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Martedì, 15 Ottobre 2019

Dieci punti per scoprire “il vero Makarenko”. Viaggio a Mosca con in tasca un po’ di sabbia dello Ionio…

Nicola Siciliani de Cumis è il nuovo presidente dell’Associasione Internazionale “Makarenko”.  Uno dei massimi esperti dello scrittore ucraino nonché fondatore della pedagogia comunista, Siciliani de Cumis, ordinario di pedagogia generale alla “Sapienza”, calabrese “doc” (http://www.calabriaon web.it/2013/08/28/tra-carte-di-famiglia-e-makarenko-i-cattivi-consigli-di-nicola-siciliani-de-cumis/), di rientro da Mosca parla di Makarenko, ma anche della “sua” Calabria, di Corrado Alvaro a Mosca nel 1934 per “La Stampa”, Guido Puccio e Francesco Misiano.

Nicola Siciliani de Cumis


Dice: “A Mosca la Calabria per me è stata come un paio di occhiali per vedere meglio il mondo”.

Quanto previsto ad agosto, infine si è avverato. Lei è appena tornato dal viaggio a Mosca, dove è stato designato presidente dell’Associazione internazionale intitolata al fondatore della pedagogia sovietica, Anton Semënovi? Makarenko. Ci racconti il suo viaggio russo, la premiazione, l’accoglienza ricevuta.

?  Questo viaggio, in realtà,  era incominciato già da tempo, almeno dall’agosto scorso, in Calabria il professore trascorre le sue vacanze estive  a Sellìa Marina, ndr). Non mi dia dell’eccentrico,  ma  da un punto di vista bruzio-ucraino (dalle origini joniche con ascendente in  Makarenko), l’andare a Mosca è stato come se vi fossi giunto non  con un aereo di linea da Roma, ma via mare, partendo dalla Calabria, precisamente da Sellìa Marina, con una piccola barca, seguendo una rotta che non le saprei indicare. Del resto, mia moglie ed io siamo arrivati a Mosca con un fantastico ritardo, di notte, quando per dirla con Hegel “tutte le vacche sono nere” e non vedi le differenze. Ma, per fortuna, all’aeroporto  c’era gentilmente ad attenderci  con suo marito Žanna Trifonova (una mia laureata della “laurea a doppio titolo” in Italia e in Russia, con una tesi sul tema I “simboli” delPoema pedagogico” di Makarenko e la formazione dei “valori” in un campione significativo di giovani russi). Dunque:  rose rosse per Annamaria, auto spaziosa e ospitale, vettovaglie generose e discorsi incoraggianti. Ci hanno quindi accompagnato all’Hotel Element, nel centro di Mosca. Ottima sistemazione. Sonni di piombo.  Il giorno successivo, domenica 22 settembre, rimpatriata  di buon mattino con l’amico makarenkologo e interprete d’eccezionale bravura Emiliano Mettini. A metà mattinata, ci incontriamo con Tat’jana Korablëba, presidente uscente dell’Associazione Makarenkiana Internazionale e presidente entrante dell’Associazione Makarenkiana Russa. Capatina, quindi, alla Casa degli scrittori (Dom pisatel’),  dove Makarenko ha abitato negli ultimi due anni di vita, tra il 1938 e il 1939 (dal balcone al quarto piano, si affacciava a fumare e a guardare nervosamente il Kremlino).  La meta successiva,  i quadri della Galleria Tret’jakovskaja: non pochi  di soggetto marino, che mi hanno fatto variamente pensare al Mediterraneo d’inverno. E ho potuto rivedere l’interessantissimo Pan di Michail Vrubel’ (lo cita Makarenko nel Poema pedagogico, quando incontra la prima volta Kalina Ivanovi? Serdjuk).

