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Venerdì, 06 Dicembre 2019

Tra il Simeri e l'Uria il buon vino di “Dell’Aera Vigneti&Cantina”

Quando Matteo e Francesco Dell’Aera mi hanno raccontato la storia del nonno Pasquale, ho pensato al protagonista del romanzo “Al Dio sconosciuto” di Steinbeck e a quella sacralità primordiale che avvinghia un uomo alla terra feconda e generosa.

Vigneti 2015

«Sono affamato di terra, padre» tuona Joseph Wayne mentre spiega l’atroce ma inevitabile rottura con ciò che fu prima di lui. Dagli aridi e scarni terreni dello Stato di New York una peregrinazione verso il West alla ricerca della “verde, oro, gialla e azzurra” valle di Nuestra Señora, dove l’uomo si lascerà inghiottire dai caldi e agghiaccianti anfratti di una Natura discinta.

Pensavo a quest’impulso panteistico mentre ascoltavo di quei quattrocento chilometri arrischiati alla cieca dal nonno dei due giovani viticoltori calabresi. C’è da considerare che quattrocento chilometri, per un contadino degli anni Settanta, sono un’ostica traversata. Difficile, poi, persuaderlo a cambiare terra da coltivare, spezzare solide e perpetue tradizioni, dar vita a una stirpe senza potersi aggrappare alla rassicurante saggezza dei padri.

Solo una cosa può convincerlo al doloroso sradicamento: l’idea che oltre quei quattrocento chilometri di dubbi e timori si schiuda una valle inaspettatamente idilliaca. Il luogo ideale per mani sapienti e consumate, ignare di essere genitrici di una metamorfosi dai risvolti religiosi e culturali: l’uva che diventa vino, un simposio che agita godurie e perdizioni. 

Pasquale Dell’Aera (ultimo a destra), quarta generazione di una famiglia di vignaioli pugliesi. Negli anni Settanta si trasferì in Calabria accettando la proposta dell’imprenditore agricolo Franco Coluccio di impiantare vigneti nella fertile valle di Grandine, dove oggi sorge l’azienda che porta il suo nome

Tutta la penisola italiana, si sa, accoglie meravigliosamente e da tempi immemori la sacra e profana coltura della vite. Tanto che i romani, dopo averne appresa l’arte dai mentori greci, offuscarono la fama dionisiaca grazie a una laica, abbondante e fortunatissima produzione d’uva, paragonabile senza indugi a quella dei moderni vigneti intensivi. Ma ciò che mezzo secolo fa si mostrò agli occhi di Pasquale Dell’Aera, quarta generazione di un’intraprendente famiglia di vignaioli pugliesi, fu impareggiabile. La valle che ha come epicentro il comune di Soveria Simeri nel Golfo di Squillace (l’azienda è in località Grandine) e che si estende tra il fiume Uria e il fiume Simeri, a soli due chilometri dalla costa ionica catanzarese, è massicciamente circondata da sorgenti e corsi d’acqua. Quell’acqua salvifica e necessaria che in Puglia, in quegli anni, scarseggiava e di cui la Calabria, per conformazione, ne è ab origine rigurgitante. Lo scrittore e naturalista Francesco Bevilacqua ne descrive così l’idrografia in “Calabria verde – Guida naturalistica ed escursionista” (Abramo): «Stretta quasi ovunque tra monti e litorali, la regione non annovera grandi fiumi, mentre possiede invece, quanto a densità di rete, il più cospicuo patrimonio idrografico del Mezzogiorno d’Italia. Proprio il carattere accidentato del rilievo e le esiguità del suo territorio, quasi ovunque stretto tra i due mari, rendono la regione ricca di una vera e propria moltitudine di bacini idrografici (un’ottantina circa), piccoli e medi, che intersecano dappertutto, a volte a distanza assai ravvicinata, la linea di costa».

