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Mercoledì, 16 Ottobre 2019

Le quattro piaghe del Mediterraneo

Erosione, inquinamento, metalli pesanti, pesca eccessiva, minacciano la bellezza e la ricchezza del  sistema mediterraneo, un’area del mondo considerata tra le migliori, in assoluto, per ricchezza di  biodiversità. Le quattro malattie degenerative del “mare nostrum“, come si desume dal rapporto Erosione, inquinamento, metalli pesanti, pesca eccessiva, minacciano la bellezza e la ricchezza del  sistema mediterraneo, un’area del mondo considerata tra le migliori, in assoluto, per ricchezza di  biodiversità. Le quattro malattie degenerative del “mare nostrum“, come si desume dal rapporto Mediterranean Action Plan (Map), del Programmma ambientale dell'Onu, sono un dato non confortante. Progressi, nella lotta e nel controllo dell'inquinamento del Mediterraneo, ce ne sono stati, ma pochi sono i risultati.  Secondo uno studio, presentato ad Atene, in collaborazione con il Ministero greco dell'ambiente, dell'energia e del cambio climatico, circa un quarto delle coste del bacino mediterraneo soffre del fenomeno dell'erosione, incluse alcune aree di grande valore ecologico, come il Mar Ligure, la costa tirrenica dell'Italia e il Delta del Po. Sono 1.500, i km delle coste europee del Mediterraneo, trasformati in coste artificiali, principalmente in aree come la Sardegna, i mari Adriatico e Ionico. Preoccupante, secondo i dati dell’agenzia dell’Onu, risulta la situazione anche sul fronte inquinamento, con il 37% degli insediamenti costieri ( con oltre duemila abitanti ) che non dispongono di un impianto di trattamento dei reflui. Questo problema interessa anche l'Italia, in particolare la Sicilia. Secondo gli esperti che hanno curato  il rapporto, un fattore allarmante è poi rappresentato dalla presenza di tracce di metalli pesanti, specie piombo e mercurio, nei sedimenti costieri e nella tipica cozza mediterranea (Mytilus galloprovincialis). Il piombo, è stato rilevato nei mitili dovei sedimenti sono contaminati, in genere vicino a scarichi industriali, portuali e urbani, anche lungo la costa occidentale dell'Italia, fra il Golfo di Genova e Napoli, oltre che sulla costa Nord della Sicilia e nella parte meridionale della Sardegna. Nel Mar Adriatico, livelli elevati di piombo sono stati registrati nella laguna di Venezia e nelle aree dove si riversa il Po, oltre che nel Golfo di Trieste. La tendenza generale, comunque,  sembra sia quella della diminuzione delle concentrazioni di metalli pesanti. Ma la minaccia maggiore, per le specie  marine,  viene dalla spazzatura, che costituisce – come denuncia il rapporto dell'Unep Map – un rischio per le specie marine del Mediterraneo, con la plastica in prima posizione. A livello mondiale,  la stima è che i rifiuti in mare, ogni anno, uccidano oltre un milione di uccelli marini e 100.000 mammiferi e tartarughe.
Nel Mediterraneo, particolarmente colpite sono le tartarughe marine, che scambiano la plastica per la loro preda, e le meduse. Altro fattore di pressione, sull'ecosistema del Mediterraneo, sono le cosiddette specie “ straniere “, entrate soprattutto dal Canale di Suez: sono almeno 500 quelle acquatiche osservate, che si sono comodamente stabilite, con un impatto pesante su quelle locali. La pesca senza controllo è ritenuta, infine, responsabile del degrado degli habitat marini. Sempre stando ai dati dell'Unep Map, oltre il 65% degli stock commerciali vengono pescati oltre il limite della sostenibilità e fra un quarto e un quinto, di tutti i pesci catturati, sono rigettati in mare.