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Giovedì, 17 Gennaio 2019

Quel gesuita di nome Francesco. Presentata all’Università della Calabria la biografia intellettuale di Jorge Mario Bergoglio, un denso saggio di Massimo Borghesi

Un pontificato partito nel segno di radicali cambiamenti, a cominciare dallo status anagrafico. 

Il saggio di Massimo Borghesi edito da Jaca Book

Il primo Papa latino-americano, “venuto – come ha rivendicato lui stesso – dalla fine del mondo”. Con un piede in America latina e l’altro in Europa: italiano per ius sanguinis e argentino per ius soli. E non basta: il primo Papa gesuita della storia; destinato a mettere ordine in casa, perchè esterno/estraneo alla curia vaticana; il primo Papa che a Roma non dorme e non mangia negli appartamenti papali, che disdegna il lusso e l’esibizione di potere e ricchezza; con un nome, Francesco, che non si potrebbe immaginare più programmatico, certo non da pontefice massimo.
Sono trascorsi cinque anni e otto mesi, da quel celebre "buonasera" risuonato in Piazza San Pietro con il quale Jorge Mario Bergoglio si è presentato a tutto il mondo ma il 266º vescovo di Roma e pontefice della Chiesa cattolica non smette di sorprendere.
Sulla sua figura è stato pubblicato moltissimo e in tutte le lingue. Istant book , saggi, profili e biografie, tanti, forse troppi: un’abbondanza, una sovrabbondanza di libri e pubblicazioni davvero eccezionale. Molti stereotipi, spesso dettati da supponenze euro-centriche, mirano a sminuirlo, a banalizzarne la figura se non a delegittimarla.
Ma chi è, davvero, Jorge Mario Bergoglio? Qual è il percorso della sua formazione intellettuale? Se n’è discusso venerdì 16 novembre ad Arcavacata, nell’aula “Mario Alcaro” dell’Unical in occasione della presentazione del libro di Massimo Borghesi “Jorge Mario Bergoglio - Una biografia intellettuale” (Jaca Book) organizzata da “il sussidiario.net”-Circolo della Calabria presieduto da Tonino Saladino.
Per la tappa calabrese dei confronti pubblici che si stanno tenendo nelle principali città, intorno al libro sono stati chiamati, a discutere in una tavola rotonda con l’Autore, l’Arcivescovo metropolita di Cosenza-Bisignano, monsignor Francesco Nolè, il professor Raffaele Perrelli, ordinario di Lingua e letteratura latina all’Unical e il procuratore della Repubblica di Cosenza, dottor Mario Spagnuolo.
L’elezione di Papa Francesco si è rivelata per molti aspetti rivoluzionaria, dentro e fuori la Chiesa. Un salutare “pugno nello stomaco”, l’ha definita il cardinale Angelo Scola, aggiungendo “una sveglia. Non so quanto l'abbiamo fatta nostra questa sveglia o quanto ci stiamo ancora difendendo...”.
Del Papa educato a pensare come un gesuita che ha scelto di vivere come un francescano il presule di Cosenza-Bisignano, potentino, francescano e già vescovo di Lagonegro ha tracciato un profilo ammirato. Monsignor Nolè ha sottolineato che solo una lettura superficiale o deformante può marcare con sufficienza “latino-americano”, il suo pensiero e la sua formazione teologica.
Fin dall'inizio, il primo Papa gesuita è stato un “sorvegliato speciale” – ha rimarcato il capo della Procura di Cosenza Mario Spagnuolo – nel mirino dei poteri forti, anche di quelli che gravitano attorno al Vaticano. “Potentati di varie connotazioni – ha affermato l’alto magistrato – hanno mirato a depotenziarlo, ad azzoppare il suo cammino”.
Hanno reagito prelati e laici di quell’establishiment che con varie gradazioni sia con Wojtyla che con Ratzinger avevano comunque tenuto in mano il governo della Chiesa – ha osservato il professor Raffaele Perrelli che ha definito il libro di Borghesi un saggio di notevole caratura culturale.
Sono state tessute trame insidiose e sono emersi destabilizzanti intrighi di corte. “Uno scenario per tanti aspetti inquietante – ha rimarcato Spagnuolo – da far apparire le dimissioni di Benedetto XVI non un semplice campanello ma un vero e proprio allarme-rosso”.
Borghesi ha tratteggiato un vigoroso ritratto in piedi del pontefice ben forgiato e attrezzato a sfatare le tante leggende metropolitane sul Bergoglio, sul suo pensiero e la sua formazione teologica.

Massimo Borghesi

In questo senso il libro di Massimo Borghesi non ha solo colmato un vuoto nella ridondante bibliografia sul Pontefice finora priva d’una ricostruzione accurata della sua formazione culturale.
Borghesi, che è docente di filosofia morale all’Università di Perugia, ha scritto un libro puntuale e profondo che è anche un affilato pamphlet che confuta i dubbi e fa piazza pulita degli attacchi alla statura tanto teologica quanto filosofica di Bergoglio.
ll saggio ripercorre la formazione intellettuale del futuro Papa che ha avuto per palestra la scuola dei gesuiti. Di quelli francesi in particolare. Bergoglio ha assimilato il messaggio di sant’Ignazio attraverso la lettura di Gaston Fessard, che l’Autore definisce uno dei più acuti filosofi del XX secolo: “Da qui – sostiene – si delinea in Bergoglio l’idea del cattolicesimo come ‘coincidentia oppositorum’ che lo porta all’incontro con l’antropologia polare di Romano Guardini e col pensiero del più rilevante intellettuale cattolico latinoamericano della seconda metà del secolo scorso, Alberto Methol Ferré”.
Borghesi si è avvalso, tra l’altro, di quattro preziose registrazioni audio nelle quali Bergoglio ha risposto ad alcune questioni poste dal professore, un contributo ottenuto tramite Guzman Carriquiry Lecour che è l'incaricato alla vicepresidenza della Pontificia Commissione per l'America Latina.
Come aveva già sottolineato Umberto Eco, non si può capire questo Papa senza capire l’ordine dei Gesuiti, nato nel XVI secolo al tempo della Riforma e della prima globalizzazione, quella che avrebbe portato i portoghesi e gli spagnoli, soldati e preti, a colonizzare mezzo mondo, dall’America all’Asia. Un ordine di missionari, intellettuali e straordinari organizzatori, insomma, perfettamente a loro agio nel mondo della modernità. Un ordine che ha prodotto la migliore teologia cattolica dell’ultimo secolo.
La forza del pensiero di Bergoglio è riflessa, del resto, nel sorriso semplice e nel suo modo di stare di fronte alla folla ed ai potenti del mondo, comunicando umiltà anche attraverso la gestualità del corpo. Si affaccia dal balcone sulla piazza di San Pietro senza l’ermellino e col suo stile umile conquista e incanta.
E allora la scelta di povertà sottolineata col nome Francesco e il suo sorriso sereno che possono sembrare sintomi di fievolezza, si rivelano la sua risorsa più forte, la sua potente “arma disarmante”.