Per offrire informazioni e servizi, questo portale utilizza cookie tecnici, analitici e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su qualunque altro link nella pagina o, comunque, proseguendo nella navigazione del portale si acconsente all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni sui cookie e su come eventualmente disabilitarli consultare l'informativa sulla Privacy.

Martedì, 15 Ottobre 2019

Premio “Giorgio Ambrosoli”. Menzione speciale per De Masi e Lanzetta

Intervista ad Umberto Ambrosoli, figlio dell’ “Eroe borghese”. Giorgio Ambrosoli, avvocato, commissario liquidatore della Banca Privata Italiana, fu ucciso l’11 Luglio 1979, mentre rincasava in via Morozzo della Rocca a Milano.

Umberto Ambrosoli


Una storia scomoda quella di Ambrosoli, ucciso da un sicario incaricato da Michele Sindona, dimenticato dalle istituzioni, che ad eccezione della Banca d’Italia, non presenziarono ai suoi funerali, ma presente nel ricordo della società italiana per la sua lezione di onestà e coraggio in un momento in cui le trame oscure del nostro Paese inquinavano la politica e il vivere quotidiano. Da due anni, la famiglia Ambrosoli in collaborazione con l’associazione Transparency International Italia, organizzano il Premio Giorgio Ambrosoli, che «assegna  riconoscimenti a persone o gruppi di persone, in particolare della pubblica amministrazione e delle imprese, che su tutto il territorio nazionale si siano contraddistinti per la difesa dello stato di diritto tramite la pratica dell’integrità, della responsabilità e della professionalità, pur in condizioni avverse a causa di contesti ambientali, o di situazioni specifiche, che generavano pressioni verso condotte illegali». Quest’anno, non vi è stato nessun vincitore unico, ma tre menzioni speciali, due delle quali sono state assegnate a cittadini calabresi, che con i loro esempi si sono contraddistinti. La cerimonia si è tenuta al Piccolo Teatro il  24 Giugno. A pochi giorni dall’anniversario dell’assassinio di Giorgio Ambrosoli, abbiamo incontrato  a latere dei lavori consiliari a Palazzo Pirelli, sede della Regione Lombardia, Umberto Ambrosoli,  consigliere regionale del Patto Civico che ci ha raccontato le peculiarità di questo premio e i criteri della scelta di quest’anno.

Nel premio dedicato a suo padre, quest’anno non c’è stato nessun vincitore unico, ma tre menzioni  speciali, quali sono stati i motivi della scelta?

Il premio è singolare, le menzioni hanno la possibilità di essere attribuite a più persone. L’anno scorso c’era stata una premiazione di carattere più valoriale e storica legata alla vicenda di Giorgio Ambrosoli e assegnammo il premio a Mario Sarcinelli per quello che fece in quegli anni e per quello che ha continuato a fare dopo.  Quest’anno abbiamo voluto trovare più casi di come sia possibile mantenere l’integrità a fronte di situazioni estremamente difficili, sia dal punto tecnico e sia dal punto di vista personale. Le storie che abbiamo individuato ci offrono l’esempio di come sia possibile rimanere fedeli alla propria gerarchia di valori e alla propria responsabilità.

Antonio De Masi imprenditore calabrese, da molto tempo sotto il ricatto della ‘ndrangheta, e Maria Carmela Lanzetta, sindaco di Monasterace. Perché la scelta di menzionare due storie, due esempi di una terra apparentemente così lontana da Milano?

Il premio non ha dei confini territoriali, quindi abbiamo valutato esperienze provenienti da tutta Italia. E’ un caso che due di queste arrivino dalla Calabria. Sono due storie che comunque rappresentano un comune temperamento assolutamente forte, invidiabile, una determinazione notevole e un senso di responsabilità estremamente radicato. Sono molto contento del fatto che ci sia la possibilità di valorizzare delle esperienze positive provenienti dal Sud, delle esperienze di contrasto alla criminalità organizzata, laddove spesso siamo abituati, dal punto di vista mediatico, a vedere quelle zone come delle zone in cui non c’è speranza. Queste storie ci dicono che altro ché se c’è ne di speranza.

Le due storie in questione sono anche però storie di solitudine. Imprenditore e sindaco, in qualche modo, lasciati soli… chi dalle banche e dalla propria comunità, chi dalla politica. Quanto è grave essere soli quando si combatte contro sistemi più grandi?

Queste storie ci dicono che la solitudine può non essere vissuta come alibi, può non essere presa come scusa per non fare le cose. La consapevolezza del significato del valore della propria responsabilità prevale rispetto a quel gravissimo deficit che è l’isolamento istituzionale o sociale.

L’ultima menzione a Mariangela Zaccaria che è una dirigente del Comune di Milano, vice-segretario comunale, e la prima ad integrare patti di integrità negli appalti. A lei, l’allora sindaco Moratti, dedicò il premio contro la corruzione...

Questa menzione, é un premio alla possibilità della pubblica amministrazione di individuaresoluzioni sempre nuove ed efficaci per tante problematiche incluso, come ha fatto la dottoressa Zaccaria, il contrasto anzi nel caso di specie, la prevenzione dei fenomeni della criminalità organizzata in infiltrazione.

Il premio “Ambrosoli” va oltre la retorica delle celebrazioni, rappresentando un riconoscimento che supporta le buone pratiche, il coraggio e la volontà, un riconoscimento come impegno, perché, come scriveva Giorgio Ambrosoli alla moglie: «abbiano coscienza dei loro doveri verso se stessi, verso la famiglia nel senso trascendente che io ho, verso il paese, si chiami Italia o si chiami Europa».