Per offrire informazioni e servizi, questo portale utilizza cookie tecnici, analitici e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su qualunque altro link nella pagina o, comunque, proseguendo nella navigazione del portale si acconsente all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni sui cookie e su come eventualmente disabilitarli consultare l'informativa sulla Privacy.

Sabato, 29 Febbraio 2020

Africa, Brasile e Mediterraneo unite dai “Tamburi del Sud”

Luca Scorziello si racconta e dice: “il concerto dei Tamburi del Sud è una festa”. Un’orchestra di percussioni e voce. Un contenitore di energia positiva. È la formazione di ventitré musicisti di altissimo livello che vengono dalla Calabria, dalla Sicilia Luca Scorziello si racconta e dice: “il concerto dei Tamburi del Sud è una festa”. Un’orchestra di percussioni e voce. Un contenitore di energia positiva. È la formazione di ventitré musicisti di altissimo livello che vengono dalla Calabria, dalla Sicilia e dalla Puglia e quando salgono sul palco diventano una cosa sola, capace di scatenare la passione incontenibile per la musica.

Luca Scorziello


Per la musica del Sud del mondo. Con i Tamburi del Sud suona i ritmo dell’Africa, del Brasile del Mediterraneo. Suona la contaminazione tra la tradizione e l’innovazione. Suona il ritmo tribale e la batteria moderna. Suona la voglia di fare festa. E di trasmettere con la musica la forza di un Sud che ha un unico linguaggio e infinite emozioni. I Tamburi del Sud nascono nel ‘98 nella mente dei suoi due ideatori. Ma sarà solo a maggio di quest’anno che il gruppo inizierà il suo viaggio. Condotto dal direttore artistico Lo incontriamo durante le prove del grande concerto di chiusura di Battericka, il più grosso meeting europeo di batteria e percussioni. Un grande evento che arriva a pochi mesi dall’esordio.

Come nascono i Tamburi del Sud?

Da un’idea che avevo tantissimo tempo. E che mi frullava nella testa quando ero Giappone, parecchi anni fa, perché lì c’erano formazioni di percussionisti molto belle e coinvolgenti. Nel ’98, insieme al mio grande amico Paolo Sofia, cantante dei Quartaumentata, abbiamo fatto un viaggio di studio e lavoro a Cuba e lì lui mi disse che dovevamo creare un gruppo insieme. Ce lo siamo ripromesso in quell’occasione ed abbiamo salvato questo progetto in un file. L’anno scorso ci siamo seduti e ci siamo detti: ma quella cosa che avevamo pensato perché non la facciamo? Era arrivato il momento. Io avevo già scritto delle ritmiche e degli arrangiamenti ed abbiamo iniziato a fare i provini per batteristi e percussionisti. Paolo conosceva Santo Frascati che all’istante ha sposato la nostra idea ed ha accettato di diventare il nostro produttore esecutivo. Il giorno dopo è iniziato il viaggio dei Tamburi del Sud. Un progetto di percussioni e voce.

Chi sono i Tamburi del Sud?

Ventitré percussionisti bravissimi. È un’orchestra di professionisti di grande talento che vengono dalla Calabria, dalla Sicilia e dalla Puglia. Ma il termine Sud si riferisce al Sud del mondo. Ci sono delle influenze dell’Africa, del Brasile, di Cuba e molte ritmiche del Mediterraneo. La formula dell’orchestra è quella di miscelare i ritmi in modo sapiente, così che ogni ritmica sia come un ingrediente che riesca ad esaltare il sapore della ricetta completa. Ogni singolo timbro cubano, per esempio, già di per sé sprigiona un’energia incredibile, ma mescolato alla tarantella o ad altri ritmi raggiunge dei livelli straordinari. Questa è la forza della musica.

La contaminazione.

Si, ma è una contaminazione frutto di uno studio ed una ricerca particolare. Per esempio abbiamo aggiunto due strumenti armonici. Il basso e la cornamusa. Anche la cornamusa abbinata ad alcune ritmiche crea un’esplosione. Se voglio esaltare un momento cubano evidenzio la ritmica cubana, se voglio esaltare un ritmo mediterraneo faccio lo stesso. Dirigo l’orchestra come un dee jay.

Possiamo interpretare I tamburi del Sud come un manifesto culturale del Sud?

