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Venerdì, 23 Agosto 2019

“Ordine e disordini in Gioachino da Fiore”. A settembre (dal 19 al 21) il IX congresso internazionale sul “poeta delle immagini della Terza Età”. Ne parliamo con il presidente del Centro, Riccardo Succurro

“La proposta del tema per il IX congresso internazionale che si terrà a San Giovanni in Fiore a settembre, parte dalla constatazione che per Gioacchino il problema dell’ordo costituisce un elemento centrale e quasi ossessivo.

Nella foto del primo piano: i Cerchi Trinitari (verde l’età del Padre, azzurro quella del Figlio e rosso per lo Spirito Santo)

L’obiettivo è  indagare ulteriormente questo aspetto, che ha una sua manifestazione evidente nel concetto di «concordia»; d’altro canto, si tratta di sottolineare questa dimensione, che grazie agli studi più recenti e alle edizioni critiche degli ultimi anni è emersa in tutta la sua importanza”. E’ quanto, fra l’altro, asserisce in questa intervista il prof. Riccardo Succurro, presidente del Centro internazionale di studi Gioachimiti, direttore della scuola di formazione presso il Centro medesimo e studioso di Gioacchino da Fiore. Un Centro culturale di eccellenza e di indiscussa notorietà, il cui prestigio supera i confini della Calabria. L’obiettivo (anche di Calabria on web) è di riportare all’attenzione del grande pubblico la variegata attività che il polo intellettuale calabrese ha assunto  nel panorama internazionale dal punto di vista storico, artistico e culturale. Custode della tradizione spirituale legata a Gioacchino da Fiore, il Centro è diventato il principale contenitore scientifico-divulgativo del territorio regionale e nazionale. Un’offerta ampia e qualificata che abbraccia iniziative che spaziano dalla formazione alla didattica, dall’editoria alla convegnistica, dalla promozione alla ricerca universitaria. Nella cornice architettonica dell’imponente complesso monastico dell’Abbazia Florense il prossimo settembre si celebreranno i quarant’anni di attività congressuale e formativa del Centro internazionale di studi la cui funzione, sin dalla sua istituzione nel 1982, è stata quella di preservare la dottrina de “il calavrese di spirito profetico dotato” (Dante Alighieri, Divina Commedia, Paradiso XII, 140-141), che ebbe un ruolo centrale nella costruzione concettuale del profetismo e dell’escatologismo medievali. Ordine e disordini in Gioacchino da Fiore: il titolo del IX Congresso Internazionale di Studi Gioachimiti intende rievocare la speculazione teologica del “monaco errante” che ha posto il primato della presenza di Dio nella storia degli uomini. Un tema teso a ripercorrere un binomio concettuale, nato dalla mitologia classica greca e posto a sistema dalla tradizione cristiana medievale di impianto aristotelico, in cui Chaos e Kosmos, nel senso di universo disordinato il primo e ordinato il secondo, attraversano le diverse declinazioni dell’intera storia della filosofia.

Professore, qual è l’attività del Centro Studi Gioachimita?

“In quarant'anni di attività culturale il Centro Internazionale di Studi Gioachimiti ha pubblicato settanta opere, realizzato settecento seminari, celebrato otto congressi internazionali e programmato il nono che si terrà il prossimo settembre, dal 19 al 21. Il Centro studi, insediato nei locali della restaurata Abbazia Florense, messi a disposizione dall’Amministrazione comunale di San Giovanni in Fiore, è il punto di riferimento e di coordinamento nazionale per la ricerca e lo studio della dottrina legata all’Abate di Fiore. L’Abate calabrese è oggi uno degli autori italiani più studiati sia nell'area europea che in quella americana. Il rafforzamento dei numerosi rapporti istituzionali e culturali con i centri internazionali che si occupano a vario titolo di storia e di filosofia medievale hanno consentito la creazione di un polo culturale capace di svolgere un’intensa attività scientifica, editoriale, divulgativa, formativa e seminariale. Non solo.  Il centro ha assunto un ruolo cardine nella promozione e valorizzazione dei beni monumentali e dei luoghi calabresi legati alla presenza di Gioacchino da Fiore. Dotato di un inestimabile patrimonio librario, ha avviato una serie di iniziative tese alla ricostruzione e ricognizione della tradizione manoscritta dell’opera omnia gioachimita disseminata sul territorio di tutto il vecchio continente, microfilmando i codici e consentendo la stampa della traduzione degli stessi in lingua italiana. Le opere sono patrocinate dall’Accademia Nazionale dei Lincei e dalla Berlin Brandeburgische Akademie der Wissenschaften e pubblicate nel quadro degli accordi e dei protocolli d'intesa stipulati tra Centro internazionale di studi gioachimiti, Istituto storico italiano per il Medio Evo di Roma e Monumenta Germaniae Historica di Monaco di Baviera”.

