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Sabato, 21 Settembre 2019

“Le nostre buone Opere per far crescere la Calabria”

Intervista a Bernard Scholz, presidente nazionale della CdO.

Gli ultimi report, a cominciare dalla Svimez, non sembrano concedere prospettive al Sud e riservano un de profundis alla Calabria. C’è allarme-spopolamento, un rischio-tenuta delle imprese e un’emorragia di professionalità e competenze. Come percepisce questa regione, Bernard Scholz, dal suo osservatorio di presidente nazionale della Compagnia delle Opere?

Bernhard Scholz

La situazione è difficile per l’Italia in generale, ma in particolare per il Sud. Anche dopo la crisi le piccole e medie imprese devono affrontare delle sfide enormi e tante si stanno attrezzando per farlo con successo. Le imprese che vanno meglio sono quelle più internazionalizzate che però in questo momento devono fare i conti con le turbolenze commerciali internazionali. Chi opera solo sul mercato italiano si trova di fronte a una stagnazione dei consumi e alla necessità dover competere con i prodotti di paesi low-cost.

Mi dica che intravede qualche speranza per la Calabria …

Certo, a patto, però, che si guardi e si sostengano quanti stanno prendendo l’iniziativa anche di fronte a queste circostanze e non si arrendono. Quindi se si aiutano le imprese a ottenere informazioni utili sulle opportunità dei mercati, a migliorare la conoscenza dei clienti, a rendere più efficaci i processi lavorativi, a cogliere la trasformazione digitale come un fattore di crescita e a rafforzare la gestione finanziaria con lungimiranza. A questo si aggiunge la capacità di adattare strategie di lungo termine a cambiamenti imprevisti. Perché senza investimenti in innovazione e crescita le imprese corrono dei rischi troppo elevati. Grazie a Dio ci sono tanti esempi anche in Calabria, malgrado il quadro negativo. Sono casi straordinari, delle best practics, a cui bisogna guardare con attenzione per comprendere bene le ragioni del loro successo.

Come valuta la fuga dei cervelli, col biglietto di sola andata? 

Si tratta di un fenomeno purtroppo molto diffuso. Emerge sorprendentemente anche in città ricche del nord. Certo nel Sud l’emigrazione è molto forte. Bisogna accompagnare i giovani a comprendere bene il proprio talento perché possano seguire con fermezza il proprio desiderio di essere utili al mondo, partendo da una formazione reale e con una prospettiva. Ingegneri, informatici, esperti di logistica, meccatronici, saldatori, cuochi… Ci sono diverse professioni che hanno un’altissima probabilità di collocamento anche nel Sud, specie nel settore del turismo e dell’agricoltura. Posso aggiungere una osservazione più cultural-educativa che mi sembra decisiva?

Certamente

Giorgi Vittadini presidente Fondazione Sussidiarietà

Ognuno di noi è chiamato a contribuire a un clima positivo, di speranza e non di lamentela, perché le buone intenzioni si trasformino in progetti, piccoli o grandi che siano. Anche il modo con il quale parliamo a casa dei problemi incide molto sui giovani: se sentono tutti giorni che non possibile cambiare nulla, che non è possibile intervenire su niente, che non vale la pena assumersi responsabilità, allora è molto probabile che si rassegnino o se ne vadano. Se, invece, incontrano persone che con realismo e prudenza si impegnano a migliorare le condizioni con autentico desiderio di bene, allora è possibile che seguano il loro esempio.  È decisivo comunicare anche con l’esempio che vale la pena impegnarsi, e che se si va a studiare e formarsi fuori regione, vale la pena provare a tornare per contribuire allo sviluppo del proprio territorio. I grandi cambiamenti partono sempre da un cambiamento culturale.

E da un punto di vista più squisitamente politico, quali interventi auspica?

Certamente una riduzione della pressione fiscale e del costo del lavoro. Ma guardando all’indebitamento pubblico è difficile immaginare un cambiamento incisivo su questo fronte. La cosa più importante è sostenere le imprese in quei cambiamenti richiesti con dei crediti d’imposta anche sulla formazione e con dei super-ammortamenti che premiano i processi innovativi, come è stato realizzato nel piano nazionale Industria 4.0. Non servono interventi a pioggia, ma sostegni reali.

Di recente lei è stato impegnato nel Crotonese, per vari incontri e un evento a Santa Severina. Ha avuto modi di tastare direttamente il polso della situazione, che idea s’è fatta del quadro economico-sociale?

Ho colto una certa oscillazione fra rassegnazione e ribellione, anche con tanti risentimenti. Allora si pone la necessità di soggetti sociali che cerchino di creare una socialità positiva e costruttiva. Ed è questa anche la vocazione della Cdo che abbiamo voluto sottolineare a Santa Severina. La Cdo in Calabria si è spesa fin dall’inizio con grande impegno per sostenere le piccole e medie imprese, oltre che le opere sociali, nella loro fatica di crescita e di sviluppo. Questo percorso si è interrotto per il processo Why Not, concluso con l’assoluzione dell’allora presidente Antonio Saladino. Questa pagina giudiziaria si è quindi chiusa con un nulla di fatto. La Cdo ha tentato di riprendere lo stesso percorso, con la stessa impronta di sempre, fedele alle origini e quindi impegnata a mettere al centro la dignità della persona e il lavoro. Per le ragioni che ho detto prima in questi ultimi anni, dopo la lunga crisi economico-finanziaria che ha colpito tante nostre imprese, la formazione è diventata ancora di più un punto cardine. Bisogna fare in modo che le persone siano preparate a svolgere un lavoro interessante, per loro stesse e per le aziende, prendendo coscienza delle peculiarità locali eccellenti e di settori in cui operare, dal turismo all’agricoltura, con l’intento di rendere attrattive queste attività per i giovani.

L’Europa sembra ormai fuori dalla grande crisi, l’Italia un po’ meno. Qui, dove si tocca ormai il fondo, da dove, da cosa e come si può ripartire? nel buio pesto, ha intravisto qualche luce?

La luce c’è, bisogna farla entrare nella vita personale, ma anche in quella sociale. Per spiegarmi partirei da una constatazione sempre del rapporto Svimez che parla di un “indebolimento delle politiche pubbliche nel Sud”. Se i servizi pubblici devono cambiare allora occorre anche un cambiamento della reputazione. Bisogna comunicare con forza che la pubblica amministrazione è decisiva per la vita della società e la vita economica e che chi lavora nei servizi pubblici fa un lavoro dignitoso e di grandissima responsabilità. E la stessa cosa vale per gli imprenditori: spesso si parla in modo negativo anche degli imprenditori. Per sostenere un cambiamento, senza sottacere i problemi, bisogna valorizzare le persone. Se mettiamo “in luce” il valore che ognuno può portare, allora questa luce si può diffondere sempre di più.