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Venerdì, 23 Agosto 2019

Aspettando la manifestazione nazionale #futuroalLavoro, Luigi Sbarra (CISL): “Senza il Mezzogiorno l’Italia non si rialza. Da Reggio può partire un vento di rinnovamento e di riscatto partecipato”

Mancano pochi giorni alla data-evento, e simbolo di un sud che vuole rimettersi in moto.

Il 22 giugno infatti, a Reggio Calabria le segreterie nazionali Cgil, Cisl e Uil, chiameranno a raccolta le proprie organizzazioni, e non solo, in una giornata di manifestazione unitaria. Il segretario generale aggiunto della CISL, il reggino Luigi Sbarra, ha accettato di fare il punto con “Calabria on web”.

Una manifestazione che ha il sapore di mobilitazione; che parte dal basso, in tutti i sensi. Parte dal basso perché l’evento #futuroalLavoro, ha raccolto l’adesione non solo delle confederazioni, com’era normale che fosse, ma ha già incassato il sostegno formale e sostanziale di interi comuni, migliaia di amministratori, del Presidente del Consiglio Irto, della Giunta Oliverio, di alcuni consiglieri regionali, del mondo associazionistico e di una buona parte di società civile. Insieme, e con lo spirito propositivo di chi vuole dar consistenza ad una speranza di futuro, migliaia di persone sabato prossimo, scenderanno in piazza per ribadire la centralità della Calabria e soprattutto, l’importanza e l’impatto strategico, dello sviluppo del Mezzogiorno per il rilancio economico e produttivo del sistema Paese.

‘Orgoglioso’ e ‘consapevole’ - Sbarra - della rilevanza della location, la ‘sua’ Reggio appunto: “Come è già successo negli anni Settanta, può ricominciare a spirare un vento di rinnovamento e di riscatto partecipato dalla società civile”.

L'evento unitario del 22 giugno a Reggio Calabria, pone al centro del dibattito nazionale il rilancio del Sud. Quali sono stati i fattori determinanti affinché la scelta ricadesse sulla città in riva allo Stretto?

‘Reggio è il confine della nostra penisola, una periferia geografica che rappresenta, anche simbolicamente una frontiera. Parlare di Calabria significa parlare della quintessenza del Mezzogiorno. Basta guardare ai dati per capire come la nostra regione sia di fatto “il Sud del Sud”. Vale per la disoccupazione, più che tripla rispetto alla media nazionale. Vale per le condizioni dei servizi e delle reti materiali. Vale per una marginalità sociale che vede una famiglia su tre in povertà relativa o assoluta. Ma la Calabria, come tutto il Sud, è anche un territorio dalle mille risorse inespresse. Queste potenzialità vanno riattivate e messe a sistema per farle diventare forza propulsiva per il Paese’.

Dalla Calabria parte la richiesta di dare un futuro al lavoro (#futuroalLavoro). Un approccio dall'alto valore simbolico. Che messaggio vuole lanciare la manifestazione di sabato prossimo?

‘Uno in particolare: senza il Mezzogiorno l’Italia non si rialza. Se da anni l’Italia cresce meno degli altri grandi Paesi europei è perché di fatto procede con un motore acceso solo a metà. Eppure il Sud resta il grande rimosso dell’azione di governo: le politiche nazionali restano sorde alle esigenze delle aree sottoutilizzate, quelle a più alta sofferenza sociale, ma anche a più elevato margine di sviluppo. Non c’è l’ombra di una strategia specifica di rilancio occupazionale, infrastrutturale e produttivo. Grandi, medie e piccole opere già programmate vengono tenute in ostaggio di non si sa quale valutazione. Investimenti, edilizia pubblica e cantieri restano al palo. Politiche industriali e fiscalità di sviluppo sono solo un miraggio. Un’impostazione confermata in pieno negli ultimi provvedimenti del Governo’.

Esiste una ricetta per accorciare le distanze tra nord e sud del Paese?

Certo che esiste, come dimostra la Germania, che in soli 20 anni è riuscita ad integrare le proprie aree deboli dell’Est. Bisogna innescare e stimolare ricchezza vera, puntare sul lavoro e sull’economia reale. Al Sud e in Calabria serve un Piano straordinario per il lavoro che faccia ripartire consumi, produttività e domanda aggregata, che faccia leva anche sulla formazione, sulla crescita delle competenze digitali. La ricetta prevede investimenti veri, risorse aggiuntive e buona qualità della spesa. Significa rilanciare gli investimenti produttivi su infrastrutture materiali e sociali, aumentare qualità e quantità dell’intervento straordinario e ordinario, realizzare una politica industriale accessibile alle tante Pmi meridionali, che devono poter beneficiare di crediti d’imposta su occupazione, innovazione, formazione, ricerca. Occorre mettere mano a un piano nazionale di risanamento idrogeologico e riqualificare politiche attive, servizi e interventi sociali che oggi relegano alla marginalità milioni di ragazzi, di donne, di anziani che vivono nel nostro Sud. Serve tanto più coraggio sulle politiche di convergenza, a cominciare dal riallineamento di un impegno finanziario che negli ultimi tempi si è deteriorato sia sotto il profilo qualitativo che quantitativo. Basti pensare che la spesa procapite per ogni abitante del Sud è inferiore di 4mila euro rispetto a quella rivolta a un cittadino del Centro Nord. E non basta: le dotazioni nazionali - che dovrebbero essere aggiuntive e rivolte a investimenti produttivi - sono state prima ridotte in Finanziaria e poi, a causa della insufficiente spesa ordinaria, utilizzate in maniera sostitutiva per coprire capitoli di spesa corrente’.

