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Mercoledì, 17 Ottobre 2018

“La giustizia minorile calabrese propone modelli vincenti”. Parla Luciano Trovato, Presidente del Tribunale per minorenni di Firenze

Dopo i primi 7 anni da pretore, dieci da pubblico ministero, dal 1999 sceglie di esercitare la professione tutelando i minori.

Da poche settimane è alla presidenza del Tribunale per i minorenni del capoluogo toscano, dopo quasi nove trascorsi alla guida di quello di Catanzaro. Città nella quale, il giudice Luciano Trovato, è nato ha studiato fino alla licenza liceale, per poi intraprendere gli studi universitari a Firenze. Restando sempre attaccato alla terra natia da affetti familiari, amicizie di una vita, passione per la barca a vela oltreché per le bellezze paesaggistiche che la nostra regione offre in ogni stagione dell’anno. Ora è pronto a portare la sua trentennale esperienza di togato a tutela dei minori anche oltre confine, ritornando nella città del giglio in cui ha mosso i primi passi da giovane pretore e da pubblico ministero. Per lui, “Un buon giudice minorile si costruisce in anni di esercizio” e la collaborazione è alla base di ogni buon risultato. Con sé a Firenze, porterà la soddisfazione di aver aiutato tanti ragazzi a cambiare vita, una volta scontata la pena, e cercherà di applicare il suo ormai collaudato “modus operandi” anche in questa sua nuova sfida tutta fiorentina. 

 

Presidente Trovato, da oltre 37 anni, è in magistratura, metà dei quali esercitati nella giustizia minorile. Quando ha capito che questa era la scelta professionale giusta?

 

E’ stato agli inizi del nuovo Millennio, intorno al 2001, perché avevo l’opportunità di cambiare nuovamente settore ma ho preferito continuare ad occuparmi di minori.

Nel 1999 infatti, dopo sette anni trascorsi da pretore tra Piemonte e Toscana e dieci da pubblico ministero in cui ho avuto una formazione completa tra civile e penale, andavo avanti con l’acceleratore a tavoletta. Ero molto stanco ma pieno di voglia di apprendere e conoscere altri aspetti della mia professione. Così, nel momento in cui viene abolito il pretore e “inventano” il Tribunale monocratico, ho ritenuto quel momento come un momento di passaggio e di cambiamento e sono andato a fare una cosa nuova e a me del tutto sconosciuta. Il giudice minorile. All’epoca potevo restare nella stessa città nella quale già esercitavo, quindi sono passato da sostituto procuratore circondariale a giudice minorile presso il Tribunale dei minori di Firenze. Non sapevo cosa fosse, e ignoravo questa funzione. Avevo fatto soltanto mezza giornata di tirocinio diciotto anni prima e fu per me un’assoluta novità e una grande scoperta. Oggi sono quasi 19 anni che esercito le funzioni minorili, e devo dire che – se è vero che la Procura è la funzione più stimolante – questa è quella in cui ci si sente più utili, forse tra le più belle che ci siano nella giurisdizione perché è la funzione in cui per definizione si ha il privilegio di gestire la propria professione di magistrato nell’interesse di una fascia debole come sono i minori, partendo dal presupposto che la giustizia minorile punta non alla punizione ma all’educazione del minore.

 

L’organo che Lei presiede ha competenze in campo penale, civile e rieducativo-amministrativo. In quali condizioni versa oggi la giustizia minorile italiana e, nel particolare, quella calabrese?

 

Rispetto allo stato generale in cui versa la giustizia italiana, e in particolare quella minorile, la giustizia calabrese non è messa male. E’ una giustizia che si difende bene e che mantiene dei buoni standard di efficienza ed efficacia, nonostante il territorio abbia i suoi “guai” nel campo dei reati commessi da soggetti di minore età. Ma abbiamo l’opportunità di essere molto più spediti della giustizia ordinaria, difatti, i tempi medi della giustizia minorile difficilmente superano l’anno, A Catanzaro, ad esempio, la durata media dei processi è di cinque, sei mesi nelle procedure civili, mentre per il penale qualcosina in più, ma ci si mantiene alti in classifica e nelle ultime due ispezioni ministeriali siamo stati giudicati molto positivamente. La giustizia minorile calabrese oggi ha proposto dei modelli nazionali importanti; non ultimo, il protocollo d’intesa “Liberi di scegliere” (fiore all’occhiello della giustizia minorile regionale, finalizzato ad attuare e realizzare percorsi personalizzati di rieducazione, sostegno e reinserimento sociale in favore di minori e giovani adulti provenienti da contesti di criminalità organizzata, permettendo loro di affrancarsi da un destino mafioso) sottoscritto a luglio 2017 a Reggio Calabria grazie al presidente del Tribunale per i minorenni reggino Roberto di Bella, che si sta espandendo a macchia d’olio nel resto d’Italia.

