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Lunedì, 24 Settembre 2018

Lo Stretto del mito. Il passaggio di mare tra Scilla e Cariddi

Passare dall’Isola al continente, è come incontrare il mito tra le due sponde”, dice lo scrittore Andrea Camilleri che svela, in un vecchio articolo scritto per la Repubblica, i ricordi di “viaggiatore notturno” a bordo dei treni traghettati dal mitico ferry boat:

Nel torpore del dormiveglia sentivo i flussi sbattere sulla scogliera, le onde insinuarsi fin sotto i vagoni, ed era allora che una mano affettuosa mi scuoteva: «Svegliati, Andrea, siamo sullo Stretto». Era l’olfatto, a registrare i primi segni che la traversata era iniziata”.  Il papà letterario del commissario Montalbano, ci ricorda che tutte le storie, e le leggende, sono racchiuse dentro quel microcosmo, stretto tra due sponde; in quel breve passaggio di mare, in cui si sono trovati in contatto, arrivando da luoghi lontani e diversi, popoli differenti per etnia e religione; quel luogo, dove una linea immaginaria, tra cielo e mare, collega la Sicilia e la Calabria, e che Stefano D’Arrigo (l’autore di Horcynus Horca) chiama «linea dei due mari», dove s’incontrano due terre e due sponde. Qualcuno, non solo tra i letterati, è arrivato a dire che lo Stretto è il posto più bello della terra: “Siamo in fondo allo stivale, nel più bel paese del mondo”, scrisse Paul Louis Courier, libellista francese famoso, “viaggiatore speciale”, in Calabria, al seguito dell’esercito napoleonico del generale Regnier. Courier, pronunciò, in quell’occasione della sua vita meno letteraria e più militare, forse la più appassionata lode sulla bellezza dell’area marina tra Calabria e Sicilia. Lo spazio di mare stretto tra Scilla e Cariddi lo affascinò più degli altri luoghi, che gli capitò di visitare nella penisola italiana. Lo Stretto, è il luogo fisico, e anche simbolico, del mondo di Ulisse, dove le onde greche si mescolano a quelle latine, scrisse il poeta Giovanni Pascoli, al tempo del suo soggiorno a Messina, dove tenne per alcuni anni la cattedra di Letteratura italiana. Con la sua forma a imbuto, questo simbolico passaggio di mare, che assomiglia più ad un fiume, tanto è stretto tra le due sponde, mette in collegamento Jonio e Tirreno, mare greco e mare latino, che in quel tratto si mescolano, aiutati dalle forti e “note” correnti, fin dal tempo di Ulisse. Fisicamente, nello Stretto, si legano, fino a costituire un’entità straordinaria, tanto limitata nella sua estensione, quanto grandiosa nelle sue manifestazioni, le terre di due diverse ma affini regioni. Allo scrittore Vincenzo Consolo, Sicilia e Calabria, sono apparse come frammenti di “vecchi crateri”, di vasi antichi spezzati, che durante gli scavi affiorano dalle viscere della terra, o che riemergono dalle profondità del mare: “Se s’accosta il Capo Peloro, la punta del Faro, allo scoglio di Scilla, la punta di Pezzo all’insenatura di Ganzirri, si vede che penisola e isola combaciano, come frammenti d’una terracotta infranta“. Così, invece, lo descrive un altro famoso poeta messinese,  Bartolo Cattafi, nel libro “Lo Stretto di Messina e le Eolie”: « Se consideriamo il semicerchio terminale della penisola calabra che va da Bagnara, sul Tirreno, a Melito di Porto Salvo, sull’Ionio, e il triangolo siciliano che ha per vertice capo Peloro e per angoli della base tirrenica Tindari e la ionica Taormina, vediamo come tutte queste terre, rocce, sabbie, una geologia quanto mai colorita, rientrino nell’area magnetica dello Stretto di Messina, anche quando non direttamente bagnati dalle acque che dividono semicerchio calabro e triangolo siciliano; poi, allontanandoci dalla zona suddetta, quell’aria vibrante si dirada, le cose cambiano, lo Stretto è come un punto teorico lasciato alle spalle, una sbiadita striscia celeste sulla carta geografica».

Dallo Stretto, è transitato il periodo più splendente di quella civiltà che ha partecipato alla costruzione dell’identità europea: «Che viavai di Greci Fenici Mamertini Romani in queste acque», ricorda ancora Cattafi: «Il siracusano Gerone passa lo Stretto, in rotta per Cuma, e così rompe la potenza marittima degli Etruschi; i Crociati passano da qui e fanno scalo a Messina; gli Arabi fanno fagotto. Nel ’500, i famigerati corsari turchi, Kair- ed-Din Barbarossa, Mustafà, Dragut e Sinan Cicala, si accaniscono contro Reggio; arriva Ruggero il Normanno, per liberare la Sicilia dall’Islam e molto più tardi i Garibaldini, varcando lo Stretto, portarono l’unità nazionale, dal sud al nord».

