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Sabato, 17 Agosto 2019

Due secoli di giornalismo crotonese attendono d’essere raccontati. Dalla Liberazione ad oggi: dalle testate tradizionali all’informazione on line

Nessuna emeroteca a testimoniarli, sono giunti fino a noi grazie allo zelo e alla passione di pochi collezionisti.

5 minuti del 25 aprile 1946 prima pubblicazione

È una pagina bianca, ancora non scritta, nella storia del giornalismo calabrese. È quella che riguarda la città di Crotone i cui albori risalgono a due secoli fa (alla fine dell’800). Sono pochissime, infatti, le tracce della stampa crotonese presenti all’interno della biblioteca civica “Armando Lucifero”. Del resto, l’iniziativa editoriale nel capoluogo ionico si è sempre identificata con la passione di pochi notabili, o con la necessità di alcuni gruppi d’interesse di veicolare il libero pensiero (fosse questo di matrice politica o speculativa-intellettuale).

Il primo giornale di cui si hanno tracce in riva allo Ionio è “Il Corriere Cotronese”, un settimanale risalente al 1874, stampato presso la tipografia “Graziani” ogni giovedì. Ad esso sono seguiti pochi anni dopo il periodico mensile “La Luce” (riportante al di sotto della testata la dicitura “Giornale democratico”), risalente al 1880 e stampato presso la tipografia “Pirozzi”; e “Il Giove”, foglio unico, apparso a Cotrone l’8 marzo 1885. Da annotare sul finire del 1800 anche un altro periodico-settimanale, “Il Popolo”, fondato e diretto dall’avvocato e poi sindaco socialista Carlo Turano. La prima copia di cui si ha traccia è quella del 26 luglio 1891. Firmava come direttore responsabile Raffaele Lucente e veniva stampato presso le officine tipografiche Pirozzi. Si ha poi testimonianza di un numero unico di “Capo d’anno”, un foglio stampato il primo gennaio del 1912 con finalità di propaganda politica. Era la nascente “Unione popolare” a divulgarlo presentandosi ai cattolici di Cotrone. Altro foglio politico fu il “Corriere calabrese” che comparve nella città (allora ricadente in provincia di Catanzaro) il 9 giugno del 1913. Nacque in appoggio al programma ministeriale di Giolitti per le elezioni politiche di quell’anno che introdusse il suffragio universale maschile. Dall’unione di ex socialisti e repubblicani confluiti nel “Partito dell’ordine” nacque nell’ottobre del 1914 il periodico “La Verità”. Direttore fu il giornalista locale Enrico Palumbo e veniva stampato (come per tutte le altre iniziative editoriali fin qui elencate) presso la tipografia “Pirozzi”.

Le fonti documentali di giornali stampati a Crotone riprendono quindi a partire dal Dopoguerra. Quando le truppe degli Alleati entrarono a Crotone era il 9 settembre del 1943: gli ultimi, tenaci, fiancheggiatori del Regime scelsero di continuare ad opporsi al processo di liberazione divenuto ormai inarrestabile. Nonostante questo, Crotone, pur essendo una delle realtà del Meridione probabilmente più provate dagli orrori della Grande guerra, si riappropriò relativamente presto di quella libertà di stampa a lungo agognata sotto la censura fascista. Lo fece già a partire dai primi mesi del 1946. Non erano passati neanche due anni dalla Liberazione della città (oggi capoluogo di provincia) avvenuta per mano Alleata. Accadde così che tipografie storiche come la Pirozzi poterono nuovamente riaccendere i loro motori e dare così il via libera alla circolazione delle idee attraverso le righe d’un giornale. Nel giro di un anno vennero alla luce ben tre settimanali di cui uno, “Magna Graecia”, che segnerà il passo su gli altri in quanto a identificazione e fidelizzazione da parte dei lettori crotonesi. A Crotone la censura preventiva si chiuse ufficialmente nel marzo del 1946 con la diffusione di un settimanale: “5 Minuti”. Di esso è stato possibile reperirne una sola copia. Sebbene di natura fotostatica, tale reperto è da considerarsi comunque “prezioso”. Si tratta infatti della prima pubblicazione ufficiale rintracciata nel Crotonese dopo la fine della Grande guerra. È stata rintracciata negli archivi della biblioteca civica crotonese “A. Lucifero” a seguito di una ricerca effettuata nell’estate del 2005. Essa corrisponde al numero 5 del 28 aprile 1946. Dalla sua gerenza, si scopre che il direttore responsabile del settimanale fu (almeno in quel periodo) Daniele Cristaudo; che questi fu affiancato da un direttore amministrativo, Antonio Giannini; che il foglio fu stampato nella tipografia Pirozzi; e che sotto la testata riportava la scritta: “Settimanale crotoniate letterario-informativo-umoristico”. La sede del giornale era sita in via Vittorio Veneto 39. In quell’aprile del 1946 una copia di “5 Minuti” costava 8 lire.

