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Venerdì, 22 Giugno 2018

Ultime scene di caccia nel basso tirreno. L’eterna lotta tra l’uomo e il pescespada

Se l’indiscusso re dei pesci del Mediterraneo è il tonno, il pescespada (Xiphias Glaudius) è il principe riconosciuto di questo nostro mare. Nel tratto costiero tra Palmi, Bagnara e Scilla, fino a lambire la punta Faro (a Messina) da millenni, dalla primavera all’estate inoltrata, la stagione di caccia al pescespada è un’”arte” rimasta viva e vitale nel tempo, che tende però a scomparire, quasi completamente sostituita da sistemi di pesca più moderni.

Restano, con le ultime scene a cui per qualche stagione si assisterà, le testimonianze su una “caccia” che risalgono a Polibio. Ma è di Strabone la prima cronaca conosciuta di caccia al pescespada: “Una sentinella fa la posta per conto di un gruppo di pescatori, che attendono in disparte, vicino alla stazione di navigazione, a bordo di barche a due remi. Ci sono due uomini per barca: uno rema, l’altro, dal momento che la vedetta segnala la comparsa del pesce spada, che emerge per un terzo fuori dall’acqua, si pone ritto a prua, lancia alla mano”.
Nel sistema di rappresentazioni dei suoi “cacciatori” il pescespada non è un pesce come gli altri, ma è il “Pesce”: un pesce “guerriero”, “furbo”, dicono i fiocinatori esperti; che non è stato mai come gli altri pesci. Nel greco antico, lo spada, ha almeno tre nomi: galeotes, xiphias e thranis e questo elemento, da solo, basterebbe, ha scritto l’antropologo francese Serge Collet (“Uomini e Pesce, la caccia al pescespada tra Scilla e Cariddi”) a sottolineare l’eccezionale posizione del pescespada, per non dire il il prestigio, di cui esso gode, nella cultura greca antica e perfino in quella della Grecia arcaica. Il sistema di pesca, descritto da Polibio, se si escludono piccole innovazioni, dell’inizio del XVI secolo, resterà fondamentalmente identico fino alla fine degli anni Cinquanta.
Il “luntre”, caratteristica barca di colore nero, è descritto in molti atti notarili del XVI secolo come imbarcazione lunga 6 metri, larga 2, con 1,30 di altezza a prua, dotata di un piccolo albero detto “faliere”, sul quale si appostava la vedetta, e con due banchi, uno centrale e l’altro a poppa, per i marinai addetti ai remi.  Ancora oggi, su barche a motore, dotate di moderne tecnologie, con una lunga passerella a prua, i pescatori, come i loro avi di millenni fa, attendono immobili per ore in attesa del segnale “d’attacco” al principe del mare. La barca (“passerella”) con un’antenna alta circa venti metri, sulla quale prende posto la vedetta, si muove lentamente, e a prua spunta lunghissima la passerella dove prende posto il fiocinatore. Quando il pescespada viene avvistato, d’improvviso, nel silenzio più religioso, la scena si anima e iniziano movimenti rapidi, frenetici, molto simili a quelli compiuti dai pescatori nell’antichità: è uno degli spettacoli più emozionanti di tutto il Mediterraneo.
Una “fiesta” d’azzurro e di silenzio; una corrida che ha per arena il mare.
Scilla e Bagnara, sono i maggiori centri di caccia al pescespada. Tutte le leggende e le storie, sono state scritte davanti a questo mare, teatro omerico delle gesta di Ulisse. Sono tante le cronache di “caccia”, scritte da narratori italiani e stranieri, che fanno riferimento a queste due antiche comunità marinare.
Lo spettacolo della “caccia” ha avuto a volte testimoni insoliti, come i militari scesi in Calabria, durante le tante dominazioni straniere. Alcuni, di questi soldati scrittori, come Lubin Griois, capo di Stato maggiore dell’artiglieria francese che partecipò all’assedio di Amantea nel 1806, hanno scritto pagine interessanti. Ecco la descrizione delle scene di caccia come le ha riportate in un suo libretto diario (“L’occupazione francese in Calabria”) Griois:” Due, o tre uomini, ciascuno con un bandiera bianca in mano, s’appostano sulle più alte rocce della riva, da dove spaziano con la vista sullo stretto. Appena uno di essi scorge nell’acqua la scia che il pesce lascia nuotando, sventola quella specie di bandiera che ha in mano e indica con i gesti la direzione dello spada. A quel segnale una barca con tre uomini si stacca dalla riva: due sono ai remi, il terzo, il capopesca, sale sulla barca e gli lancia una specie una fiocina legata all’imbarcazione con una corda. Colpito, il pesce si dibatte violentemente. Per evitare i pericolosi colpi che potrebbe dare alla barca, gli viene data sufficiente corda, con la quale viene poi tirato in barca a forza di braccia. E’ una pesca molto ricca ed è raro che il fiocinatore manchi il colpo”.
Domenico Zappone, scrittore nato a Palmi, con lo stile dell’Ernest Hemingway di “Il vecchio e il mare”, è il principale cantore di storie sul pescespada e i suoi “cacciatori”. Nel racconto “Il pescespada”, che fa parte della raccolta di scritti “Terra e memoria”, narra la storia di Saro Naca, detto “Tamburo”, un giovane che voleva diventare a tutti i costi il più famoso arpionatore di pescispada di tutti i tempi. Scrive Zappone:” Il primo pescespada Saro lo arpionò a dodici anni, un giorno che era sulla barca del padre e, di colpo, gli zompò davanti un pescespadino di trenta chili, di quelli che al massimo hanno tre mesi di vita e che da noi passano al ritorno dalla Sardegna, a settembre, per inabissarsi nella fossa dello Stretto che – dicono – porta direttamente al mar d’Africa. Bene. A quella vista, il padre restò paralizzato, ma Sarino, come morsicato da un’ape, schizzò a prua col tridente e, prima ch’io ve lo racconti, l’incauto era già trafitto, la sua festa era finita. Da quel giorno, Saro fu il re dei fiocinatori, il più grande che ci sia stato o che si sia visto da che è mondo”. Si racconta che anche don Giovanni d’Austria, trovandosi nelle acque calabresi dello Stretto (davanti a Bagnara e Scilla) sul finire del 1571, prima della battaglia di Lepanto, volle partecipare alla cattura del pescespada, mostrando doti di abile lanciatore. Come a quei tempi ancora oggi la “caccia” testimonia della lotta eterna fra l’uomo e il pescespada. Ma siamo alle ultime battute. Un mondo antico sta per scomparire. Le moderne tecniche e eistemi di pesca assicureranno sulle nostre tavole il prelibatissimo pescespada. Ma sarà tutta un.altra cosa.
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*Le foto sono state gentilmente fornite dall’ Associazione Turistica Pro Loco di Bagnara Calabra.