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Martedì, 10 Dicembre 2019

Crotone tra storia, cultura, tradizioni e miti

Crotone, una storia millenaria, un intreccio di miti, leggende e tradizioni. Dal promontorio Lacinio al cuore della città attraverso la storia. Una posizione geografica strategica, un clima che consente di destagionalizzare il turismo: storia, cultura, gastronomia: Crotone è tutto questo.

 

Castello di Crotone

Distesa sullo Ionio, a pochi chilometri dalla Sila, la città offre ai visitatori un ampio ventaglio di opportunità ed occasioni, dal mare all'entroterra, passeggiando nella storia, dalla Magna Grecia, attraverso il medioevo che trova la sua maggiore espressione nel Castello fortezza di Carlo V, e fino ai giorni nostri. Quando Pitagora di Samo giunse a Crotone intorno al 534 a.C trovò una città ricca e potente. Nella Kroton del VI secolo a.C., Pitagora trovò la già celebre scuola ginnica crotoniate, e l'altrettanto nota scuola medica di Alcmeone. In questo contesto Pitagora fondò la sua scuola pitagorica, dalla quale nei secoli a venire, originò una vera e propria dottrina di vita e di costume che oggi è un forte attrattore per studiosi ed appassionati che giungono da tutto il mondo. Storia e mito, le origini di Crotone affondano nella leggenda di Eracle e dei buoi sottratti al mostro Gerione durante una delle sue mitologiche fatiche. Diodoro Siculo sostiene infatti che Eracle, di ritorno a Micene coi buoi del mostro Gerione, sui promontori Iapigi, subì il tentativo di furto della sua mandria da parte di Lacinio, giovane del luogo. Durante la contesa il figlio di Zeus, punì Lacinio con la morte, ma per fallo colpì anche il suo amico Crotone, che lo aveva ospitato sui promontori. Per rimediare al misfatto compiuto, Eracle chiamò uno di quei promontori col nome di Lacinio, ed erigendo un sepolcro al giovane Crotone, promise che una città insigne ne avrebbe un giorno perpetuato il nome.

Capo Colonna

La promessa si realizzò quando l'ecista Miscello di Ripe, acheo di famiglia nobile, nel 709 a.C. sulle rive del fiume Esaro, fondò la citta di Kroton, per espresso ordine del dio Apollo. L'antica Kroton vide il fiorire di intense attività scientifiche, e culturali, vi nacquero illustri personaggi della medicina antica, come Alcmeone, Democede e Callifonte, filosofi pensatori come Filolao, atleti olimpionici, tra cui Phaillos, Plauto e Milone. Oggi il simbolo che più degli altri rende riconoscibile nel modo Crotone è la Colonna di Capo Colonna, testimonianza diretta di un passato glorioso. E così la prima tappa non può che essere il Parco Archeologico di Capo Colonna. L'ingresso del Parco è costituito dal nuovo Museo Archeologico, struttura a tre padiglioni incassati nel terreno per ridurre l'impatto ambientale. Un lungo viale alberato, immerso nella macchia mediterranea conduce alle prime evidenze del Parco Archeologico. Terminato il viale, appare la cinta muraria del VI secolo a.C. rinforzata più tardi dai romani e di cui è ben visibile l'opus reticolatum. Varcando l'ingresso della Via Sacra, larga 8,5 metri e rinvenuta in parte nel 1987, si entra nell'area del santuario di Hera Lacinia, ben protetta dall'ampia cortina muraria rinforzata a nord e a sud da due torri esterne. Nell'antica colonia achea di Kroton insieme al culto di Eracle, fondatore mitologico della città, e di Apollo, ispiratore della fondazione stessa, era molto sentito il culto di Hera Lacinia. Sul promontorio dove insisteva una precedente area sacra, i crotoniati edificarono il grande santuario dedicato ad Hera Lacinia, tra le più grandi aree sacre di tutto il mondo ellenico. Moglie e sorella di Zeus e regina tra gli dei, Hera veniva venerata come dea protettrice dei pascoli anzitutto, delle donne, della fertilità femminile, della famiglia e del matrimonio. All'interno del santuario, nel VI secolo a.C. venne eretto un maestoso tempio dorico a 48 colonne, facente parte del monumentale Santuario di Hera Lacinia. Durante gli scavi archeologici sul promontorio Lacinio è stata rinvenuta una grossa quantità di ori, gioielli, vasi in terracotta e altri oggetti votivi che i pellegrini portavano in dono, tra cui il famoso Diadema e la misteriosa Barchetta Nuragica, che oggi sono custoditi presso il Museo Archeologico Nazionale di Crotone, nella sala dedicata al Tesoro di Hera.