Edicola Grilletta di piazza Pitagora in epoca fascista

Tali informazioni sono in parte discordanti rispetto a quanto annotato da Guerrieri e Caruso all’interno del loro libro “Periodici Calabresi, dal 1811 al 1974”. È questo un lavoro documentaristico, in cui vengono riportate tutte le testate (con le relative gerenze) autorizzate in regione nei due secoli scorsi. Ebbene, secondo quanto tramandato dalle due storiche, “5 Minuti” inizialmente sarebbe stato stampato nella Tipografia Calvona, con direttore responsabile Salvatore Molina, e dopo pochi numeri fu spostato “fisicamente” a Catanzaro. Tutto ciò, sembra dunque cozzare con quanto è stato possibile reperire consultando l’unica copia di “5 Minuti” disponibile. Incongruenze a parte, da questo unico duplicato fotostatico non è possibile ricostruire le misure del formato originario del settimanale che, con ogni probabilità, corrispondevano a quelle classiche per i giornali del primo ‘900, dove le notizie comparivano l’una accanto all’altra, distribuite su due, quattro pagine al massimo. Dei titoli che comparivano su “5 Minuti” del 28 aprile 1946 si può ancora leggere il fondo di giornale (in alto a sinistra) con “Pensieri sulla Poesia” di Giuseppe Mazzini; di “pancia” veniva invece proposto un componimento in versi dal titolo omonimo alla testata (Cinque minuti) a firma di Piccolo Alpino; mentre l’apertura del giornale era riservata ad una lettera aperta, indirizzata da un appartenente al “Fronte della Gioventù” al sindaco d’allora, Silvio Messinetti; mentre l’articolo di spalla era intitolato “L’angolo della Storia” e, al suo interno, si potevano cogliere alcune informazioni dell’età Classica tramandateci dal geografo greco Strabone e dallo storico romano Livio (entrambi descrivono il momento di massimo splendore della città-stato “Kroton”). Praticamente gemello di “5 Minuti”, quantomeno nella formula editoriale e nel formato, è stato un altro settimanale figlio del primo Dopoguerra pitagorico: si tratta de “L’Eco di Crotone”. Questo giornale calcò la scena informativa locale a circa sei mesi di distanza dall’apparizione del primo. De “L’Eco di Crotone” è ancora documentata la sua esistenza attraverso gli 8 numeri (sempre in copia fotostatica) pubblicati tra il 1946 ed il 1947, oggi consultabili presso la biblioteca civica “A. Lucifero” di Crotone. A mettere in piedi questo settimanale si ritiene sia stato il direttore responsabile Salvatore Molina che, fra l’altro, secondo quanto riportato da Guerrieri e Caruso, avrebbe dato vita anche all’esperienza editoriale antecedente (quella di “5 Minuti”). Guerrieri e Caruso annotano, in proposito, che l’8 settembre 1946 comparve in città un nuovo settimanale intitolato “L’Eco di Crotone”, con direttore responsabile Salvatore Molina, affiancato dal redattore capo Nicola Franco. Confrontando quanto annotato dalle due storiografe con quello che è invece scritto nella gerenza del settimanale, risulta esatto il nome del direttore, mentre non corrisponderebbe l’indicazione del caporedattore. La gerenza de “L’Eco di Crotone”, infatti, dà notizia dell’esistenza di un redattore capo molto tempo dopo l’avvio delle