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Venerdì, 17 Agosto 2018

“Vogliamo essere un punto di riferimento per i cittadini onesti”. Parla il procuratore della Repubblica di Reggio Calabria Giovanni Bombardieri: “Siamo qui per garantire i diritti dei cittadini contro abusi e sopraffazioni”

Giovanni Bombardieri, originario di Riace, è stato nominato procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, dopo la nomina di Federico Cafiero De Raho alla procura nazionale antimafia.

Dice: “Vogliamo essere un punto di riferimento per i cittadini onesti. Siamo qui per garantire l’affermazione dei diritti dei cittadini contro abusi e sopraffazioni”. In magistratura dal 1989, ha ricoperto molti incarichi e condotto diverse inchieste. L’ultimo impegno, solo in ordine di tempo, è stato presso la Procura di Catanzaro come procuratore aggiunto, prima di giungere alla Procura di Reggio Calabria, dove si è insediato lo scorso 22 maggio.


Procuratore, che eredità le ha lasciato De Raho?
“Reggio Calabria è un ufficio prestigioso che viene da alcune gestioni importanti, non solo l’ultima di Federico Cafiero De Raho, ma anche quella precedente di Giuseppe Pignatone. Entrambi sono magistrati di altissimo livello che hanno impostato un lavoro che ha dato grandi risultati in relazione alle indagini, di criminalità organizzata e non solo, svolte negli ultimi anni. L’evoluzione delle dinamiche criminali, che cambiano frequentemente e che si modificano in ragione degli avvenimenti giudiziari ed extragiudiziari, comportano degli accorgimenti da adottare. Mi propongo di adeguare la struttura della Procura ai cambiamenti che ci sono stati, sempre seguendo le linee già tracciate, ed anche in ragione del fatto che quasi contestualmente alla partenza di Cafiero De Raho è stato aumentato l’organico dei sostituti con l’arrivo di tre nuovi magistrati. E’ necessario dare una maggiore attenzione al fenomeno dei reati contro la Pubblica Amministrazione, ai reati contro le fasce deboli, creando dei gruppi specializzati che si occupino, con una polizia giudiziaria specializzata, alla tutela dell’intera comunità da questi fenomeni delinquenziali. Quini una nuova organizzazione della Procura ordinaria che si fondi sulla distinzione di gruppi specializzati che vanno dal settore economico, al settore della tutela delle fasce deboli, al settore dei reati contro la pubblica amministrazione; con un’attenzione sempre maggiore anche per la Direzione Distrettuale Antimafia che è il cuore dell’attività della Procura. Storicamente la ‘ndrangheta, ha la sua culla nella provincia di Reggio Calabria, e, anche, attualmente, mantiene qui i centri di poteri di tutte le proiezioni nazionali ed internazionali. Nel territorio reggino, nella provincia, nella Locride, nell’area tirrenica, è lì che trovano legittimazione le proiezioni nazionali ed estere; i nuovi equilibri della criminalità organizzata di tipo ndranghetista è li che devono trovare legittimazione ed è da lì che partono le direttive e le decisioni fondamentali”. 

Nicola Gratteri e Giovanni Bombardieri


Nel corso degli anni, grazia all’azione della magistratura e le tante operazioni condotte, c’è stato un cambiamento importante, che ha dato maggiore fiducia da parte della società civile nelle istituzioni. Che città ha trovato?
“Reggio Calabria è una città complessa, ma come tutte le città del Meridione ha voglia di crescere. C’ è tanta gente perbene che vuole affermarsi in maniera legittima senza ricorrere a scorciatoie illegali. Ci sono tante persone che hanno bisogno di avere fiducia nelle Istituzioni e il nostro compito principale è proprio quello di dare fiducia, di costituire un riferimento per la gente che non si vuole girare dall’altra parte. E’ necessario che ciascuno di noi prenda consapevolezza dell’importanza del proprio agire. Non si può delegare sempre e comunque la lotta alla criminalità organizzata e all’ illegalità diffusa alle forze dell’ordine e alla magistratura; ma è compito di ciascuno di noi impegnarsi nel quotidiano, nelle proprie attività, senza gesti eroici e senza azioni eclatanti, ma con la vicinanza alle istituzioni e alla gente che denuncia. E’ importante, infatti, anche stare vicino a chi denuncia, non far sentire soli gli imprenditori che hanno avuto il coraggio di farlo. La lotta alla ‘ndrangheta passa anche attraverso questo, non c’è solo la necessità della denuncia, ma anche l’obbligo morale di stare accanto e non lasciare solo chi ha sacrificato una parte della propria vita esponendosi nei confronti della criminalità organizzata. Gli esempi sono tanti. Basti pensare alla cosiddetta primavera siciliana, al Comitato “addio pizzo”. Un imprenditore che denuncia è un obiettivo, tanti imprenditori che denunciano costituiscono una strada verso la legalità. Quando si è in tanti è piú difficile diventare un obiettivo delle azioni delittuose. La ‘ndrangheta trova la sua forza nella possibilità di colpire singoli soggetti, singole imprese; laddove ci fosse una maggiore partecipazione a questa azione di contrasto sarebbe molto più difficile agire per qualsiasi organizzazione criminale. La cosa più sconsolante è l’isolamento di chi denuncia. La ‘ndrangheta opprime, e non solo simbolicamente, l’economia, il commercio, ma anche le libertà individuali“.