 

Il Tribunale per i Minorenni è chiamato ad attuare al meglio la tutela dell’infanzia. Ha tutti gli strumenti necessari per poterlo fare o, dopo quasi cent’anni di storia, con la riforma della giustizia e i vari tagli alle risorse, emergono delle difficoltà?

 

Non è tanto un fatto normativo se si vengono a creare problemi – anche se l’ultima riforma ha ritoccato aspetti in forma alquanto discutibile e creando non poca confusione tra il funzionamento del tribunale ordinario e il tribunale minorile - piuttosto è una giustizia, questa, che risente molto della presenza di risorse sul territorio. Una giustizia sicuramente condizionata dalla scarsità di risorse e dai tagli che sono stati più significativi. La tutela dell’infanzia in regioni come l’Emilia Romagna, il Piemonte o, anche, la Toscana, ad esempio, conosce dei livelli qualitativi e quantitativi diversi, più elevati che, a confronto, penalizzano di netto, regioni come la Calabria. Da ciò, si può dire che i minori delle regioni meridionali sono meno assistiti, è meno difesa la famiglia, la stessa adottabilità - procedura più importante e spinosa della giustizia minorile - si conforma in modo differente a seconda dei sostegni che l’amministrazione può dare alla famiglia. Nel senso che un’amministrazione che sa intervenire prevenendo, a volte, fa in modo che quei problemi che noi vediamo non scoppino e diventino irreversibili. Ci sono Comuni, capoluogo e capofila di distretto, senza un solo assistente sociale. Così non va bene.

 

Il Tribunale per i minorenni interagisce con gli altri organi preposti alla tutela dei diritti dei minori? Come, ad esempio, avvenuto qualche tempo fa quando è stato contattato dal Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Calabria, Antonio Marziale, per intervenire sul caso di una tredicenne (figlia di Testimoni di Geova) che necessitava di urgenti cure mediche.

 

Si, siamo costantemente collegati al territorio e agli altri enti, che sia una scuola, un pronto soccorso o un qualsiasi altro genere di ente in cui si ha a che fare con soggetti in età minorile o giovani. Abbiamo una serie di protocolli con ognuna di queste realtà che testimoniano questa reciproca interdipendenza. Il caso della tredicenne, è stato particolare, e dimostra come in casi urgenti i tempi della giustizia minorile sono ancora più rapidi, cercando sempre di mantenere ciò che è meglio per il bene del soggetto di minore età.

 

Lo scorso anno si sono levate diverse critiche sulle decisioni del Presidente del Tribunale per i minorenni di Reggio Calabria, Roberto Di Bella, di allontanare i figli di alcuni ‘ndranghetisti alle loro famiglie d’origine, le quali troppo spesso trasmettono ai minori valori di marcata connotazione criminale. Perché questo provvedimento ha creato tanto scalpore, pur sapendo che tutto è stato svolto per dare ai figli dei mafiosi una vita alternativa? Quali sono, invece, i risultati e i traguardi ottenuti fino ad ora da questi provvedimenti (richiesti a volte dalle stesse madri dei minori), e quali sono le reazioni dei ragazzi?

 

Vero, il provvedimento preso dal presidente del tribunale dei minori di Reggio Calabria ha ricevuto non poche critiche, molte delle quali, a mio modesto parere, poco fondate. Questo è dovuto alla disinformazione visto che a Reggio Calabria è stato fatto quello che facciamo tutti i giudici minorili, cioè valutare il pregiudizio che subisce la parte più debole della famiglia e cercare di intervenire per sanarlo. In questa precisa circostanza, la particolarità è stata che a Reggio Calabria hanno avuto casi di peculiare evidenza in cui questo pregiudizio era riferibile a comportamenti criminali dei genitori dal punto di vista della società, ma che coinvolgevano i figli nel senso che in casa non veniva fornita un’educazione adeguata. I ragazzi non frequentavano la scuola - vista come superflua se non avversaria - in più, erano tollerati se non addirittura stimolati, comportamenti irregolari quali bullismo con i coetanei, la commissione di piccoli reati, trasporto di armi o spaccio e trasporto di sostanze stupefacenti. Quindi, condotte genitoriali che nuocevano ai figli. Ed in questo contesto, sono state soprattutto le madri a capirlo, a prenderne coscienza e ad agire per il loro bene – vedendo che l’educazione che arrivava da quel particolare contesto familiare avrebbe cagionato se non la morte, una vita infelice e piena di privazioni ai propri figli – e il loro amore materno e l’istinto naturale di protezione verso la propria prole ha preso il sopravvento.