stampe. Lo si apprende, infatti, solo a partire dal numero 2 del secondo anno di stampa (datato 12 gennaio 1947). L’uomo incaricato nella gerenza, però, risulta essere Giuseppe Polizzi (e non Nicola Franco). Inoltre, l’autorizzazione prefettizia per la diffusione e la stampa dell’Eco di Crotone fu la numero 963 del 25 aprile 1946: una data di poco antecedente a quell’8 settembre indicato dalle due storiche. Anche in questo caso, non è detto però che si tratti di una inesattezza. Molina, infatti, una volta ricevuta l’autorizzazione per la stampa, potrebbe aver atteso qualche mese prima di procedere alla pubblicazione del giornale. Con una certa sicurezza è stato possibile apprendere che l’Eco veniva stampato nella storica tipografia Pirozzi (stamperia ancora oggi esistente nella città capoluogo con la stessa denominazione, ubicata nella centralissima via Mario Nicoletta). Bisogna però registrare, al riguardo, che l’ultima copia consultabile de “L’Eco di Crotone” (la numero 22 del 15 giugno 1947) fu stampata nella tipografia “Bruzia gestione S.E.T.E.L.” di Catanzaro. Una copia di questo foglio veniva venduta al prezzo di 10 lire. La direzione dell’Eco era ubicata in via Ruicella, 6 ed era contattabile al numero telefonico di sole due cifre corrispondenti al 91. La redazione, invece, veniva indicata dallo stesso giornale (in uno spazio al di sotto della testata) nella centralissima via Vittoria (oggi via Messinetti) al civico 12 ed era contattabile telefonicamente al numero 112. L’esigenza di un ampliamento dell’ospedale civile, l’esortazione a procedere ad una riqualificazione di piazza Pitagora e al recupero strutturale dei suoi portici; e ancora, l’assegnazione delle terre incolte; la crisi abitativa, l’emergenza occupazionale dei reduci, le opere d’urbanizzazione per le zone periferiche; i disagi e le inefficienze prodotte dall’Amministrazione nella popolosa frazione di Papanice. Sono solo alcuni dei tanti temi affrontati all’interno delle pagine de “L’Eco di Crotone”. Va detto che, gli anni in cui comparve l’Eco di Crotone, sono quelli del ritorno alla vita democratica. Tra le colonne di questo settimanale, per tanto, trasparì una chiara matrice di sinistra, molto vicina alle tesi espresse dai movimenti di Liberazione che, man mano, diedero vira ai vari partiti del Dopoguerra. Basti qui ricordare, in proposito, che fra Partito comunista e Partito socialista nacque un’alleanza a Crotone che permise alla “coalizione rossa” di governare ininterrottamente la città a partire dalle Amministrative del marzo 1946 (le prime elezioni libere dopo la cacciata del Fascismo) e fino al 1964. Chi invece era lontano da queste posizioni era una frangia della Democrazia cristiana di allora che decise di staccarsi dal gruppo dirigente cittadino. Erano un pugno di intellettuali ostili a coagularsi attorno ad una figura politica da votare alle elezioni del 1946 per il rinnovo dell’amministrazione cittadina. Ecco che allora quel gruppo di intellettuali decise allora di palesarsi agli occhi della popolazione con la creazione di una propria testata giornalistica. Chiamarono il nuovo organo d’informazione “Magna Graecia”. 

