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Martedì, 15 Ottobre 2019

Quando il paesaggio ispira “Differenze di vedute”

Wanda Ferro, commissario straordinario della Provincia di Catanzaro, ha di che consolarsi della mancata edizione di Intersezioni, la ormai consolidata rassegna estiva di arte internazionale che la esigente rivisitazione della spesa ha accantonato, si spera solo temporaneamente. Può farlo gioendo, con gli occhi e con la mente, nello sfogliare lo splendido volume che lei, Presidente Ultimo, ha voluto dedicare al paesaggio di sua competenza, edito da Rubbettino con la consueta acribia, e intitolato con garbato calembour “Differenza di vedute – Varietà e identità del paesaggio nella provincia di Catanzaro”.
E’ opera di fotografie e testi. Le fotografie (perché chiamarle in modo spiccio foto nel frontespizio?) sono di Antonio Renda, i testi di Massimo Iiritano, Francesco Bevilacqua, Francesco Cuteri e Francesco Quaranta. Protagoniste assolute le prime, non per sminuire gli eccellenti saggi che il cultore di estetica, il naturalista, l’archeologo e l’agronomo dedicano rispettivamente a “Il paesaggio come identità estetica dei luoghi”,  “Il paesaggio naturale”,  “Il paesaggio storico e i centri urbani”, “Ambiente, storia e cultura nel paesaggio rurale calabrese”.  Ma, poiché di paesaggio si tratta, niente rende meglio e più delle fotografie. Paesaggio è, infatti, ciò che si vede. Consideratane l’onnicomprensività, chi scrive rinuncia volentieri al copyright della definizione, che ha ben più dotti antecedenti e prevedibili migliori succedanei.
Come è di comune osservazione, il paesaggio cambia, di per sé. Ma occorre un po’ di tempo, variabile, a seconda dell’intervento umano o meno. Muta in modo repentino, e talora sorprendente, se si cambia il punto di vista. Tutti noi vediamo il paesaggio da automobilisti, distrattamente. Preferibile,piuttosto che, da distratti automobilisti, prestare più attenzione al paesaggio che alla strada. Meglio scendere dall’ auto, scavalcare il guardrail,  inoltrarsi al di là della curva, dietro il dirupo, sopra il costone. E’ quello che ha fatto Antonio Renda, professionista dalla resa pittorica subito dopo che fotografica. Un po’ esploratore e un po’ rilevatore topografico, sicuramente sensibile scopritore di prospettive, offre al lettore (e al visitatore, poiché “Differenza di vedute”  è anche mostra di grande impatto nei due piani nobili del Palazzo della Provincia) scorci inusuali di siti che, nell’epoca della mobilità di massa, tutti riteniamo di conoscere, talvolta per sentito dire, pochissimo per osservato vedere.
Renda, che è fotografo del XXI secolo, ci mette un po’ di sano ritocco, oppure usa esposizioni al limite della collisione di contrasto. E’ il più che si concede all’artista e che l’artista deve prendere prima ancora di riceverne consenso. Solo così, per dire, la radura spruzzata di neve con quattro quercioli rinsecchiti a Serrastretta, può sembrare pronta a ricevere le tre streghe del Macbeth.  Oppure elementi della premiata ditta Podolica ruminare quieti sotto gli spogli faggi in agro di Sorbo San Basile, con la stessa evidenza dei bovi del Fattori, il macchiaiolo toscano.
Se può consolare, ma è più facile che la cosa dia da pensare, in tutte le fotografie non c’è ombra d’uomo. Tracce sì, le greggi qualcuno deve pur condurle, le casupole ormai decrepite qualcuno deve pur un giorno averle frequentate. Ma uomini, niente. Eccezion fatta per una figura solitaria, lontana, forse un pescatore, o un cercatore di conchiglie, sulla spiaggia dorata della Scogliera di Caminia, a Stalettì. Che sia l’uomo, il guastatore, l’elemento di disturbo? Sembrerebbe di sì, se gli esiti del suo passaggio sono quelli rappresentati a metà volume, dove lo sdegnoso isolamento della Chiesa dell’Immacolata a Badolato ha come sfondo lo squarcio ruvido di un cava abbandonata sul contrafforte che domina la vallata del Gallipari.
Mettere insieme mostra e volume è costato a Renda due anni di lavoro, di alzatacce per carpire i primi vagiti di luce, di appostamenti per cogliere la languida predizione dei tramonti marini o la danza gravida delle nuvole sui cieli montani. Ma ne è valsa la pena, se di pena si può parlare, quando invece è titolo di merito ricordare a tutti di quanta bellezza gratuita siamo inconsapevoli testimoni. Il paesaggio siamo noi, nessuno si senta escluso. Forse per questo, nelle ultime dieci paginesono riportate le thumbnail (immagini minitura) di tutti gli ottanta comuni della provincia mediana della Calabria. Se non sono differenze di vedute  queste…

 

Differenza di vedute – Varietà e identità del paesaggio nella provincia di Catanzaro

Foto di Antonio Renda

Testi di Massimo Iiritano, Francesco Bevilacqua, Francesco Cuteri, Francesco Quaranta

Rubbettino Editore

Amministrazione provinciale di Catanzaro, pagg. 220, grande formato, s.i.p.