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Giovedì, 19 Settembre 2019

“Miracolo” Guarimba: da Amantea al mondo nel segno della condivisione e del cinema per tutti. Intervista a Giulio Vita, direttore artistico del Festival internazionale dedicato al cortometraggio

Il giovane calabro-venezuelano presenta il suo progetto e parla dell’appuntamento con la settima edizione di Guarimba International Film Festival, in programma nel comune cosentino dal 7 all’11 agosto.

Un momento del Guarimba International Film Festival_Courtesy La Guarimba

Uno schermo in riva al mare, una spiaggia a notte fonda, la magia del cortometraggio che si rinnova ogni anno all’insegna della partecipazione e della cultura, solido ponte d’incontro capace di cucire relazioni tra umanità diverse. Al centro, la Calabria, “la terra dove tutto è possibile”, ritrovo di internazionalità ed esperienze, speranze e idee. È la potenza de La Guarimba, una parola che per gli indios venezuelani significa “posto sicuro”. Ma anche “un meccanismo per fare la rivoluzione” come Giulio Vita - giovane calabro-venezuelano direttore artistico del progetto - definisce questa straordinaria esperienza di comunità nata inizialmente come evento, il festival del cortometraggio, per diventare un esempio di innovazione sociale. Obiettivo: “riportare il cinema a tutti, senza eccezioni, dai bambini ai nonni”. Anche quest’anno l’appuntamento con la settima edizione di Guarimba International Film Festival sarà ad Amantea dal 7 all’11 agosto. Accoglierà alcuni dei migliori cortometraggi provenienti da tutto il mondo, tra fiction, animazione, documentari musicali e sperimentali.

Julia Barnes (USA) per La Guarimba. Courtesy La Guarimba

Su mille lavori presentati ne sono stati selezionati 152, divisi nelle sei categorie in concorso: Fiction, Documentario, Animazione, Videoclip, Film Sperimentali e La Grotta dei piccoli (una selezione di cortometraggi per bambini realizzata in collaborazione con l’UNICEF) per un totale di 42 nazioni rappresentate.

“Nell’ambito della nuova sezione Insomnia - spiega Giulio Vita - alle 3 del mattino del 7 agosto, davanti al lido Carioca di Amantea proietteremo su un maxi schermo cinque film sperimentali. Si tratta di una vera e propria mostra di cinema sperimentale nata con l’obiettivo di scoprire nuovi immaginari legati al mondo delle arti visive, un contenitore aperto a linguaggi inediti, nuove tecniche narrative e alle infinite modalità del mezzo filmico”.

La scelta del format dei cortometraggi rispecchia il tentativo de La Guarimba di dare visibilità a opere che rimangono talvolta escluse dal circuito tradizionale.

 Ma in cosa La Guarimba si distingue da altri festival di cinema?

“Sicuramente si differenzia per la sua internazionalità, per l’idea di comunità che ci induce a mangiare tutti insieme. Ma anche per la location - il suggestivo Parco della Grotta - e per la quantità di pubblico “reale”, come i ventenni, i giovani in arrivo da tutta Italia o la nonnina ottantenne di Amantea che si approccia ad esempio a un film danese. Ogni programma vede la partecipazione di 400-500 persone”

Potresti anticiparci qualche tema di questa edizione?

 

Felilustra Venezuela per La Guarimba. Courtesy La Guarimba

Vendo Pipas è un cortometraggio del regista venezuelano Juan Diego Aguirre sulla crisi migratoria dal Venezuela in Colombia. Colpirà molto”.

In che modo Amantea è cambiata dopo La Guarimba?

 “Inizialmente la strada verso il cambiamento è stata un po’ difficile. Abbiamo dovuto far capire alla gente cosa fosse un cortometraggio e comunicare lo spirito della nostra iniziativa, a ingresso libero. Paradossalmente questa idea di gratuità insospettiva un po’ qualcuno. Piano piano è arrivato il supporto della gente.

Purtroppo ogni anno abbiamo difficoltà a ottenere da parte dell’amministrazione comunale l’autorizzazione a realizzare il Festival ed a utilizzare come location il Parco della Grotta. Una della maggiori difficoltà che talvolta incontriamo è la scarsa capacità ad essere ascoltati, ma anche il forte individualismo, la scarsa lungimiranza di alcune persone”.

Il Festival è a ingresso libero, anche se è possibile contribuire facendo una donazione o acquistando un gadget. Come vi sostenete economicamente?