Il Corriere Cotronese primo settimanale di cui si ha notizia risalente al 1874

Dalle sue colonne, avrebbero così potuto esprimere in maniera certamente più autorevole e incisiva il loro libero pensiero. Il periodico “Magna Graecia” fu pubblicato per la prima volta il 24 novembre 1946. È tuttora considerato come il primo vero esperimento di giornale locale conosciuto e apprezzato dal pubblico di lettori crotonesi a partire dal Dopoguerra. Fu stampato per ben 23 anni e uscì di scena intorno al 1969, in coincidenza della morte del suo direttore Gaetano Asturi. A raccontarne le vicende è stato un articolo del medico e giornalista Giulio Grilletta, comparso nel mese di agosto del 1998 sulle colonne de “la Provincia KR”. L’iniziativa editoriale sarebbe nata dall’idea di un gruppo di studenti calabresi iscritti all’Università di Bari che chiesero ed ottennero dal Prefetto del capoluogo pugliese l’autorizzazione per la stampa. In un primo momento fu la tipografia barese “Demetrio Zema, di via Imbriani 42” ad essere commissionata per la stampa. Oltre al segretario di scuola elementare Gaetano Asturi, tra i promotori del giornale vi fu anche il dottore Francesco Paletta ed il farmacista Gaetano Gualtieri (il nome della sua farmacia era “Magna Graecia” appunto). Nell’autunno del 1947, vale a dire un anno dopo la nascita del giornale, i promotori decisero di trasferire la redazione di “Magna Graecia” nella sua location naturale: Crotone. Anche questa volta chiesero e ottennero il visto della Prefettura di Catanzaro. Il cambio di “residenza” fu una svolta importante per due motivi essenziali: innanzitutto perché così Magna Graecia diventò un settimanale (prima era mensile); e poi perché si verificò il primo avvicendamento alla poltrona di direttore e la conseguente ascesa di Gaetano Asturi alla guida del giornale (era stato collaboratore del Giornale d’Italia). Alla vista del lettore, il settimanale, si presentava con un formato classico e veniva venduto al prezzo di 25 lire. La scritta sotto la testata riportava in corsivo la dicitura “Settimanale al servizio della Calabria”. Dell’impegno perla crescita sociale, economica e culturale del territorio, “Magna Graecia” ne fece il fine unico da perseguire attraverso le sue pubblicazioni. Iniziarono proprio sulle colonne di questo giornale, ad esempio, le prime battaglie per elevare la città a provincia autonoma rispetto a Catanzaro (cosa avvenuta poi nel 1992); così come presero piede le rivendicazioni per ottenere un museo che rendesse il giusto prestigio alla Crotone classica. L’editoria crotonese, come del resto l’intera produzione giornalistica calabrese, è stata caratterizzata per la presenza di una serie di giornali che, senza indugi, potremmo definire come delle “meteore” all’interno del panorama dell’informazione locale. È comunque utile riportare anche queste testate all’interno di tale ricerca. Si tratta di giornali che hanno lasciato un breve, ma pur sempre significativo contributo all’interno del panorama informativo crotonese. Per elencare questi giornali, non rimane altro che affidarsi, ancora una volta, a quanto tramandatoci da Guerriera Guerrieri e Anna Caruso (non esistono prove documentali consultabili negli archivi pubblici). Partendo dal 13 giugno del 1948, si segnala l’unica uscita di un foglio d’informazione che riportava il nome di “Libeccio”, recante sulle manchette accanto la testata la scritta: “Soffia del Sud e non è Freddo”. Pare fosse considerato “Innovatore di indirizzi, tendenze e costumi”. Il suo direttore fu Giovanni Torre e venne affiancato in questo da Francesco Prescopi (condirettore). Attorno agli anni cinquanta, invece, pare sia stata fondata una “Associazione crotonese della stampa” che, il 24 settembre del 1959, diede vita alla testata “La Voce del Crotonese”, diretto da Francesco Scarpiglio. Della pubblicazione, però, non si conosce né la cadenza, né il numero delle uscite. Le due autrici, Caruso e Guerrieri, annotano inoltre che nel 1967 vi fu un'unica stampa di “Crotone Avanti!”: un “periodico indipendente, politico, culturale, turistico, d’informazione”. Successivo a questo fu il periodico “Il Grillo Parlante del Crotonese”, fondato nel 1971 e diretto da Antonio