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Martedì, 28 Gennaio 2020

“Partono i Bastimenti” dal 17 luglio al 15 settembre

A Palazzo Arnone  la rassegna sull’emigrazione tra il XIX ed il XX secolo. Un’altra “chicca” a Cosenza nell’ambito del programma culturale che ormai pone la città tra le  più intraprendenti  per l’organizzazione d’iniziative di un certo spessore. Dal 17 luglio A Palazzo Arnone  la rassegna sull’emigrazione tra il XIX ed il XX secolo. Un’altra “chicca” a Cosenza nell’ambito del programma culturale che ormai pone la città tra le  più intraprendenti  per l’organizzazione d’iniziative di un certo spessore. Dal 17 luglio al 15 settembre prossimi,infatti, Palazzo Arnone, sede della Soprintendenza per i Beni storici, artistici ed etnoantropologici della Calabria e della Galleria nazionale di Cosenza, ospiterà la mostra “Partono i Bastimenti”.
La rassegna, progettata e promossa dalla Fondazione Roma-Mediterraneo e felicemente condivisa dalla Soprintendenza guidata da Fabio De Chirico, rappresenta, in linea con la valorizzazione del patrimonio etnoantropologico, una profonda riflessione storica sul fenomeno emigrazione che, tra il XIX e il XX secolo, ha significativamente segnato la nostra regione.
La mostra è a cura di Francesco Nicotra, direttore dei programmi speciali della National Italian American Foundation (Niaf).
L’esposizione, che si avvale di un allestimento di grande impatto visivo, ripercorre la coraggiosa epopea degli oltre venticinque milioni di italiani, tanti dei quali calabresi, che tra il 1861 e i primi anni ’60 del Novecento attraversarono l'oceano per strappare se stessi e i propri figli alle drammatiche condizioni di miseria del nostro Paese. Una considerevole raccolta proveniente da archivi e collezioni private descrive i momenti del doloroso distacco, le traversate, gli approdi in terra straniera, i sacrifici e la speranza del riscatto: modelli in scala di navi storiche dell’emigrazione, come il Duilio, gemello del Giulio Cesare che portò in Argentina i familiari di papa Francesco, passaporti, biglietti e documenti di navigazione, libri, giornali, insegne ed etichette dei prodotti tipici italiani. Ed ancora lettere, acquerelli e dipinti ad olio, poster, valigie, bauli, libretti da messa, strumenti musicali. Presenti, inoltre, a ricordare la passione tutta italiana per il bel canto una collezione di copielle, piccoli spartiti di canzoni, in gran parte in dialetto napoletano e diversi spartiti originali di tango.
La mostra inaugurata a Palazzo Arnone (il  16 luglio) rimarrà aperta fino al 15 settembre con il seguente orario: 10.00/18.00 tutti i giorni (escluso il lunedì).

