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Martedì, 28 Gennaio 2020

Un patrimonio naturale che lascia senza fiato. Il Parco del Pollino tra tradizioni popolari e sviluppo sostenibile

Dal massiccio del Pollino parte l’itinerario calabrese raccontato da Norman Douglas nel suo libro “Old Calabria”.

Un diario di viaggio dello scrittore viaggiatore che rimane colpito della maestosità di uno dei polmoni verdi della Calabria che rappresenta l’area protetta più estesa d’Europa e che vede incastonate mete turistiche tese tra la storia plurimillenaria di un favoloso passato, testimoniate da miti e leggende, nelle quali il visitatore potrà scoprire anche insediamenti di epoca preistorica. Visitando il complesso montuoso, che ha meritato il nome del Dio Apollo, si ha la sensazione che il tempo si sia fermato fra la natura selvaggia, le foreste immense e la presenza dei lupi rendono il Pollino uno scenario misterioso e affascinante, quasi fiabesco, habitat nel quale nidifica l’Aquila reale e vi si trova una fauna che vanta numerose specie ormai estinte in altre zone montuose dell’Appennino. L’Unesco ha inserito l’aria protetta nella rete europea e globale dei Geoparchi. Dalle cime del gruppo montuoso più elevato del Meridione, con vette spesso innevate e distaccate da profondi torrenti che squarciano il paesaggio, si rimane estasiati dagli scenari alpestri e dai panorami mozzafiato che si aprono fra lo Ionio e il Tirreno. La luce mediterranea si mescola alle riserve naturali fra valli - Fiume Lao nel comune di Papasidero, Gole del Raganello (Civita e San Lorenzo Bellizzi), Fiume Argentino nel comune di Orsomarso -, area boschiva - Rubbio nelle vicinanze di Francavilla in Sinni - e siti straordinari di interesse storico, culturale, archeologico e spirituale. La natura con la sua opera nel tempo ha costituito significativi esempi di restauro ambientale nelle riserve naturali biogenetiche del Raganello e del fiume Lao, che rappresentato spettacolari gole – attrazioni per gli appassionati di sport acquatici estremi - nelle quali le specie faunistiche minacciate ritrovano adeguata protezione. Una salvaguardia che ha reso la destinazione turistica un paradiso incontaminato per gli appassionati di bird watching. Ma l’emblema del Parco rimane comunque il Pino Loricato, albero che cresce sulle creste più impervie e sulle pareti di roccia: un vero fossile vivente contorto e robusto che può raggiungere un’altezza di 40 metri e un diametro di più di un metro, con la corteccia che sembra pelle di serpente in una colonia di giganteschi “Pinus Leucodermis” che sono stati forgiati dal gelo, dal vento e dai fulmini nei secoli. Questo genere rarissimo è stato riconosciuto il più antica d’Europa e il Parco si può fregiare del Pino Loricato più datato, di ben 1.230 anni. La sua scoperta è avvenuta in una località a pochi metri dal confine con la Basilicata. Un vero highlander vegetale alto più di dieci metri e con un diametro di 160 centimetri chiamato Italus, in memoria del re di Enotria che governava questa regione a cavallo tra l’età del bronzo e quella del ferro. Alla varietà ambientale si unisce anche quella grande diversità culturale, con dei nuclei di lingua e tradizione italo-albanese, borghi riconosciuti per architettura, religiosità e costumi, accanto alle vestigia archeologiche di diverse epoche storiche. Nel 1961, infatti, la scoperta della Grotta-Riparo del Romito e il ritrovamento del prezioso graffito del “Bos primigenius” ha documentato che quella parte della Calabria settentrionale era abitata da almeno 20.000 anni. Il sito preistorico più rilevanti d’Europa nel comune di Papasidero testimonia segni della presenza dell’uomo dal paleolitico superiore e vari studi attestano che l’homo sapiens ha abitato intensamente la grotta lasciando innumerevoli dimostrazioni del suo passaggio in strumenti litici, ossei e resti dei propri scheletri, custoditi in parte all’Antiquarium archeologico, il museo dei reperti ritrovati nel sito. Questa meta turistica e altre location del Parco del Pollino sono un mistero per il mondo dell’archeologia prima della dominazione dei greci. Tuttavia, l’avvicendarsi di altri popoli come romani, longobardi, saraceni, bizantini, normanni e spagnoli hanno lasciato segni indelebili nei luoghi del parco e nella cucina del territorio dell’area protetta che affonda le sue radici nelle più antiche tradizioni popolari. Una cucina povera arricchita dalle erbe aromatiche e officinali delle più alte vette del Sud Italia, basata su una dieta mediterranea di un popolo che tramanda le diverse pietanze tipiche. Ma si contribuisce per la conoscenza, la tutela e la valorizzazione di fattori e prodotti che possono divenire identitari come il tartufo del Pollino, avviando uno studio mirato del Consiglio Nazionale delle Ricerche e dell’Azienda Regionale per lo Sviluppo dell'Agricoltura Calabrese, finalizzato allo sviluppo sostenibile del territorio. L’attenzione verso il cibo e la tradizione gastronomica del Pollino è stata raccontata di recente anche dalla nuova Guida di Repubblica, che descrive un parco che affascina tutti i sensi, non ultimo quello del gusto. Il Parco nazionale del Pollino sorprende e soddisfa le aspettative di ogni visitatore in tutte le stagione, offrendo al turista un viaggio sensoriale caratterizzato da gusti, sapori, odori, usi e costumi della tradizione dell’area protetta, proponendo la visione di un patrimonio ambientale, artistico e culturale di incomparabile valore. Non vi rimane che visitarlo interagendo con la popolazione locale e il loro modus vivendi, alla ricerca di pratiche di turismo autentico, identificabile anche come “slow tourism”. Un turismo lento che vi permetterà di conoscere luoghi nei quali è passata la storia, con il progetto di recupero e valorizzazione dell’antica strada romana Via Popilia, promosso di recente dalla  rivista “Camminare” con uno speciale all’antico tracciato della strada consolare romana costruita da Caio Popilio Lena, console nell’anno 132 a.C., come via principale da Reggio Calabria a Capua. Della destinazione turistica “Pollino” e della mirata programmazione di sviluppo ecosostenibile dell’Ente Parco ci siamo confrontati con il presidente, Domenico Pappaterra, che ha affermato alle nostre domande: Quale governance attuerà l'Ente Parco il prossimo anno?

