosi e confisca dei patrimoni dei clan. Questi sono i tre punti di una strategia di contrasto efficace. Dobbiamo sempre ricordare l’insegnamento di Giovanni Falcone che raccomandava sempre di seguire l’odore dei soldi per colpire le mafie”.
Uno degli strumenti principali per indebolire i clan è migliorare la procedura di confisca dei beni e del loro riutilizzo sociale. “La sfida – ha detto Alfano - è che dopo il sequestro e la confisca, le aziende e i beni sequestrati vengano restituite all’economia legale per dimostrare che la presenza dei boss al loro interno era un peso. Per ottenere ciò - ha aggiunto - dobbiamo avere manager che le sappiano amministrare. Per questo abbiamo costituito un albo di manager per la loro gestione”.
Da migliorare, infine, la cooperazione internazionale. “In Italia abbiamo la normativa più avanzata per il contrasto della criminalità organizzata – ha detto Alfano - ma lo sforzo è riuscire a firmare trattati e accordi internazionali per inseguire il criminale dove va ad operare. Servono un’intelligence internazionale e rapporti con i Paesi esteri per uno scambio continuo di informazioni. Scambio che è fondamentale”.

Antenna sulle Economie Criminali a Reggio Calabria

La proposta è stata formulata dal governatore Scopelliti nel corso del suo intervento introduttivo. “Questo ciclo di conferenze che inizia oggi e si concluderà a dicembre prossimo è parte di un accordo più vasto con l'organizzazione delle Nazioni Unite e l'Agenzia contro il crimine organizzato e la droga per l’istituzione a Reggio Calabria di una Antenna sulle Economie Criminali, ossia una struttura di analisi e ricerca finalizzata a proporre ai Governi internazionali nuovi strumenti normativi di contrasto alla criminalità organizzata. L’obiettivo del ciclo di conferenze che abbiamo promosso - ha detto ancora Scopelliti - è trovare soluzioni per convertire il circolo vizioso dell'economia mafiosa in risorse positive per il territorio, con investimenti in lavoro, infrastrutture e sicurezza sociale, riutilizzando proficuamente i beni sequestrati e confiscati alla criminalità mafiosa. E' fuori di dubbio che la Calabria, anche in ragione della sua posizione geografica, diviene il centro di oscuri interessi di ben più ampia portata che la vede coinvolta non solo nelle ormai tradizionali forme di economia criminale, ma anche nelle nuove mutazioni che si registrano nel bacino del Mediterraneo legate, ad esempio, al traffico degli sbarchi clandestini, agevolato dal fatto che ad oggi il Sud Italia risulta la principale porta d'accesso dell'immigrazione clandestina proveniente dai Paesi dell'Africa e del Medio Oriente devastati dalle guerre interne o dal fallimento delle primavere arabe”.

Il dibattito

La conferenza, coordinata dalla giornalista della Rai Anna Maria Terremoto, si è avvalsa del contributo di relatori di altissimo livello. Il presidente del Consiglio regionale, Francesco Talarico, ha ringraziato lo Stato “per lo straordinario impegno contro il crimine organizzato. La politica - ha detto - deve trovare tutte le forme di sostegno necessario affinché siano sempre più incisive le forme di contrasto e attivi tutti i filtri necessari per evitare le infiltrazioni”. L’arcivescovo di Reggio Calabria, Giuseppe Fiorini Morosini, ha chiesto che “sia salvaguardata la buona impresa locale che rimane determinante per l'economia del territorio”. Offrono beni e servizi di qualità a prezzi bassi fino ad impossessarsi di fette di mercato ragguardevoli e fagocitare le imprese sane in difficoltà”. Il procuratore generale di Reggio Calabria, Salvatore Di Landro, ha più volte evidenziato la necessità di creare occupazione per i giovani. “Se vogliamo combattere la criminalità - ha detto - serve creare occupazione per le giovani generazioni”. Il procuratore generale di Catanzaro, Santi Consolo, da parte sua, ha rilevato come “il sequestro preventivo sia strumento essenziale per impedire le strategie economiche criminali. Su circa undicimila beni confiscati solo cinquemila sono stati utilizzati ed affidati alle amministrazioni territoriali dello Stato. I beni confiscati si possono anche vendere e se i fiduciari o i parenti dei mafiosi li ricomprano si possono ulteriormente sequestrare”. Il Procuratore della Repubblica di Catanzaro, Vincenzo Lombardo, nel suo intervento, ha reclamato il rafforzamento degli organici del suo ufficio, “che può contare solo su 12 magistrati, che hanno in carico anche i territori di Cosenza, Vibo Valentia e Crotone. E' giusto coordinare - ha detto Lombardo - il livello transnazionale, ma guardiamo a cosa è stato fatto in Calabria e a cosa c'è ancora da fare. Qui è sempre più difficile fare impresa perché la ditta mafiosa si offre a costi irrisori rispetto a quella legale”.

La proposta di Caruso, direttore dell’Agenzia nazionale per i beni confiscati: un modello europeo unico di confisca.

Lucidissimo l’intervento del prefetto Giuseppe Caruso. “La ‘ndrangheta ha ormai acquisito la leadership tra le organizzazioni criminali. Ciò è avvenuto grazie alla sua forza economica ottenuta grazie al traffico degli stupefacenti. Adesso le cosche stanno tentando di infiltrare i tessuti economici legali della società con metodi da imprenditori”.
Davanti a questo quadro, per rendere impermeabili alle infiltrazioni i tessuti legali della società, secondo Caruso occorre maggiore cooperazione e dialogo tra i Paesi europei. “Bisogna unificare i diritti dei vari Paesi in materia di confisca dei beni attraverso direttive europee che sappiano armonizzare le varie legislazioni. Si deve arrivare ad un modello europeo di confisca che garantisca il reciproco riconoscimento della confisca avvenuta e sappia accorciare i tempi del riutilizzo dei beni per fini sociali”.