Sulla Moskova, Nicola Siciliani de Cumis, sua moglie Annamaria e Tat'tjana Korableva, Presidente dell'Associazione Makarenkoana Russa


Ci dirigiamo poi, un po’ in metropolitana un po’ in taxi, verso la Moscova.  Dopo una breve sosta in un ristorantino georgiano, ci troviamo immersi nel salone  di un elegante naviglio, in compagnia di Korablëba e della… Calabria:  giacché Tat’jana (che mi fa con discrezione l’esame di maturità a suo successore per la presidenza dell’Associazione), a un certo punto, a dispetto dell’acqua grigio-giallo della Moskova e  del suggestivo contesto fluvial-metropolitano moscovita, si mette a giocherellare  sul cognome Korablëba  e su korabl’: un termine che in russo vuol dire nave e che, pronunziandosi karabl', evoca un po’ la parola Calabria...  È il suo modo di “fraternizzare” tra le divagazioni pomeridiane in una Mosca  festiva e le prefigurazioni di una settimana che si annuncia piena di cose da fare. Io le rispondo parlandole di John Dewey e di Corrado Alvaro, illustri viaggiatori a Mosca tra la fine degli anni Venti e i primi anni Trenta del secolo scorso; ma l’argomento si perde nella condivisione delle modifiche intervenute nel programma delle attività stabilite. Nessun cambiamento, tuttavia, per il lunedì, che comincerà infatti con il previsto omaggio collettivo alla tomba di Makarenko  nel Cimitero monumentale del Comune di Mosca. Raggiungeremo quindi al Museo Makarenko, che custodisce  e mantiene in bella mostra le edizioni delle opere makarenkiane  in numerose lingue del mondo, accanto a una notevole messe di foto, disegni, dipinti, stampe, giornali, riviste, dattiloscritti, manoscritti, lettere, cimeli: gli occhiali e la macchina da scrivere del pedagogo e scrittore ucraino, la macchina fotografica FED e la trapanatrice elettrica costruite dai ragazzi della colonia di rieducazione “Maksim Gor’kij”, nel momento più maturo della loro creatività pedagogica e imprenditoriale. A seguire, un intermezzo gastronomico-dialogico  attorno a una prima grande tavola riccamente imbandita; per trasferirci nel primissimo pomeriggio in un altro ambiente di lavoro. Qui abbiamo preso posto attorno  un secondo grande tavolo ovale dove, senza troppi preamboli, gli associati makarenkologi  di diversi paesi (ucraini e russi soprattutto), introdotti da Korablëva, hanno preso la parola per presentarsi  in termini autobiografici,  progettuali e organizzativi.

Nicola Siciliani de Cumis, con la prof. Valentina Maksakova, studiosa di Makarenko, l'interprete Valeria Krav?enko e la moglie Annamaria.


Il mio intervento  pre-conclusivo,  a ridosso degli interventi di quasi tutti (sarà Korablëva a concludere), ha finito così col risultare oggettivamente il modo forse migliore per sciogliere la riserva sulla Presidenza. Che comincia col prendere una forma ufficiale nell’adiacente grande sala (un po’ Aula Magna  un po’ palestra), allestita ad hoc con un enorme tavolo rettangolare per una cinquantina  di persone concordi nel conferirmi la Medaglia Makarenko “al valore pedagogico” (Za pedagogi?eskyiu doblest’). Io leggo quindi, con una certa solennità, queste parole di ringraziamento:
Autorevoli  Membri dell’Associazione Makarenkiana Internazionale, Vi ringrazio del grande onore che mi avete fatto nel conferirmi questa Medaglia Makarenko “al valore pedagogico”. Ve ne ringrazio personalmente e a nome dei miei studenti e collaboratori e degli studiosi, che hanno contribuito in Italia alla conoscenza e alla diffusione del Poema pedagogico come strumento di creatività individuale e collettiva, di costruzione di valori umani nuovi, di vera pace mondiale. La Medaglia Makarenko non premia soltanto un individuo, ma un collettivo makarenkiano (fatte salve le differenze da un tempo storico all’altro, da un luogo geografico all’altro). Premia la prospettiva, la qualità del progetto, la quantità dei programmi di tutti noi: premia quella che Makarenko definisce “la gioia del domani”. Ve ne ringrazio.
Seguono gli interventi di delegati makarenkologi di diversi paesi e con diversi ruoli nell’Associazione, sull’unico tema proposto a tutti da  Korablëva: “Perché Makarenko”.  Terminato il proprio dire,  ciascuno degli intervenuti,  mi consegna un dono personale o per conto di qualche altro, corredato da dediche e motivazioni: libri, DVD, foto, opere d’arte o di artigianato in legno, cartoline disegnate e colorate a mano, due monete coniate per i XXII Giochi olimpici invernali, che si svolgeranno in Russia, a So?i, dal 7 al 23 febbraio 2014… L’Associazione Makarenkiana Russa mi offre quindiuno straordinario concerto di piccole violiniste, accompagnate al pianoforte e dirette dalle loro maestre.

