Per offrire informazioni e servizi, questo portale utilizza cookie tecnici, analitici e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su qualunque altro link nella pagina o, comunque, proseguendo nella navigazione del portale si acconsente all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni sui cookie e su come eventualmente disabilitarli consultare l'informativa sulla Privacy.

Lunedì, 18 Marzo 2019

L’amore del “re archeologo” per la Magna Grecia. Quando Gustavo VI di Svezia veniva in Calabria…

C’era una volta un re, venuto Svezia, che amava la Calabria.…

Potremmo cominciare così questo racconto, proprio come nelle fiabe, quando di mezzo ci sono re, regine, tesori e leggende lontane nel tempo. Ma qui la storia non è una favola,  è tutta vera e vale la pena ricordarla. Il re è Gustavo VI di Svezia, conosciuto come “Il Re archeologo”. Un uomo colto e  appassionato di archeologia, che amava trascorrere molto del suo tempo nell’Italia del Sud, Calabria in particolare, regione della quali ammirava i suoi inestimabili tesori archeologici. La fama di archeologo del re era accresciuta a livello internazionale, avendo egli partecipato a spedizioni per scavi  in Cina, Grecia, Corea e altre parti del mondo. Ma la sua grande passione, come raccontano le  biografie, era per lo studio di ciò che in Calabria, ed altre aree meridionali, era rimasto della Magna Grecia. Per questo motivo aveva fondato a Roma insieme a Martin Persson Milsson l’Istituto Svedese di Studi Classici. Un libro di Gaetano Fierro “Mediterraneo, «mitt kära». Sulle tracce di re Gustavo VI Adolfo di Svezia in viaggio nella Magna Grecia” (pubblicato da EditricErmes) ricorda questo amore del re di Svezia nei confronti della Magna Grecia e la sua partecipazione a diverse campagne archeologiche, durante le quali basco alla testa e maniche della camicia arrotolate scavava tra le rovine archeologiche.  Fino a qualche anno fa, i più anziani, a Reggio Calabria, lo ricordavano per le frequenti visite a Palazzo Piacentini, sede del prestigioso Museo Nazionale Archeologico. Giungeva a Reggio in treno, come un viaggiatore qualsiasi, nel massimo della riservatezza, in incognito e senza scorta. Erano gli anni Cinquanta. Più di una volta. in queste visite, lo accompagnò la consorte, regina Luisa. Alloggiavano al Grande Albergo Miramare e  trascorrevano  intere giornate perdendosi tra le sale del Museo che a quell’epoca non ospitava ancora i Bronzi, emersi solo anni dopo dai fondali del mare davanti a Riace. Una cronaca della visita del 27 Ottobre 1955, la troviamo in un ricordo del compianto Franco Cipriani, giornalista tra i protagonisti della vita culturale di Reggio nell’ultimo scorcio del secolo scorso. Cipriani scrisse un articolo per la rivista “CittàCalabria” (edita da Rubbettino) nel numero del dicembre 1989, intitolato “Un re archeologo dalla lontana Svezia”, nel quale svelava che Gustavo VI era stato particolarmente attratto dall’acroterio fittile venuto alla luce negli scavi di casa Marafioti a Locri. Davanti al Gruppo equestre di terracotta, il re trascorreva mattinate intere, consultando pubblicazioni e annotando appunti. Reggio, per molto tempo, ha ricordato quelle visite reali e fu quello il tempo in cui gli svedesi, stimolati dall’interesse che il loro sovrano mostrava per Reggio Calabria e il museo archeologico, dedicarono molte attenzioni alla città dello Stretto. La radio svedese diffuse in quel periodo una serie di servizi giornalistici, dedicati non solo al museo, ma anche alle località turistiche più famose della provincia. La stessa televisione svedese inviò una troupe che realizzò documentari che ebbero grande successo in terra scandinava. A Reggio, Gustavo VI,divenuto re nel 1950 all’età di 67 anni, dopo la morte del padre Gustavo V, fino a qualche tempo fa i più anziani lo ricordavano come un distinto signore che passeggiava per le vie della città. Molti ignoravano fosse un re, ma tutti coloro che lo avevano incontrato, anche per caso, lo ricordavano per la gentilezza,  la riservatezza e il perfetto italiano.