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Sabato, 07 Dicembre 2019

“I miei abiti esprimono la forza del Sud”

Ecco l’erede di Gianni Versace: lo stilista lametino Anton Giulio Grande.  Ambasciatore dell’eleganza italiana.  Sognava di dedicarsi all’alta moda  guardando gli show televisivi del sabato sera e i film con le grandi star degli anni Cinquanta e Sessanta.  Considerato un Ecco l’erede di Gianni Versace: lo stilista lametino Anton Giulio Grande.  Ambasciatore dell’eleganza italiana.  Sognava di dedicarsi all’alta moda  guardando gli show televisivi del sabato sera e i film con le grandi star degli anni Cinquanta e Sessanta.  Considerato un “enfant prodige” dell’haute couture,  ha debuttato a Piazza di Spagna con una sua griffe a soli ventitré anni, nel ‘97.

Lo stilista lametino Anton Giulio Grande con Emanuele Filiberto di Savoia in occasione del conferimento del titolo di commendatore a Ginevra


Oggi Anton Giulio Grande è un brillante ambasciatore dell’eleganza italiana  a livello internazionale. Il suo inconfondibile stile molto femminile, sensuale, mix ditessuti preziosi, di raffinate trasparenze, di jais e cristalli, si  fregia infatti di numerosi riconoscimenti in Italia ed all’estero. Qualche mese fa  sue splendide creazioni sono state ospitate a San Pietroburgo, nell’ambito di una mostra "L'Italia è di moda”, curata dalla giornalista  Mara Parmegiani,  per un viaggio nel fascino e nella creatività italiana dagli anni Cinquanta a oggi. Un tourbillon di abiti e  di stili ha visto il nome dello fashion designer lametino  tra blasonate firme quali Valentino, sorelle Fontana, Ferrè, Balestra e Curiel.
Nel mese di dicembre ha preso parte come guest star all’appuntamento internazionale “Look of the Year” ospitato dalla suggestiva Taormina. Di qualche anno fa, a Ginevra, il conferimento del titolo di Commendatore da parte della famiglia Savoia. Nel 2011 che ha segnato la visita del Papa Benedetto XVI in Calabria, è stato scelto per realizzare la tovaglia che ha adornato l’altare per la celebrazione della messa a Lamezia Terme. Da qualche anno la sua arte arricchisce anche le tavole più importanti di tutt’Europa. In occasione dei venti anni dell’Università della Moda “Polimoda” di Firenze, dove ha studiato, è stato premiato come miglior allievo. Tanti motivi di orgoglio per Anton Giulio Grande che dalla Calabria ha raggiunto le capitali dell’haute couture e per il suo estro creativo viene indicato come l’“erede” di Gianni Versace.
Umile, disponibile, quanto vulcanico per idee, Anton Giulio Grande si è raccontato a Calabriaonweb. Ne sono venuti fuori: un ritratto intimo e personale un po’ inedito riguardo al nascere della sua passione per la moda, un attaccamento alla terra di origine dalla quale scaturisce consapevolezza e forza per andare lontano, ma anche la voglia di riscoprire antiche tradizioni artigianali, quelle stesse che rivivono e valorizza nelle sue creazioni.

Anton Giulio Grande con Gina Lollobrigida


«Ho iniziato a disegnare già dai tempi dell’asilo. I paesaggi e i colori – ricorda –sollecitavano la mia attenzione. Avevo un animo molto sensibile e solitario. Mi appartavo e disegnavo. L’ideazione dei modelli è arrivata dopo. Erano gli anni Ottanta, anni ruggenti per la moda, andavo alla scuola media. Anni d’oro per griffe quali Versace, Armani, come Ferrè. Anni nei quali nasceva il mito delle top model, quali Carol Alt, Cindy Crawford, Linda Evangelista e Clarissa Burt. Suscitavano in me particolare fascino gli abiti delle protagoniste dei grandi programmi del sabato sera, tra queste Raffaella Carrà, Mina e Anna Oxa. Mi colpivano i trasformismi di Donatella Rettore e Loredana Bertè.
E poi in quel periodo restavo ammaliato dalle dive delle pellicole degli anni Cinquanta e Sessanta: Rita Hayworth, Grace Kelly, Ingrid Bergman e Greta Garbo.
Tutte queste immagini si sovrapponevano nella mente di un ragazzino che sognava. E indipendentemente dalla tendenze, ho iniziato a coltivare l’idea di una donna estremamente femminile. Alimentavano la mia fantasia le riviste di moda che compravo di nascosto con la paghetta data dai nonni o dai miei genitori. Questo mondo era ancora un tabù, non era aperto a tutti, ma appannaggio di elite. Gli abiti erano costosissimi».
Ha le idee chiare Anton Giulio Grande e dopo le superiori, ambizioso, approda a Firenze. Un master, attraverso una borsa di studio, lo porterà a New York, al Fashion Institute of Technology. Il mondo del lavoro aprirà le sue porte con degli stages, presso prestigiose maison: Gattinoni, sorelle Fontana e Rocco Barocco. Ma il desiderio di esprimersi con un proprio stile, una propria griffe, è forte. E si materializzerà presto, prestissimo. Le sue creazioni appaiono per la prima volta già nel ’95, in un programma cult popolarissimo tra i teenager di allora, “Non è la Rai”, diretto da Boncompagni, che lancia tante ragazze nel mondo dello spettacolo: Ambra Angiolini, Laura Freddi, Claudia Gerini, Nicole Grimaudo, Alessia Mancini, Alessia Merz e Antonella Mosetti.
Arrivano le più importanti passerelle e l’emergente Anton Giulio Grande si fa largo pian piano nell’Olimpo dell’haute couture ed è un crescendo di successi.