Foto relative a una delle lezioni del prof. Nicola Siciliani de Cumis, agli studenti dell'Università pedagogica e sociologica di Mosca, 26 settembre 2013.


Mi chiedono quindi di apporre la mia firma agli attestati di partecipazione alla serata delle musiciste e delle insegnanti. Firma, che risulta così essere il mio primo atto da presidente. Una sorpresa finale, con un preciso, importante e commuovente contenuto simbolico: su una base di prezioso legno di Russia, con impressi i nomi dei quattro precedenti presidenti dell’Associazione Makarenkiana Internazionale, si trova incastonata una macchina fotografica FED, perfettamente funzionante: proprio quella,  una di quelle prodotte industrialmente dai ragazzini abbandonati delle colonie dirette da Makarenko. La serata viene quindi conclusa da una cena della durata di tre ore, per una quarantina di persone, con  una quindicina di brindisi diretti a qualcuno, compreso l’assente Anton Semënovi?. Attentissimi, tutti,  al brindisi di ognuno, come se  riguardasse ciascuno alla stessa maniera che tutti. Pronti dunque, tutti e ciascuno, a restituire significativamente il messaggio.

  Ha partecipato con altri colleghi russi, ucraini e di altre nazioni a un congresso sull’infanzia di oggi nel mondo, e su quella in carcere in specie: qual è la condizione infantile oggi?

Al congresso di cui mi chiede, per la verità, ho finito col partecipare assai poco. Nonostante il denso programma a stampa, con il mio nome e il titolo dell’intervento da me predisposto in russo e fatto circolare in fotocopia, la sezione congressuale che mi riguardava mercoledì 24 non ha avuto luogo. Mi hanno tuttavia fatto anticipare l’attività di Master class a martedì 23; e mi per giovedì 26, nell’Università di Pedagogia e sociologia, mi hanno affidato una relazione sulla “fortuna” del  Poema pedagogico in Italia…   Non ho capito bene cosa sia successo, ma deve esserci stata una  “mozione d’ordine”, per aggiustamenti organizzativi dell’ultimo momento. Del resto, siamo rimasti pur sempre nel quadro delle celebrazioni per i 125° anniversario della nascita di Makarenko. E io non chiedevo altro che parlare di Makarenko in Italia.
Mi è solo dispiaciuto un po’ il fatto di non avere potuto collaborare ad un confronto tra  le due Facoltà di Medicina e Psicologia: tra quella cui ora appartengo e quest’altra moscovita ospitante. Poco male, perché ho cercato di colmare i vuoti nelle sedi ristrette e in alcuni momenti peripatetici e conviviali.

