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Mercoledì, 21 Agosto 2019

Donne specializzate in “combustione interna”

Elena Severi a New York per uno studio sui motori diesel. La passione  la porta dritta alla Ferrari. Donne e motori. Ma non aspettatevi le ragazze che reggono l’ombrellino prima delle partenze dei gran premi motoristici. Oppure le stangone sdraiate Elena Severi a New York per uno studio sui motori diesel. La passione  la porta dritta alla Ferrari. Donne e motori. Ma non aspettatevi le ragazze che reggono l’ombrellino prima delle partenze dei gran premi motoristici. Oppure le stangone sdraiate sui cofani ai saloni dell’auto. Elena è una che i motori li studia, li analizza, li scruta dal di dentro, cercando di capire cosa succede in una camera di combustione.

Elena Severi


Parla con disinvoltura di flussi, meccanica calda, pressione, valvole, iniezione, giri motori.
E’ questa la vita di Elena Severi, 30 anni, calabrese di Lamezia Terme. Laurea triennale di ingegnere meccanico a Cosenza nel 2005. L’anno successivo si trasferisce a Modena dove nel 2009 consegue la laurea specialistica in Ingegneria del veicolo. Rimane all’Università con un assegno di ricerca e da pochi giorni è fresca di dottorato con una tesi dal titolo “Modellazione avanzata di flussi reagenti all’interno dei motori a combustione interna”.
Nel frattempo fa consulenza alle aziende, compresa la Ferrari; assistente all’università tiene lezioni anche al master di ingegneria del veicolo, valuta gli studenti. A NewYork segue un corso per imparare ad utilizzare il TUL, un software che – spiega - “integra calcoli di cinetica chimica nelle nostre simulazioni motoristiche”.
A metà aprile sarà a Detroit al congresso della SAE (society of automotiv engineering – l’ente che si occupa di sviluppare e definire gli standard ingegneristici per tutti i veicoli motorizzati) per presentare un lavoro sui motori diesel: “Si tratta di uno studio su due diversi approcci modellistici per rappresentare il campo di moto che si installa all’interno del cilindro”.
A  Lamezia per trascorrere la Pasqua, la stanza dove la intervisto è piena di cappellini rossi dei gran premi, “una per ogni gran premio cui ho assistito”- dice.


Come è nata la passione per i motori?

Colpa di papà. E’ nata nelle domeniche pomeriggio quando insieme guardavamo i Gran Premi di Formula 1. Da bambina giocavo con le bambole, volevo disegnare, fare l’artista. Ma poi l’impatto visivo con quel mondo mi ha affascinato. Ricordo ancora il primo Gran Prix vissuto dal vivo, Monza 1999. Il rumore assordante e fantastico dei motori che si sentiva a chilometri di distanza. Però a me non piace guidare, sono insicura e distratta e non mi sento a mio agio nell’auto. Forse anche per questo ho preso la patente tardi, ero già al secondo anno di università.

Puoi descrivere il tuo lavoro?

Elena Severi


Studio i motori a combustione interna. In realtà ero indecisa se specializzarmi in aerodinamica, ma poi l’attuale scelta è stata favorita anche dal fatto che il docente di aerodinamica non era in sede, veniva da fuori. Forse ci fosse stato il docente mi sarei posto il problema di cosa scegliere ma così è stato più semplice. La scelta della meccanica calda significa studiare nel dettaglio tutto ciò che avviene nel motore, che poi riguarda i fluidi, la combustione, il ricambio della carica, l’iniezione, come cambiare il profilo valvola, l’aria, il combustibile … Sono talmente tanti i fenomeni, girano talmente veloci i motori che le variabili sono praticamente infinite. Basta cambiare la pressione dell’iniezione con cui introduci il combustibile a pari movimento, perché si registrino fenomeni differenti.
Fino a poco tempo fa si potevano fare solo analisi strumentali, cioè verificare cosa succedeva al banco. Oggi si utilizza molto il calcolo anche se il software costa tanto e occorre imparare ad interpretarlo.


Essere donna in un ambiente tradizionalmente maschile ti ha comportato qualche problema?

