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Sabato, 21 Settembre 2019

Estate nella Calabria greca tra suggestioni antiche e voglia di futuro

Si appresta ad entrare nel vivo l’estate, con i suoi colori, i suoi suoni, i suoi profumi, quelli che nel cuore della Calabria greca sanno sempre di passato, su quei monti dove il tempo sembra essersi fermato, dove i ritmi scorrono talmente lenti da sembrare spesso immobili, sempre uguali, in un alternarsi di stagioni che restituiscono la cartolina di una Calabria contadina, pezzo da museo all’aperto, dove il profumo della storia convive sempre con un accennato e stentato tentativo di guardare avanti, verso una modernità mai del tutto compiuta e forse mai del tutto voluta.

Da Roccaforte del Greco a Gallicianò ed Amendolea, passando per Staiti, Palizzi e Pietrapennata, per terminare un ideale percorso ad anello nel cuore di Bova centro più rappresentativo e ad oggi ancora più vivo e popolato, su quelle strade che profumano di tufo e pietra calcarea, di ginestra e cisto marino, che se le percorri ascolti tante voci, quelle di Omero e Tucidide, di Plinio il vecchio e Strabone, l’estate ripropone sempre lo stesso clichè in luoghi sofferti, marginali, immobili che si attraversano con la stessa angoscia di chi vive una lunga notte nell’attesa dell’alba. Per la minoranza cocciuta, romantica o forse solo realista, per quei testardi che nel cuore della montagna greca di Calabria, nella trincea dei luoghi di confine continuano ad immaginare un futuro, c’è un presente amaro. Chi resta lo fa accettando di vivere sospeso tra la speranza e il dolore, lo fa portando negli occhi le immagini attuali di case e piazze sempre più vuote che si alternano a quelle sfocate del ricordo di come erano, piene di vita, di socialità, depositarie di un’anima che oggi si fatica anche solo ad immaginare. Spesso penso che sarebbe bello ripartire da un ritrovato senso dei luoghi, dal culto della restanza, non fosse altro che per il gusto di provare a mettere l’accento su un nuovo modo di concepire la pratica del rimanere, ponendosi in maniera nuova il problema di chi resta, perché come mi suggerisce l’amico Vito Teti, scegliere di rimanere nei paesi oggi significa mettersi in discussione, al contrario di ciò che avveniva un secolo addietro, oggi la più forte forma di sradicamento la vive chi decide di rimanere non più chi parte. Ad alimentare un sentimento a metà strada tra la malinconia e la speranza ci sono le istantanee offerte da una stagione estiva sempre magica, suadente, ipnotica che accendono i riflettori su un nuovo modo di leggere il problema delle aree interne, oggi forse più vivo rispetto a qualche decennio fa ma anche più affrontabile, perché lunghi anni di marcia verso il sud delle marine non hanno spento del tutto l’ideale sogno di un percorso a ritroso che tanta gente percorre riannodando il filo della propria personale storia, quello mai spezzato alla ricerca dei luoghi identitari, lontani da quelli che MarcAugè ama definire “non luoghi”. E così l’estate ci regala un senso di malinconia e speranza, racchiuso nelle vie e nelle piazze che si popolano di gente, nelle luci accese dietro finestre buie per il resto dell’anno. Suggestioni profonde ed amare, prodighe di rimpianti per quello che poteva essere e non è stato, cariche di speranza per ciò che forse, volendo si potrebbe ancora immaginare. Equilibristi stanchi i greci di Calabria, acrobati malinconici su di un filo, sospesi, sempre in bilico tra l'Aspromonte e il mare, protesi come sono, ora verso la distesa azzurra dello Ionio, blu profondo, con striature color porpora e colori cangianti, ora verso le foreste di leccio e castagno o guardando ancora più su, verso quelle di faggio e abete bianco. Hanno un'anima poliedrica che guarda ad oriente, una malinconia scolpita nelle rughe del viso, a cui alternano un innato spirito di resilienza, quasi le radici non volessero staccarsi mai del tutto dal suolo, continuando ad alimentare il fusto, i rami e le foglie, resistendo al vento freddo di grecale o a quello soffocante di scirocco che da queste parti sanno essere assai feroci. Ci sono alcune parole chiave utili a leggere non tanto il passato, quanto il presente ed il futurodi questa gente, di questi luoghi dove il bagliore dei calanchi ed il bianco delle nevi d’inverno sanno regalare un candore che sa di accoglienza, di sorrisi accennati, di calda filoxenìa. Le parole chiave sono quelle già menzionate, radici, fusto, rami, foglie e soprattutto resilienza, perché accanto alle cartoline dei paesi che si svuotano, accanto al dramma dell’abbandono dei versanti più interni troviamo per fortuna anche i volti ed i sorrisi di chi resiste regalando speranza. È per questo che l’estate nella Calabria greca non è immobile, è viva e pulsante, e prodiga di regali per chi giunge dallo Ionio percorrendo quella rete sconnessa di fitti collegamenti a pettine, quei rivoli di asfalto consumato che dando le spalle al mare si inoltrano verso l’entroterra, in cerca della storia, nella spasmodica attesa di risentire quei suoni arcaici che sanno di magna Grecia.Sono fresche le sere sulle alture d’Aspromonte dove tra spettacoli, iniziative culturali, incontri, dibattiti, caffè letterari, serate di poesia, appuntamenti enogastronomici si trova anche il tempo di riflettere, di guardarsi negli occhi ritrovando passioni perdute sotto i colpi della quotidianità, di guardare anche la luna e le stelle, da queste parti diremmo meglio “to fengàri ce tasìdera”, almeno quelli sono sempre uguali e sempre più belle, là dove l’assenza di luce consente di osservarle in tutta la loro lucentezza, ammirando in silenzio dall’alto le vallate rischiarate a giorno che offrono i contorni netti delle montagne che si tuffano a mare. È un’estate breve, fresca, veloce ed intensa quella da vivere nel cuore della Calabria greca, ultimo lembo peninsulare dell’Appennino. Tra qualche giorno, inizierà un tour de force fatto di visite guidate, di passeggiate notturne, di musica tradizionale nelle piazze, nei vicoli, nelle stradine dei centri storici che si apriranno, ed in parte lo hanno già fatto, alla curiosità dei turisti, sempre di più provenienti da tutte le parti d’Italia e da qualche decennio anche dal nord Europa. Per loro e per i tanti partiti con lutto nel cuore, che attendono di riabbracciare la loro terra nella calda atmosfera di agosto, ci saranno il rosso sangue del vino e quello altrettanto intenso del cuore che si riaccende. L’estate nella Calabria greca è il piacere di ritrovare il gusto della lentezza, quello delle piccole cose dimenticate di cui rinnamorarsi come la prima volta, come giovani appassionati amanti che si scaldano con un sorriso. È il dono più bello offerto da questa piccola Italia su misura, dove una parte di Grecia si fa largo nella mente, negli occhi e nel cuore di chi passa da queste parti. La musica sta per iniziare, i fuochi si stanno per accendere, e poco importa se dureranno per il tempo di un battito di ciglia o poco più, perché certi sapori, certi odori, certe immagini, certe suggestioni profonde, vanno assaporate tutte d’un fiato per non rischiare di perderne neanche un goccio, per avere la certezza che, una volta ripartiti rimangano impresse nel cuore e nella mente.