Vigneti 

Un profluvio di fertilità che sedusse e convinse quell’esperto viticoltore di Turi (in provincia di Bari) ad accettare la proposta di un lungimirante imprenditore agricolo calabrese, Franco Coluccio, intenzionato a impiantare vigneti nelle colline di Simeri e giunto sino in Puglia, terra dalla lunga tradizione vinicola, a scovare abili consulenti che lo assistessero in una nuova e grandiosa esperienza produttiva. Da assistente a socio di un’azienda che oggi porta il suo nome il passo fu breve: la società con Coluccio venne in seguito sciolta e nei dodici ettari di superficie che spettarono a Pasquale e al figlio ventenne Vito Modesto sorse quello che oggi è il principale corpo aziendale di “Dell’Aera Vigneti&Cantina”, azienda a conduzione familiare artefice di quattro raffinate etichette in cui riecheggia il sapore dei secoli. La trasformazione dell’uva era infatti un’attività che rese fortuna agli avi di Pasquale, che nella Puglia dell’Ottocento e della prima metà del Novecento producevano centinaia di quintali di vino sfuso da destinare, damigiane in spalla, a un mercato prettamente locale: oggi lo chiameremmo monopolio. Così, dopo quasi mezzo secolo di coltivazione della vigna e vendita a privati della materia prima, i Dell’Aera tornano a produrre vino proprio, ma questa volta con la fierezza di un marchio.

I vigneti dell’azienda “Dell’Aera”, nella valle che ha come epicentro il comune di Soveria Simeri nel Golfo di Squillace (l’azienda è in località Grandine) e che si estende tra il fiume Uria e il fiume Simeri, a soli due chilometri dalla costa ionica catanzarese

Autrice del recupero della tradizione di famiglia è la sesta generazione, la prima nata in Calabria: Matteo (30 anni) e Francesco (27 anni) i quali, nel 2007, di fronte a circa venti ettari di terreno in cui prolificava tantissima uva che probabilmente sarebbe rimasta invenduta, decisero di spingersi oltre e di mettere in piedi una cantina, realizzata nella più ampia tutela dell’ambiente, sia per l’impiego di materiali ecosostenibili che per l’utilizzo di energia da fonti rinnovabili con l’ausilio di un impianto fotovoltaico.

Il principio da seguire fu chiaro fin dall’inizio: realizzare ed etichettare esclusivamente vino di qualità, da indirizzare al settore Ho.Re.Ca (Hotel, Restaurant e Catering), alle enoteche e alla vendita diretta ai privati.

 

La sesta generazione, Matteoe Francesco, fondatori della cantina e del marchio Dell'Area

«Non siamo e non saremo mai nella grande distribuzione – chiarisce Francesco tra le vigne che affacciano pittorescamente sullo Ionio – Non abbiamo velleità di arrivare a centinaia di migliaia di bottiglie, ma vogliamo crescere fino a quando riusciremo a garantire l’artigianalità del nostro prodotto. Ciò è realizzabile entro una soglia di cinquanta/ottanta mila unità, superate le quali andremmo a sfociare in un prodotto industriale che non ci interessa».

«Quando mio fratello e io siamo entrati in azienda – continua Francesco – ci siamo posti l’obiettivo di ottenere dalla nostra terra non altro che un gusto raffinato abbinato al sapore più elegante. Una sfida in divenire che partorisce soddisfazioni ma anche una sana quantità di autocritica e sacrifici, come la vigna che per produrre il miglior vino non può sfuggire a un po’ di sofferenza. 

Perché, come insegnano i nostri antenati vignaioli, terreni troppo fertili inducono grande produttività e una vigna che produce tanta uva ha poi difficoltà a portarla a maturazione».

Vigneti 'Dell'Area'

Ideale, invece, un terreno di natura argillosa-calcarea che insieme ad attrezzature all’avanguardia, energiche sperimentazioni e instancabile dedizione portò nel 2013 alla prima bottiglia targata Dell’Aera: il “Grandane”, un rosso intenso finemente speziato, dai riflessi violacei e dagli spiccati sentori di frutti di bosco, il cui nome è ispirato alla valle che fu il principio di tutto.

Nel 2018 la XVII Selezione del Sindaco, uno dei concorsi enologici internazionali più importanti d’Italia, ha attribuito una Medaglia d’Oro al Grandane Rosso Calabria IGP del 2016, unico rosso calabrese a vincerla in quell’annata: «Il successo è stato inaspettato, tanto che l’anno successivo abbiamo sottoposto lo stesso vino al Concorso Internazionale di Lione. Abbiamo ottenuto la Medaglia d’Argento e direi che si tratta di un Argento che vale Oro, vista la reticenza dei francesi a elargire medaglie ai vini italiani».