Francobollo commemorativo di A. S. Makarenko


D’altro canto, parlando di Makarenko e riferendomi al Poema pedagogico e alla nozione di “infanzia” che vi sta al centro, ho potuto evidenziare ugualmente quel che mi stava più a cuore: e cioè il rapporto tra la dimensione reale e quella metaforica di “bambino” e l’ipercomplessità del concetto di “cura”, relativizzando l’uno e l’altra in funzione delle nozioni vygotskiane di “storico-culturale” e di “contesto”. Proprio a questo livello d’indagine, ho tentato di sostenere la vitalità del nesso Vygotskij-Makarenko e di delinearne gli effetti educativi fino a noi. Un nesso quanto mai più vitale e assai più ricco di prospettive, crederei, della tendenziale fissità dei livelli di età nello sviluppo mentale e morale dei bambini “protocollati” da Piaget. Tanto è vero che lo stesso Piaget ha sentito il bisogno di aggiornare incessantemente le sue ipotesi di sistemazione teorica e di formalizzare gli affioranti  sotto-livelli di sviluppo.  D’altra parte, è un fatto incontestabile che le problematiche “evolutive” dei bambini e dei giovani siano oggi assai più complesse, più aperte e più imprevedibili che nel passato. Basti pensare all’assommarsi e al moltiplicarsi delle variabili culturali, nelle numerose e varie situazioni interculturali riscontrabili nel nostro mondo “grande e terribile” (diceva Gramsci); e all’incidenza formativa o, meglio, de-formativa dell’uso acritico delle tecnologie informatiche da parte dei più giovani. Non a caso, ai colleghi russi ho infatti presentato la recente ricerca di Franco Ferrarotti sul Popolo degli informatissimi frenetici idioti e li ho invitati a partecipare al dibattito da lui avviato su “La Critica Sociologica”, di cui “Calabria on web” si è occupata  nell’agosto scorso. Ho poi segnalato alcuni recenti articoli di Claudio Magris sul “Corriere della sera” (scaricabili da internet), sugli stessi temi e problemi (con specifico riferimento alla scuola,  alle tecnologie informatiche, alle dimensioni etiche, estetiche e poetiche dell’infanzia. Articoli degni di essere letti e discussi…
Abbiamo  tuttavia discorso dei concetti e delle pratiche delle più diverse situazioni di abbandono dell’infanzia, di problemi della crescita, di handicap sociali, di bambini e ragazzi in carcere, dell’infanzia dell’Uomo Nuovo cittadino del mondo. E ancora in tema di abbandono dell’infanzia, in Italia e Russia, non sono mancati gli argomenti, i problemi, gli spunti critici e autocritici, le nuove ipotesi per una riflessione comune.

La Casa degli scrittori a Mosca


Per continuare a dire delle ulteriori nozioni di infanzia; del quanto e del come  le prime età dell’uomo si siano oggi modificate, relativizzate, complicate; e del perché, proprio Makarenko e Vygotskij, siano oggi largamente più utilizzabili di altri pur illustri colleghi pedagoghi e psicologi, per le loro idee di “prospettiva”, di “individuale” e di “collettivo”, di “responsabilità” e di “corresponsabilità”, di “fini” e “mezzi”, di “stasi” e di “scoppio”, di “situazione storico-culturale” e di “contesto”, di “stile di pensiero e di azione” ecc.

<È stato anche relatore in un convegno su Makarenko; inoltre ha dato il suo contributo ad alcune attività di Master class, in fatto di abilità didattiche…

?  Sì, i due convegni universitari su Makarenko cui ho partecipato sono  stati delle occasioni d’incontro assai produttive di risultati in via di ipotesi nuovi. Momenti di riflessione individuale e collettiva, avvenuti sì in due università d’ispirazione makarenkiana, ma del tutto organici e funzionali alle visite conoscitive e incredibilmente interattive da me effettuate in alcune scuole makarenkiane. Al centro dei nostri discorsi il Poema pedagogico, imprescindibile punto di riferimento storico e metodologico…  Mi limito a dirle dell’attività di Master class, degli incontri congiunti con docenti universitari e di scuola media, con studenti medi e universitari. Incontri per me indimenticabili, che mi hanno fatto rivivere un po’ tutte le tappe della mia lunga carriera di insegnante: dagli anni del mio primo lavoro “a tempo indeterminato” nella scuoletta di Belcastro/Petronà nella Presila Catanzarese, ai tanti anni nell’Istituto Magistrale e nell’Istituto Tecnico di Catanzaro e nell’Università della Calabria.

? Il Master class, nell’ambito delle attività del Congresso dell’Università psicologico-pedagogica della Città di Mosca, che obiettivi s’è dato?

Ha voluto quindi dire questo anzitutto: che il processo educativo incomincia non dall’insegnamento (come comunemente si ritiene), ma dall’apprendimento (ho cercato di spiegarne i perché). Processo di apprendimento-insegnamento che, per esistere e crescere, ha bisogno di effettive competenze circa i contenuti disciplinari e interdisciplinari insegnati-appresi, di conoscenza non “intuitiva” ma tecnicamente funzionale al processo educativo della personalità  degli allievi, di  reale consapevolezza del sociale e dei suoi antidemocratici condizionamenti, di sensibile attenzione ai metodi.