Anton Giulio Grande con Belen che indossa l'abito di Sanremo


I suoi abiti sono sfoggiati da bellissime soubrette da Natasha Stafanenko ad Elenoire Casalegno, Afef, Sabrina Ferilli, ed ancora Valeria Marini, Pamela Prati, Alba Parietti, Eva Grimaldi, Manila Nazzaro, Aida Yespica che è testimonial della sua ultima collezione, a Nina Moric che nelle prossime settimane inaugurerà una linea di abbigliamento fresca, moderna e grintosa, firmata a quattro mani con Anton Giulio.
Una creazione dello stilista lametino è stata indossata dalla showgirl argentina Belen Rodriguez durante il Festival di Sanremo 2011.
Uno stile quello di Anton Giulio che dialoga con il cinema, traendone ispirazione come per l’ultima collezione che strizza l’occhio al film “Il Cigno nero” con Nathalie Portman e Vincent Cassel, come per la campagna realizzata a Praga che si rifà al genio di Francis Ford Coppola; vestendo protagoniste della pellicola, come Serena Autieri nel “Il tempo delle mimose”, film nel quale lo stilista calabrese appare, in un cameo, nel ruolo di se stesso; atmosfere alla Kubrick ancora per il defilé al Royal Albert di Londra. È anche testimonial e ospite in kermesse dedicate al mondo della celluloide, nel corso delle quali “premia” con suoi pregiati scialli Claudia Cardinale, Lucrezia Lante Della Rovere, Asia Argento e Isabella Ferrari. Tra le destinatarie di questo particolare dono, anche Liliana De Curtis, figlia del principe della Risata Totò, e Rita Levi Montalcini. Dell’incontro con questa grande donna di Scienza, Anton Giulio Grande riferisce: «la prima volta che ci incontrammo fu nel 2004 in quell’occasione fu lei a premiarmi nella sala della Promoteca in Campidoglio a Roma. Nella stessa location nel 2005 fu io a farle omaggio di un mio scialle».

Anton Giulio Grande con Nina Moric mentre indossa uno dei suoi abiti


Ma cosa vogliono esprimere i suoi abiti, quali emozioni li contraddistinguono? «Esprimono la forza del Sud. Il mio mondo, fatto di voglia di riscatto, di sofferenza e di sogni, me lo porto sempre dietro. Una sofferenza scaturita, da ragazzo, dal non essere capito dalla famiglia, dagli amici, dalla società, nella scelta di voler intraprendere un mestiere non consueto, o alla portata di tutti, come è adesso fare lo stilista di moda. Ho compiuto studi classici ed ero piuttosto bravo, i miei professori m’indirizzavano a intraprendere professioni quali l’avvocato o il magistrato. Un mondo paillettato non era vicino all’immaginario e alla quotidianità della gente».
E a proposito di Sud, nelle creazioni di Anton Giulio Grande, lavorazioni a tombolo, chiacchierino e macramè danno vita a meravigliosi pizzi. «La mente corre a ricordi d’infanzia, alla nonna paterna, abilissima sarta e ricamatrice, alla figura di questa donna china a lavorare. Mi piacerebbe portare avantiqueste tradizioni che sono molto costose. Ma le ragazze che se ne occupano e interessano sono veramente in poche». Che ne penserebbe allora di una scuola? «Sarebbe interessante e utile recuperare tutto ciò che fa parte del nostro background e del nostro passato, da reinterpretare in chiave moderna per essere al passo con la moda che va avanti ed è mutevole».
Nella sue ultime creazioni convivono in un felice e armonioso connubio di raffinatezza e passionalità i pizzi di un antico ricamificio parigino “Lesage”, noto a livello mondiale, riferimento per grandi stilisti quali Coco Chanel, Givency, Dior e la sapiente arte della manifattura calabrese.

Una modella con un abito di Anton Giulio Grande presso il Marca


Il legame con la terra d’origine, per Anton Giulio Grande che ormai vive prevalentemente tra Milano, Roma, la sua Lamezia Terme e Parigi, si manifesta anche nel voler riprodurre negli scatti con le sue modelle, location e scorci di Calabria. Le sue creazioni hanno avuto così come cornice la maestosità architettonica del Marca, Museo delle Arti di Catanzaro, esaltata dalle opere in esso custodite, in una suggestione tra sogno e realtà. Le immagini così immortalate sono state pubblicate da prestigiose riviste di settore quali “Vogue”, “Woman & Bride” e “Book Sposa”. Altri scatti hanno avuto di recente come location l’elegantissima sede di Palazzo Nicotera, tra imponenti portali e splendidi cavalli. «Mi sono ispirato al Settecento e a bustier vittoriani per proporre una nuova cortigiana che fa l’occhiolino al passato».
L’estro creativo dello stilista lametino ha dato vita negli anni ad uno stile unico immediatamente riconoscibile, innovativo, e c’è chi l’ho ha indicato come l’“erede” di Gianni Versace. «Certamente è un grande onore. Ho avuto modo di conoscerlo. Quando la sua esistenza venne bruscamente interrotta, la sfilata di Piazza di Spagna fu spostata da luglio a settembre. Gianni Versace rappresentava l’eccellenza. Come Coco Chanel che cambiò il modo di vedere la donna liberandola da corsetti e bustini, ne sovvertì i canoni, ruppe gli schemi, emancipandola. Creò l’immagine di una donna pratica e super bella. Gianni Versace era una persona colta che amava l’arte e questo traspariva nel suo modo di pensare la moda. Era un artista a trecentosessanta gradi».
Ed ecco qual è l’ideale di donna per Anton Giulio Grande: «Non deve essere necessariamente bellissima. Ma forte, passionale, sensuale, intelligente, di grande charme, tale da lasciare il segno al suo passaggio, tale che pur non essendo bellissima, ugualmente lo sembra».