La prima cosa che mi arriva ed è il senso che io dò all’orchestra: un contenitore di energia positiva. Il concerto dei Tamburi del Sud è una festa. Dobbiamo imparare a fare come gli africani. Quando si va ad assistere ad un concerto in Africa si va a una festa. Il pubblico non sta lì a criticare, a pesare l’errore. Va divertirsi, a ballare, a cantare, ad evadere. Ed in questo momento di confusione, di caos della nostra vita, abbiamo bisogno di questa energia positiva.

Parlavi del Sud del mondo. Ma l’idea, la direzione artistica e la produzione esecutiva è calabrese. Quale è il peso della Calabria in questo progetto?

Pensando a questo mi è venuta la pelle d’oca. Questi ragazzi hanno lo sguardo che avevo io quando ho iniziato. Lo sguardo del desiderio di arrivare a farsi sentire. A fare sentire la propria musica. Quando io ho iniziato c’erano delle difficoltà enormi. Non c’era you tube, internet. Non c’erano queste possibilità. Era difficile. All’epoca non c’erano percussionisti né qui né in Sicilia. Io invece volevo fare questo di mestiere. Volevo lavorare e vivere di musica. Ma ho dovuto vivere per sedici anni a Roma, che è comunque una citta bellissima, ma adesso avevo bisogno di rientrare. Quando ho lasciato Roma mi sono ripromesso che sarei tornato con un progetto tutto mio. E non è passato molto tempo che questo desiderio si è realizzato. Il 6 ottobre I tamburi del Sud chiudono con un proprio concerto l’evento europeo più importante del genere, dove vengono a suonare i più grossi batteristi e percussionisti del mondo. E’ un festival che si chiama Batterika e si svolge proprio a Roma. Un risultato straordinario, considerato che siamo nati appena a maggio. E per me questo è un grande riscatto. Sono felice di far vedere quale è il senso della Calabria, che è una grande energia, fatta di gente che lavora, studia, suona e fa musica. E la musica è una cosa seria. Ed in Calabria c’è gente che fa musica in modo serio.

La tua vita è una storia di musica.

Il ritmo è stato sempre il mio compagno di vita. Ringrazio la musica, perché mi ha portato a crescere in fretta ed a comprendere presto il senso della vita. Ho dovuto lottare parecchio per ottenere ciò che desideravo. La mia famiglia non mi poteva permettere di andare a studiare in America. E questo mi è servito. Quando conquisti con il sudore ciò che desideri, poi riesci a provare grandi emozioni anche nelle piccole soddisfazioni. Cerco di non dimenticare mai come sono partito. Ho iniziato a Reggio con gli amici di sempre. Ero ragazzino ed andavo ad ascoltare i concerti di Ercole Cantello (fondatore e docente di batteria della Music Accademy di Reggio Calabria, ndr) e Tonino Labate. Erano gli amici che mi davano consigli su come fare ed oggi fanno parte dei Tamburi del Sud. Ho iniziato studiando con dei mezzi improponibili. Avevo difficoltà.

Ercole Cantello insieme ai Tamburi del Sud


Ma era quello che volevo. Volevo essere un professionista, partire in tournée, suonare in televisione. Poi a poco a poco ho intravisto la strada che dovevo percorrere, ho seguito i giusti consigli e sono andato a studiare a Roma. Ma non volevo trasferirmi definitivamente. A sedici anni mi sono iscritto a Il Timba, un centro di percussioni importantissimo a Roma. Facevo tre quattro lezioni a settimana. Ma non potevo e non volevo trasferirmi lì. E invece di fermarmi in albergo, dormivo sul treno di rientro per Reggio. Questo perché per fortuna non pagavo il biglietto! Sono figlio di ferroviere.

Chi sono stati i tuoi maestri?