Foto relative a una delle lezioni del prof. Nicola Siciliani de Cumis, agli studenti dell’Università pedagogica e sociologica di Mosca, 26 settembre 2013.


E dunque di “cura dell’altro”, nel senso dell’I care (come attenzione, preoccupazione, prendersi  cura),  proposto una volta da Martin Luther King e quindi riproposto da Don Milani; ma variamente presente anche in  Makarenko,  Montessori. Vigotskij,  Gramsci, Rodari, Lodi ecc.
     
Sarà presidente dell’associazione per alcuni anni. Quali sono i suoi progetti?

Glieli elenco, pur sapendo che, soprattutto per i primi tempi, dovrò navigare a vista; e quindi, conoscere puntualmente lo stato dell’arte dell’associazione, individuare e circoscrivere le criticità e procedere con una certa cautela, per graduare l’ipotetico da-farsi. Dunque:

  1. promuovere in tutti i modi possibili la conoscenza del “vero Makarenko”: per non attribuirgli pensieri, fatti e umori che non gli appartengono; per capire il senso profondo di tutta un’azione educativa e letteraria, che va attinta nella sua organicità;   attingendo il più possibile alla sua inconsumabile originalità e traducendone il valore nel presente, in prospettiva;

  2. divulgare i risultati dell’attinta autenticità makarenkiana per  consolidarla e mostrarla nelle dimensioni universali “altre” che le sono proprie (non è un ossimoro);

  3. costruire un modello di presidenza dell’associazione come esempio di impegno individuale e collegiale: capace di usare positivamente gli strumenti della creatività, della trasparenza, della pubblicità degli atti, della pubblicabilità dei risultati, sia in forma cartacea sia per le vie elettroniche;

  4. stabilire una rete di rapporti culturali e sociali, tale da identificare,  consolidare,  valorizzare al massimo le attuali disponibilità collaborative fin qui attivate nei diversi contesti (ucraino, russo, italiano anzitutto);

  5. ottenere in tempi relativamente brevi le necessarie informazioni sulla vita e la storia dell’Associazione: curricula degli associati, attività culturali trascorse e in corso, situazione finanziaria attuale, bilanci di previsione, prospettive economiche a breve, medio e lungo termine, possibili sponsor ecc.;

  6. consolidamento, mediante precise attività di studio e divulgative comuni, dei rapporti tra l’Associazione Makarenkiana Internazionale l’Associazione Makarenkiana Russa,  l’Assiciazione Makarenko Italiana, avendo d’occhio altre aggregazioni makarenkiane;

  7. connessioni tra i portali web delle varie Associazioni Makarenkiane  e ipotesi di “verticalizzazione” dei siti internet, nazionali e internazionali di quanti direttamente e/o indirettamente sono o potrebbero essere interessati a Makarenko e alla sua opera;

  8. ristabilire i rapporti, nella chiave internazionale dell’Associazione, con i makarenkologi del “Makarenko referat” (Università di Marburgo) e con il prof. Göts Hillig, gia presidente dell’Associazione Makarenkiana Internazionale e massimo studioso di Makarenko, curatore con altri di una memorabile edizione bilingue (tedesca e russa) delle opere di Makarenko; e, in via prioritaria, con Svetlana Nevskaja, curatrice, tra l’altro, dell’edizione moscovita 2003 del Poema pedagogico, che sta alla base dell’edizione italiana del Poema (2009), pubblicata dall’editrice l’albatros e da quest’anno   in rete nella sezione Makarenko  del portale della “Sapienza” www.archividifamiglia.it

  9. stabilire rapporti tra l’Associazione Makarenkiana Internazionale e  coloro che in Italia, in Europa, in Russia e Ucraina in specie, e nel resto del mondo,  riconoscano la peculiarità positiva della direzione appena ipotizzata e descritta. Tanto per fare qualche esempio, sulla base delle informazioni  avute e dei contatti avviati nel corso del mio viaggio a Mosca, risulteranno quanto mai essenziali i rapporti con i curatori  delle opere nella lingua originale di Makarenko, Vygotskij, Gor’kij, con gli studiosi del Museo Makarenko  di Mosca, con le scuole che portano il nome di Makarenko in Russia e nel mondo.

