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Giovedì, 25 Aprile 2019

La capitanessa dei Piani della Corona. Storia della brigantessa che fu arruolata nell’esercito borbonico per combattere i francesi

Si chiamava Francesca La Gamba, era calabrese, cresciuta a Palmi e vissuta a Bagnara, città del secondo marito, dopo la morte del primo, la prima brigantessa dell’Italia, attiva nel Meridione, fino ad assumere il comando di una banda dedita a rapine saccheggi e azioni militari, durante la dominazione napoleonica, nel regno di Napoli.

«Scorreva le campagne da Scilla ai Piani della Corona, una donna forte e battagliera, più che non si convenga al suo sesso», scrive di lei Giuseppe Silvestri Silva, nel saggio “Memorie storiche di Palmi”, un testo storico importante pubblicato nel La vicenda di Francesca La Gamba, donna bella,  “fiera e risoluta”, come la descrivono le cronache del tempo, diventata brigantessa all’unico scopo di vendicare i giovani e innocenti figli fucilati dai francesi, si svolge principalmente sui Piani della Corona, tra i territori di Palmi, Seminara, Melicuccà e Bagnara nel periodo della dominazione francese, tra il 1807 e il 1812. E' difficile stabilire una data di nascita del brigantaggio femminile in Italia, ma sul fatto che Francesca La Gamba sia la prima significativa figura femminile, protagonista di primo piano all’interno di un fenomeno complesso, e discusso, come il brigantaggio, ci sono pochi dubbi.  Il termine brigantessa - ricorda Gaetanina Sicari Ruffo, in una voce scritta per “l’Enciclopedia delle donne” – ritorna nella storia ottocentesca del Meridione solitamente per indicare la donna-compagna del brigante, ma in alcuni casi, non rari, la donna che diventa essa stessa capo di bande e squadre armate, a volte per sostituire il compagno morto in battaglia. Filomena, Serafina, Maria, Michelina, Giocondina, Marianna, sono nomi che ricorrono nella storia del brigantaggio meridionale. Sono tutte donne che oltre che seguire i loro uomini nell’azione, nei nascondigli e nelle latitanze, parteciparono attivamente a saccheggi, razzie, furti, rapine, uccisioni e non di meno ad azioni considerate di guerra, soprattutto quando il brigantaggio declina verso la politica e la ribellione, interpretando come scrive qualcuno una forma di  “rozzo patriottismo”.  Alcune di loro ebbero un tragico destino di morte, o di carcere a vita. In questo contesto di brigantaggio al femminile, trascurato dalla storiografia ufficiale, Francesca La Gamba, nata a Palmi nel 1768, fu una brigantessa speciale. Finisce addirittura arruolata, col grado di capitano, nell’esercito borbonico, con l’incarico di istruire le reclute. Le drammatiche vicende, delle quali è stata protagonista, hanno ispirato il romanzo storico “La capitanessa dei piani della Corona”, di Attilio Foti ( giornalista e scrittore a “Il Tempo” di Roma, originario di Palmi, scomparso nel 2010), pubblicato da Pellegrini editore di Cosenza nel 2002. Un romanzo che ricostruendo la vicenda della brigantessa ripercorre l’intero periodo del brigantaggio calabrese a cavallo fra il XVIII e il XIX secolo.  Foti, presenta Francesca La Gamba come donna della media borghesia palmese, spinta da sete di vendetta contro i francesi occupatori, ma in particolare nei confronti di un ufficiale che le aveva fatto fucilare i figli. Si unì ad una banda di briganti che operava nella zona dei primi contrafforti dell’Aspromonte.  In breve tempo, dopo le prime diffidenze della banda, fornì prove di ardimento tali da divenirne il capo riconosciuto, seminando ovunque terrore. Fino a  quando ottenne la sua vendetta, uccidendo il capitano che accecato dalla sua bellezza, era stato causa della sua tragedia. L’uomo, che nel ’99 aveva ottenuto i gradi di ufficiale dal Cardinale Ruffo, e che all’arrivo dei francesi si era arruolato nella milizia civile, si era invaghito di lei. L’aveva corteggiata, molestata, ricattata, ma era stato respinto con decisione. Al rifiuto rispose con le più crudeli vendette: accusò, ingiustamente, di attività clandestina contro i francesi, i due figli maschi ancora adolescenti di Francesca, che furono processati con un processo farsa e condannati alla fucilazione. Prima aveva fatto arrestare, con l’accusa di girare armato, Antonio Gramuglia, il marito col quale abitava a Bagnara. Il poveretto, qualche giorno dopo l’esecuzione dei suoi ragazzi morì nello stesso carcere dov’era ingiustamente detenuto. Morì di rabbia e di dolore. Nacque dalla terribile sofferenza, l’idea di Francesca La Gamba di unirsi ai briganti. Combatté con loro, con coraggio, sprezzante del pericolo, fino a meritare la loro incondizionata ammirazione, diventando lei stessa la capobanda, e trasformando le loro condotte brigantesche in azioni sostenute da carica ideale che trovavano ispirazione nella determinazione di combattere i francesi oppressori. Fu proprio durante uno scontro cruento con loro che la Capitanessa dei Piani della Corona riuscì a mettere in atto il proposito di vendetta personale. I briganti capitanati da Francesca La Gamba accerchiarono gli avversari francesi, riuscendo a catturare molti prigionieri, tra cui l’ufficiale aveva insidiato la loro comandante e che le aveva fatto giustiziare i figli. Lei giustiziò lui, fredda, determinata, con le sue mani. Qualche scritto riferisce che l’ultimo combattimento contro i francesi, durante il quale la capitanessa dei Piani della Corona “si segnalò per valore” sia stato durante l’assedio di Genova, nel 1812. Le cronache non dicono altro, e di Francesca La Gamba, la capitanessa, non si seppe più nulla. Resta la sua storia, con risvolti di leggenda, che apre uno spaccato, sul brigantaggio in Calabria,  decisamente sconosciuto ai più.