Per offrire informazioni e servizi, questo portale utilizza cookie tecnici, analitici e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su qualunque altro link nella pagina o, comunque, proseguendo nella navigazione del portale si acconsente all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni sui cookie e su come eventualmente disabilitarli consultare l'informativa sulla Privacy.

Lunedì, 18 Marzo 2019

“Mi piace sperimentare, mettermi in gioco, raccontare”. Parla Alberto Matano, uno dei volti più popolari del Tg1, che a febbraio torna con un programma “all’insegna dell’ironia e del racconto”.

E’ nato a Catanzaro quarantasei anni fa, dove ha compiuto gli studi scolastici fino al liceo scientifico, per poi iscriversi alla facoltà di giurisprudenza alla Sapienza di Roma. 

La voglia di raccontare i fatti, intervistare le persone, carpirne gli aspetti e le sfumature non banali è stata, per Alberto Matano, più forte della volontà di intraprendere la carriera forense. Così, comincia a scrivere sulle pagine de l’Avvenire, a collaborare con Rete News e, allo stesso tempo, a frequentare la scuola di giornalismo radiotelevisivo di Perugia. Studiando e facendo tutti gli step, gradino dopo gradino, varca la soglia degli studi Rai dopo anni di radio. Da tre anni è uno dei volti più noti e popolari dell’edizione serale del Tg1 entrando nelle case di milioni di italiani con la sua aria da bravo ragazzo che da sempre lo contraddistingue. Da gennaio 2017 è conduttore su Rai3, della trasmissione “Sono innocente”, dove intervista persone ingiustamente accusate e dalla quale è nato il libro “Innocenti” Definito il giornalista più sexy della televisione, Alberto non ama vivere sotto i riflettori e, pur essendo presente sui social, sa tenersi lontano dalla curiosità dei tanti che popolano la rete. Nel 2019 ritornerà con un programma televisivo tutto nuovo con una “seconda serata all’insegna dell’ironia e del racconto”. Pur vivendo da oltre vent’anni lontano da Catanzaro e dalla Calabria, Alberto Matano non dimentica le sue origini, i profumi, i sapori e gli affetti che porta con sé in ogni parte del mondo.

Partiamo subito con una domanda secca. Per te fare il giornalista che cosa vuol dire?

“Una passione, un’esigenza, la voglia di comunicare e raccontare realtà..”.

Hai mai avuto dei ripensamenti in merito alla professione?

“Nessun ripensamento, anzi molte conferme. Questa è la mia strada, l’ho capito a quattordici anni e non sono mai stato smentito”.

La notizia che non avresti mai voluto dare e quella che, invece, avresti voluto dare per primo?

“Ci sono notizie che non vorresti mai dare. Penso agli attentati terroristici degli anni scorsi. Alle edizioni straordinarie sulla strage di Charlie Hebdo, sull’attacco di Souse in Tunisia. Penso all’assurdo susseguirsi di femminicidi e di morti sul lavoro. Ogni sabato, invece, su “Radio 2 Rai” c’è la mia buona notizia. E’ una rubrica a cui tengo molto e cercare note positive da condividere con gli ascoltatori si è rivelato una buona pratica”.

Hai intervistato attori, politici, comici e gente comune. Chi ti ha divertito di più intervistare e perchè?

I personaggi, politici, artisti, gente di spettacolo, di solito sono molto diversi da come li vediamo o li immaginiamo. Chi mi ha molto sorpreso e divertito, sia durante l’intervista in diretta sia nel backstage, è stato Richard Gere. L’ho intervistato due volte ed è un campione di garbo, simpatia e dotato di un carisma raro”. 

Quando sei tu ad essere intervistato, come in questo caso, qual è la domanda che ti viene rivolta spesso e alla quale detesti rispondere?  

Quando mi chiedono perché per affermarsi bisogna lasciare la Calabria…”

Se fossi rimasto in Calabria, avresti avuto le stesse opportunità di crescere professionalmente che hai avuto andando fuori?

Io credo che ognuno abbia una storia a sé. Ho scelto di andare via perché avevo un obiettivo preciso, quasi un’urgenza, volevo realizzare le mie aspirazioni. Non è stato facile. Sarebbe stato più semplice restare…”

Per il ruolo di direttore del Tg, tra i nomi in lizza c’era anche il tuo. Ti saresti sentito pronto per questa importante nomina?

“Fare il direttore del Tg1 è una grande responsabilità. E dopo venti anni di esperienza in Rai tra radio e Tg mi sono interrogato su questa opportunità. La verità è che ho sempre messo la mia carriera su un altro binario e voglio continuare a sperimentare, mettermi in gioco, raccontare…”

Quale consiglio ti senti di dare a chi vuole intraprendere la carriera di giornalista oggi, nonostante la crisi del settore?

Prima di tutto fare un buon corso di studi. Poi specializzarsi. Il corso di laurea quindi, le scuole di giornalismo che restano la via migliore di accesso alla professione. Ci vuole determinazione, forza, sacrificio. Salvo eccezioni, non credo nelle carriere fulminanti e diffido dei ‘fenomeni’. Serve esperienza. Prima di arrivare al Tg di prima serata ci sono stati gli stage, i contratti a termine, dieci anni di radio nella redazione politica e poi il Tg dove ho ricominciato a seguire i partiti minori per poi debuttare in video con l’edizione di mezzasera,  UnoMattina, il Tg dell’ora di pranzo fino ad arrivare a condurre anche “Speciale Tg1”. 