  10.  Preparare, attivandosi fin d’ora,  un convegno in Italia (per la primavera del 2014) e un convegno in Ucraina o in Russia (per l’autunno del 2014), per fare un primo bilancio di un anno di attività makarenkiane internazionali.


 ? So che ha portato con sé la Calabria, in che senso e quali relazioni ci possono essere fra Makarenko e la Calabria?

Anton Semenovy? Makarenko


Alla vigilia del mio viaggio, una delle laureate russe nella Laurea “a doppio titolo” in Pedagogia e scienze dell’educazione e della formazione,  ha voluto regalarmi un bell’album di pagine tutte bianche, da  scriverci su, affinché io lo adoperassi in qualche modo a Mosca… Come può vedere, ho qui con me quell’album, zeppo zeppo di appunti.  Per rispondere alla sua domanda, mi permetta  di leggerle qualche passaggio relativo alla Calabria:

Roma, 21 settembre. Si parte da Fiumicino, con circa due ore di ritardo. Decollo alla ore 15,30. Guardo giù. Fiumicino, il mare. Ripenso al mare di Sellìa Marina. Alla Calabria. Ai miei amici di là. Prendiamo quota. Mare, mare. Case, case sempre più piccole. Cielo, cielo sempre più grande. Nuvole, cielo, mare, cielo, nuvole. In dirittura di… volo. Per Mosca, quattro ore a partire da adesso, più due ore per l’arrivo […]. Mosca, 22 settembre.  Ripenso al Poema pedagogico e a Davide Sommario che lo sta studiando per la laurea, da un punto di vista  (scientifico e didattico) “calabrese”. E mi viene da collegare l’attenzione riservata da miei due laureati, Vittorio Carvelli e da Noemi Spagnuolo, allo stesso romanzo makarenkiano, dal punto di vista dei poemi omerici e dell’Eneide virgiliana. Ragiono sui numerosi significati del termine  “poema” e li collego a quanto scrive  Giovanni Pascoli nelle lettere  a Luigi Siciliani, intanto su Ulisse, la Magna Grecia, la Calabria. […] 23 settembre. Passeggiando nel freddo delle due vie Arbat (la vecchia e la nuova),  mi viene da pensare che la Calabria sia per me come un paio di occhiali con cui vedere meglio il mondo; e che  in questo soggiorno moscovita, è come se fossi contaminato  dalla nota curiosità dei giornalisti calabresi del secolo scorso nella Russia Sovietica: quella di un Corrado Alvaro inviato della “Stampa”, tra la primavera e l’estate del 1934; quell’altra, di quattro anni precedente, “al centro della macchina sovietica”, del giornalista calabrese Guido Puccio; e quell’altra ancora, fruttuosissima anche con riferimento alle idee di Makarenko e del Poema pedagogico, del produttore cinematografico ]calabrese Francesco Misiano, che alla fine degli anni Venti si trova a Mosca, presso la Molfil’m, ed ha a che fare proprio con Nikolaj Ekk, regista del celebre film  Verso la vita e, magari, con il giovane colonista  makarenkiano fuggito dal gruppo per fare l’attore (lo racconta Makarenko stesso in La marcia dell’anno ‘30. […] 24 settembre. Nuovo tuffo, dalla cronaca alla storia, nella chiave russo-calabrese. Umberto Zanotti Bianco, “Il martirio della scuola in Calabria”, la Russia, e l’Ucraina di Makarenko. Un “nodo” assai  interessante da svolgere. Nello stesso 1922, durante la carestia, succedeva invatti, contemporaneamente, che Zanotti Bianco, mentre lavora alla celebre inchiesta sulla scuola in Calabria,  offre il suo contributo al Comitato Italiano di Soccorso per i Bambini Russi. Makarenko, in Ucraina, fa praticamente cose analoghe,  portando  avanti  in tempi terribili di crisi economica,  le sue attività educative avviate all’inizio degli anni Venti. […] 25 settembre. Mi viene da pensare che tutto l’imponente edificio di idee e di fatti costruito da Giovanni Mastroianni  (i suoi studi, il suo insegnamento), dal momento del suo ritorno dalla guerra, ferito in Russia, abbiano avuto e abbiano a che fare con la mia attuale situazione moscovita. Ripercorro con la mente le rispettive bibliografie e esperienze culturali, ripenso agli intrecci di “meridionalismo” e “slavismo” che ho ricavato dalla lezione del Professore fin dai tempi del liceo e ne deduco molte cose  […]. 26 settembre. L’esperienza del “P. Galluppi” di Catanzaro. Le mostre e i musei sulle tradizioni culturali delle singole scuole, allestiti nelle due istituzioni scolastiche makarenkiane di Mosca da me visitate in questi giorni, mi fanno ripensare a quell’altra mostra catanzarese diventata ormai documento da museo, messa in piedi dal prof. Achille Rossi e dai suoi studenti di ginnasio giusto dieci anni fa al “Galluppi”. Se ne avessi la possibilità (cioè gli interlocutori giusti), mi piacerebbe redigere un bel progetto europeo per la Regione Calabria, la Sapienza Università di Roma, l’Associazione Makarenkiana Internazionale (con altri partner),  per allestire un museo della didattica con sedi a Catanzaro, a Roma e a Mosca. Un museo, che raccolga, non solo a futura memoria ma anche operativamente parlando, gli “atti” di una pratica dell’apprendimento e dell’insegnamento mondialmente all’avanguardia nei contenuti e nelle forme. 27 settembre. Nuovamente su un aereo russo, di ritorno in Italia […]. C’è stata una domanda ricorrente, in questo viaggio a Mosca, che è rimasta in cima ai miei pensieri ora che il viaggio volge alla fine. Me la hanno rivolta in tanti: perché Makarenko? Quali le ragioni dell’insistenza a leggere, tradurre, studiare il Poema pedagogico? C’è un motivo particolare per rileggere di nuovo, il prossimo anno accademico, il romanzo makarenkiano?