A Roma Roberto Evangelisti e Paolo La Rosa, due grandi formatori. Ma poi sono andato via da Roma perché ho vinto una borsa di studio a Cuba, dove ho studiato con il più grande percussionista del mondo, il maestro Changuito. Lui comprese immediatamente il mio amore per la musica e il mio desiderio di divorare ogni più piccolo dettaglio per imparare. Così mi ha messo sotto, mi ha ospitato a casa sua, mi ha insegnato delle tecniche che aveva inventato. Mi ha distrutto. Per fortuna. Cuba mi ha dato tanta forza. Ma volevo pulirmi per alcuni aspetti musicali. Così sono andato in Brasile, dove ho avutol’opportunità di lavorare con il percussionista di Gaetano Veloso, Marcello Costa, che poi mi affidava dei lavori che non poteva seguire quando era in tournée. In Brasile ho avuto un grande successo, perché ero considerato un percussionista pop. Quando sono rientrato in Italia pensavo di fermarmi poco e poi ripartire per il Brasile. Ma poi ho iniziato a lavorare con cantanti italiani come Claudio Baglioni, sono entrato a far parte dell’Orchestra della Rai, ho incominciato a lavorare per trasmissioni televisive, per il Concerto di Natale in Vaticano, insomma in Italia stavo facendo delle cose molto cose molto belle. E così non sono riuscito a tornare in Brasile.

E ti è dispiaciuto?

No, perché poi ho iniziato a girare il mondo con le tournée. Ed in Italia faccio delle cose che mi piacciono molto. Come con Alex Britti. Abbiamo fatto quattro dischi. Alex è un puro sangue con cui ho un rapporto bellissimo. Quest’anno non sono partito con lui in tournée perché volevo concentrarmi su I Tamburi del sud. Ci siamo presi una pausa. E’ giusto. Anzi lui è contento. Un mese fa mi ha chiamato e mi ha detto che è un progetto bellissimo. Viene a Roma al concerto.

E magari potreste fare delle cose insieme. Siete aperti alle collaborazioni?

Assolutamente. Essendo nati da poco non potevamo pensare di fare dei concerti importanti da soli. Quindi abbiamo fatto delle performances con Mimmo Cavallaro, con i Quartaumentata, con Antonella Ruggiero. Lei che è la cantante femminile tra le più interessanti del panorama italiano  ha apprezzato molto la nostra collaborazione. Mi ha anche scritto una mail di ringraziamento. Abbiamo iniziato da poco ed abbiamo già lavorato tantissimo.

Trasmetti grande entusiasmo su questo progetto. È sorprendente da un professionista che ha così tanta esperienza.

Si perché i ragazzi sono talentuosissimi e molto preparati. Mi sento appoggiato da musicisti di grande spessore. Capiscono al volo, li ho selezionati apposta per questo motivo. È come se portassimo avanti una bandiera nostra è importante non sbagliare. Ho avuto delle soddisfazioni nella mia vita bellissime, sono felicissimo, ma la profonda verità è che in questo progetto ad ogni concerto provo una sensazione bellissima che non ho mai provato. Forse perché era un progetto che covavo da tempo.

Avevi bisogno di costruire una tua identità personale e professionale prima di approdare ad un progetto collettivo che, forse, arriva al momento giusto?

Si anche nel momento in cui si sono mosse alcune cose, anche grazie al lavoro fatto in Calabria da persone come Mimmo Cavallaro e Mimmo Martino dei Mattanza che hanno diffuso la cultura della musica popolare. Per non parlare di Otello Profazio che si è ostinato con la musica popolare quando il business era con il twist. La tarantella tempo fa era improponibile, non si doveva fare, era anche segreto per certe cose. Ora invece vive un omento di grande attenzione. È stato fondamentale quello che ha fatto la Puglia. Lì la pizzica, la tradizione, i festival hanno prodotto un flusso turistico enorme. L’ondata è arrivata in Calabria, arriverà anche in Sicilia. I nostri politici devono comprendere che la musica è come il turismo. E’ un’industria pazzesca. La gente si sposta perché vuole sentire quella musica. Si crea un meccanismo incredibile. Bisogna però capire che anche la tarantella si deve contaminare. Si deve mescolare. La tradizione si, ma con delle finestre aperte al mondo.

Ci puoi dare un’anticipazione sui vostri programmi?

Si sta lavorando tantissimo. Abbiamo l’attenzione di parecchie persone anche nell’ambito organizzativo e produttivo. Ci sono parecchie cose positive in ballo che però non posso ancora rivelare.

Nel tuo futuro vedi Luca Scorziello o Tamburi del Sud?

Luca e I Tamburi del Sud sono una cosa sola. Io continuo a seguire anche altri progetti. Insegno nella Music Accademy di Reggio, ho il progetto SolDeMar di latin pop, faccio parte dell’Orchestra della Rai e sono impegnato con il programma Tale e Quale di Carlo Conti. E poi quando torno a casa trovo la mia famiglia e I Tamburi del Sud.