Aracri, giornalista fra i più datati nel panorama cittadino. Lo stesso giornalista, nel corso degli anni, ha poi dato vita ad una serie corposa di periodici locali, l’ultimo dei quali, “Roto Sud”, stampato in off-set e distribuito attraverso spedizione postale ancora oggi. Il 1972, invece, è l’anno in cui comparve “Crotone Sud”. Menzionato come numero unico, di esso non è stato possibile rintracciare ulteriori notizie. Gli anni ’70 furono per Crotone quelli del boom economico e della crescita demografica, ma anche quelli dell’espansione urbanistica e della progressiva crescita sociale per il proletariato. In questo decennio, infatti, si colsero quei benefici apportati da tutta una serie di congiunture positive che, nel giro di appena 20’anni, cambiarono radicalmente l’identità della cittadina, ora divenuta un’importante realtà industriale del Meridione.
La classe operaia divenne così lo strato sociale predominante e la sua “egemonia” cominciò a riflettersi anche nei partiti, nel sindacato, nei circoli culturali e, soprattutto, sull’opinione pubblica. Fu così che, in questi anni, la voce delle fabbriche e degli operai cercò un libero sfogo attraverso la creazione di organi d’informazione indipendenti, o legati ai partiti di sinistra e alle forze sindacali.
Anche in questo caso non si hanno prove documentali negli archivi pubblici. La loro esistenza è stata documentata dal sociologo Rocco Turi all’interno del libro “Crotone, Storia Cultura Economia” curato da Fulvio Mazza per la Banca popolare di Crotone ed edito dalla casa editrice Rubbettino nel 1992. Scrive il sociologo: «Il 1968, accanto ad una forte ripresa della combattività operaia ed al nuovo protagonismo degli studenti, inaugurò un periodo di grande fervore giornalistico che proseguì fino agli anni ottanta. Nacquero “Roto Sud del Crotonese”, “La Scuola”, “Crotone Sud”, “Vivere Meglio”, La tribuna del Sud”, “Kroton Sud”, “La voce del Crotonese”, “Il giornale del Crotonese”, “Fabbrica e Crotonese”, “Fabbrica e città”, “Nuova Sinistra” (stampato a Cirò ma diffuso in città), “Forza Crotone” (sportivo e legato alle fortune della squadra di calcio), “Fragalà” (supplemento crotonese de “Il Manifesto”), “Crotone 2000”, “Il grillo parlante del Crotonese”, “Il Diario del Crotonese”, la “Gazzetta di Kroton”. Questi ebbero vita effimera, legati spesso alle vicende elettorali di partiti o sindacati». Intorno agli anni ’70, nel frattempo, si era fra l’altro esaurita la fortunata parabola editoriale del settimanale “Magna Graecia” che coincise con la morte del suo fondatore Gaetano Asturi. A colmare questo vuoto intervenne la fusione di due periodici “Kroton” e “Calabria Kroton”. La loro esistenza fu strettamente legata ai percorsi umani e professionali di due figure illustri del giornalismo crotonese: Nicola Vaccaro e Rodolfo Bava. Secondo quanto riferito da quest’ultimo, la nascita di “Kroton” si legò ad un evento memorabile accaduto nel 1960 a Crotone. Fu proprio in quell’anno, infatti, che la città ebbe la fortuna di ospitare una delle tappe della fiaccolata olimpica. E fu anche in quel frangente che per Bava fu logico collegare il nome antico della città ionica all’evento sportivo di portata storica. Venne così alla luce Il primo numero del quindicinale “Kroton”: era il 25 novembre del 1964. Nel sottotitolo della testata il giornale riportava la dicitura “Il Gazzettino del Crotonese”. Una copia costava 50 lire. Le dimensioni, a giornale aperto, erano quelle standard per l’epoca, 50x70 centimetri. Kroton partì con una foliazione di sole quattro pagine che poi divennero sei o otto, in riferimento ai diversi periodi. L’impaginazione era a cinque colonne. Bava dichiara di aver proseguito le pubblicazioni sotto la denominazione della testata “Kroton” per almeno quattro anni, fino al 1969 quindi. Il periodico ricomparve con la nuova denominazione di “Calabria Kroton” a partire dal 1974, con l’avvicendamento alla direzione di Nicola Vaccaro. Il cambio di denominazione della testata va senz’altro legato ad un altro evento che segnò la storia della Repubblica italiana. Erano passati due anni, infatti, dall’attuazione all’articolo 131 della Carta costituzionale che prevedeva l’istituzione delle Regioni.

