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Venerdì, 22 Novembre 2019

Callipo: una storia di successo in cinque generazioni.

Un volume celebra il caso emblematico di un Sud che non si rassegna.

Quando una storia di imprenditori coraggiosi, produzione e mercato incontra una storia di solidarietà, cultura, responsabilità sociale e ambientale, è lì e allora che nasce la storia del marchio Callipo: una vicenda di qualità, di fedeltà alla tradizione plurisecolare e di slancio verso le tecnologie più avanzate.

Non una storia tra le tante, ma un emozionante viaggio che si snoda lungo cinque generazioni in uno dei posti tra i più incantevoli del Sud, Pizzo in Calabria. Dove, nel 1913, don Giacinto Callipo, “maturo commerciante” e “armatore di paranzi”, intenzionato ad imprimere una svolta alle sue attività imprenditoriali, soprattutto nel commercio dei tonni e delle conserve ittiche, “decise di dar vita ad una società con due suoi figli, Filippo e Giacinto”. Da lì partì tutto e oggi il pronipote Filippo (Pippo), a capo dell’azienda, ha voluto raccontare un secolo d’impegno e devozione, affidando il compito alla penna del giornalista Gianfranco Manfredi, nel libro “Callipo dal 1913” edito da Rubbettino. 
Un lavoro importante, quello di Manfredi, da cui emerge non solo la strenua fiducia della famiglia Callipo nel territorio e nelle sue risorse che si concretizza in una produzione completamente italiana (a partire dal pesce intero, tutto il ciclo si effettua nello stabilimento di Maierato), ma anche una coinvolgente narrazione che insieme a straordinarie fotografie d’epoca trascina con sé uomini, culture, epoche e vicende che hanno segnato, in maniera indelebile,  un piccolo borgo della costa tirrenica meridionale, primo in Calabria e fra i primi in Italia a dedicarsi all’arte della lavorazione e conservazione del pregiato tonno del Mediterraneo.
Ci si affeziona, a quei volti e a quelle mani: mani che armeggiano reti e àncore da pesanti barconi, che sfidano bestie del mare al ritmo di antichissime nenie, mani che tagliano, sezionano, dissanguano, e poi cuociono, selezionano e asciugano.

Pippo Callipo con i due figli: Giacinto a destra e Filippo Maria a sinistra
Pippo Callipo con i due figli: Giacinto a destra e Filippo Maria a sinistra

Con solenne delicatezza, religiosa meticolosità. Per quattro mesi all’anno lasciavano terra e bottega per imbattersi in quelli che il poeta e saggista siciliano Archéstrato, vissuto nella seconda metà del quarto secolo avanti Cristo, nell’opera in versi “Vita di Delizie” definì i tonni migliori di tutti. Archéstrato girò il mondo, aveva gusti per niente facili da soddisfare e non badava a spese quando si trattava di pesce.
Scrive Manfredi: “A ben guardare i suoi gusti e le sue predilezioni risultano tutt’altro che superati. Esaltava, infatti, una cucina tutta giocata su ingredienti di pregio: pesci rari e costosi, innanzitutto, raffinati aromi e condimenti misurati a valorizzare la qualità intrinseca delle materie prime, senza alcuna concessione ad untuosità e pesantezze”. Il poeta siceliota consigliava il tonno di Samo, di Bisanzio, di Caristo e Cefalù, ma “se un giorno vai ad Ippona (l’odierna Vibo Valentia, ndr), città dell’illustre Italia, presso i Bruzii circondati dalle acque - scrive in quella che viene considerata la prima guida a piaceri enogastronomici realizzata attorno al 330 a.C. - vi troverai i tonni migliori di tutti, e dopo di questi non c’è più nulla che possa stargli a pari”. Una sublimazione che spinge oltre l’atto del desinare: quella della pesca e della lavorazione del tonno - “maiale del mare” di cui non si butta via niente - è una vera e propria cultura che la gente di Pizzo ha saputo cogliere e coltivare, per un intero secolo, senza mai scivolare in rovinose incrinature, accompagnati da una famiglia che ha sempre messo al primo posto il benessere dei suoi dipendenti.

Stabilimento di Riviera Prangi, primi anni ’80: le addette alla linea di produzione delle sarde
Stabilimento di Riviera Prangi, primi anni ’80: le addette alla linea di produzione delle sarde