Risponde il produttore esecutivo Santo Frascati

Ha abbracciato il mondo della musica con l’acquisizione di due local radio ed oggi è alla sua prima volta come produttore musicale. Una nuova sfida imprenditoriale?

Il coinvolgimento è nato per caso. Anche se poi per caso non nasce niente. Conoscevo la voce del gruppo, Paolo Sofia. Tramite lui ho conosciuto Luca e poi gli altri musicisti. C’è stato un connubio di visioni. Artistica, la loro. Imprenditoriale, la mia. Nel rispetto reciproco dei ruoli. Ci ho creduto perché sono un visionario, ma di buon senso. Perché ci sono tutti i presupposti perché questo progetto abbia successo sia in ambito nazionale che internazionale. Niente meglio dei Tamburi può rappresentare la cultura del Sud del mondo. Anche se il mio è un più un investimento per gioco che per business puro.

In che senso  “un investimento per gioco”?

Sono un ex musicista. Mi piace la musica. Da ragazzino avevo un gruppo musicale. Suonavo la batteria ma per fare una cortesia al mio compagno, che non ne voleva sapere di suonare la tastiera, ho rinunciato alla batteria per dare spazio a lui.

Il riscatto del musicista.

Forse. Questa cosa mi ha appassionato prima come ex musicista e poi anche come imprenditore. Ho abbracciato questa nuova idea sia perché credo che sia importante evolversi e scommettere su nuovi progetti per crescere. Ma anche perché sono innamorato del mio lavoro ed ho bisogno sempre creare nuove cose.

È presto per tracciare un bilancio. Le impressioni di questo esordio e quali le strade da percorrere dopo il grande evento di Roma?

Sono molto soddisfatto del percorso fatto fino ad ora. La partecipazione a Battericka è importantissima. I Tamburi sono nati solo a maggio ed a giugno erano già sul palco. L’estate li ha visti protagonisti. Hanno riscosso successo in ogni piazza. Merito della bravura tecnica e della filosofia: sprigionare sul palco non solo musica ma anche spettacolo. Luca in questo è bravissimo perché nonè solo musicista ma direttore d’orchestra. Dirige magistralmente un gruppo di professionisti che ha sposato in pieno il senso dei Tamburi e che ha accettato il proprio ruolo. Che richiede di dover dare spazio agli altri. I componenti dei Tamburi hanno dimostrato grandi doti umane e personali, non solo musicali. Ciò che mi entusiasma è che è un gruppo polivalente dal punto di vista artistico. Nel senso che è capace di produrre sul palco diversi tipi di musica. Questa peculiarità del gruppo è straordinaria e lo rende così versatile da proporre uno spettacolo che si può rinnovare ogni giorno, non ancorato ad un genere. I Tamburi hanno la cultura musicale e la capacità tecnica per adattare il repertorio a secondo del luogo dell’esibizione e dell’esigenza. Il nostro sogno è fare qualcosa con Jovanotti. La sua musicalità è quella che si sposa meglio con il nostro ritmo.

Avete provato a fare una proposta di collaborazione a Jovanotti?

Ni. Lui sa, tramite Paolo Sofia, che siamo interessati. Non abbiamo fatto una proposta ufficiale. E’ ancora presto, ci dobbiamo preparare meglio per essere più credibili. Dobbiamo conservare quella forma di intelligenza che si chiama umiltà.

