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Venerdì, 22 Novembre 2019

Eros sul monte Volpintesta. La tempesta dei Pollini

Rifuggo dalle folle. Ma capisco che le folle sono la realtà del nostro tempo. Quest’umanità gregaria ha bisogno di comportamenti coatti.

Sila Grande: monte Volpintesta

Lo vedo dai miei figli: “Voglio fare questo perché lo fanno tutti”. Che è poi l’esatto contrario dell’essere liberi. Il conformismo più stolido è la cifra psico-sociale del nostro mondo. Che pure osa mettersi sempre in bocca la parola “libertà”. Ma che esegue solo ordini subliminali. L’umanità, ormai, ha imparato ad amare la sua schiavitù. Come preconizzò Aldous Huxley. Per questo, stamane, siamo solo in quattro ed abbiamo scelto un angolo del nostro Mondo dove non va nessuno. Un monte della Sila Grande dallo strano nome: Volpintesta. La sua dorsale separa le vali del Neto e del Garga. Saliamo dal Lago di Ariamacina. Doveva essere una giornata soleggiata ed afosa. E invece c’è in cielo una flebile ombra grigia, senza forma né consistenza. Un vapore etereo, diafano che impedisce al sole di sferzarci con i suoi raggi.

Sila Grande_ fioriture a macchia di Pietro

La valle è adorna dei sui prati più pingui, mercé le piogge abbondanti della primavera ed il fatto che ancora le mandrie non siano salite agli alpeggi. La fustaia di pini è un incanto. Come solo i boschi di conifere della Sila sanno essere: ne riconoscerei ovunque i colori, gli odori, gli umori. Si aprono, di tanto in tanto, sublimi quadri di paesaggio. Con il lago color avion e le groppe delle montagne lambite da una luce diafana. C’è una malinconia preziosa nell’aria, un senso di attesa colmo di commozione, una forza erotica mille volte più intensa e profonda che negli umani. Dev’essere un giorno speciale! Siamo in cresta, un’ampia cresta tappezzata di praterie.

Sila Grande: Il F. Neto a Macchia di Pietro

Vedo una strana nebbia fluttuante, che il vento trasporta, sfilaccia, solleva e schiaccia follemente. Con rapide fughe, mulinelli, scuotimenti. Ne siamo letteralmente aggrediti. La sento penetrare sin nei polmoni. Gli indumenti sono cosparsi di una sottile polvere dorata! Osservo meglio: non è nebbia. E’ una tempesta di pollini! Che il vento strappa furioso soprattutto dai pini. Un’enorme quantità di pollini invade l’aria, gli alberi, i prati, la terra e noi, partecipi inconsapevoli dell’eros della Sila. Vaghiamo in mezzo al rito orgiastico degli alberi e delle piante, completamente ebbri. Il polline tenta di ingravidare anche noi! Sferzati dal vento arranchiamo sui colli erbosi, con visioni estatiche. Gruppi di massi di granito con pini dalle strane fogge compongono luoghi oracolari. Così profondi e senzienti, che potresti ascoltare una voce nel vento divinare, innalzare al cielo vaticini. Paiono avvedersene anche i cinghiali che, con l’olfatto tradito dal vento odoroso di resine, si lasciano osservare, con i piccoli paffuti che s’affrettano dietro le madri indaffarate a martoriare il terreno grasso. 

Sila Grande: Pino laricio a Monte Volpintesta

Poi giù, verso Macchia di Pietro. Un grande tuffo verso il Neto. Sul fondovalle, diversi chilometri più in basso, iniziamo la risalita. Ruscelli, recinzioni, ruderi di vecchie case, fiabeschi gruppi di pini, faggi, ontani. Nell’erba alta ci facciamo strada, lasciando dietro di noi una scia verde-argento. Uno sparviere compie acrobazie nel cielo. E’ silenzioso il nostro cammino. E solitario. E stupito. Fossimo stati con le folle “libere” e ignare dei nostri simili non avremmo assistito a questo prodigio. Ma il vento, oggi, ci ha confuso con i pini, le orchidee, le centaure, le esili graminacee dei prati e ci ha concesso il privilegio di essere fecondati dall’eros della Sila.