L'Eco di Crotone secondo settimanale del 1946

Da qui, l’idea di Vaccaro di allargare anche i confini informativi della testata. La tiratura iniziale di Calabria Kroton fu di 500 copie di cui, 300, inviate in spedizione postale come abbonamenti, e le restanti copie distribuite in edicola. Per stampare il periodico, nel corso degli anni, crebbe la necessità di spostarsi tra le tipografie dei paesini limitrofi (“Arti Grafiche Abramo” o di “Silipo” a Catanzaro, oppure a Corigliano Calabro o alla “Editrice M.i.t. di Gigliotti”). Ciò comportò l’assenza di lunghe giornate da Crotone, oltre che un lavoro massacrante di composizione dei titoli. Il giornale, infatti, veniva assemblato con linotype a caratteri mobili per poi essere stampato su macchine piane. Le “peripezie” durarono fintantoché, Bava, durante un giorno di stampa a Corigliano, venne avvertito dallo stesso stampatore che, a Cosenza, si liquidavano delle macchine tipografiche. L’idea lo affascinò subito e comprò il tutto. Era la prima volta che un giornale crotonese si rendeva autonomo dal punto di vista della stampa. Bava racconta inoltre che, per numerosi anni, fu soltanto Nicola Vaccaro a curare (a proprie spese) la pubblicazione del giornale, assumendosi, fra l’altro, anche l’onere della composizione dello stesso. In questo lavoro pare si avvalse dell’apporto di collaboratori occasionali. Secondo Bava, il taglio che il nuovo direttore ed editore diede al giornale fu laico-massonico. All’età di 54 anni, però, un male incurabile minò la forte fibra di Nicola Vaccaro. Questi, prima di morire, rassegnato per la sua sorte e con l’ultima volontà di non fare spegnere con lui “Calabria Kroton”, convocò a sé Bava raccomandandogli la successione alla guida del giornale. Bava accettò pur conoscendo le enormi difficoltà che avrebbe dovuto affrontare, dovendosi sobbarcare le spese di stampa. Sotto la direzione di Bava “Calabria Kroton” andò avanti a partire dal novembre 1997, ma con una cadenza sempre meno stabile. Si concluse definitivamente nel maggio del 2002. Si arriva così agli anni ’80, quelli in cui nasce la testata indipendente “il Crotonese” la cui storia è nota. Accanto ad esso, però, proliferarono anche alcuni organi d’informazione locale di portata minore ed espressione di partito o di figure a questi riconducibili. È il caso de “Il Diario del Crotonese”, nato come strumento di democrazia del Pci nel 1982, e de “La Gazzetta di Kroton” fondata dal sindaco socialista Visconte Frontera e comparsa a cavallo tra gli anni ottanta e novanta. Il 10 febbraio del 1982 venne dato alle stampe il primo numero dell’organo d’informazione interno alla federazione del Pci crotonese: venne chiamato “Il Diario”. A gestirlo fu una società editrice così registrata nella gerenza del giornale: “Centro editoria democratica Società cooperativa via G. Manna 34”. Direttore responsabile della testata fu Silvio Messinetti, nome storico per il Partito comunista pitagorico. Ad egli si affiancò, in qualità di direttore editoriale, il segretario della federazione di allora: Ubaldo Schifino. Nella biblioteca comunale “A. Lucifero” è possibile consultare l’unico annuario del Diario risalente al 1982. La stampa del giornale, a quanto pare, andò avanti per un altro anno ancora (anche se con fasi alterne) e poi si concluse per ragioni economiche. Fu comunque un vero e proprio diario per la classe intellettuale vicina al Pci pitagorico. “La Gazzetta di Kroton”, oltre ad avere una chiara e marcata impostazione socialista, si legò molto alle vicende del suo ispiratore, Visconte Frontera. La testata ottenne l’autorizzazione numero 57, rilasciata dal Tribunale di Crotone il 5 ottobre 1987. Dalla gerenza di una copia del giornale risalente al mese di marzo 1989 è stato possibile apprendere che il direttore fu almeno in quel periodo Francesco Palmieri e che a lui si affiancò la figura del direttore responsabile nella persona di Luigi Morace. La redazione del quindicinale era sita in via Pantusa, mentre la stampa veniva effettuata presso l’industria grafica editoriale “Congi Snc”.