?   Che risposta ha dato?

Mai la stessa risposta […]. Il fatto di non ripetersi nelle risposte, però, nasconde la pura e semplice verità, che di risposte ce ne è un’altra ancora: Calabria, la Calabria. Non credo di esagerare, se dico che la lettura del Poema pedagogico, cominciata nell’agosto del 1992 a Rivachiara di Sellìa Marina, s’è portata sempre appresso un po’ di sabbia dello Jonio. Da ventun’anni mi porto dentro la persuasione che, se Makarenko ha narrato nel suo romanzo la provincia ucraina degli anni dal 1920 al 1928, la mia lettura racconta in parallelo l’altra storia delle differenze e delle rassomiglianze (le “dissimiglianze delle rassomiglianze” di cui  parlava Francesco Acri)  di quella provincia ucraina con le mie provincie di sempre […]. Corrado Alvaro. Corrado Alvaro,  nelle cronache del suo viaggio in Russia, non nomina mai la Calabria (salvo che per il fatto che, a un certo punto, cita con altri Tommaso Campanella). Eppure, se si legge con attenzione, non c’è pagina di I maestri del diluvio,  che non riveli i pensieri calabresi segreti dell’europeo Alvaro. Basti pensare  alle descrizioni alvariane della natura, dei contadini, dei bambini, delle campagne, dell’eguale bisogno di pane e cultura, di certe figure di moscoviti o ucraini…  Proprio Alvaro, del resto,  cita con notevoli particolari il già ricordato Verso la vita di Ekk e ha parole molto simili a quelle adoperate da Dewey nel 1928 sui ragazzi vagabondi  “senza tutela” di Bolscevo: quel villaggio vagamente aspromontano o silano tra gli alberi  presso Mosca, che ospita una colonia modello di accoglienza e rieducazione. Parole di Alvaro, che ci consentono di collegare  oggettivamente il “mondo” aspromontiano alvariano e il “mondo” ucraino-russo  makarenkiano. Davvero un bell’argomento per (almeno) una tesi di laurea.