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Sabato, 21 Settembre 2019

“Onorevole sarà lei”. Conversazione tra un giornalista e un politico

Mimmo Talarico, consigliere regionale della Calabria, e Franco Dionesalvi, giornalista, discutono di politica a tutto tondo. Un confronto senza rete, che ha in sé il desiderio di focalizzare i punti dolenti della vexata quaestio, ma senza nulla concedere alla demagogia. Mimmo Talarico, consigliere regionale della Calabria, e Franco Dionesalvi, giornalista, discutono di politica a tutto tondo. Un confronto senza rete, che ha in sé il desiderio di focalizzare i punti dolenti della vexata quaestio, ma senza nulla concedere alla demagogia. Una conversazione politica “al tempo del disonore”, recita causticamente il sottotitolo. Perché la reputazione della “politica” oggi è ai minimi storici e dare del “politico” a qualcuno sembra, come scrive Dionesalvi nell’introduzione, “praticamente un insulto”. Ma la politica, dai tempi di Aristotele (l’uomo è un animale sociale)  non può essere considerata come una sfera separata dalla società, in cui si distinguono soltanto privilegi e ruberie. La  politica è l’unico strumento che le donne e  gli uomini hanno a disposizione per governarsi e per migliorare la società, per tutelare i più deboli, per affermare diritti e doveri; la politica, in ogni caso, per più versi rimane lo specchio della società . Distinguere il grano dal loglio, dunque,  questo uno degli obiettivi del pamphlet; e provare ad indicare delle vie d’uscita,  partendo dalla specificità del contesto politico ed istituzionale calabrese e dall’esperienza personale di Mimmo Talarico. C’è una prima  consapevolezza che emerge tra le pieghe del lavoro: lo scollamento che si è venuto a creare “tra chi abita il Palazzo e le emergenze del territorio e dei cittadini”, ma  alla condizione che sia altrettanto chiaro che  la soluzione non sono i nuovi populismi e le nuove tendenze demagogiche  affacciatesi  sulla scena politica sull’onda degli scandali che hanno interessato tanti consigli regionali e rappresentati istituzionali .
Lo dice chiaramente Mimmo Talarico: “E’ vero che negli ultimi tempi si sono moltiplicati i casi di comportamenti riprovevoli sul piano morale, che hanno gettato discredito sulla politica ed i partiti, ma è altrettanto vero che questo paese, con i suoi partiti di massa  nello spirito dell’art. 49 della Costituzione, ha dato l’opportunità a milioni di persone di essere protagoniste della vita politica del paese.” E conclude: “Ben vengano le spinte al cambiamento: tutto ciò che può servire a migliorare la qualità della politica e della sua rappresentanza ad ogni livello, ma guai ad imboccare strade pericolose, che possono portare soltanto al disfacimento delle istituzioni e del sistema democratico”. Un tema, questo, che si lega strettamente a quello sul professionismo in politica e sul rinnovamento della classe politica. Anche su questo punto Talarico non ha dubbi: “Nelle nuove ondate nuoviste, che la storia del nostro paese ciclicamente registra, il tema del rinnovamento della politica è spesso associato a quello del cambiamento degli uomini che la interpretano. Non è che questo difetti sempre di fondamento. Tuttavia, sarebbe sbagliato pensare che il solo cambiamento degli uomini, o il cosiddetto ricambio generazionale, renderebbe più effettivo il cambiamento dei contenuti.” E così, andando per certi versi controcorrente, ricorda: “La politica, come tutte le attività umane, richiede anche un certo livello di professionalità. Bisogna dirlo, senza infingimenti”. Su Italia dei Valori, partito con cui Mimmo Talarico  si è candidato alle elezioni regionali del 2010, l’autore dice: “Di Pietro ha avuto per una certa fase una straordinaria capacità di interpretare la grande domanda di legalità e di cambiamento che c’era nel paese”, ma poi proprio la sua “ritrosia a spersonalizzare il partito”  è stata la causa del fallimento di quel progetto politico. Report, la trasmissione televisiva condotta da  Milena Gabanelli, ha avuto la sua importanza, ma “ha agito su un partito in affanno, privo di respiro strategico”. Cosa pensa Talarico in generale del finanziamento pubblico ai partiti? Ecco la sua risposta:  “Sono convinto che la