Cos’erano i Bastimenti

Quanto volte abbiamo sentito “un bastimento carico di...”. Ma cos’erano i Bastimenti: navi mercantili di notevoli dimensioni che trasportavano migranti  per le Americhe e altre terre. E, come l’Europa in generale, anche l’Italia visse il fenomeno dell’immigrazione, che ha accompagnato tutta la sua storia con momenti di particolare intensità, si calcola, infatti, che i discendenti degli emigrati, nel mondo, superino oggi il numero degli abitanti della nostra penisola. L’emigrazione di massa, iniziò in Italia alla fine del secolo scorso, interrompendosi fra le due guerre, ma riprendendo poi con vigore nel secondo dopoguerra seguendo antiche e nuove strade. La maggior parte degli emigranti italiani fu attratta dalla forte richiesta di manodopera degli Usa (privilegiati dal Mezzogiorno) ma anche da alcune zone sconfinate dell’America meridionale, come Brasile (veneti), Argentina (piemontesi-calabresi), Venezuela. Altre significative mete d’emigrazione furono l’Australia e l’Africa Australe.
A partire erano soprattutto maschi in età lavorativa, in gran parte agricoltori e braccianti, ma anche edili, operai e artigiani, che nonostante svolgessero il loro duro lavoro non riuscivano a sostenere e quindi mantenere tutta la famiglia. Solitamente partiva solo un membro della famiglia, i maschi, ma furono numerose anche le famiglie che varcarono le Alpi e che si imbarcarono per le Americhe. Un terzo dell’emigrazione di quel periodo divenne emigrazione permanente, cioè molte di queste persone non sono mai tornate al loro paese, poiché stabilitesi definitivamente nei nuovi paesi o perché morte lontano da casa. L’emigrazione italiana fu determinata nel tempo da varie cause tra cui soprattutto l’alto tasso di disoccupazione, causato anche dal mancato adattamento all’avanzare della rivoluzione industriale e dal progredire di nuove tecniche di produzione a cui l’Italia faceva fatica ad abituarsi. L’emigrazione trova la sua causa fondamentale nella sovrappopolazione determinata dal forte incremento demografico, congiunto alla povertà di risorse e ad un lento ritmo di sviluppo. Più tardi, con lo sviluppo economico delle regioni settentrionali, il fenomeno interessò in prevalenza i paesi meridionali. In queste regioni, soggette ad un continuo aumento demografico (mentre nel nord il ritmo delle nascite diminuiva), l’unificazione politica doganale e i successivi provvedimenti protezionistici in favore dell’industria, localizzata nel settentrione, avevano avuto conseguenze negative. Tutto ciò, fece considerare il problema dell’emigrazione come legato alla cosiddetta “questione meridionale”. Inoltre, le regioni dell’Italia meridionale erano basate su un’economia prevalentemente agricola ed erano oppresse da una disoccupazione cronica.

Fabio De Chirico - Soprintendente


Il più grande esodo migratorio della storia modernaè stato quello degli Italiani. Dal sito www.emigrati.it si legge : “A partire dal 1861 sono state registrate più di ventiquattro milioni di partenze. Nell’arco di poco più di un secolo un numero quasi equivalente all'ammontare della popolazione al momento dell'Unità d'Italia si avventurava verso l'ignoto. Si trattò di un esodo che toccò tutte le regioni italiane. Tra il 1876 e il 1900 l'esodo interessò prevalentemente le regioni settentrionali con tre regioni che fornirono da sole il 47 per cento dell'intero contingente migratorio: il Veneto (17,9), il Friuli Venezia Giulia (16,1 per cento) e il Piemonte (12,5 per cento).Nei due decenni successivi il primato migratorio passò alle regioni meridionali. Con quasi tre milioni di persone emigrate soltanto da Calabria, Campania e Sicilia, e quasi nove milioni da tutta Italia. Gli italiani sono sempre al primo posto tra le popolazioni migranti comunitarie (1.185.700 di cui 563.000 in Germania, 252.800 in Francia e 216.000 in Belgio) seguiti da portoghesi, spagnoli e greci. Gli italiani all'estero secondo le stime del Ministero degli affari esteri erano nel 1986 5.115.747, di cui il 43 per cento nelle Americhe e il 42,9 in Europa. L'entità delle collettività di origine italiana ammonta invece a decine di milioni, comprendendo i discendenti degli immigrati nei vari paesi. Al primo posto troviamo l'Argentina con 15 milioni di persone, gli Stati Uniti con 12 milioni, il Brasile con 8 milioni, il Canada con un milione e l'Australia con 540.000 persone".
Il fenomeno non si è esaurito. Oggi gli italiani sono ancora al primo posto tra i migranti comunitari (1.185.700 di cui 563.000 in Germania, 252.800 in Francia e 216.000 in Belgio) seguiti da portoghesi, spagnoli e greci. Nel 1994 effettuarono la cancellazione anagrafica per l’estero 59.402 italiani con una prevalenza di partenza dall’Italia meridionale e insulare (57 per cento); e la Sicilia è di nuovo la prima regione con 13.615 cancellazioni.
Oggi, si assiste al fenomeno dell’immigrazione clandestina con i cittadini dei Paesi poveri del Sud del mondo che "invadono" l'Occidente per un tozzo di pane. Ma questa è storia quotidiana, intrisa di speranze e tante, davvero tante delusione e morte.