Il regionalismo differenziato rischia di acuire questa frammentazione economica del sistema Stato?

‘La Cisl guarda al tema dell’Autonomia Regionale senza pregiudizi, ma con vigile e intransigente attenzione ai gravi rischi impliciti in un provvedimento non adeguatamente concertato. Va difeso in particolare il dettato costituzionale che assegna allo Stato un ruolo perequativo. L’autonomia regionale non dovrà mai intaccare il principio di unità e di solidarietà nazionale. Va garantito a tutte le persone il pieno esercizio dei diritti essenziali di cittadinanza, tra cui diritto alla salute, all’istruzione, alla mobilità, al lavoro, alla previdenza, alla giustizia e alla sicurezza. Bisogna partire dalla definizione dei fabbisogni standard su tutto il territorio nazionale, nel quadro di una strategia che punti a rafforzare i legami della solidarietà e di coesione tra le comunità. Partire dai bisogni e dalle necessità delle dei lavoratori, delle famiglie e delle aziende significa invertire la logica anti coesiva che individua nel trattenimento dell’avanzo fiscale l’obiettivo principale di questo percorso’.

La Calabria per attivare un percorso di crescita e sviluppo economico, secondo lei, da dove dovrebbe partire, su cosa dovrebbe principalmente puntare?

Sulla risorsa più importante: quella umana. I giovani, in particolare, esprimono un’energia che noi dobbiamo saper canalizzare su progetti generativi di inserimento e qualificazione. Vanno riallacciati i fili di un'occupazione negata, o tremendamente debole e frammentata. Per questo occorre riattivare i driver dei nostri territori. Penso al volano della logistica e della portualità, a settori che tutto il mondo ci invidia come l'agroalimentare, e l’artigianato, al patrimonio culturale, naturalistico su cui può contare il nostro turismo. C’è tanta energia che resta svilita, umiliata, compressa. Tanti capitali privati che potrebbero arrivare ma che restano frenati da terribili diseconomie infrastrutturali e ambientali Bisogna fare convergenza sulle reti. Significa dare compimento alla Statale ionica, realizzare l’Alta velocità ferroviaria, costruire un sistema aeroportuale ancora inadeguato, completare la ZES di Gioia Tauro. Porto che resta una cattedrale del deserto, e che dovrebbe invece essere connesso alle grandi arterie euromediterranee.

Lei crede che ci sia la necessità, in Italia, di dar vita ad un sindacato unitario?

‘L’unità sindacale è un obiettivo che la Cisl promuove da tanto tempo, e per il quale ha attivamente lavorato in più fasi storiche. Oggi il panorama politico rende più facile una convergenza, ma il progetto non può essere liquidato con un annuncio. Bisogna ritrovarsi su valori, contenuti e percorsi. E interrogarsi su quale unità si vuole. Va indicato il perimetro dei valori e definita la stessa natura che si vuole dare all’Organizzazione. L’elemento che consente al sindacato di essere libero e autonomo, per la Cisl, è la sua natura associativa. Significa che il sindacato può inserirsi nel contesto delle forze politiche ed economiche poiché è legittimato esclusivamente dall’adesione libera dei soci lavoratori. La via è quella di un sindacato unito, forte, autonomo, democratico, contrattualista, che ponga il proprio baricentro sui territori, che faccia della partecipazione e della democrazia economica la sua cifra politica ed economica, che rafforzi i nodi di una rete sussidiaria capace di mettere al centro i bisogni della persona e delle tante periferie esistenziali. Su questi presupposti la Cisl è pronta a un confronto dal basso, fondato sul consenso vero, senza forzature verticistiche’.

Quanto è importante per lei, reggino, che un appuntamento dalla portata nazionale - e storica per Reggio Calabria - si svolga nella sua città d’origine?

‘C’è una certa apprensione e un certo orgoglio, non lo nascondo. Ma soprattutto c’è la consapevolezza che da Reggio, come è già successo negli anni Settanta, può ricominciare a spirare un vento di rinnovamento e di riscatto partecipato dalla società civile. Quei corpi intermedi che molti oggi vorrebbero mettere nel sacco, ma senza i quali nessun percorso di riforma, sviluppo e coesione può veramente seguire i binari di equità e giustizia sociale’.