Ruderi Tempio Hera Lacinia

Oggi del maestoso tempio rimane una sola colonna superstite con stilobate, in stile dorico alta 8,5 metri con 20 scanalature piatte, ed il poderoso basamento composto su 10 livelli di blocchi squadrati. E lì immersi nella storia millenaria, nuovamente prepotente ritorna l'intreccio di cultura, leggenda e natura. Se la storia toglie il fiato, il mare, di un blu che si declina fino al turchese passando per lo smeraldo, riflesso di una vegetazione ricca e selvatica, tocca il cielo. L'orizzonte dal promontorio Lacinio conserva la misticità dei leggendari Eracle e Miscello. Il promontorio Lacinio rappresenta e racchiude la storia, la cultura, la leggenda, e le tradizioni, queste ultime, forti e radicate nella fede per la Vergine Maria. Su quello stesso promontorio il culto di Hera ha lasciato il posto alla fede per Maria Madre di Dio. Il tempio di Hera venne sostituito tra l’anno 1000-1200 d.C. con il Santuario, che fu costruito poco distante dal Tempio. Fede e tradizione, trovano il loro punto più alto nel mese di maggio, la terza domenica, quando il quadro che raffigura una Madonna Nera viene portato a spalla dai portantini per circa 13 km, di notte, nel Santuario di Capo Colonna. La domenica sera il quadro ritorna via mare al porto di Crotone, e da lì viene portato nuovamente nella Basilica. Il suo arrivo è celebrato da importanti fuochi d’artificio, oltre che da un cordone di barche che illuminano il mare notturno. Storia, mito, leggende, archeologia, religione, ma Crotone è ancora tanto altro e lo si scopre se si percorrono le vie del centro, da Piazza Pitagora verso il centro storico, un susseguirsi di Palazzi nobiliari, di chiese, passando per il Museo Archeologico Nazionale, fino ad arrivare al Castello fortezza di Carlo V e da lì l'orizzonte si apre ancora una volta verso il mare e il blu del cielo cantato da Rino Gaetano.

Il turista non deve però dimenticare che storia, cultura, tradizioni, miti e leggende, sono vivi e presenti non solo nei reperti conservati nei musei, nel Parco archeologico di Capo Colonna, nel Castello di Carlo V, nelle chiese e nei palazzi nobiliari del centro storico, ma sono vivi e custoditi nei colori, nei profumi, nelle reti dei pescatori, nelle sapienti mani che impastano il pane e la pasta, negli odori del basilico, della menta, del rosmarino, della cipolla, nell'odore agre di pomodoro che nelle settimane di agosto ricorda che le donne sono al lavoro per le conserve invernali, ed il rosso del pomodoro si confonde con il rosso del peperoncino e della sardella. A Crotone la brezza del mare si sposa con il vento fresco che arriva dai monti della Sila. Percorrendo pochi chilometri ecco che lo scenario cambia, lasciato il mare alle spalle, adesso è il verde delle conifere a predominare. Foreste di conifere si susseguono a perdita d'occhio, ruscelli, torrenti e corsi d'acqua scendono da ogni dove per confluire nei tre grandi bacini artificiali dell'Arvo, del Cecita e dell'Ampollino. E così chi è stato a Crotone nella mente porterà i miti della Magna Graecia, Eracle, Miscello, la filosofia, la matematica di Pitagora, Alcmeone, Filolao, la forza di Milone, il Castello che domina la città, la fede che nutre un intero popolo nei confronti della Madonna Nera, la lussureggiante natura dei monti della Sila, ma conserverà l'azzurro del cielo, il blu intenso del mare, il calore della sabbia, fine e rossa lungo la costa sud e bianca nella parte nord. Crotone è il frutto di una storia millenaria, rappresenta una mescolanza di culture, di colori e di odori, di popoli che attraverso il mare sono giunti qui, Crotone è la città dove il “cielo è sempre più blu”!