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Sabato, 21 Settembre 2019

Tracce di ebrei in Calabria. E’ la più antica dell’Occidente (dopo quella di Ostia) la sinagoga di Bova Marina, ma solo un israeliano su cento la conosce.

Bova Marina, popoloso centro della fascia ionica reggina, può vantare un eccezionale ed eterogeneo patrimonio archeologico. Un patrimonio che affonda le radici nella preistoria, con ritrovamenti che vanno dal VII/VI millennio a.C. fino all’epoca greco-romana del periodo medievale.

Il mosaico pavimentale della Sinagoga

Fra questi, degni di menzione sono la fattoria rurale greca di epoca classica in località Umbro, un insediamento del periodo arcaico a San Salvatore, i ruderi della chiesetta bizantina di San Niceto ad Apàmbelo e la chiesetta della Panaghia nella vallata del torrente San Pasquale. Ed è proprio in questa vallata, negli anni Ottanta, durante i lavori di ammodernamento della sede stradale che porta alla vicina Palizzi, che vennero alla luce i resti di una sinagoga risalente al IV secolo d.C, seconda per antichità in tutto l’Occidente solo a quella di Ostia antica. La sinagoga di Bova Marina, non perfettamente visibile per via di una copertura di protezione,si trova all’interno del parco archeologico denominato “Archeoderi”, inaugurato nel 2010. Si tratta di un edificio piccolo, costituito da un'aula di preghiera quadrangolare e alcuni ambienti annessi. A caratterizzarla un mosaico policromopavimentaledi circa 30 metri quadrati raffigurante i più importanti simboli di culto ebraico: dalla menorah(candelabro a sette bracci in origine custodito nel tempio di Gerusalemme) allo shofar (corno di montone utilizzato come strumento a fiato per convocare le assemblee sacre), dalla lulab (la palma) all’etrog (il cedro), fino ad arrivare al nodo di Salomone, emblema dell’unione profonda dell’uomo con la sfera del divino.

Il nodo di Salomone parte del pavimento musivo dell'aula di preghiera dell'antica Sinagoga

Questi simboli, con ogni probabilità, erano ordinati sul pavimento musivo in ossequio ad una specifica liturgia che prevedeva l’esistenza di un àron (armadio) contenente i rotoli delle sacre scrittura (Sifré Torà), di un pulpito da cui il cantore dirigeva la preghiera, di una suddivisione tra uomini e donne durante le funzioni religiose e di banchi riservati ai dirigenti della comunità, ai lati della Torà, lungo la parete di fondo. Il mosaico, unitamente ad altri reperti storici rinvenuti nel comprensorio bovese, è custodito all’interno di un Antiquarium. Purtroppo le arature del terreno ne hanno compromesso la piena leggibilità, lasciando dubbi sul simbolismo figurato all’interno dei riquadri. Quello della sinagoga bovese è un ritrovamento dalla portata eccezionale, che ha aperto nuovi scenari sulla presenza degli ebrei nel profondo Sud della Calabria (non solo a Bova Marina, ma anche a Reggio e nella vicina Lazzaro). Ad avvalorare la tesi che siamo in presenza di un luogo di culto ebraico (che sorgeva in una località identificabile con l'antica Scyle, punto di approdo per i traffici che avvenivano con l'Africa settentrionale)l’esistenza di alcune suppellettili, in particolare anse di anfore vinarie di produzione locale, segno di una solida produzione e commercializzazione di cibi kosher, cioè preparati secondo le norme alimentari ebraiche. Gli scavi sul posto sono stati effettuati ad opera della Soprintendenza archeologica della Calabria. La campagna di restauri che interessò la sinagoga in età Ostrogota (480-553 d.C.)determinò successivamente la creazione di nuovi ambienti di servizio, l’aggiunta di un altro mosaico e la costruzione di un ”Ospitalia”, destinato ai pellegrini e ai rabbini di passaggio. L’insediamento subì poi una distruzione violenta alla fine del VI sec. d.C., forse per mano dei Longobardi, giunti sullo Stretto di Messina al seguito del proprio re Autari.Nella zona furono ritrovati anche un tesoretto monetale e alcune tombe.

Un particolare del mosaico pavimentale

Tutti segni di una piccola comunità di ebrei che viveva sulle coste della Calabria meridionale, in una zona interessata certamente agli scambi commerciali, sia via mare che via terra. Dell’argomento si è particolarmente interessato, fra gli altri, Augusto Cosentino, specializzato in Archeologia Cristiana al Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana di Roma e appassionato di Storia delle Religioni: “La sinagoga di San Pasquale di Bova Marina – afferma - costituisce un ritrovamento, seppur fortuito, straordinario nel suo genere. Infatti, come si può intuire, le sinagoghe al di fuori del territorio palestinese sono abbastanza rare, in particolare quelle di età antica. In Italia c'è quella, importante, di Ostia, e poi questa di Bova Marina. Interessante è, inoltre, il fatto che resti ebraici siano stati trovati in altre località della Calabria meridionale, a testimonianza dell’esistenza di fiorenti comunità che in seguito daranno vita alla grande comunità giudaica di Reggio. Il ricordo di quest’ultima si è mantenuto in alcune testimonianze archeologiche, nella toponomastica cittadina – le più importanti sono la via Giudecca e la via Aschenez – e nella storia, visto che la prima Bibbia a stampa in ebraico fu realizzata nel 1475 proprio a Reggio. Tornando a San Pasquale – conclude Cosentino – restano ancora incerte le ricostruzioni archeologiche delle varie fasi del sito e le relative datazioni. In linea di massima, sembra che il sito risalga al periodo che va dal IV sec. d.C. al VI d.C. La sua fine fu probabilmente traumatica, come testimoniato dall'abbandono del tesoretto monetale e da alcune tombe”.

Tantissime ogni anno sono le visite alla sinagoga bovese, eppure, particolare insolito, secondo un recente sondaggio dell’agenzia di comunicazione “Klaus Davi & Co.”, solo un israeliano su cento è a conoscenza della sua esistenza o ne ha sentito parlare.