I risultati ad oggi ottenuti da questi e con l’attuazione di questi provvedimenti, nella maggior parte dei casi, sono positivi e sempre più ragazzi “allontanati” da quei contesti criminali hanno iniziato una nuova vita. Una vita serena.

 

Dall’ottobre del 2009 a giugno 2018 è stato Presidente del Tribunale per i minorenni di Catanzaro. Cos’è cambiato in questi nove anni?

 

In questi nove anni è cambiato quello che possiamo definire il “coefficiente di specializzazione”. Al mio arrivo ho trovato un’utilizzazione della componente onoraria del tribunale molto diversa da quella, molto più elevata, che vado a lasciare oggi. Questo corrisponde ad una mia precisa scelta professionale, che ho ritenuto doveroso fare in quanto presenza caratterizzante la stessa natura del Tribunale per i minorenni.

Due i motivi per incentivare il coefficiente di specializzazione del tribunale per i minorenni: da un lato per snellire le varie procedure in corso, dall’altro per alzare la qualità del lavoro stesso perché si sa, un lavoro fatto in squadra è sicuramente migliore di quello fatto da una singola persona. In più, da noi, il 90% delle decisioni emesse dal tribunale è collegiale, assunto cioè con la partecipazione di questa componente onoraria.

La formazione di un buon giudice minorile si costruisce in anni di esercizio e richiede anni di collegi, discussioni, confronti. Non sono sufficienti i semplici studi giuridici per formare un buon magistrato minorile perché questa figura deve essere capace di saper lavorare con i professionisti del settore per poter valutare adeguatamente la complessità di ciò che va a trattare soprattutto perché vengono coinvolte famiglie in cui ci sono spessissimo dei minori problematici.

 

Negli ultimi anni si è avuto un aumento delle procedure relative ai minori stranieri non accompagnati. Il Tribunale di Catanzaro è all’avanguardia nel loro ascolto anche prima dell’approvazione della legge che lo ha previsto come obbligatorio. Si riesce a dare tutela effettiva ai diritti di questa particolare categoria di minori?

 

Quando è stata emanata la legge Zampa (L. 47 marzo 2017) abbiamo trovato in essa l’affermazione di diritti e il suggerimento di prassi che noi a Catanzaro già attuavamo, quasi come se la legge Zampa avesse messo un “cappello” a quanto già facevamo e nel particolare, in merito all’ascolto in ogni procedura del singolo minore. Siamo soddisfatti ma non siamo contenti di quello che siamo riusciti a fare perché non basta il giudice per affrontare il disagio di questa categoria di ragazzi. Ci vuole ben altro. Certo, il giudice, sicuramente potrà fare ancora di più grazie a questa legge e ci si sta attrezzando per questo con la nomina dei tutori volontari.

 

La sentenza 278 del 2013 della Corte Costituzionale, ha aperto nuove frontiere sul diritto alla conoscenza delle proprie origini, ed è nata da un’ordinanza di remissione alla Corte Costituzionale da Lei firmata. 

 

E’ stato un importante riconoscimento della sensibilità che il tribunale ha dedicato a questo aspetto in merito ai figli di parto anonimo, che erano trattati con quello che a noi era sembrato - e che la Corte Costituzionale ha condiviso – un trattamento sperequato. Fino ad allora la legge era troppo sbilanciata nella tutela della madre abbandonica ed aveva poca attenzione alla persona abbandonata. Questa sproporzione è stata recuperata ed oggi, chi è nato da parto anonimo, raggiunti i 25 anni di età, può chiedere di conoscere le generalità della donna che l’ha partorito. Potrà, quindi, chiedere che la madre rimasta anonima al momento del parto sia interpellata e, se essa dà il consenso, accedere alle informazioni sulle sue origini. Questa sentenza della Corte Costituzionale - che ha accolto un nostro sollecito- è stata una modifica importante dando molti spunti per riflettere sull’adozione in generale, sull’organizzazione ospedaliera e sulla preparazione dei genitori adottivi, perché poi anche loro devono essere formati per accettare l’eventuale richiesta da parte del loro figlio adottivo di voler conoscere l’origine della madre biologica.