disonestà in politica non si elimina con la cancellazione del finanziamento pubblico, perché c’è il rischio di cadere in un altro paradosso, quello di affidarsi a lobby private per il finanziamento della propria attività politica, piegando la stessa alle esigenze di chi apre il portafoglio.” Certo, non indulge alle degenerazioni che pure ci sono, ci sarebbero state nell’uso del denaro pubblico, ma con la prudenza che gli è propria: “Non ho l’arroganza, la presunzione, di sostenere che la politica, che chi fa politica, è per la sua natura estraneo a certi sistemi: se c’è questa indignazione tra la gente evidentemente è perché qualcuno in questi anni ha contribuito ad alimentarla. Non possiamo negare che ci siano stati i Fiorito, i Maruccio, e tanti altri. Però abbiamo anche il dovere di aiutare le persone a capire, a indirizzare la loro indignazione nei confronti di coloro che hanno realmente abusato del finanziamento pubblico, e soprattutto dobbiamo individuare le misure che servono davvero a ridurre gli sprechi e gli abusi.” Non ha dubbi Talarico: “in politica non tutti sono uguali”. E spiega questo concetto distinguendo, ad esempio, tra chi in Consiglio regionale svolge il suo mandato con dedizione e passione e chi invece no. “Teoricamente – scrive - un consigliere regionale potrebbe anche non fare nulla, potrebbe fare a meno di andare a Reggio Calabria. I cittadini dovrebbero sapere tutto sulle presenze in Consiglio regionale e nelle sedute di commissione, sul numero delle interrogazioni, delle interpellanze, delle mozioni, sulle proposte di legge depositate, sul numero degli interventi fatti in assemblea”. Una parte della conversazione è dedicata alle prospettive ed alle occasioni perdute dalla Calabria. “Terra, acqua, sole e vento” si intitola l’ultimo capitolo, con chiara allusione ai temi dello sviluppo sostenibile e della difesa del paesaggio. C’è il richiamo al tema dell’acqua pubblica e della ripubblicizzazione della sua gestione, superando la stagione di Sorical e delle multinazionali; c’è una critica allo sviluppo ipertrofico di taluni impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, a cominciare da quelli eolici, che spesso non tiene conto delle vocazioni dei territori; c’è il tema della difesa delle coste dalla cementificazione e quello della tutela e della valorizzazione del nostro patrimonio artistico ed architettonico. Su questo versante, Mimmo Talarico rivendica la sua battaglia contra il cosiddetto Piano casa varato dalla giunta Scopelliti, che consente aumenti di volumetria sull’edificato esistente: “La nostra è la regione che detiene il primato dei manufatti incompleti e che ha saccheggiato in pochi decenni litorali di estrema bellezza. Dal nuovo governo della regione ci saremmo aspettati un cambio di rotta netto rispetto al passato.” Nel libro, però,  non c’è solo una digressione fredda sui temi stringenti della politica e le prospettive di sviluppo della Calabria. La conversazione si snoda, infatti,   tra curiosità ed aneddoti, note biografiche che Talarico intreccia abilmente con i ragionamenti sul presente e le prospettive per il futuro. Ci sono gli esordi, le battaglie civili e sociali, la stagione dell’impegno locale, l’esperienza al comune di Rende, la vicenda triste della sua espulsione dai Ds. Tanti episodi di vita che Talarico utilizza per facilitare la lettura, l’interpretazione di quanto accade oggi.
Lui, figlio di un carabiniere anticomunista, che sposa la “diversità” dei comunisti per  portare avanti le sue idee, di libertà, di giustizia. Idee che sembrano non essere mai tramontate nella visione che Talarico ha della politica: “Ci sarà sempre - è la chiusa del libro che susciterà senz’altro attenzione e dibattiti - –uno scontro tra chi  pensa che la società si organizzi partendo dal soddisfacimento dei bisogni dell’individuo e chi, invece, pensa che sia necessario, per vivere meglio, tendere la mano agli altri, guardare alla società nel suo insieme. Che poi si chiamerà ancora sinistra in futuro, non lo so. Resto convinto però che il contrasto tra queste due visioni ci sarà sempre e anche i nostri figli dovranno farci i conti.” Come dire: nessuno pensi che i nodi saranno sciolti da altri, tocca a ciascuno di noi rimboccarsi le maniche.