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Sabato, 21 Settembre 2019

La crisi “ruba” le vacanze ad oltre la metà dei calabresi

Confesercenti-Swg: nel 2013 i turismi si dimezzano. Ma se il Nord resiste, crolla il Mezzogiorno. Dati e cifre da capogiro che danno la misura di un tracollo sociale con cui fare immediatamente i conti. La crisi economica ruba le vacanze Confesercenti-Swg: nel 2013 i turismi si dimezzano. Ma se il Nord resiste, crolla il Mezzogiorno. Dati e cifre da capogiro che danno la misura di un tracollo sociale con cui fare immediatamente i conti. La crisi economica ruba le vacanze agli italiani e ai calabresi. E, in un sol colpo, priva del diritto alle ferie e mette in ginocchio gli operatori turistici. I dati contenuti nel sondaggio realizzato da Confesercenti-Swg contiene numeri da capogiro.

Uno scorcio della costa di Zambrone


Rispetto all’anno scorso, che già aveva segnato una pesante flessione, mancheranno all’appello qualcosa come 5 milioni di italiani. Per rendere ancora meglio l’idea e allargando l’orizzonte temporale di riferimento, l’esercito dei vacanzieri passa dal 79% del 2010al 58% del 2013. E che la rinuncia alle ferie sia legata alla carenza di pecunia lo si capisce anche da un altro dato che il rapporto di Confesercenti mette ben in evidenza. Agosto, il mese solitamente più richiesto per ferie e prenotazioni,  segna una netta flessione nelle preferenze degli italiani passando dal 55% del 2012 al 52% di quest’anno. Al contempo sale di ben 4 punti invece l’opzione per giugno e di due quella per luglio, mesi premiati evidentemente per la convenienza economica. Il fattore economico appare dominante per le famiglie italiane assediate dalle tasse, dalla disoccupazione, dall’erosione dei risparmi.
Naturalmente il Paese si conferma diviso anche in relazione a questo fenomeno ed evidenzia Nord e Sud che viaggiano a velocità nettamente diverse. L’area settentrionale, comunque, resiste. La sua popolazione cambia destinazione per le proprie vacanze, ma non rinuncia ad un periodo di ferie per staccare dal lavoro. Al Sud, invece, la crisi colpisce di più e secondo Confesercenti saranno proprio calabresi, siciliani e pugliesi a rinunciare in maggior misura alla partenza estiva. Oltre la metà della popolazione calabrese, il dato fornito dal sondaggio è del 53%, si vedrà costretta a riporre nel cassetto il sogno di una vacanza liberatrice.

Capo Colonna a Crotone


Un dato che si completa con quello diffuso da un’altra ricerca che Confesercenti ha realizzato insieme ad Assoviaggi e che riguarda gli operatori turistici. L’inizio della stagione 2013 è stato assolutamente preoccupante. Negli alberghi dislocati sulle coste calabresi si registra un calo del 30% delle prenotazioni rispetto al 2013.
Ma gli effetti della crisi economica stanno snaturando l’estate degli italiani e dei calabresi sotto mille altre sfaccettature. Sempre secondo il sondaggio realizzato da Confesercenti, la vacanza sta progressivamente perdendo la sua principale caratteristica: quella di uno stacco netto con la attività lavorativa.  “Non  è casuale allora – si legge nel report - che aumenti di tre punti (dal 4 al 7%) la pattuglia di coloro che non vanno in vacanza perchè inchiodati al posto di lavoro. E sono un vero e proprio esercito di quasi 10 milioni di italiani quelli che si portano in spiaggia o nei boschi il computer per lavorare o leggere la posta. Si assottiglia il popolo dei vacanzieri, ma complice la crisi, emerge un nuovo e preoccupante fenomeno: ben il 20% del campione intervistato dichiara che nel corso dell’anno ha dovuto prendere giorni di ferie “forzate” a causa delle difficoltà delle imprese, che non vogliono licenziare ma sono costrette a chiudere per più tempo le proprie attività. Il nodo del lavoro accompagna dunque le famiglie italiane nel difficile tragitto della crisi, senza pause, neppure quella estiva”.
Il cocktail in atto tra le difficoltà economiche delle famiglie che non partono e degli operatori turistici che arrancano rischia di portare al collasso l’economia di un Paese che vede il 6% del suo Pil dipendere dal comparto turismo e di Regioni coma la Calabria che dovrebbero fare del settore il traino della propria economia. Urgono dunque contromisure mirate che possano non far naufragare il settore e che dovranno impegnare sia i livelli locali di governo, ma anche e soprattutto il governo nazionale che pare pronto ad avviare un tavolo di concertazione con i soggetti interessati.