Una maggiore consapevolezza dei propri diritti, dunque, che deve coinvolgere tutti indistintamente…
“La crescita culturale passa anche attraverso la condivisione di ciascuno dei propri compiti, delle proprie responsabilità. L’obiettivo è unico, contrastare la criminalità organizzata e l’illegalità. C’è sicuramente stata una crescita nella lotta alla criminalità organizzata ed è importantissimo, ma questo riguarda non solo Reggio, ma anche tutta la Calabria. C’è una consapevolezza maggiore, ma non è ancora sufficiente. La politica ha un ruolo importantissimo. Purtroppo, gli esempi che ci sono stati in passato non sono incoraggianti. Tuttavia, è necessario fare una distinzione. Non è un problema della politica, ma di alcuni soggetti che appartengono al mondo della politica che devono essere combattuti. La condotta di uno o la collusione di un politico con la criminalità organizzata non riguarda tutta la politica. Bisogna combattere non la politica, ma i soggetti che facendosi forza della politica cercano la ‘ndrangheta per affermarsi”.


A suo parere, quali sono gli interventi legislativi necessari per la giustizia?
“La nostra legislazione in tema di contrasto alla criminalità organizzata di stampo mafioso è, per molti aspetti, all’avanguardia rispetto alle legislazioni europee. Il problema riguarda i tempi dei processi: tempi che devono ridotti attraverso una semplificazione delle procedure, attraverso una tutela dei diritti che sia sostanziale e non solo formale. Noi assistiamo a ritardi nei processi che fanno perdere al cittadino la fiducia nella giustizia: e questo non serve per la reale tutela dei diritti, ma soloper un’apparente e formale tutela di alcuni diritti. Se abbattessimo i tempi dei processi, attraverso una seria riforma che mirasse alla tutela sostanziale e non formale dell’imputato, dell’indagato, del cittadino in genere, sicuramente si farebbe un passo in avanti. Questo riguarda anche il campo delle intercettazioni. Il Ministro ha annunciato il blocco della riforma delle intercettazioni. Sicuramente, alcune norme che stavano per entrare in vigore avrebbero creato delle grosse difficoltà alle Procure nel controllo e nell’utilizzo delle intercettazioni stesse. Dico che delle intercettazioni non si deve abusare, ma non si può fare a meno. Bisogna stare attenti a tutelare i diritti dei cittadini, tenendo presente la necessitá di equilibrio tra l’efficacia delle indagini e la tutela della riservatezza, che può essere comunque tutelata in maniera diversa: ad esempio senza invocare bavagli alla stampa,ma regolamentando la pubblicazione di determinati atti, la cui utilizzazione processuale è, comunque, fondamentale, ma che probabilmente potrebbe essere non necessario pubblicare”.

Giovanni Bombardieri


Ultimamente, dopo alcuni fatti di cronaca, si è discusso molto della libertà di interpretazione dei magistrati, Lei, che ne pensa?
“Spesso succede che quando l’azione della magistratura tocca determinati settori che possono essere di destra, centro o di sinistra, subito la parte chiamata in causa reagisce ritenendo questi interventi come fuori luogo. In realtà, non si può non partire da una osservazione, non si può prescindere dalla considerazione della buona fede dell’intervento della magistratura. La magistratura interviene per applicare la legge, indipendentemente dalle parti coinvolte. Ovviamente, l’accertamento di determinati fatti ha delle conseguenze giuridiche. Si parla di giudici la cui indipendenza e la cui libertà di determinazione è un elemento fondante della nostra democrazia. Il potere giudiziario si fonda su questo e sicuramente non si può ritenere che un giudice di legittimità, della Corte Suprema di Cassazione possa agire per fini politici o per fini diversi di quelli di giustizia. Tuttavia, anche nell’attività giudiziaria ci possono essere errori, però bisogna stare attenti: così come non si deve generalizzare con la politica, confondendo l’attività di un singolo soggetto politico rispetto alla politica in generale, così non bisogna confondere l’agire di un singolo soggetto delle istituzioni con l’istituzione intera. Bisogna stare attenti a mantenere salda la fiducia nelle istituzioni e contrastare eventuali condotte di singoli soggetti che possono essere ispirate ad altri fini che non sono quelli di giustizia, ma questo riguarda tutti gli ambiti”.


Quale messaggio vuole dare ai comunità?
“Per me è importante costituire un punto di riferimento per i cittadini onesti, dare fiducia e dimostrare che il nostro è un servizio non un potere. Noi siamo qui per garantire alla collettività l’affermazione dei propri diritti, di poter agire senza subire abusi e sopraffazioni e trovando un punto di riferimento per l’affermazione della legalitá. Chiediamo di avere fiducia nella magistratura e nella Procura della Repubblica e per questo ci impegneremo ad essere credibili, perchè non vogliamo essere autoreferenziali. E’ necessario avviare un’azione complessiva di tutela della legalitá in tutti i suoi aspetti, un’azione che non riguardi solo la criminalità organizzata di stampo ndranghetista”.