Crotone, per dirla tutta, ad esclusione degli uffici di redazione aperti dalle maggiori testate regionali dopo l’elevazione a provincia della cittadina ionica (avvenuta nel 1992), non ha mai avuto un quotidiano tutto suo che raccontasse giorno per giorno i fatti del territorio. Un gran lavoro di “ausilio” è stato svolto in questo senso dalla Gazzetta del Sud e da quotidiani nazionali come “L’Unità” e “il Tempo” che dedicavano alla cittadina calabrese alcuni spazi quotidiani sulle proprie pagine. In particolare, il quotidiano fondato da Antonio Gramsci nel 1924, diventò subito una delle fonti informative principali del popolo crotonese, soprattutto in virtù del consenso che il partito raccolse tra le fabbriche e la gente comune negli anni immediatamente successivi alla fine del conflitto. Erano gli stessi iscritti al partito che si preoccupavano di diffondere le copie de L’Unità, raggiungendo i cittadini porta a porta. Con tale metodo si raggiunsero vendite davvero alte per un centro lontano (ma pur sempre industrializzato) del Sud. Al di là di questa, che si potrebbe definire una vera e propria “colonizzazione” informativa, la città del latifondo, prima, e delle fabbriche, dopo, ha potuto comunque sempre vantare dei periodici che, nei vari decenni, si sono preoccupati di divulgare idee, opinioni, cultura, e a volte anche fatti di cronaca locale. La storia recente ci riporta alla bella “anomalia” dettata dal trisettimanale “il Crotonese” che ha saputo sviluppare, attorno una testata locale, l’amore e l’interesse di un intero territorio per l’informazione. A partire dal 1994, su Crotone, è comparso un altro settimanale, “la Provincia KR”, che è giunto quest’anno alla 21esima edizione (dal 2013 si presenta come magazine). La testata ha fatto da sempre della cultura e della storia locale il suo punto di forza, fidelizzando attorno a sé un pubblico di lettori attento e appassionato. L’oggi ci riporta inoltre alla free-press proposta dal gruppo “Briefing” e alle numerose tastate on-line, dai toni “glocal”, che riportano le notizie del territorio ormai in tempo reale. Ai tempi in cui questa ricerca storica si sofferma, però, tutto aveva inizio nelle officine tipografiche e le notizie viaggiavano per lo più su carta, al massimo via etere alla radio.