www.tamburidelsud.it

Il chi è Luca Scorziello

Luca Scorziello


Percussionista e arrangiatore ritmico. Nato a Reggio Calabria, inizia la carriera musicale all’età di soli dodici anni, suonando la batteria in formazioni che propongono repertori di musica leggera, italiana e internazionale. 1995/96 – inizia l’amore per le percussioni ed entra a far parte del gruppo etno-musicale Kalavria, con il quale giunge alla finalissima delle selezioni nazionali di “Una voce per Sanremo”. Inoltre debutto in teatro, al “Vittorio Emanuele” di Messina, nel “Brutus”, per la regia di Ninni Bruschetta e con lo stesso cast farà tappa nei più importanti teatri italiani con lo spettacolo “Giulio Cesare”, ottenendo fin da subito larghi consensi dalla critica nazionale; 1997 - Diviene leader del gruppo di impronta brasiliana Masquenada, con il quale incide un singolo; 1998 - collabora allo spettacolo musicale “Sogni di neve” di Cinzia Contempo con musiche di Caterina Pesti; 1999 – A Cuba, si perfeziona nelle tecniche Afro-cubane sotto la guida di Josè Louis Quintana Changuito, partecipando nel frattempo a vari seminari nazionali ed internazionali con percussionisti del calibro di Trilok Giurtu e Luis Conte, specializzandosi nella musica pop. Contemporaneamente, a Roma, svolge attività di turnista in studio di registrazione RCA, BMG, EMI, insegnando nel tempo stesso presso la scuola di musica CIAC, proponendo poi in giro sia in Italia che all’estero un clinic tour, a Reggio Calabria collabora con il Modern College of Music, dove tiene frequenti stages e seminari; 2000 - Giappone - ad Hiroshima, insieme alla cantante Angelica Sepe, in occasione dell’inaugurazione del tempio buddista Colle della Speranza, in seguito anche il Watussi tour con Edoardo Vianello; 2001 - Brasile - Rio de Janeiro - ci vive per quasi un anno e studia per perfezionare la sua tecnica con Marcelo Costa (Caetano Veloso) e Ramiro Mussotto (Daniela Mercury); 2002 - Taiwan - trionfale tournee con lesoprano Cecilia Gasdia e Barbara Buonaiuto, voce solista dell’Orchestra Italiana di Renzo Arbore. Collabora inoltre con l’orchestra dii Natale in Vaticano; 2003 - tour con Amedeo Minghi, grande fratello un anno dopo con la band di Agostino Penna e Domenico Severino; 2004 - Maurizio Costanzo Show e Natale in Vaticano. 2005 - Telethon , Uno mattina al fianco della cantante Angelica Sepe, Video Italia - Concerto in diretta con Edoardo Vianello,“Le parole sono altrove” , Tim tour Europa (Budapest) con Claudio Baglioni e Biagio Antonacci; 2006 - le sue percussioni accompagnano dal vivo il primo ballerino del teatro dell’opera di Roma, Gianni Rosaci, nello spettacolo teatrale “Mare Nostrum”, che dà il nome anche al disco che racchiude la colonna sonora di world music. Radio Rai “Brasil” - concerto in diretta con il Trio Bossa; 2007 - Partecipa nella serata conclusiva della importante manifestazione “Eurobassday” a Verona. Lo troviamo anche nel disco “Rimini Samba” del trio Os Morcegos, in “Chisti simu” del gruppo calabrese, nel lavoro del saxofonista Eric Daniel & Friends “Old sax, nu soul”, nel disco “Je t’aime” della cantante francese Eva Lopez, in “Psyché” del gruppo Phaleg, incide il cd/dvd live Mtv Unplugged di Alex Britti, tour teatrale con Loretta Goggi “Se stasera sono qui”, diretto dal maestro Federico Capranica; 2008/09 - tour teatrale e tour estivo con Alex Britti. "Ciak si Canta” varietà in sei puntate su Rai Uno diretto dal M° Sandro Comini; "I Raccomandati" varietà su Rai Uno condotto da Pupo, orchestra diretta dal M° Pinuccio Pirazzoli; "I Migliori anni" varietà su Rai Uno condotto da Carlo Conti, Orchestra Rai diretta dal M° Pinuccio Pirazzoli; 2010 - partecipazione nell'Orchestra Rai come percussionista al 60° Festival di Sanremo, ”I Migliori Anni" varietà su Rai Uno condotto da Carlo Conti, Orchestra Rai diretta dal M° Pinuccio Pirazzoli , tour estivo con Alex Britti .23. Vanta numerosissime e importanti collaborazioni musicali discografiche e live con gruppi e cantanti nazionali e internazionali. Oltre a quelli già citati ha collaborato con: i Tamburi Do Brasil, Rossana Casale, Dirotta su Cuba, Travatura, Eugenio Bennato, Quarta Aumentata, Cecilia Gasdia, Samingad, Solomon Burke, Toot’s Thileman, Gianni Morandi, Randy Crawford, Lionel Ritchie, Josh Groban, The Corrs, Dionne Warwick, Noa, Rumba De Mar, Alessandro Mannarino, Sergio Cammariere, Lauryn Hill, Pino Daniele, Tony Canto.