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Martedì, 15 Ottobre 2019

Conversando d’arte: intervista alle artiste Angela Pellicanò e Maria Teresa Oliva

Una è pittrice e scultrice, l’altra è scultrice e ceramista: Angela Pellicanò e Mariateresa Oliva, artiste reggine, diverse per temperamento ma caratterizzate da un mix che le rende molto simili: passione per l’arte, disciplina nel lavoro, amore per la sperimentazione.

Tutt’e due fondano il loro lavoro sulla ricerca.

Angela Pellicanò

Quella di Angela Pellicanò, direttore artistica di Bovarchè, ha riscontrato l’interesse e l’apprezzamento di Martina Corgnati: è di carattere antropologico, e prende le mosse dalla fragilità umana, quella di donne, bambini, uomini, usati e abusati “oltre il qui e ora.... in un tempo che confondo perché conferma sempre la stessa inquietudine, e la reitera”, dice l’artista.

Angela, il tuo rapporto con l’arte ha una forte tensione morale, di denuncia, anche. Ce ne parli ...?

Gioco con una sovrapposizione di elementi che rimandano ad un senso di precarietà sospesa nel tempo, e scardino le “roccaforti” del lessico quotidiano ereditate dalla dittatura patriarcale. Per farlo, uso spesso l’ironia, per sfilacciare la retorica, e per cogliere quello che per me è il vero valore dell’estetica, che è efficace, ed ha senso, solo se perde di vista l’ordine prestabilito.

Ti ritieni artista “militante” ...? 

Angela Pellicanò: Il Sogno di Monica_2010

La natura militante viene fuori con prepotenza: sono convinta che l’arte può e deve esercitare un ruolo culturale e politico. Un artista prende sempre posizione. Questo, ovviamente, non significa avere la tessera di partito.

Le tue opere sono presenti anche nel Museo contemporaneo di Gibellina, al museo Mattia Preti di Taverna, alla Farnesina, al museo di Palazzo Sciarra, e hai anche partecipato alla biennale di Venezia, nell’edizione curata da Vittorio Sgarbi : un’esperienza di grande respiro....

.... ma alla fine la mia più grande soddisfazione è quella di poter continuare a sognare mondi.

 ...e quel tuo progetto, curato da Fabio de Chirico, che hai presentato al palazzo dei Priori di Perugia, ...?

Unity. Si intitola così. E’ un progetto a quattro mani, realizzato insieme a Ninni Donato. Un’avventura affascinante, un privilegio, e una grande opportunità, che ci ha voluto offrire il Soprintendente dell’Umbria. Il progetto è la storia, vera, di due sorelle che, in epoca nazista, si dividevano la stanza con un segno longitudinale, per ideologia contrapposta. E’ storia, ma è anche metafora....

Tu lavori utilizzando materiali storici e d’archivio: come “traduci” questo tuo metodo di lavoro nella dimensione artistica, che è sublimazione, ma anche sociologia dell’emozionale...?

L’arte è trascendenza che muove da processi sociologici, antropologici, politici. Es

Angela Pellicanò_ Scultura attraverso il Suono

e e dilata emozionalmente i problemi, è testimonianza umana, con tutto il suo carico di intuito e inesattezze, e con la spasmodica ricerca di senso che le è interna. Questo fa dell’artista un contenitore inesauribile che si “sversa” continuamente nelle opere che crea,  e continuamente si rinnova. Sul piano emozionale, l’artista vive in una rete pressoché infinita di sollecitazioni e di motivazioni, e questo produce stratificazioni d’esperienza, armonie, empatie. Se parlo di me, mi definisco inquieta, ricercatrice di senso semantico e formale. Avere come medium la storia in cartaceo, la storia scritta che precede i fatti, determina uno sforzo di discernimento; a volte l’intervento è minimo: nessun ready made può aggiungere significati che non siano già saturi.

L’anno scorso hai esposto a Cracovia presso l’Istituto di Cultura italiano, un progetto, questo, che faceva riferimento al Sacro ...

Angela_Pellicano: Le Vibrisse della Terra_2019

Era un’installazione per la quale ho usato le carte dell’informazione di regime. Gli alberi di quell’ installazione, fatta di elementi verticali, si reggevano nonostante la fragilità della materia prima, erigendosi come colonne di un tempio: cattedrali vegetali fatte di suggestioni e di echi. Una fusione di storie e racconti ancestrali che sottendeva dramma e stupore.... 

Qual è il nucleo progettuale di “Beloved Child” ?

 Beloved Child è stato un momento importante della mia carriera artistica. E’ stato esposto a palazzo Oneto, a Sperlinga di Palermo, nel 2018, per “Manifesta”, l’importante evento d’arte contemporanea.  A ottobre, invece, sarò a Parigi, dove presenterò un progetto più globale, “Aerofoni”, con testo critico di Giuseppe Capparelli, i bambini tornano spesso nella mia ricerca. Tutti quei bambini sono io con il mio carico di fragilità e di sogni, un sorvolare il tempo e lo spazio che svela un novecento ereditato e sofferto senza farne esperienza diretta.

Maria Teresa Oliva

Nell’elegante Galleria di Angela, Technè Arte Contemporanea, situata nel cuore di Reggio, in via dei Correttori, è di casa anche Maria Teresa Oliva, che con Angela condivide spazi e sensibilità. Se, però, quella della pittrice è denuncia cupa e graffiante, quella di Maria è soprattutto indagine interiore, è puzzle dell’anima. Comunque espressione artistica molto intensa: il marmo che lei modella palpita di vita, diventa contenitore imploso di suggestioni, emozioni e sentimenti. Tutti percepibili.

