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Martedì, 15 Ottobre 2019

“Arte torna Arte. Un patrimonio restituito”. Surrealistico: confiscati anche i beni di Dalì…

Quindici anni fa, oltre un milione di cittadini firmarono la petizione che chiedeva al Parlamento di approvare la legge per l'uso sociale dei beni confiscati alle mafie. Un appello che tutte le forze politiche votarono all'unanimità con la legge 109/96. La mafia avrebbe potuto così restituire il mal tolto. Si coronava, finalmente, il sogno di Don Luigi Ciotti e soprattutto di chi, a cominciare da Pio La Torre, aveva pagato con la propria vita il caro prezzo dell'impegno, per sottrarre ai clan le ricchezze accumulate illegalmente. <<Togliere il frutto dei loro crimini ai mafiosi e restituirlo allacollettività ha un valore enorme - dice il fondatore di Libera - non solo perché colpisce la criminalità organizzata nei simboli del suo potere, ma anche perché quelle terre, quei palazzi, quelle case, quei villaggi turistici, quei poderi agricoli vengono liberati, riportati alla legalità, rimessi nelle mani della società civile a cui erano stati sottratti con la violenza e con il crimine. Quindi occorre tenere alta la vigilanza e rendere più efficace la legge. Le criticità sono però ancora tante». In quest’ottica di restituzione alla collettività dei beni che le sono stati estorti, Il Museo della Magna Graecia ha riaperto le porte alla città. All’interno di un’ala di Palazzo Piacentini è stata, infatti, allestita la mostra “Arte torna Arte. Un patrimonio restituito”, che rende possibile visitare, per un prezzo simbolico, i tesori di pregio sequestrati nel 2009 e confiscati nel 2013 all’imprenditore Gioacchino Campolo, balzato agli occhi della cronaca come il “re dei videopoker”, perché nel campo delle slot machines aveva accumulato, nell’arco di un ventennio, un patrimonio stimato in oltre 400 milioni di euro. Simonetta Bonomi, Soprintendente per i Beni Archeologici della Calabria, ha sottolineato: <<si tratta di una mostra d’arte contemporanea che dentro un museo archeologico poteva sembrare stridente, ma in realtà è stata una valutazione etica e non scientifica a muovere la nostra scelta>>. Difatti l’esposizione, curata da Fabio De Chirico, Soprintendente Bsae della Calabria, è nata sotto il segno di una proficua partnership con Edoardo Lamberti Castronuovo, Assessore alla Provinciale di Reggio Calabria, ed il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, oltre che della Procura della Repubblica e del Tribunale, tenendo conto dell’importante messaggio che si sarebbe lanciato non solo sul territorio calabrese. Inaugurata ad inizio mese dal Ministro Bray, rimarrà aperta al pubblico fino al 30 novembre. De Chirico ha evidenziato come “un lavoro di oltre due anni sia sfociato in una mostra dall’alto valore concettuale. L’arte possiede una particolare matrice identitaria, del resto nel nostro Paese, la letteratura e l’italiano sono esistiti ancor prima della nascita dello Stato. Per tale caratteristica, l’arte torna a svolgere, con questa iniziativa, un suo peculiare ruolo: indurre il soggetto ad identificarsi con l’opera. Abbiamo scelto i Tagli su tela di Lucio Fontana per rappresentare la mostra, perché il pittore della dimensione infinita, con quei tagli, esprime una ricerca di potenzialità inesplorate, Fontana compiendo un gesto d’impulso, quasi dissacrante, come bucare la tela, va oltre l’arte stessa, superandola ed esprimendo una grande azione e ribellione, la volontà di scendere in profondità”. Pertanto una collezione privata che diviene con “Arte torna arte” nuovamente pubblica, opere uniche che incorniciavano le pareti dell’abitazione reggina di Campolo come fossero serigrafie, oggi sono oggetto di occhi ghiotti d’arte e simbolo del riscatto sociale e culturale di un popolo dalle profonde radici civili. La mostra comprende una prima sezione costituita da quindici opere che vanno dal XVI al XIX secolo, fino a quelle naif del XX secolo dei vari Sassu, Cascella, Annigoni, Migneco, Ligabue, Guidi,Caruso, Brindisi, Purificato, Cassinari, Bonalumi e tanti altri. Spicca un’altra sezione che ricomprende quindici quadri valutati dagli storici dei veri capolavori dell’arte italiana del‘900, realizzati da artisti importanti come Lucio Fontana, Carlo Carrà, Mario Sironi, Giorgio De Chirico, Salvador Dalì. Completa la mostra una sezione dedicata alla grafica, con un piccolo gruppo di sette opere, e l’esposizione del nucleo di lavori “non autentici”, quadri di Guttuso, Schifano, Fiume, ecc. che "ricordano e fanno capire ai visitatori che chi non ha competenze può incappare in fregature”, afferma ancora De Chirico. Tra questi si distingue il “Volto di donna” di Pablo Picasso, di cui si trovano, secondo De Chirico, altre versioni nei musei di mezzo mondo.