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Mercoledì, 16 Ottobre 2019

“La Critica Sociologica” attacca Internet

“Cultura è, paradossalmente, agricoltura. Esige semina, sedimentazione, attesa, approfondimento nel suolo psichico tranquillo. La cultura di massa odierna non è (più) cultura. È fibrillazione, frenesia, spasmodica tensione verso un nuovo che, lungi dall’essere migliore, è solo – e non sempre “Cultura è, paradossalmente, agricoltura. Esige semina, sedimentazione, attesa, approfondimento nel suolo psichico tranquillo. La cultura di massa odierna non è (più) cultura. È fibrillazione, frenesia, spasmodica tensione verso un nuovo che, lungi dall’essere migliore, è solo – e non sempre – diverso. Innovazione che non innova; produzione del già prodotto; transizione dallo stesso allo stesso. È la società totalmente amministrata e appiattita.”

Franco Ferrarotti


Tuona così Franco Ferrarotti, uno dei padri fondatori della sociologia italiana contemporanea, nonché protagonista della nascita, nel 1962, dell’Istituto universitario di scienze sociali a Trento. Lo fa in una postilla “antipedagogica” nella forma di un questionario che si rinviene sul numero in spedizione de “La critica sociologica” (Fabrizio Serra editore), storica e preziosa rivista trimestrale che si occupa di scienze sociali e storia, di politica e comunicazione fondata e diretta dallo stesso padre della sociologia italiana, e formulato, con la circospezione che lo contraddistingue, da Nicola Siciliani de Cumis, docente di pedagogia generale alla Sapienza di Roma, instancabile studioso dell’opera del fondatore della pedagogia sovietica Anton Semënovi? Makarenko. Un questionario che interroga e s’ interroga, dando risposte tranchant, sul cambiamento (evoluzione o involuzione?) epocale prodotto dai nuovi media, soffermandosi sui processi di formazione ed educazione necessari per evitare che l’individuo naufraghi “per l’alto mare aperto” qual è Internet. In cui le generazioni “digitali” sembrano destinate, afferma Ferrarotti nel suo ultimo “Un popolo di frenetici informatissimi idioti”( edito da Solfanelli) più che al “folle volo” dell’Ulisse dantesco “all’obesità catatonica e alla lordosi sedentaria”, essendo accertato che nel ciberspazio l’ informazione è immediata, acritica e superficiale. Negando ad Internet un ruolo educativo e formativo accanto agli altri tradizionali “fatti” culturali caratterizzanti il nostro tempo, Ferrarotti, nel libro brillantemente recensito da Zina Crocè (http://5.249.128.22/vecchio-calabriaonweb/2013/08/28/la-proletarizzazione-dellanima-nelleta-mediale-e-multimediale/), considera l’educazione un atto di selezione, differenziazione, che conduce fuori dall’indistinto, dal caos originario. Alla base dell’educazione vi è, spiega l’eminente sociologo, l’attenzione e la concentrazione “senza la quale non si dà presa di coscienza del problema e si ottiene soltanto una generica infarinatura di nozioni prive della critica delle fonti e estranea a ogni tipo di coscienza storica”. Un’attenzione e una concentrazione che difettano in Internet,  dove invece prevale “l’accumulazione caotica del dilettante sul pensare ordinato e sulla disciplina mentis”. In altre parole, un indeterminato coacervo d’informazioni prive di selezione critica in cui basta un pulsante per avere la cultura del mondo davanti ai propri occhi: “Vince su tutto la rapidità, la velocità, il correre, ma intanto si è dimenticato lo scopo della corsa e si è ridotti al fare per fare, senza progetto e quindi senza idee”. E in quest’operazione di selettività e coscienza storica ottiene un ruolo altrettanto importante la memoria, “una dote umana, interiore, struttura e potenzialità dell’individuo senza la quale non c’è analisi critica dell’antefatto”; la lettura che è “la premessa dell’intelligere, cioè dell’intus-legere. Bisogna leggere dentro”, chiosano Ferrarotti e Siciliani de Cumis nel “tu per tu” pubblicato da “La critica sociologica”, “ma leggere vuol anche dire selezionare. Senza selettività, non si ha cultura, intelligenza, comprensione in senso proprio”. La responsabilità personale: “Responsabilità viene da respondere, ‘rispondere’. A che cosa? Per poter rispondere sensatamente bisogna, in primo luogo, ascoltare attentamente. Ma oggi, nel mondo dominato dall’audiovisivo elettronico, nessuno più ascolta. Non si comunica più “con”, ma genericamente “a”. Cioè a tutti e quindi a nessuno. Si è ovunque e in nessun luogo. Si è affermata la realtà virtuale; è venuta meno la salutare resistenza della materia.”A Siciliani de Cumis, che segnala nel suo scritto  una confusione dei ruoli tradizionali con i disvalori trasmessi ed affermati come valori, Ferrarotti risponde denunciando la scomparsa del maestro. Figura fondamentale nel processo di mediazione e divulgazione del sapere, esploratore che chiarisce dove portano certe strade, solleva interrogativi, comunica la gioia del comprendere: “È di questa presenza che i media elettronici credono o si illudono di poter fare a meno. Di fatto, i media non mediano. Cancellano le mediazioni e schiacciano tutto sull’immediato ignorando l’antefatto. Di qui, il prevalere dell’emotività sul ragionamento.” L’uomo, di per sé passionale, imprevedibile, prometeico che avvia un processo formativo non può farlo senza il senso del limite, “il medén àgan dei Greci, il ne quid nimis dei Latini. È ciò che manca nei mezzi elettronici.” In conclusione, memoria, lettura, responsabilità personale (e derivante ascolto), e figura del maestro: attraverso una ricerca etimologica Ferrarotti è giunto al punto nodale della questione virtuale che ha per oggetto l’informazione ai tempi di internet: l’urgente necessità di selezionare, comprendere, discernere. Indirizzare e veicolare l’immenso mare della cultura. Obiettivo cui internet, tv, facebook, youtube e tablet sembrano ostacolarne il percorso, insieme alla consapevolezza di essere protagonisti di un processo che, pur essendo ancora in atto e con confini ancora non ben delineati, lascia intravedere il triste epilogo di una comunità irretita dal web. Ispirata da un’analisi sociale orientata verso fenomeni che incidono sulla realtà, “La critica sociologica”, che ha avuto un ruolo fondamentale nel processo di istituzionalizzazione della sociologia in Italia, rivela la natura critica (militante data l’attualità dell’argomento) della sua ricerca attraverso un acuto quanto pregnante colloquio tra due fervidi intellettuali del panorama sociologico e pedagogico italiano.