Parlando del libro “Innocenti - Vite segnate dall’ingiustizia” e della trasmissione “Sono innocente” che conduci su Rai 3, mi ha colpito molto la frase: “In carcere non ti crede nessuno perché in carcere sono tutti innocenti o sono tutti colpevoli”. Nell’ascoltare i racconti dalla viva voce dei protagonisti, che cosa ti ha colpito di più?

“La disperazione e il coraggio, la violenza e la solidarietà. Sono facce di queste vite incredibili, di persone che sprofondano all’improvviso in un buco nero e poi riescono a rialzarsi, quasi rinascono. Anche se quel marchio è indelebile e quella ferita a distanza di anni non si chiude mai”.

Passando a temi più leggeri,un altro caso che ha tenuto banco, in maniera più goliardica, da qualche tempo a questa parte in Tv e sui media, è il tuo nuovo look con un po’ di barba. La terrai o la taglierai come vuole la tua mamma, Marisa?

“Mamma è la mia più attenta spettatrice e critica. Anche il mio papà è molto partecipe di quello che faccio. Spesso non sono d’accordo con le loro valutazioni, ma entrambi hanno bocciato da subito il cambio look. Involontario, in realtà. Era agosto, dopo le vacanze, non  mi sono ritrovato a fare il Tg”.

Sei stato definito il giornalista più sexy d’Italia. Avere un bell’aspetto condiziona la carriera oppure è un valore aggiunto?

“Quando me lo hanno detto per telefono ho pensato ad uno scherzo. Certo l’aspetto aiuta ma è decisivo quello che comunichi, chi sei, cosa hai da dire…”

Anche fuori dallo schermo sei definito dai tuoi colleghi una bella persona, sempre con il sorriso, dalla battuta pronta, serena e che emana energia positiva. Hai qualche difetto?

“Difetti, non pervenuti… Scherzo! Sono un perfezionista e ho una memoria e una attenzione selettiva. Mi concentro sulle cose che mi interessano, mi distraggo sul resto e ogni tanto faccio qualche pasticcio, tipo sbagliare sempre gate all’aeroporto, prenotare un hotel per il weekend sbagliato, e poi un grande classico dimenticare dove ho parcheggiato la macchina”.

Giornalista, autore, conduttore e scrittore. In quale veste ti senti più a tuo agio?

“Mi piace comunicare, raccontare, indagare. Scrivere è stato un viaggio, una scoperta, un dono”. 

Tra vent’anni ti vedi ancora anchorman sulla rete ammiraglia della Rai o cosa ti immagini di fare in futuro?

“Il bello del mio lavoro è che è sempre nuovo, il cambiamento fa parte del percorso che ho scelto. Tra vent’anni mi vedrei bene nella mia amata casa di campagna vicino a Soverato a leggere, contemplare e magari far rinascere la vigna di mio nonno Vincenzo”.

A proposito di futuro, a febbraio sarai nuovamente in televisione ma con un programma tutto nuovo. Puoi anticiparci qualcosa?

“Una nuova sfida, il tentativo di fare venire fuori il mio lato più brillante e ironico. Una seconda serata leggera ma con un ancoraggio ai fatti e al racconto”.

Nell’epoca dei social network dove tutti raccontano tutto di tutti, come riesci, pur essendo molto attivo e presente in rete, a mantenere top secret la tua vita privata?

“Nessun segreto in realtà. Semplicemente faccio una vita tranquilla ed evito la mondanità, se non strettamente necessaria”.

Senza entrare troppo nel personale, qual è la prima cosa che fai al mattino appena sveglio e l’ultima prima di andare a dormire?

“Al mattino subito qualche esercizio per rimettermi in piedi e poi una ricca colazione e una buona mezz’ora a leggere i giornali e i siti. Prima di andare a letto mi costringo a staccare tutto, fosse per me resterei sempre on”.

Parlando delle tue origini catanzaresi, quali ricordi hai dell’adolescenza e, tra profumi, sapori e ricordi cosa ti riporta in Calabria oggi?

Il mare, in assoluto è il richiamo più forte, il ritorno alle origini. Quel pezzo di terra che si affaccia su quel tratto di golfo tra Pietragrande e Soverato, il posto del cuore dove immediatamente torno all’infanzia, riaffiorano ricordi, quando arrivo lì provo qualcosa di unico, un’emozione di pochi secondi che mi fa sentire a casa”.

Sei molto attaccato alla tua famiglia. Quanto contano gli affetti?

La calabresità si manifesta ogni giorno. Dopo tutti questi anni lontano io dico sempre che mi è rimasto un flavour delle mie origini, ma la famiglia è tutto. Ritrovarsi è sempre una festa, ancora di più quando, una volta l’anno, torniamo lì dove tutto è cominciato”.

 

A chi ti ispiri nel tuo lavoro e chi ringrazi per i traguardi raggiunti?

“Poche parole chiave: onestà, responsabilità, passione. I miei genitori li ho sempre visti ispirarsi a valori così, e li ringrazio, per quanto mi hanno insegnato, ma soprattutto per avermi profondamente capito e dato la possibilità di vivere la vita che volevo”.