Il Grandane, la prima etichetta dell’azienda Dell’Aera, nel 2018 ha vinto una Medaglia d’Oro alla XVII Selezione del Sindaco (uno dei concorsi enologici internazionali più importanti d’Italia) e nel 2019 una Medaglia d’Argento al Concorso Internazionale di Lione

Il Grandane uscì sul mercato nel 2015 contestualmente al rosato “Semirus” (dal nome latino del fiume Simeri che scorre adiacente alla valle di Grandine), caratterizzato da un delicato aroma di frutti mediterranei, e al bianco “Kometes” – nome di fantasia che sta a indicare il colore della nostra Malvasia, tendente al dorato come la chioma delle comete – con un’intensa fragranza di frutta esotica e note floreali. 

«Con i primi tre prodotti abbiamo cercato di tirar fuori la massima espressione dei nostri vitigni, cercandone gli estimatori una volta messi sul mercato – chiosa Matteo, che a soli 18 anni iniziò a impegnarsi nella realizzazione di un’antica passione – Con il rosso Krio, ultimo arrivato della famiglia Dell’Aera, imbottigliato nel 2016 e offerto al pubblico nel 2017, abbiamo tentato il percorso inverso: maturato con la macerazione a freddo (da qui il nome), il Krio nasce da una ricerca di mercato che ci ha orientati verso un vino fresco, fruttato, di facile beva, poco tannico e con un vasto range di abbinamento.

Per realizzarlo avevamo l’arma pronta in casa: due ettari abbondanti di Merlot, il vitigno più coltivato al mondo perché non vincolante dal punto di vista climatico e ben adatto a diverse nature del terreno». 

Abbracciando in toto la filosofia della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti (FIVI), di cui l’azienda di Soveria Simeri è membro, i Dell’Aera aprono e chiudono la filiera, senza intermediario alcuno.

Il loro vino è integralmente prodotto e imbottigliato all’origine: coltivano la vigna, raccolgono (esclusivamente a mano) le uve, le trasformano attraverso il processo di vinificazione, le imbottigliano e infine le commercializzano.

Vigneti 'Dell'Area'

Commenta Francesco: «Per fortuna sono sempre più numerosi i vignaioli che si prendono carico di tutte le fasi, curando personalmente il proprio prodotto dalla coltivazione della vigna alla vendita del raccolto in bottiglia etichettata. Difendere questo modus operandi significa preservare la bontà del vino, perché il buon vino non si fa in cantina ma in vigna. 

Un’intensa fragranza di frutta esotica e note floreali nel bianco “Kometes”, nome di fantasia che indica il colore della nostra Malvasia, tendente al dorato come la chioma delle comete

I vini realizzati in cantina, quindi con grande intervento di laboratorio, saranno ogni anno uguali, come fossero nati da un’invariabile ricetta.

Ma il vino, essendo un prodotto naturale, sensibile alla luce del sole e al clima delle colline che lo generano, deve necessariamente essere sempre diverso».

Il rosato “Semirus”, dal nome latino del fiume Simeri che scorre adiacente alla valle di Grandine, è caratterizzato da un delicato aroma di frutti mediterranei

A due secoli dal primo vitigno impiantato in Puglia, la distribuzione della cantina Dell’Aera è fortemente radicata in Calabria, nel Nord Italia e all’estero (Svezia, Danimarca, Svizzera, Germania).

E mentre apre gli occhi sul mercato asiatico e sugli Stati Uniti d’America (che rimangono uno dei più grossi importatori del Made in Italy), la sesta generazione guarda al futuro pensando a un potenziamento della produzione da diversificare in più settori (uliveti, agrumeti, pescheti, frutta tropicale), in modo da garantire ai collaboratori un impiego per tutto l’anno e permettere di godere pienamente degli instancabili e sorprendenti ritmi della Natura.


Il rosso Krio, maturato con la macerazione a freddo, è un vino fresco, fruttato, di facile beva, poco tannico e con un vasto range di abbinamento