“Il festival, come la maggior parte delle nostre iniziative, si sostiene con l’aiuto di sponsor privati, fondi pubblici e donazioni. Investiamo una buona parte del nostro tempo a partecipare a bandi pubblici e alla ricerca di sponsor privati. Con gli anni abbiamo raggiunto importanti traguardi e oggi possiamo dire che il festival La Guarimba è riconosciuto dal Ministero dei Beni Culturali e dalla Regione Calabria come evento storicizzato. Tra i nostri sponsor, in tutto una trentina, figurano anche diverse ambasciate”.

Il progetto Cambur è il braccio sostenibile de La Guarimba. Un’idea virtuosa, “plastic-free”. In cosa consiste?

“A La Guarimba l’acqua sarà distribuita gratuitamente. Abbiamo tuttavia eliminato l’uso della plastica monouso. Al costo di un euro i partecipanti potranno affittare - ed eventualmente portare a casa - un bicchiere di plastica riutilizzabile”.

Com’è nata l’idea de La Guarimba?

Un momento del Guarimba International Film Festival. Courtesy La Guarimba

“Sono nato in Italia e sono cresciuto in Venezuela. A Caracas ha studiato Giornalismo e dopo essere stato sequestrato e torturato dalla polizia in seguito alle proteste contro il governo, ho deciso di studiare Cinema a Madrid, dove ha conosciuto Sara Fratini, illustratrice venezuelana che all’epoca studiava Belle Arti. Un giorno, mentre bevevamo birra in un bar del centro, riflettevamo su quanto fosse superficiale il mondo dei festival di cinema. E così, come per gioco, in un contesto in cui non c’era molto da fare se non i camerieri, abbiamo deciso di creare La Guarimba.

Alla fine del 2012 siamo tornati ad Amantea, cittadina nella quale avevo già intravisto una serie di meccanismi molto interessanti. Sara ha iniziato il suo progetto come illustratrice e io mi sono dedicato alla produzione della prima edizione del festival di cinema.

Oggi il nostro e un team internazionale, composto da ventenni e trentenni calabresi, lombardi, emiliani, spagnoli, venezuelani, belgi, francesi, senegalesi, statunitensi, giapponesi e iraniani. Tra gli stagisti abbiamo una turca, una venezuelana e un ragazzo di Reggio Calabria. Durante i giorni del festival si incontrano lingue, razze e dialetti diversi, tutti accomunati dalla passione per il cinema e la voglia di costruire”.

Tra i progetti curati da La Guarimba ci sono anche Cinemambulante e la Biblioteca Guarimba, una biblioteca per il centro rifugiati di Amantea.

Un momento del Guarimba International Film Festival. Courtesy La Guarimba

“Biblioteca Guarimba è nata dalla necessità dei 300 ragazzi del Centro rifugiati di Amantea di leggere e imparare l’italiano. Attraverso i social, che sono anche la nostra forza, abbiamo chiesto ai nostri follower di donarci alcuni libri. Sono così arrivati libri da tutto il mondo, in inglese, ma anche in francese, in arabo, in italiano. Abbiamo chiesto al proprietario della struttura di comprare una piccola libreria. Così è nata Biblioteca Guarimba. Cinemambulante è invece un progetto multiculturale di integrazione che si tiene solitamente a giugno, per dodici giorni, e che consiste in una rassegna di cinema itinerante in Calabria - lungo 1230 chilometri - ma anche in una residenza per filmmaker.

È un’esperienza di grande condivisione che sta crescendo molto. Si tratta di un’occasione per i partecipanti di conoscersi tra loro e di apprezzare una terra nuova”.

Tu hai origini calabro-venezuelane e rappresenti l’esempio (raro) di chi ha compiuto il viaggio all’inverso, dall’estero alla Calabria. Sei tornato ad Amantea, dove oggi vivi, nella terra dei tuoi nonni, proprio per creare questo progetto. Cosa ha significato per te “tornare” in Calabria?

“Noi italiani all’estero siamo cresciuti con un’idea dell’Italia quasi profetica. Tutto quello che facevamo era impregnato della nostra terra. Nelle nostre piccole “colonie” parlavamo dialetto calabrese, mangiavamo “buccunotti”, e il nostro unico obiettivo era quello di ritornare alla terra promessa. La cosa da fare era studiare, arrivare ai 18 anni e raggiungere nuovamente l’ Italia. Ed è per questo motivo che siamo tornati”.