“Già ai tempi di mio nonno -  tiene a precisare Pippo Callipo - la nostra azienda è stata fra le prime in Calabria, agricoltura a parte, ad occupare una buona parte di personale femminile”. Un’azienda che tutela i suoi lavoratori dal punto di vista della sicurezza e della salute e che ha sempre voluto condividere i successi con chi ha fortemente contribuito a raggiungerli: come quando, nel 2010, dopo aver ottenuto un 8 per cento di crescita del fatturato, nonostante l’opprimente crisi economica generale, ha distribuito un premio economico a tutti i collaboratori, senza distinzione di livello o mansione.
A Pizzo, i ragazzini di ieri, non ancora adolescenti, imparavano per gioco i mestieri del mare, cucendo reti e riparando barche, o saldando con la fiamma i coperchi delle scatole di latta del tonno sott’olio (primo impiego in azienda di un giovanissimo Pippo  Callipo); oggi - nonostante sia lentamente sfumata quell’affascinante, per certi versi mitica, civiltà di tonnare e mattanze, di raìs leggendari e audaci tonnaroti - la passione rimane invariata insieme ai sapori della tradizione mediterranea, soprattutto quella calabrese.
È così che nascono nuovi prodotti da mettere sul mercato: filetti di tonno con ‘Nduja, pomodori secchi e cipolla rossa di Tropea I.G.P., confetture e composte preparate con le clementine, il bergamotto, i fichi dottati della valle del Crati, e ancora la cipolla di Tropea e la ‘Nduja di Spilinga. 

Scena di una storica mattanza nelle tonnare di Pizzo, anni ’50
Scena di una storica mattanza nelle tonnare di Pizzo, anni ’50

Scrive l’antropologo Vito Teti nella prefazione di un libro che intreccia un’entusiasmante epopea familiare a un’energica vicenda imprenditoriale: “Quel tonno che un tempo giungeva anche nei paesi interni, e che veniva bollito e conservato (in un clima gioioso e festoso), con grande abilità e sapienza, nell’olio, cibo prelibato e lussuoso, oggi, in maniera diversa, con nuove tecniche, in un periodo in cui le forme di pesca, produzione, commercializzazione sono profondamente mutate, diventa, grazie ad aziende come quelle di Callipo, un elemento ‘identitario’ e culinario che, arrivando sulle tavole di tutto il mondo, promuove una nuova Calabria, capace di coniugare tradizione e innovazione, di ‘ricordare’ le antiche pratiche delle tonnare e di sperimentare nuove e adeguate forme di pesca e di conservazione del tonno, in un contesto che tende a cancellare specificità, sapori e saperi locali. Nelle invenzioni gastronomiche dell’azienda Callipo (il tonno abbinato al peperoncino, alla cipolla, alla ‘nduja ecc.) riaffiora il bisogno di un legame tra terra e mare, tra prodotti agricoli e prodotti del mare”.
Dopo oltre cento anni la “Giacinto Callipo” - oggi “Giacinto Callipo Conserve Alimentari S.p.A.” -  fa parte di un gruppo di imprese, la “Callipo Group”, che comprende diverse attività: la Callipo Gelateria Srl che promuove la tradizione del gelato di Pizzo, Popilia Srl che opera nel settore del turismo e dell’agricoltura, la Callipo Sport Srl nata dalla volontà di Pippo  Callipo di entrare nel mondo della pallavolo,

Il francobollo celebrativo della Callipo emesso il 29 novembre 2014 da Poste Italiane con una tiratura di 800 mila esemplari
Il francobollo celebrativo della Callipo emesso il 29 novembre 2014 da Poste Italiane con una tiratura di 800 mila esemplari

la Callipo Turismo Srl che si occupa dell’attività turistica e immobiliare e la Callipo Group che fornisce servizi e consulenza per le aziende del gruppo e ne cura la direzione e il coordinamento. Una realtà che occupa 300 addetti e che ha ricevuto nel tempo numerosi riconoscimenti, premi, attestati di qualità e certificazioni di sicurezza alimentare e ambientale.
Nel 2006 Unioncamere nazionale ha assegnato alla Callipo il riconoscimento di “Impresa Longeva e di Successo” (premio attribuito a quattro aziende italiane, una per ogni settore, maggiormente contraddistinte da solidi risultati e dalla continuità generazionale nella gestione delle attività); nel 2013 l’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha celebrato il centenario della fondazione dell’azienda calabrese  con queste parole: “Vivo apprezzamento per l’impegno costantemente profuso dall’azienda e volto a tramandare e rinnovare l’esperienza di una preziosa tradizione imprenditoriale”; nel 2014, per celebrare l’azienda Callipo, il Ministero dello Sviluppo Economico ha autorizzato l’emissione di un francobollo appartenente alla serie tematica “Le eccellenze del sistema produttivo ed economico”.

Pippo Callipo, insignito Cavaliere del Lavoro dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi, 2005
Pippo Callipo, insignito Cavaliere del Lavoro dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi, 2005


E mentre si fa strada la quinta generazione con Giacinto Callipo (1984) e Filippo Maria Callipo (1994), che aiuta a condurre l’impresa in una realtà economica e sociale sempre più moderna e globalizzata, pare di sentire ancora le campane del convento di San Francesco di Paola, suonate dai frati Minimi di Pizzo per avvertire la popolazione della pesca abbondante, di un’annata migliore, dell’imminenza di un lavoro estenuante ma istintivo e primordiale.