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Martedì, 15 Ottobre 2019

L’ingegneria orafa di Spadafora da San Giovanni in Fiore conquista il mondo. In primavera l’inaugurazione del Museo dell’arte orafa

In alcuni casi sono miniature preziose; in altri sono così sontuosi da lasciare senza fiato.

Che siano bracciali, anelli, orecchini e collier, è un fatto certo che rappresentino la passione di ogni donna. E poi, non esiste uomo che pur di ingraziarsi la propria amata si sia sottratto all’acquisto di un gioiello. Oggetti preziosi in miniatura o sfarzosi, dicevamo, di un’arte orafa straordinaria legata, in Calabria, a Giovambattista Spadafora.  

La sua tradizione orafa è incastonata - è il caso di dire - in una storia centenaria che risale alla fine del 1700, quando il capostipite della famiglia, Giuseppe, aprì la sua bottega a San Giovanni in Fiore, nel cuore della Sila cosentina, dove arte, filosofia, tradizione e cristianità si fondono, perfettamente, come oro. Gioielli realizzati prevalentemente in filigrana, che ripropongono tutto il fascino stilistico dei monili della Magna Grecia, o si ispirano alla figura di Gioacchino da Fiore e alla sua opera, così come ai briganti e alla storia della Calabria. Piccoli capolavori che raccontano una grande storia.

Il nome G.B. Spadafora Gioielli diventa marchio nel 1995, ma tutto nasce in una piccola bottega conosciuta in tutto il mondo grazie a Giovambattista Spadafora e ai suoi figli – siamo alla sesta generazione -  che nel tempo hanno coniugato, con intelligenza, tradizione e innovazione. «Fino a un decennio fa – spiega Giuseppe Spadafora, meglio noto come Peppe – c’è stato poco design nella nostra azienda, ma c’era l’ispirazione e la creazione direttamente sul pezzo. Oggi non è più così.

Oggi si disegna, si progetta e poi si realizza, perché il segreto è evolvere, studiare. Il mestiere non cambia, ma trae ispirazione dal passato e riesce ad innovarsi per adeguarsi alle esigenze di una clientela sempre più dinamica ed internazionale». Giovambattista Spadafora, nato nel 1938, nella sua lunghissima attività - per la quale ha ottenuto innumerevoli riconoscimenti internazionali – è stato acclamato come l’orafo delle Madonne per aver mirabilmente adornato il capo di Madonne e Bambinelli (oltre 150) nelle chiese d’Italia e anche all’estero. Un raffinato artigiano che non solo continua ad esprimersi attraverso l’antica cultura della fusione dei metalli, ma la rinnova traendo spunto dal 'Liber figurarum' di Gioacchino da Fiore, colui che Dante nel suo Paradiso definì “il Calabrese Abate di spirito profetico dotato”.

Ecco così il “Draco Magnus”, i “Cerchi Trinitari”, il “Cocchio Divino di Ezechiele”, l’“L'Albero dell'Umanità”. E, ancora, la bellezza delle "Jennacche", una collana formata da grani sferici vuoti o traforati con decorazioni in filigrana, con perline scaramazze su fili d’oro e d’argento dalla quale pende il “brillocco”. Un gioiello di quella tradizione, tutta sangiovannese, che racconta di fidanzamenti e suocere che suggellavano con esso il legame tra i propri figli e le loro future spose. Il metallo utilizzato per i monili è prevalentemente oro rosso o giallo a bassa caratura. Viene lavorato con pietre a pasta vitrea, perle smaltate, ma soprattutto con perle scaramazze per gioielli dal taglio particolarmente creativo, fatti per gli occhi di coloro che ne apprezzano l’imperfezione e l’originalità.

Ma Spadafora sa sorprendere e, quando l’arte orafa incontra l’ingegneria, nascono pezzi unici come l’anello Abracadabra in oro e pietre preziose, che con un semplice gesto si trasforma in un incantevole bracciale. Così come il ciondolo Apritisesamo, raffigurante un rosone ottocentesco, che si divide in quattro per diventare un’importante collana stile Liberty, e che con pochi altri semplici gesti si trasforma in ben cinque diverse versioni di collier. Monili unici che hanno cambiato il modo di indossarli, reinterpretando il concetto di lusso contemporaneo in cui il gioiello da elitario diventa “democratico”, e che oggi ha quindi più a che fare più col trattarsi e sentirsi bene.

A proseguire sulla strada tracciata da generazioni dagli Spadafora, ci sono Giuseppe, Giancarlo, Monica e Carolina. Oggi però la sfida che il mondo dell'artigianato deve affrontare è quella di confrontarsi con un mercato che ha leggi e linguaggi diversi, e lo fa diversificando la produzione e agganciando nuovi canali di promozione e di vendita, pur conservando e tutelando gelosamente le proprie radici. Anche per questo la famiglia Spadafora ha deciso di realizzare il Museo dell’arte orafa. Uno spazio fisico concepito per non disperdere la memoria storica della sua operosa attività ed offrire anche un percorso espositivo di archeologia dell’artigianato. Il museo custodirà attrezzi da lavoro, disegni, macchine per la lavorazione dei metalli e delle gemme, che testimoniano il percorso evolutivo della tradizione orafa calabrese. «All’interno del museo – aggiunge il maestro Peppe Spadafora – nascerà anche l’Accademia del restauro del gioiello antico per i giovani che vogliono intraprendere il mestiere di artigiano. Per loro, prima di investire nella loro creatività e nel futuro di imprenditore-artigiano, è fondamentale conoscere il passato. 

Cultura necessaria, così come sono necessarie idee, coraggio e tanta volontà per tradurre la passione in abilità e professionalità». G.B. Spadafora gioielli, quest’anno ha realizzato anche le opere di prestigio consegnate ai vincitori della V edizione dello "Starlight Cinema International Award", nell’ambito della 75esima mostra di arte cinematografica di Venezia.

Una dimensione artigiana, quella di G.B. Spadafora gioielli, che ha trovato nello scrigno straordinario della cultura storica, dell’ingegno, dell’abilità manuale e dell’intraprendenza dell’ultima generazione della famiglia, la forza di trasformare i preziosi in veri oggetti cult. Una storia bellissima, come le tante innumerevoli che appartengono alla Calabria.