Non mi ha dato problemi anche se sono la prima donna che fa parte di questo gruppo di ricerca.
Il gruppo di ricerca si chiama “gruppo di macchine” ed è composto da un professore ordinario, un associato, un ricercatore a tempo indeterminato e due a tempo determinato; poi ci sono dottorandi e assegnasti.
Anche quando mi sono laureata ero la solo donna del gruppo. Non sono stata la prima a laurearmi ma la prima a entrare nel gruppo di ricerca, si. E’ vero comunque che è un ambiente ancora prettamente maschile. DA quando vado nelle aziende per le consulenze non ho mai incontrato donne negli uffici tecnici. Solo in General Motors, ma nemmeno in Ferrari, VM o in Emak. Siamo ancora poche in Italia.


Come è stata l’esperienza in Ferrari?

Elena Severi


In Ferrari per la prima volta sono entrata due anni fa, nel settore “Ferrari gestione industriale”. Abbiamo iniziato a seguire delle attività per loro perché esiste una forte collaborazione che ha dato vita ad un laboratorio per tesisti che si chiama “LaboratorioRosso”, nato ufficialmente un anno fa.
E’ la Ferrari che indica i temi, gli argomenti che stanno loro più a cuore e sull’argomento vengono assegnate le tesi di laurea specialistica. Si crea in questo modo uno scambio continuo e proficuo tra il mondo universitario della ricerca e quello aziendale e i risultati delle tesi vengono veramente utilizzati, perché affrontano argomenti di pratico interesse.p
In realtà ero già entrata da tifosa in Ferrari. Ma devo dire che il momento più emozionante è stato un pomeriggio durante una riunione con il settore “Ferrari gestione sportiva squadre corse”, che non sono quelli che girano il mondo con la squadra ma quelli che restano ad analizzare ciò che è accaduto. Dovevamo illustrare i risultati di alcuni calcoli svolti per loro e la riunione si è tenuta proprio dove era sistemato il trofeo che Alonso aveva vinto due settimane prima al Gran Prix. Una bella emozione! Poi si, ho anche incontrato Colaianni, l’ingegnere di Massa e recentemente in Università è venuto a tenere una lezione anche Domenicali. Ci sono periodi in cui andiamo anche due volte al mese, altre volte di meno. Dipende dai risultati e dal tipo di attività.

Come vedi lo stato della ricerca nel tuo settore e quale sarà l’auto del futuro.

Nonostante la crisi le aziende cominciano a credere nei calcoli anche perché in questo modo risparmiano in prove al banco, in strumentazione, in sensoristica, in tempo uomo. Anche le piccole aziende si orientano in questa direzione. Da poco, ad esempio, ho iniziato una attività di consulenza con l’Emak, una azienda che produce macchinari e attrezzature per il verde, quali tagliaerbe, decespugliatori, motoseghe, tutti dotati di piccoli motori. Anche in questo campo le potenzialità sono enormi, l’ottimizzazione dei motori, le loro performance, la loro qualità.
Quanto al futuro dell’auto, personalmente non credo ci sarà il tramonto dei motori a combustione interna. Allo stato è quello che ancora oggi offre le migliori prestazioni ed ha una vita maggiore. In realtà si lavora molto ai combustibili alternativi, per ottenere le stesse prestazioni ma inquinando meno.
Il mio docente dice sempre che già venti anni fa, quando ha iniziato, si parlava di rivoluzione. Si, ci sono le auto elettriche, quelle ibride, ma sono ancora una nicchia e questa rivoluzione non si è compiuta appieno. Forse ci vuole più tempo.

Cosa consigli a un giovane calabrese di oggi innamorato della scienza e della ricerca?

Se la situazione delle Università italiane rimane questa andare all’estero è quasi una scelta obbligata. A me piace il mio lavoro ma sono consapevole che prima o poi dovrò bussare a qualche azienda privata.


Dove immagini il tuo futuro?

Sinceramente non lo so. Mi piace quel che faccio e fino a quando potrò continuerò a farlo. Non c’è dubbio che lavorare in un centro ricerche e sviluppo sarebbe la massima aspirazione