 

Dal giorno del suo insediamento a Catanzaro sono stati diversi i progetti che ha portato avanti sia per migliorare la situazione dei minori detenuti come, anche, diversi i progetti che hanno visto protagonisti gli studenti delle scuole superiori. Quale ritiene aver avuto maggiore riscontro e perché? 

 

Ritornando a quanto detto prima, l’attenzione e la componente specializzata mi ha consentito poi di avere una forza d’urto su molti settori. E’ stato, quindi, interessante rafforzare i contatti con la nostra Comunità ministeriale – che è una delle poche Comunità ministeriali d’Italia deputate a raccogliere i ragazzi in misura cautelare o di un provvedimento in messa alla prova e quindi quelli coinvolti nel circuito penale – e con i ragazzi detenuti abbiamo portato avanti diversi progetti per avvicinarci a loro, come il Cineforum (che continua da diversi anni con apprezzamento), durante il quale si proiettano film aventi contenuto educativo che diventa argomento di confronto al termine della visione. E poi c’è stato il progetto “Ciak...un processo simulato per evitare un vero processo”. Un percorso di educazione alla legalità, arrivato alla sua quarta edizione che proseguirà anche il prossimo anno grazie all’associazione “Ciak - formazione e legalità”, che si è costituita da qualche tempo. Un’esperienza molto bella e gratificante per entrambe le parti, vissuta da noi componenti il Tribunale per i minorenni e dagli studenti delle scuole partecipanti, con grande entusiasmo. Basti pensare che il progetto è partito con 25 Istituti scolastici per arrivare a coinvolgere ben 79 scuole e collaborando, assieme ai nostri giudici onorari, agli stagisti, alle Camere minorili e ai vari partner quali l’Ufficio scolastico regionale, il Centro calabrese di solidarietà oltre al finanziamento ottenuto dalla Fondazione della Cassa di risparmio di Calabria e Lucania,  dall’Associazione nazionale magistrati, dal Corecom e anche grazie al sostegno economico dato da qualche piccolo Comune, come Mirto Crosia (Cs).

Questo progetto, per il quale ha lavorato uno staff di ben cinquanta persone, mi piacerebbe esportarlo in altre regioni, a cominciare dalla Toscana, nella quale mi trovo a fare oggi il presidente nel Tribunale per i minorenni di Firenze.

 

A proposito, lo scorso 26 aprile il Plenum del Csm ha nominato Lei quale nuovo Presidente del Tribunale per i minorenni di Firenze - nel quale in precedenza ha ricoperto il ruolo di giudice - cosa porterà con sé dell’esperienza catanzarese?

 

La mia esperienza catanzarese è più che positiva e la porterò nel cuore. Porterò un po’ di malinconia sicuramente con me a Firenze, per aver lasciato dopo quasi 9 anni il Tribunale per i minorenni di Catanzaro. Malinconia per tutto quello che in questi anni ho portato avanti, e per le radici e l’affetto che mi legano alla mia terra e alla mia famiglia che dopo molti anni trascorsi per lavoro tra Piemonte e Toscana, ho ritrovato rientrando in Calabria. Ma porterò anche la gratificazione di aver lavorato in un gruppo, di avere condiviso tutti insieme soddisfazioni, gioie, come anche di avere ammortizzato insuccessi e dolori che questo lavoro porta inevitabilmente, quando si ha a che fare con minorenni. Ancora, porterò con me l’esperienza di essermi sforzato per la costruzione di una squadra formata da persone professionisti e professionali con i quali si è andati ad aumentare l’efficienza e l’efficacia di un intero ufficio. Da subito con il personale sia amministrativo che con i colleghi giudici, ho cercato di creare un luogo in cui non si avesse timore di entrare, ma dove si avvertisse un clima di reciproca fiducia. Nonostante le carenze e le tante difficoltà in cui versa il settore della Giustizia minorile si è riusciti a creare un ambiente sereno anche per l’utenza. Aspetto che porterò con me a Firenze, soprattutto perché da ciò nasce tutto il resto per cui si è lavorato in questi anni e che mi stimolerà a fare meglio anche ricominciando da qui.