Maria, ti sei formata a Roma, prima al Liceo Artistico di Via Ripetta e poi alla Facoltà di Scultura dell'Accademia di Belle Arti, e hai avuto come guida il Maestro Emilio Greco: la tua scultura, però, sembra essere fortemente caratterizzata al femminile, nonostante il tramite, il marmo e l’alluminio, siano decisamente maschili ....

La severità di Emilio Greco è stata sicuramente formativa e io lo ricordo con un misto di timore e gratitudine. Non sento di rientrare in una caratterizzazione di genere in senso tradizionale: il mio lavoro ha una caratura femminile, ma si tratta di un femminile forte, determinato. Sono partita dalla ceramica con la tecnica Raku, e lì bisogna misurarsi col fuoco.... Lavorare con i quattro elementi, mi ha riportato ad un femminino ancestrale, quasi sciamanico. Il marmo e gli altri materiali sono stati conseguenti alla mia curiosità, e all’attrazione verso nuovi mezzi espressivi.

Ci vuoi parlare delle tue strutture concettuali "estrusive", citate da Francesco Negri Arnoldi...?

Maria Teresa Oliva: Chevira HaKelim_2010

Esiste una trama che lega i fili tra il conscio e l’inconscio, e io ne ricerco i raccordi, anche perché l’inconscio è l’unico “luogo” che garantisca autenticità e restituzione. Le forme archetipe dell’esistenza, la loro valenza simbolica, è ciò che più mi emoziona e che tento di rappresentare....

Nei tuoi “ritiri” a Pietrasanta, che metodo di lavoro utilizzi? Insomma, come “domini” il marmo?

In genere scolpisco direttamente sul blocco, avendo solo un’idea, spesso schizzata velocemente, mentre, in relazione anche alla committenza o alla grandezza del lavoro, modello dei bozzetti in scala e con il loro uso il marmo viene sbozzato in maniera precisa, anche con l’aiuto di artigiani specializzati; dopo, intervengo per ripensamenti e rifiniture delle superfici.

Hai fatto una gavetta molto singolare: da ragazza hai lavorato nella Stamperia d'Arte "Il Cigno", ma lo hai fatto in occasione delle Edizioni relative alle Incisioni di Gentilini, Mastroianni  e Marini.....

E’ stato un breve periodo: ero diciannovenne, studentessa all’Accademia, cercavo di rendermi indipendente, senza alcuna consapevolezza degli incontri che la vita ti offre. Nello specifico ho lavorato alle incisioni di Umberto Mastroianni e in quel periodo ho avuto la fortuna di conoscere Marino Marini. Era un’artista molto esigente ed Il Cigno era l’unica stamperia in Italia ad avere il privilegio di fare le sue tirature.

Roma è stata centrale nella tua vita, vi sei arrivata, studentessa, ci sei tornata con le tue opere, una tua scultura si trova nell'Auditorium della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Tor Vergata: cosa rappresenta?

Maria Teresa Oliva: Clessidra_2003

Sicuramente ho un forte legame con Roma: lì mi sono formata culturalmente e umanamente, nutrendomi di quel disincanto che una storia millenaria consente. E’ stato importane ritornare in quella che sento come la mia città d’elezione con la mostra “Energie”, organizzata dal Comune di Roma nella facoltà di Lettere e Filosofia di Tor Vergata. L’opera di cui parli mi è stata richiesta dal Consiglio di facoltà, si chiama “Energia dinamica”, è un lavoro in alluminio e ceramica raku, di duecentoquaranta centimetri. Sempre a Roma, l’anno scorso, ho partecipato alla mostra “Dimensione fragile” presso la Biblioteca Vallicelliana, che ha avuto la curatela di Dambruoso e Gramiccia; il tema si riferiva alla fragilità dell’uomo e dell’artista in particolare. Il lavoro è stato molto apprezzato, e l’ho donato alla Biblioteca, proprio per saldare il mio legame con la Città.

Tu utilizzi creta e marmo: come ritieni di esprimerti più compiutamente, dal punto di vista artistico, e quali le differenze ... diciamo “di resa”, nell’utilizzo dei diversi materiali ?

 La sfida che trovo affascinante è quella di riuscire a mantenere una coerenza d’espressione nonostante l’uso di materiali tanto diversi; la scelta dipende dalla propria suggestione e dalla collocazione finale. La scultura, più di altre forme d’arte, è condizionata delle leggi fisiche. Di conseguenza il materiale dovrà tener conto della corrosione degli agenti atmosferici, se sarà posto all’esterno. La modellazione con la ceramica è più creativa, consente una maggiore sperimentazione, ed alcune tecniche realizzano un legame alchemico fra elementi di cui poi non si ha il pieno controllo..., e quindi l’interesse è sempre rinnovato. Recentemente ho utilizzato anche la tecnica dell’assemblaggio con materiali recuperati a cui il tempo ha regalato corrosioni e patine emozionanti e suggestive ...

La tua “denuncia” artistica sembra essere di tipo individuale, in realtà si radica nel sociale ...

Maria Teresa Oliva: Radici_2018

Ti riferisci ad alcune opere sensibili ai temi della violenza sulle donne, come “La lunga strada verso di te, amore mio”, bassorilievo in terracotta cosparso di chiodi, e l’opera ispirata al monodramma di Rocco Familiari “La ballata del silenzio”.... Questo è un tema che tocca tutte le donne sensibili perché se ne fa esperienza nel quotidiano, ma, oltre questo, non vedo il mio lavoro radicato nel sociale così come molti artisti intendono. La possibile finalità della mia ricerca è offrire un contatto con l’altrove, col mistero dell’inconscio collettivo che riconosce lo sconosciuto; secondo me questa è la sola possibilità di sopravvivenza dell’opera d’arte, in un tempo narcisista come il nostro, che impone come valore l’esibizione...