Sin dal mio insediamento abbiamo condiviso con tutte le rappresentanze istituzionali che compongono la Comunità del Parco una governance che desse plasticamente l’idea di un’unica  area protetta seppure a cavallo di due regioni, Calabria e Basilicata, tre province, Cosenza Potenza e Matera e ben 56 comuni di cui 24 nel versante lucano e 32 nel versante calabrese.

Ci siamo riusciti attraverso una intesa che da diversi anni regge alla prova dei fatti e che è basata principalmente sulla piena e preventiva condivisione delle scelte e su criteri equi di rappresentatività. E questa sarà la strada maestra anche per il prossimo anno.

Quali sono le attività in corso e i progetti mirati di sviluppo turistico sostenibile?

In corso abbiamo in termini di sviluppo turistico sostenibile l'attività del Geoparco ed il rinnovo della Carta Europea per il Turismo Sostenibile.

Inoltre l'Ente ha la possibilità di certificare le aziende del Territorio sia con il marchio del Parco che è un marchio volto alla sostenibilità ambientale, ma soprattutto sta certificando numerose

aziende con la Carta Europea per il turismo Sostenibile in fase II (ossia è l'Ente Parco che già certificato ha la possibilità di certificare le aziende  del territorio, purché queste abbiano i requisiti soddisfacenti la carta come il risparmio energetico, idrico, la promozione dell'area protetta, l'utilizzo di mezzi a basso impatto ambientale etc... comportamenti quindi sostenibili dal punto di vista ambientale). Non dimentichiamo poi i progetti finanziati dalla regione Calabria su rete natura 2000 come la ciclopista e la sentieristica, nonchè un piano di marketing aziendale volto a promuovere le aree protette calabresi.

Anche sul versante lucano la Regione ha finanziato nell’ambito del programma Green Paf progetti di conservazione e di valorizzazione molto significativi.

Infine, il Pollino ha già da anni portato avanti importanti progetti di tutela conservazione e valorizzazione della biodiversità in campo agroalimentare, ha costituito la prima comunità del cibo ai sensi della legge 194/2015. Nell'ambito dell'accordo con ALSIA ed ARSAC sono state messe in campo azioni volte si alla conservazione delle risorse genetiche d'interesse alimentare, ma anche importanti azioni di valorizzazione come gli itinerari turistici della biodiversità che, a partire dall'anno prossimo, saranno ulteriormente arricchiti anche con la presenza dei ristoratori che proporranno ai clienti i piatti della tradizione con l'utilizzo appunto di prodotti agricoli tradizionali.

L’area protetta ha già ottenuto importanti riconoscimenti ambientali. L’Ente Parco si prefigge di ottenere altre ambite certificazioni?

Oltre all'ISO 14001, al Geoparco  ed alla carta Europea per il Turismo sostenibile non sono in itinere altre certificazioni, considerato che  abbiamo effettuato da poco il rinnovo della Carta Europea per il Turismo Sostenibile: il 2 dicembre a Bruxelles abbiamo partecipato alla cerimonia di consegna dell'ambito riconoscimento, che ci consentirà di attivare nuove forme di collaborazione tra le istituzioni pubbliche e gli operatori privati del settore turistico.