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Giovedì, 14 Novembre 2019

Quando il Sud e la Calabria non erano luoghi marginali. Mito, storia e fede nella “Chanson d’Aspremont”

Può capitare di trovarla in un vecchio libro in lingua francese sulle celebri Bouquinistes lungo la Senna a Parigi o di incrociarla studiando “l’Orlando Furioso” di  Ludovico Ariosto o di ascoltarla, com’è accaduto 

allo scrittore Mimmo Gangemi, da un vecchio cantastorie che si chiamava don Peppe, che a sua volta l’aveva imparata dal nonno, che la recitava nelle serate d’inverno, davanti ad un braciere, ma in ogni caso la “Chanson d’Aspremont, quando la si scopre, ha un fascino che attrae il lettore, che si ritrova immerso nell’epopea cavalleresca. Il poema, per meglio dire un complesso di opere scritte tra il XIII secolo e il XVI, ha un indiscutibile valore letterario e un’importanza fondamentale per lo studio dell’evoluzione della lingua. Sono state scritte, l’assieme di opere che compongono l’intero poema, in lingua anglo-normanna e franco-normanna. 

Nel momento in cui le inquietudini e le incertezze europee suggeriscono di riscoprire le culture d’origine dell’Occidente e lo stesso spirito europeo, molti studiosi ritengono che la Chanson d’Aspromonte, unitamente alle altre “Chanson de geste”, possono contribuire al progetto di riappropriarsi di quell’umanesimo che ha esaltato il valore e la dignità dell’uomo.  E’ questa la tesi di Antonella Musitano - saggista impegnata da anni nello studio della storia del Sud -, autrice del volume “La Chanson d’Aspremont (Laruffa editore), con cui ripercorre la storia del mito e della fede che hanno dimostrato che era possibile amalgamare, e mettere insieme, elementi sociali, culturali e antropologici variegati e diversi.

Sono tanti gli studi e le traduzioni del poema appartenente al ciclo carolingio (ricordiamo “La Canzone d’Aspromonte” di Carmelina Sicari, 1991, edizioni Quale Cultura e Jaca Book ) ma la “lettura” di Antonella Musitano, in questo libro appena pubblicato, tende a dimostrare che il Sud e la Calabria, anche nell’Europa dei secoli  XI e XII, non furono affatto marginali, tant’è che furono scelti come teatro di una “Chanson de geste” che -sottolinea l’autrice - offre inquietanti  analogie che gravitano oggi intorno al Mediterraneo. Scenario della Chanson è l’Aspromonte, descritto come estremo baluardo, “sentinella di pietra”, dell’Europa continentale. Per fermare l’avanzata dei Saraceni che hanno ormai occupato “Risa” (Reggio), gli Stati europei devono formare una grande coalizione, ma perché ciò avvenga c’è bisogno di una figura di grande carisma, c’è bisogno, in sostanza, del mito di Carlomagno, di colui che con Maometto diede vita al più gigantesco duello che la storia medioevale ricordi, e da cui dipenderà il corso stesso degli eventi futuri.

Secondo alcune fonti la Chanson d’Aspromonte fu recitata a Messina nell’inverno tra il 1190 e il 1191 quando i crociati di Riccardo Cuor di Leone e di Filippo Augusto vi soggiornarono e questo dimostrerebbe, dicono gli studiosi, che la canzone, a quell’epoca, era già composta, come si sostiene nel libro di Carmelina Sicari.  Alcuni autori, come Bancourt e Bender, hanno inoltre dimostrato che la Chanson d’Aspremont, sotto certi aspetti, è la Chanson delle Crociate, quella che nella sostanza, di fronte ad una minaccia saracena, evoca una coalizione militare di tutti gli stati europei. La Calabria, l’Aspromonte, nota Antonella Musitano, per diversi motivi, vengono scelti, come luoghi ideali, per riaccendere lo spirito dello scontro tra cristiani e musulmani. Anche la posizione geografica della Calabria meridionale, cerniera di collegamento e dialogo fra Occidente e Oriente, ha una sua importanza. Quando Carlomagno viene “riesumato” e accorre in Aspromonte, dove si gioca il destino dell’Europa, con lui accorrono Rolandino (Rolando ancora fanciullo) e tre santi martiri mandati dal cielo, tra questi San Giorgio: “Rollandin garde, si trova un destrier, sen somier alite, se li salt en l’estrier…”. All’epoca si stava preparando la terza crociata, la “Crociata dei re”, e la Chanson ambientata nell’Aspromonte si rivelò necessaria per rinnovare gli ideali della guerra santa, che erano stati della Chanson de Rolande. L’Aspromonte, che non è stato teatro di scontri tra i paladini di Carlomagno e i saraceni, come Roncisvalle non è mai stato terreno di scontro tra cristiani e musulmani, sono luoghi ideali in cui sono stati proiettati, in chiave leggendaria, personaggi come Carlomagno e Rolando, perché interpretassero lo spirito dell’epoca.  Anche oggi che il Mediterraneo è inquieto, che l’Europa è alla ricerca della sua identità - osserva l’autrice di questo nuovo libro su La Chanson d’Aspremont - ci vorrebbe una nuova “Chanson de geste”, per la salvezza dell’Europa e ci vorrebbero i personaggi che nella Chanson d’Aspremont interpretano quella cultura classica di cui si era nutrito tutto il Mediterraneo.