Come si è svolto il suo personale percorso di studio e avvicinamento alla dottrina di Gioacchino da Fiore?

“Verso la metà degli anni '70, gli intellettuali florensi decisero di promuovere e valorizzare la figura di Gioacchino da Fiore, un'idea sostenuta successivamente da tutte le forze politiche e da tutte le Amministrazioni comunali che si sono succedute nel tempo. La frequentazione dei grandi medievalisti italiani, tedeschi, francesi, inglesi ed americani in occasione della celebrazione dei congressi ha accresciuto in me l'orgoglio della eredità di un grande patrimonio culturale e la consapevolezza del valore universale della figura dell'Abate di Fiore. Una passione maturata grazie anche al personale percorso di istruzione e formativo. Ho infatti avuto la fortuna di avere come professore di latino il fondatore del Centro studi, il prof Salvatore Oliverio. Oltre ad Orazio, nelle sue conversazioni ricorrevano Corrado Alvaro e Gioacchino da Fiore. La curiosità nei confronti dell'Abate è sorta anche con la lettura di uno dei romanzi di Ignazio Silone, “L'avventura di un povero cristiano” oltre che con lo studio degli Atti dei Congressi di Gioacchino da Fiore”.

Il IX Congresso ha per titolo “Ordine e disordini in Gioacchino da Fiore”. Un tema, quello del cosmos e del kaos  che ripercorre la storia della filosofia (dalla Teogonia di Esiodo alla contemporaneità di Carl Schmitt). Quale la concezione di ordine e disordine nella dottrina dell’Abate da Fiore?

“La proposta del tema parte dalla constatazione che per Gioacchino il problema dell’ordo, e potremmo certamente dire quello della sua intelligibilità – in ultima analisi, della ratio – costituisce un elemento centrale e quasi ossessivo. L’obiettivo è dunque da un lato quello di indagare ulteriormente questo aspetto, che ha una sua manifestazione evidente nel concetto di «concordia»; d’altro canto, si tratta di sottolineare questa dimensione, che grazie agli studi più recenti e alle edizioni critiche degli ultimi anni è emersa in tutta la sua importanza. «Ordine» e «disordini» si trovano negli scritti di Gioacchino in molte declinazioni: da quelle dell’organizzazione esplicita del pensiero teologico, nella sua organizzazione e nei suoi temi, al problema della comunicazione, nello scritto e nei diagrammi, all’organizzazione concreta o ideale delle forme di vita religiosa immaginata da Gioacchino, fino alle sue proiezioni sulla società, nella chiesa militante e nell’escatologia. Una particolare attenzione sarà prestata al contesto in cui Gioacchino si muove, soprattutto dal punto di vista degli altri autori, dei temi e delle prospettive che questi sviluppano. In particolare, il XII secolo conosce una molteplicità di linguaggi e di temi che in diverso modo si sviluppano sulla trama del riconoscimento di un ordo – o appunto di una ratio. Si tratta di uno sfondo che aiuta a comprendere meglio Gioacchino, e che d’altro canto, si comprende meglio attraverso Gioacchino e il suo genio, a tratti sconcertante ma mai erratico nel suo tempo. L’intreccio della struttura trinitaria della storia, nello stesso tempo binaria e ternaria, rappresenta quel vivens ordo rationis, un ordine vivente della ragione. Al fine di cogliere il significato trinitario della storia, si deve possedere quella che Gioacchino da Fiore chiama intelligentia spiritualis, cioè un’intelligenza o una comprensione spirituale. I congressi internazionali di studi gioachimiti hanno consentito il riconoscimento ed il discernimento dell’immensa e continua posterità culturale dell’Abate di Fiore. Una delle questioni interpretative divenuta strategica nello sviluppo degli studi gioachimiti, promossi dal Centro, è proprio la distinzione tra l’autentico messaggio di Gioacchino e le metamorfosi che esso ha subito negli usi e negli abusi che ne sono stati fatti da parte di quanti si sono a lui riferiti”.

 Come sarà strutturato il congresso. Può fornirci qualche anticipazione?

“Una tre giorni di studio e confronto con sessioni antimeridiane e pomeridiane in cui verranno approfondite alcune delle principali tesi dell’Abate da Fiore: dall’ordine liturgico agli sviluppi del pensiero monastico e scolastico fra XI e XII secolo; dal dibattito sull’organizzazione e datazione delle opere di Gioacchino alla luce delle nuove edizioni critiche al pensiero simbolico dalla disamina sul tema della concordia ai disordini della società medievale. Il congresso coinvolgerà studiosi e relatori provenienti da tutto il mondo. Atenei e istituti culturali di primo piano tra cui: Monash University Melbourne (Australia), Bridgewater State University (Stati Uniti), Universität Erfurt (Germania),  University of St Andrews (Scozia),  Université d’Avignon (Francia), IRHT Paris,  Université Lumière Lyon 2,  (Francia), Università Cattolica del Sacro Cuore di  Milano,  Università La Sapienza di Roma, École nationale des chartes di Parigi, Università di Bergamo, Università Ca’ Foscari di Venezia. Immancabile la partecipazione di docenti e ricercatori dell’Università della Calabria, da sempre impegnata nello studio della dottrina del filosofo medievale”.

