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Lunedì, 09 Dicembre 2019

Un viaggio di Calabria On Web fra le librerie e i librai/La Cubo libro, nel campus dell’Unical

“Il libraio non è più una professione ma, per forza, una missione”. È l’amara costatazione di Rosalia Broccolo e Massimiliano La Cava, titolari e soci della libreria “Cubo libro”, dal 1997 situata all’interno del campus dell’Università della Calabria.

Nello specifico, si trova al Cubo 25, accanto al Rettorato, nell’area umanistica dell’ateneo.
Se i dati dell’Associazione italiana editori (Aie) spiegano la crisi delle librerie indipendenti con la scarsa propensione degli italiani alla lettura, al calo delle vendite dei libri, con l’utilizzo di nuovi canali di e-commerce e con la diffusione dell’e-book, «nel nostro caso – racconta Rosalia – essendo la nostra anche una libreria universitaria, oltre al commercio online, è stato determinante l’utilizzo e la diffusione spropositata delle fotocopie”.
“Qui arrivano ragazzi – spiega – che non conoscono la differenza tra libreria e copisteria e che chiedono i manuali in bianco e nero, perché (mi spiace ammetterlo) forse un libro non l’hanno mai aperto».
Fotocopiare libri è un reato ai sensi della legge n. 633 del 1941 e del D. L. 68/2003. «Abbiamo fatto decine di  denunce – continua Rosalia – ma non è servito a nulla. È sotto gli occhi di tutti che tra l’università e Quattromiglia di Rende il numero delle copisterie è spropositato, una a ogni passo e, appunto, sono esercizi commerciali che vivono soprattutto grazie alle copie fotostatiche, non certo per il numero di tesi rilegate o alla vendita di cancelleria. I professori poi, sempre più spesso somministrano agli studenti dispense, e questo certo incrementa il mercato delle fotocopie».
Sui testi specifici universitari il libraio ha poco da consigliare, certo. Ma il libraio old style, quello che sa vita, morte e miracoli della scena letteraria, che propone in rapporto al gusto, e ha la pazienza e il piacere di suggerire a ogni cliente, in un rapporto di fiducia che fa la differenza, è una figura da tutelare e sostenere perché sempre più rara.
Qui alla Cubo Libro si constatano, in modo sommario, le logiche di mercato attuali, come da un po’ di anni del resto, non è più possibile concepire la professione del libraio così come avveniva venti o trent’anni fa.
Molti tentativi di creare spazi dove il tempo si dilata e accoglie il lettore in una sorta di library cafè, dove poter leggere e condividere pensieri e informazioni, non trova riscontro. E neanche la creazione di eventi. «Abbiamo provato a creare eventi – spiega Massimiliano – presentazioni di libri o reading, proprio perché siamo al centro dell’università, sede di cultura per antonomasia, ma è stato un fallimento.

 I ragazzi sostano pochissimo all’interno del campus. Lavoriamo in media dal martedì al giovedì per via del pendolarismo studentesco, e registriamo il non coinvolgimento dei docenti: anche grazie a loro, una libreria universitaria potrebbe diventare “altro”, centro di passaggio e interconnessione culturale. Non vendiamo un manuale tecnico o economico da mesi. Solo i ragazzi di lettere dimostrano una sensibilità maggiore, e acquistano i classici, forse perché un classico o un testo di arte fotocopiato è palesemente uno scempio. Ma non basta, perché c’è da aggiungere che certo non siamo nelle condizioni di applicare sconti come accade nella grande distribuzione e nell’e-commerce».
E non è servita neanche la ricetta del Bonus cultura, provvedimento del Governo Renzi per i diciottenni. A non funzionare è a quanto pare il sistema per ottenere l’identità digitale sul portale per ottenere i coupon, ma anche la non adesione all’iniziativa di teatri, musei, negozi e librerie. In sostanza, su 8mila comuni mappati in Italia, più di 7mila non avevano neanche un esercizio aderente al progetto. E i ragazzi che nel 2017 si sono iscritti alla piattaforma “18App”, che consente di spendere i 500 euro, sono stati 230mila su 572.437.

Ma perché una libreria decide di rinunciare anche a questa possibilità?

«Gli incentivi a sostegno della lettura – precisa Massimo – vanno bene per le grandi librerie, ma non per noi indipendenti. La ragione principale è che avremmo dovuto anticipare i testi al cliente, e fatturare allo Stato senza la garanzia di tempi certi per la restituzione delle somme. E per noi, che abbiamo avuto in quattro anni un calo di fatturato pari a 120mila euro e paghiamo tasse assurde, è impossibile praticare questa strada».
Immaginare la libreria del futuro come un punto di ritrovo confortevole, ricco nei contenuti, e nel quale sia piacevole ritrovarsi, è un sogno che appartiene ai librai “resistenti”. Una vera utopia nella realtà. Come, e se saranno capaci di riorganizzarsi, non è possibile misurarlo.
Contro la macchina infernale del mercato globalizzato, che ha restituito forse molta libertà, ma poca umanità.