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Giovedì, 17 Gennaio 2019

Addio ad Antonio Megalizzi vero cittadino europeo

I mercatini di Natale di Strasburgo sono stati macchiati di sangue innocente, cinque morti e sei feriti.

C’è chi dice che col terrorismo dobbiamo abituarci a convivere, come se dinanzi alle vittime non ci fosse altro da fare che un’algida operazione contabile. E’ una fesseria: al terrorismo non ci si può rassegnare. E gli Stati farebbero bene a smetterla di agire ognuno per conto proprio e collaborare efficacemente per stroncarlo.  La vita, poi, specie se in gran parte da consumare, ha in sé una carica di cristallino ottimismo che non sopporta d’essere, per nessuna ragione, prepotentemente sopraffatta. Non abitudine, ma indignazione. Alla fine di quest’altro gesto di sciagurata violenza nel cuore dell’Europa, purtroppo anche Antonio Megalizzi, 28 anni, è morto. Aveva moltissimo da fare e tantissimo da dare e raccontare il giovane giornalista italiano che fortissimamente credeva nell’Europa, ma un proiettile alla testa  l’ha fermato. “Vittima dell'odio criminale e del fanatismo propugnato dal sedicente Stato islamico", ha detto il presidente Sergio Mattarella. Che altro c’è da aggiungere? Che Antonio non doveva morire. Zarathustra così parlò: “Io non potrei credere se non in un Dio che sapesse danzare”, ma Dio a Strasburgo non danzava. E se c’era, lì dove Antonio è stato sormontato dallo scandalo del male nel mondo, ha confermato che se non è buono è impotente. Lo ricorderemo tutti, bello e sorridente, Antonio Megalizzi, italiano della Calabria vissuto a Trento e  appassionato di radio e politica. E lo dobbiamo fare perché Antonio era un vero Cittadino Europeo. E’ di quella pasta che sono fatti coloro che ridaranno senso e raison d'etre al Progetto Europa oggi accartocciato, imbelle e non in grado di mettere in sicurezza le sue città. Ha scritto Ulrich Beck che il nostro tempo è attraversato “da un’incongruità tra la nostra indubbia condizione cosmopolita (d’interdipendenza, interazione e scambio su scala mondiale) in cui siamo ormai scaraventati e l’assenza di una consapevolezza cosmopolita che al momento non ha superato la fase delle doglie”. Antonio Megalizzi quella consapevolezza, che invece sembra mancare alla maggior parte delle  classi dirigenti degli Stati europei, ce l’aveva e l’incarnava alla perfezione nei tratti salienti del suo profilo umano e professionale. Per cui, ogni qual volta si discuterà di terrorismo,  migrazioni e, come dice Papa Francesco, “della ricerca di nuovi modelli economici più inclusivi ed equi, non orientati al servizio di pochi, ma al beneficio della gente e della società”, dobbiamo aver ben presente il volto solare di Antonio Megalizzi. E ogni qual volta  ci si chiederà (è una delle domande cruciali che poneva Zygmunt Bauman) come riconciliare la globalizzazione della finanza, dell’industria, dei commerci, del sapere e della comunicazione  - e la dimensione indiscutibilmente globale dei problemi di sopravvivenza che l’umanità ha davanti a sé -  con il carattere tipicamente locale e autoreferenziale degli strumenti politici che in base al principio proclamato da Wilson dovrebbero gestire tutti quei cruciali aspetti della condizione umana, dobbiamo ricordarci dell’entusiasmo generoso e intelligente di questo ragazzo dalle grandi speranze spezzate  che ci sprona  a riappropriarci del Sogno Europeo.