Considerata la vostra intensa attività a difesa del patrimonio gioachimita (archivio, mostre, incontri), come valuta la conoscenza attuale dell’intellettuale tra i calabresi contemporanei non professionisti del settore? Il filosofo medievale è parte integrante dell’immaginario collettivo diffuso?

“Il pensiero dell’Abate calabrese ha avuto una vasta eco nell’arco di otto secoli ed ha profondamente influenzato studiosi di varie aree culturali europee ed americane. Per avvicinare il grande pubblico ed il mondo della scuola al linguaggio figurale di Gioacchino da Fiore, il Centro studi sta fornendo quaderni didattici ideati con criteri eminentemente divulgativi e scritti in forma semplice e diretta. Moltissime scuole calabresi stanno organizzando conferenze sulla figura di Gioacchino da Fiore e visite guidate nei luoghi simbolo della sua complessa vicenda umana e spirituale; sono state costituite associazioni per promuovere il pensiero dell’abate; da qualche anno sono sorti i cammini che ripercorrono le tappe della sua vita; le Amministrazioni comunali di San Giovanni in Fiore, Celico, Luzzi, Carlopoli e Pietrafitta stanno recuperando i monumenti simbolo ed organizzando eventi e premi letterari; importanti associazioni come il FAI ed il Rotary stanno manifestando interesse e stanno organizzando numerosi incontri culturali; le Case editrici calabresi stanno pubblicando studi e ricerche; la Regione Calabria ha dedicato uno spazio importante alla figura dell’abate florense al Salone del libro di Torino; gli istituti teologici organizzano incontri tematici. Un lavoro lungo e costante di ricerca e riscoperta che inizia a dare buoni risultati. L’Abate da Fiore è infatti oggi meno sconosciuto di ieri”.

Secondo lei, qual è l’attualità del pensiero dell’Abate da Fiore?

Riccardo Succurro

“Gioacchino da Fiore è un pensatore pittorico, il poeta delle immagini della terza età,  il cantore della speranza, lo storiografo dello spirito; antesignano di una nuova comprensione della storia che oggi - ha affermato papa Ratzinger - ci appare essere la comprensione cristiana in modo così ovvio da renderci difficile credere che in qualche momento non sia stato così. Gioacchino mette a confronto il tempo del Nuovo Testamento, quale storia salvifica capace di progressione temporale, con la storia dell’Antico Testamento e, così facendo, si verifica con lui ciò che in precedenza non era mai avvenuto: Antico e Nuovo Testamento appaiono come le due metà del tempo storico. Cristo si presenta come la svolta dei tempi;  è il centro, il perno della storia, a partire dal quale il corso del mondo inizia ancora una volta su un piano più elevato. L’idea di considerare Cristo il perno della storia è estranea a tutto il primo millennio cristiano ed emerge solo con Gioacchino. Gioacchino intende la rivelazione non più semplicemente come la comunicazione di alcune verità alla ragione, ma come l’agire storico di Dio, in cui la verità si svela gradatamente. E questa l’idea rinnovata di rivelazione che Ratzinger avrebbe veicolato, nominato teologo esperto al Concilio Vaticano II, nei documenti conciliari sulla divina Rivelazione”.

Quali le prospettive future del Centro studi internazionale?

L’operazione culturale più importante che sta compiendo il Centro è la pubblicazione dell’edizione critica dell’intero corpus gioachimita. Quest’anno sono state pubblicate tre opere minori (Genealogia degli antichi santi padri - Interpretazione dei canestri di fichi - Questione su Maria Maddalena), nel prossimo anno verranno pubblicati gli Atti del 9° Congresso, nel 2021 il saggio introduttivo di Alexander Patschovsky alla Concordia Novi ac Veteris Testamenti, nel 2022 i primi due libri della Concordia, nel 2023 il terzo e quarto, nel 2024 il quinto libro, nel 2025 l’Expositio in Apocalypsim. Subito dopo la celebrazione del 9° Congresso, definiremo la tematica del 10° Congresso che si terrà nel 2024. Accanto a questa alta ricerca scientifica, l’attenzione sarà dedicata alla divulgazione con l’auspicio che attraverso un costante lavoro nel mondo della scuola, il suo messaggio possa diventare un patrimonio comune e di comune lettura per tutti i calabresi e non solo per gli studiosi del mondo occidentale”.