Fenici, Greci, Cartaginesi e Romani, passando lo Stretto, e insediandosi nei dintorni, di qua e di là delle due coste, hanno intrattenuto rapporti di ogni tipo e, con il trascorrere del tempo, conoscenze, esperienze, costumi, tradizioni e lingue si sono in questo spazio rimescolati, come in nessun’altra parte del mondo. Lo Stretto, fa parte di quei luoghi che diventano, per la loro forza evocativa, metafore di situazioni esistenziali, chiavi straordinarie per aprire problemi storici, scientifici e confronti tra differenti culture. “Gli Stretti - dice Salvatore Giacobbe, (autore di un saggio nel volume collettaneo “Lo Stretto di Messina nell’antichità”) sono un formidabile dispositivo che la concretezza della terra ci mette a disposizione, per non restare imbrogliati nelle facili generalizzazioni della geopolitica: la «rema montante» che la Sicilia indirizza contro la Calabria e la «rema scendente», che segue la rotta inversa, sono fasci alterni di energie che le due terre si scambiano attraverso lo Stretto. Come braccia di due corpi che si respingono; non ostili, ma desiderosi di distanza».

Per i popoli più antichi, passare lo Stretto, significava passare il mare più insidioso: uscire dalla separazione, e superare l’ostacolo maggiore per arrivare nell’Occidente. Ancora, nel nostro tempo, lo Stretto, è l’immagine emblematica della bellezza e delle insidie che preoccuparono Ulisse e i suoi compagni. Lo Stretto, è qualcosa di particolare nella storia e nella letteratura del mare: un antropologo, e un architetto (Franco La Cecla e Piero Zanini), hanno scritto un saggio dal titolo curioso, e apparentemente enigmatico: “Lo stretto indispensabile”, che però accompagna il lettore in un’esplorazione degli “stretti” del mondo, e mostra, come lo stretto non sia un tratto limitato di mare, ma qualcosa di cui invece abbiamo bisogno per rendere essenziale, e vicino alla geografia reale del capire, il nostro passaggio sulla terra. Nel libro, i due scrittori raccontano di tanti e vari stretti marini del mondo: Bab-el-Mandeb, Bering, Bosforo, Gibilterra, Magellano, Torres, Tsugaru, ispirandosi, nel loro impegnativo lavoro di ricerca, ad una significativa definizione di Pierre Larousse, che diceva: “Esaminiamo gli stretti di mare da un punto di vista che verrà senza dubbio tacciato come fantasioso, ma che non esitiamo a chiamare filosofico, politico, economico e sociale”. Naturalmente, lo Stretto di Messina, col suo essere “specchio e clessidra” tra due coste e due mondi, rimando di rimandi, riflesso di intenzioni incrociate, è in primo piano, perché è un trait d’union tra le culture del passato e le inquietudini del presente. Il passaggio dello Stretto, è cruciale nel racconto omerico. Entrambe le rotte, che la maga Circe sottopone a Ulisse, per il suo ritorno a Itaca, quella delle Simplegadi, e quella di Scilla e Cariddi, riguardano passaggi pericolosi. Ce lo ricorda ancora Vincenzo Consolo: “Il punto più acuto, della mostruosità, crediamo si raggiunga in quel passaggio obbligato, in quel confine tra la vita e la morte, tra la natura e la cultura, in quel canale con quell’utero tremendo di rinascita o di annientamento, dove sovrane regnano Scilla e Cariddi, mostri frontali e complementari, biformi ma parte di uno stesso organismo: occhi che scrutano, braccia che afferrano, bocche e denti che stritolano; ventre oscuro che ingurgita, vortica e rivomita tutto in frantumi, in poltiglia”. Lo Stretto è lo Stretto. Unico al mondo, nel mito e nella storia. Un tratto di mare, che unisce più che dividere, e mette insieme le popolazioni di due terre ricche di storia, che ospitarono le colonie della Magna Grecia, conobbero il dominio romano, le scorrerie musulmane, la diffusione del Cristianesimo, la minaccia araba, le incursioni turchesche, il dominio aragonese, l’avvento di Borboni, l’arrivo dei Francesi e le battaglie risorgimentali. Anche il futuro passerà dallo Stretto?